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AUTONOMIA SCOLASTICA

Educare/integrare

di Isabella Pellicanò

Da quando la presenza degli alunni disabili nelle scuole superiori è aumentata, gli istituti hanno dovuto far fronte ad esigenze nuove e a volte complesse.

Una risorsa di supporto è quella dei fondi comunali messi a disposizione per la presenza a scuola di educatori con competenze di assistenza a vari livelli. Attraverso la compilazione del modello B/h, e la sua ratificazione da parte dei genitori, può essere richiesta assistenza specifica, sia per l’igiene personale sia per quella educativa e relazionale. La scuola, una volta ricevute tutte le domande, compila un elenco dei richiedenti assistenza e stila un progetto da inviare al Comune, che ha l’obbligo di far pervenire i fondi, fatto salvo il diritto di verificare la gravità dei casi.

Una volta ottenuti i fondi, si contatta una delle cooperative che operano a questo fine sul territorio e si stipula un contratto sulla base dei bisogni della scuola. Vengono così individuati gli educatori che affiancheranno gli allievi disabili, in base a un progetto che preveda la loro integrazione scolastica e lo sviluppo della loro autonomia.

La figura dell’educatore diventa centrale non solo nel caso di allievi affetti da patologie gravi, ma anche in situazioni più facilmente gestibili perché costituisce una risorsa preziosa, ad esempio nel caso in cui i docenti di sostegno siano assegnati in ritardo; infatti, nonostante la normativa attuale consenta ai presidi di nominare per tempo, non sempre si riesce a trovare il docente in grado di assicurare continuità didattica o specifica preparazione. In questi casi diventa fondamentale riuscire a proporre comunque agli allievi attività di laboratorio, che consentano di far acquisire abilità trasversali o cognitive, di tipo orientativo.

Oggi la figura dell’educatore è adeguatamente formata: si tratta per lo più di soggetti laureati (in scienze dell’educazione, in psicologia), o in possesso di diplomi comunali, oppure formati da enti specifici (ad esempio l’ANFFAS). Molti di essi operano da anni in questo settore e possiedono competenze di ampio respiro. Le cooperative sono inserite sul territorio e possono fungere da tramite con esso, specie nel momento dell’eventuale riorientamento dell’allievo. Esse sono spesso consorziate fino a creare vere e proprie reti territoriali e collaborano con gli enti locali. Ciò rappresenta un’ulteriore risorsa per le scuole che a volte non riescono a orientarsi tra le opportunità esistenti al fine di trovare uno sbocco educativo o di inserimento lavorativo dopo l’anno di obbligo o il raggiungimento della qualifica da parte del disabile.

Perché gli allievi possano essere coinvolti in attività di formazione proficue è opportuno pensare alla creazione di laboratori che tengano conto delle specificità individuali e delle eventuali competenze dei docenti di sostegno. Non è necessario uno stanziamento di fondi esorbitanti, quanto piuttosto l’esistenza di almeno un’aula che possa essere dedicata esclusivamente a questo scopo, occorrono alcuni tavoli, meglio se di grandi dimensioni, ed alcuni semplici strumenti di lavoro. Le attività da svolgere possono variare da semplici lavori, per lo sviluppo o l’acquisizione della manualità, al  giardinaggio, al restauro, al cartonnage, alla cucina fredda, al laboratorio teatrale, a seconda delle possibilità della scuola.

L’educatore sviluppa il progetto con i docenti di sostegno, seguendo direttamente le attività dei ragazzi; ciò consente di ottimizzare le risorse, in quanto è sufficiente la presenza dei docenti di sostegno in un rapporto di uno a quattro ed è possibile utilizzare i docenti in attività di recupero sul resto del gruppo classe, o sugli stessi allievi in altre ore. Lavorare con altri docenti permette ai disabili di abituarsi all’interazione con diversi adulti e di non mantenere rapporti stretti di dipendenza dal il proprio insegnante di riferimento. Tutte le attività vengono documentate su un diario di bordo, a cura dell’educatore e a disposizione dei docenti di sostegno che così possono essere al corrente di quanto svolto.

Per non correre il rischio di trasformare le attività di laboratorio in una specie di ghetto di marginalizzazione, nella succursale dell’Istituto Oriani-Mazzini di Milano è stato strutturato il progetto di stage “alunni-tutori” rivolto a tutti gli allievi normodotati di una seconda classe a indirizzo sociale che a turno, per due ore quindicinali in orario curricolare, partecipano alle attività di laboratorio per gli studenti disabili. La classe viene adeguatamente preparata nei mesi precedenti con visite in piccolo gruppo al laboratorio e assistenza alle attività proposte. Ciascun allievo inizia così a prendere visione del progetto in atto e ad interagire con gli educatori e i docenti di sostegno, oltre che con i disabili presenti. Le attività proposte hanno una forte valenza orientativa, sia perché consentono di comprendere come si lavora con soggetti deboli, sia perché permettono di migliorare la conoscenza di sé e di mettersi in gioco nella relazione.

I risultati attesi variano dalla conoscenza delle modalità di animazione e progettazione adoperate nei laboratori, alla capacità di eseguire piccoli lavori pratici con i disabili, alla capacità di relazionarsi con i disabili e con le altre figure educative. A questo proposito l’educatore diventa figura centrale di riferimento in laboratorio e svolge un’importante opera di mediazione tra tutti gli allievi presenti e tra essi e i docenti di sostegno. Alla fine del percorso gli studenti normodotati riescono a costruirsi un know how che può essere ben speso nel corso dello stage del terzo anno.

Il ruolo dei docenti di metodologie operative e di psicologia è di mediazione nel lavoro di laboratorio, oltre che in quello del consiglio di  classe, che viene necessariamente coinvolto in quanto le attività hanno una ricaduta nell’orario curricolare.  Mentre il docente di metodologie agisce sugli allievi in modo da permettere loro di tradurre in saper fare le competenze teoriche già acquisite, quello di psicologia traduce in saper essere i contenuti disciplinari proposti in precedenza.

Il monitoraggio dell’attività avviene attraverso i colloqui di restituzione e la valutazione delle relazioni che gli allievi producono periodicamente e che vengono indirizzate al consiglio di classe, con una naturale ricaduta sulla valutazione, non solo nello specifico delle discipline di metodologie operative e di psicologia, ma trasversalmente in tutte le altre.