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SAPERI E DISCIPLINE

Per una didattica orientativa

di Andrea Varani *

Uno dei problemi ineludibili che si pongono ai docenti di ogni materia e di ogni livello scolastico è certamente quello di fornire agli studenti le abilità trasversali che consentano loro di costruirsi un progetto di vita consapevole e coerente con le loro reali possibilità.

Negli ultimi anni, infatti, si è imposto un modello globalistico-interdisciplinare (o pedagogico-formativo) che propone una visione globale e integrata dell’orientamento in cui confluiscono principi teorici e metodologie applicative provenienti dall’area psicologica, sociologia, pedagogica ed economica. L’orientamento, in questa ottica, è visto come sintesi di due elementi interagenti: da un lato bisogni, interessi e attitudini personali per favorire il pieno sviluppo della persona, dall’altro la conoscenza della realtà esterna e le competenze necessarie per consentire il suo inserimento attivo nel contesto sociale. Si punta, quindi, all’auto-orientamento con il soggetto in posizione attiva in un processo in cui i concetti di riferimento sono “attivismo”, “progettualità”, “intenzionalità”, “consapevolezza” e “autorealizzazione”.

La rete come ambiente orientante

Un’esperienza, conclusa lo scorso anno scolastico all’Istituto Professionale “Paolo Frisi” di Milano, ha cercato di andare nella direzione sopra indicata. La classe coinvolta era una quarta ad indirizzo sociale, che ha poi proseguito il lavoro nell’anno successivo. L’assistenza socio-sanitaria è un settore complesso, molto sfaccettato e in rapida evoluzione. Le figure professionali che vi intervengono sono in costante ridefinizione e la ricerca di occupazione è fortemente legata alla capacità individuale di costruirsi una propria identità professionale flessibile e di proporsi in una situazione di costante mutamento.

L’obiettivo era quello di sviluppare una serie di abilità pratiche e teoriche che mettessero le allieve nella condizione di sapersi muovere all’interno di questo quadro.

L’idea di partenza è stata quella di permettere l’osservazione, l’analisi e la comprensione delle diverse realtà lavorative presenti sul territorio con un’ampia ricognizione attraverso Internet, avendo come obiettivo la costruzione di un archivio dei siti presenti in rete relativi a Enti, Associazioni, Agenzie e riviste on line. Il prodotto finale, costituito da schede informative sintetiche e facilmente consultabili, è stato concepito come uno strumento di studio, di lavoro e di consultazione utile anche per altri soggetti interni ed esterni alla scuola. Con l’ambizione di fornire un concreto servizio alle famiglie e agli operatori di settore.

Il piccolo portale è visitabile all’indirizzo  http://www.ipsfrisi.it/siti_h.htm .

Le fasi di lavoro

1. Attraverso una serie di discussioni in classe, si è prima di tutto definito il problema e messo a fuoco il progetto, individuando nel sito della scuola lo spazio più idoneo alla diffusione dei risultati della ricerca.

2. Con una prima sommaria analisi del settore si sono divisi gli ambiti di ricerca in base alle diverse tipologie di disabilità o disagio (disabilità motoria, sensoriale, mentale, problematiche degli anziani e dei minori).

3. Su questa divisione si sono costituiti i gruppi di lavoro che hanno proseguito la loro attività nei due anni. In corso d’opera si sono introdotti elementi di gestione dei gruppi e di lavoro collaborativo, partendo dai problemi che di volta in volta si evidenziavano.

4. Alcune informazioni sui motori di ricerca e sulle loro modalità di utilizzo sono state sufficienti per iniziare, raffinando in itinere questa competenza attraverso l’esperienza diretta.

5. Dopo una prima raccolta di siti, si è analizzata la loro struttura, arrivando alla formalizzazione di una griglia comune per la stesura delle schede di presentazione e recensione degli enti e delle associazioni trovati. La griglia è stata discussa sia per quanto riguarda i punti di attenzione, sia per gli aspetti formali e grafici.

6. A questo punto il lavoro ha potuto procedere con relativa speditezza attraverso l’auto-organizzazione dei gruppi, all’interno dei quali le allieve si alternavano spontaneamente alla ricerca, all’analisi dei contenuti, alla stesura delle schede.

7. La pubblicazione sul sito, per motivi organizzativi e logistici, è stata gestita dall’insegnante, ma nulla impedisce, in altre situazioni, di affidare anche questo compito agli studenti.

8. Ovviamente, questo tipo di lavoro non può mai dirsi concluso; la ricerca di nuovi siti, la manutenzione di quelli già individuati, la necessaria revisione strutturale e grafica del sito in base anche all’aumentare delle sue dimensioni, ne fanno un’attività che può essere ulteriormente sviluppata.

9. Nel periodo finale dell’esperienza si è avviato anche un tentativo di contatto con i siti recensiti. Ad ogni gruppo è stata fornita una casella di posta attraverso la quale le alunne avvisavano della pubblicazione enti, associazioni, Agenzie e riviste on line selezionate chiedevano di essere informate su eventuali modifiche o nuove attività e ponevano eventuali domande utili ai fini orientativi (requisiti e competenze richieste per un eventuale inserimento nel settore, percorsi di formazione necessari, ecc.). Alcune risposte hanno cominciato ad arrivare ma i tempi scolastici hanno impedito di proseguire l’operazione.

Modalità di lavoro

La strutturazione per gruppi ha fatto si che i diversi problemi, anche di tipo tecnico, emersi nel corso del lavoro venissero affrontati in modo cooperativo, concretizzando, di fatto, la teoria delle “zone di sviluppo prossimale” di Vigotskij attraverso il supporto e il confronto reciproco.

L’obiettivo comune, a cui ogni gruppo concorreva, ha facilitato anche uno scambio di informazioni e di abilità fra gruppi diversi, in un gioco complesso di corresponsabilità e competizione, dove comunque il processo di co-costruzione della conoscenza avveniva attraverso costanti negoziazioni e decisioni condivise, sia in piccolo gruppo che collettive, facilitando l’acquisizione di punti di vista più ampi e complessi

Esempio di scheda di presentazione

 

Il lavoro cooperativo ha quindi costituito quella “comunità di pratica” che, oltre che attivare forme di apprendimento reciproco e di “conoscenza distribuita”, permette l’identificazione e l’imitazione fra pari, di comprendere le aspettative che gli altri nutrono nei nostri confronti e di esperire un’ampia varietà di ruoli sociali.

Nel corso dei due anni in cui il progetto si è sviluppato, con l’impegno di una sola ora settimanale, si è potuta osservare quella “interdipendenza positiva” teorizzata dal cooperative learning.

Perché ciò avvenga si devono verificare alcune condizioni:

  1. L’interdipendenza positiva: ognuno si deve sentire responsabile non solo del proprio lavoro ma anche di quello di tutti gli altri. Devono valere due norme di fondo: “Hai diritto di chiedere a chiunque nel tuo gruppo” e “Hai il dovere di aiutare chiunque nel tuo gruppo ti chieda aiuto”.

  2. L’attività del gruppo deve essere finalizzata non solo a raggiungere un obiettivo pratico ma anche a promuovere un ambiente di interazione positiva e a valorizzare l’uso delle abilità interpersonali, che diventano un effettivo obiettivo formativo.

  3. La leadership condivisa: tutti i membri, attraverso la distribuzione di ruoli diversi e possibilmente a turno, condividono la leadership e quindi la responsabilità della buona riuscita del lavoro.

  4. Le modalità di relazione fra i membri e il comportamento del gruppo sono costante oggetto di attenzione.

Dopo un inizio piuttosto lento e faticoso, e via via che si impadroniva degli strumenti tecnici, concettuali e organizzativi necessari, tutta la classe ha espresso crescente autonomia e responsabilizzazione verso il lavoro, con ampie disponibilità anche in orari extracurricolari. Disponibilità in cui la preoccupazione per il voto era sostanzialmente assente, ma che sembravano effettivamente scaturire da un reale interesse e da quella “motivazione intrinseca”1 che M. Comoglio e M.A. Cardoso (1999) definiscono come “uno stato psicologico che permette di sperimentare l’apprendimento come un valore significativo in se stesso. Tale stato facilita e sostiene il desiderio di conoscere producendo un senso di auto-gratificazione. La motivazione estrinseca, al contrario, può essere definita uno stato psicologico che spinge la persona a raggiungere ricompense, a ricercare occasioni nelle quali si è giudicati favorevolmente, a conseguire obiettivi non direttamente connessi al compito di apprendere”.

Naturalmente non sono mancati i problemi e i momenti di impasse ma, complessivamente, l’insieme dei limiti determinati dall’uso delle tecnologie, dalla struttura di piccolo gruppo e di gruppo classe, dalle regole assunte e dall’obiettivo comune ha costituito un’impalcatura (scaffolding) sufficientemente strutturata da consentire la tenuta del progetto e la crescita individuale, attraverso percorsi liberi e autonomi.

Le risposte al questionario di auto-valutazione somministrato al termine del percorso esprimono la consapevolezza:

  • di aver migliorato nettamente la capacità di utilizzo delle TIC;

  • di aver consolidato l’immagine del loro futuro professionale;

  • di essere entrate in contatto, sia pur virtuale, con diverse realtà lavorative del territorio;

  • di aver acquisito significative capacità di lavoro in gruppo.

Ma, forse, il risultato più importante è dato da ripetute affermazioni come “Mi ha aiutato a cercare il mio futuro” o “Ci ha fatto sentire, nel nostro piccolo, importanti” che sembrano testimoniare un miglioramento della loro autostima, elemento fondamentale per costruire un personale progetto di vita.

 

* docente all’Ipsscts “P. Frisi” di Milano e Supervisore SSIS all’Università Statale di Milano Bicocca

 

Bibliografia

  • Bandura A. (1996), Il senso di autoefficacia. Aspettative su di sé e azione, Erickson, Trento

  • Castelli C. e Venini L. (1996) (a cura di), Psicologia dell’orientamento scolastico e professionale, F. Angeli, Milano

  • Comoglio M. e Cardoso M.A. (1999) Insegnare e apprendere in gruppo, LAS, Roma

  • Gardner H. (1994), Intelligenze multiple, Anabasi, Milano

  • Novak J. (2001), L’apprendimento significativo, Erickson, Trento

  • Varani A. (2001) (a cura di), Cercarsi e cercare, Ufficio Scolastico di Bergamo

  • Varani A. (2002) Lavorare in team, in Didattica costruttivista e ipermedia, a cura di T. Lodrini, F. Angeli, Milano

  • Vigotskji L.S. (1980), Il processo cognitivo, Boringheri, Torino