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SAPERI E DISCIPLINE
Progetto Vigo: un percorso di educazione all'immagine filmica e
televisiva
di Rita Manzoni*
Il progetto Vigo, realizzato nel triennio 2000/2003, è un percorso di
educazione al linguaggio filmico e televisivo che ha coinvolto, in
momenti successivi alunni e docenti del Liceo scientifico “Arturo Tosi”
di Busto Arsizio.
Il quadro normativo che ne ha reso possibile la realizzazione è quello
della Legge 59/97 sull’Autonomia scolastica che, garantendo ai singoli
Istituti libertà progettuale e flessibilità organizzativa, ha
consentito, con l’utilizzo della quota del 15% del monte ore annuo
complessivo delle discipline, l’introduzione nel curricolo di moduli
transdisciplinari, coerenti sia con i bisogni formativi degli alunni sia
con le peculiarità del territorio.
La caratterizzazione dell’alto milanese come polo televisivo e
multimediale, la presenza a Varese, a livello universitario, della
Facoltà di Scienze della Comunicazione, nonché la riflessione, avviata
già da qualche tempo all’interno dello stesso Liceo, sui temi legati
alla comunicazione verbale e non verbale, hanno spinto un gruppo di
insegnanti ad elaborare un progetto triennale che potesse configurarsi
sia come percorso di formazione/ riqualificazione del corpo docente
(atto a sviluppare competenze specifiche relative al linguaggio dei
media, sia come attività curricolare di educazione all’immagine,
destinata ad alcune classi pilota.
L’articolazione del progetto
Il progetto è stato articolato su tre anni, secondo fasi diverse di
realizzazione:
-
una di formazione per gli insegnanti
attraverso due corsi di 40 ore circa tenuti dal dottor Paolo Castelli
del Centro Studi per l’Educazione all’Immagine di Milano, sulle
specifiche del linguaggio filmico e della comunicazione televisiva;
-
una di sperimentazione, secondo modalità
laboratoriali e con certificazione finale delle competenze nella
classe (3 D) che ha realizzato il percorso completo di nei tre anni
successivi, con il coinvolgimento di tutto il consiglio di classe e la
supervisione del dottor Castelli, per un totale di 60 ore;
-
una di disseminazione dell’esperienza in
altre classi del Liceo (10 ore per ciascun intervento) attraverso
l’impiego di un docente “riqualificato”, incaricato anche della
documentazione e della creazione di un archivio di immagini, secondo
la logica di un progressivo affrancamento dell’Istituto dalla
necessità di ricorrere a competenze esterne.
Il percorso nella classe pilota è stato strutturato con moduli annuali
di 20 ore, compattate in un’unica settimana nella quale tutti i docenti
del consiglio di classe, che in precedenza avevano partecipato al corso
di formazione, hanno svolto le lezioni in compresenza con l’esperto.
La progettazione dell’intervento è stata preceduta dalla
somministrazione agli studenti di un questionario, atto a rilevare le
loro abitudini cinematografiche e televisive. Ne è emerso un quadro, non
certo inatteso, di quotidiana visione dei programmi televisivi di
“fiction” e intrattenimento, di scarso interesse per la cosiddetta tv di
servizio, di settimanale frequentazione delle sale cinematografiche, con
preferenza per i film di genere horror, avventura e fantascienza di
produzione americana.
Il questionario ha evidenziato anche che la familiarità con il codice
iconico non era quasi mai accompagnata dalla consapevolezza del
condizionamento prodotto dalla pervasività dell’immagine, né dalla
coscienza dei processi psicologici sottesi alla visione filmica.
È divenuto pertanto prioritario fornire agli studenti strumenti di
decodifica dell’immagine cinematografica e dei meccanismi di produzione
televisiva, che ne consentissero una fruizione critica e li aiutassero a
sviluppare la capacità di operare scelte stilistiche motivate nel
panorama degli audiovisivi offerti dal mercato.
Le unità di lavoro giornaliero, organizzate su quattro ore, hanno avuto
per oggetto:
-
per il primo modulo sul linguaggio filmico,
gli elementi essenziali dell’inquadratura e le angolazioni di ripresa,
i movimenti di macchina, il montaggio, i generi cinematografici e i
meccanismi psicologici della visione;
-
per il secondo modulo, dedicato all’universo
televisivo, l’analisi della tv di servizio, i generi di
intrattenimento, la fiction, i video musicali;
-
per il terzo modulo, l’approfondimento della
modalità specifica con cui il cinema rappresenta la dimensione
temporale, sia sul piano tematico (strumenti di misurazione del tempo)
sia sul piano formale (attraverso raccordi e scelte di montaggio).
Quest’ultima trance di lavoro risulta strettamente legata al percorso
pluridisciplinare (italiano, latino, filosofia, fisica e scienze) per
il tempo programmato, in vista dell’esame di Stato, dal consiglio di
classe.
I primi due moduli si sono conclusi con una verifica strutturata che, a
partire dalla visione di alcune sequenze cinematografiche o di un
programma televisivo, consentisse l’accertamento e la certificazione
delle competenze di decodifica e di interpretazione dei codici iconici;
la verifica del terzo modulo ha invece mirato a valorizzare, accanto
alle competenze tecniche, la dimensione espressivo - creativa dei
singoli studenti che, avvalendosi della presenza nell’istituto di
un’ottima strumentazione video (videoregistratori, moviola, ecc.) hanno
montato, con frammenti prelevati da testi filmici, sul modello della
trasmissione televisiva Blob, percorsi individuali di interpretazione
della dimensione temporale nel cinema.
I fattori
di qualità del progetto
Due i fattori qualificanti del progetto Vigo sui quali vale la pena di
soffermarsi:
-
la dimensione laboratoriale del lavoro
didattico, che ha consentito da un lato la valorizzazione del
protagonismo critico di ciascun alunno e dall’altro la modifica delle
tradizionali modalità di insegnamento - apprendimento;
-
la certificazione finale delle competenze
acquisite dagli studenti da parte di un ente esterno al sistema
scolastico, nella fattispecie il Centro Studi per l’Educazione
all’Immagine.
Per quanto riguarda la dimensione laboratoriale, essa si è realizzata
attraverso l’utilizzo quasi esclusivo di materiali selezionati dagli
studenti e sottoposti giorno per giorno all’analisi di docenti e
compagni, che spesso li visionavano per la prima volta, condividendo la
condizione di spettatori “impreparati”. Radicale pertanto è stato il
cambiamento delle tradizionali modalità di insegnamento, avvenuta da
parte di un docente “allenatore”, in grado di attivare nell’alunno
competenze utili ad indagare la realtà e a ricercare modalità
interpretative personali.
Il titolo stesso “Jean Vigo” che si è voluto dare al progetto rivela un
preciso modo di intendere la relazione docente/ studente in termini
collaborativi e non impositivi1.
La pratica laboratoriale ha prodotto per gli insegnanti un salutare “spiazzamento”,
dovuto sia all’assenza di risposte pronte e preconfezionate, sia alla
sensazione di sentirsi “tagliati fuori” rispetto alla naturalezza di
approccio all’immagine, soprattutto televisiva, che gli alunni hanno
mostrato. D’altro canto, proprio il protagonismo garantito agli studenti
ha favorito forme di apprendimento per esplorazione e scoperta,
cooperative e non competitive nella costruzione di un significato
comune.
La certificazione delle competenze di decodifica e interpretazione del
linguaggio filmico e televisivo acquisite dagli studenti ha assunto poi
una duplice valenza:
-
di monitoraggio e validazione del percorso
da parte di un soggetto diverso da quello scolastico, fattore questo
di novità in un panorama in cui le pratiche didattiche sono per lo più
autoreferenziali e raramente sottoposte a valutazione esterna;
-
di costruzione per ogni studente di un
“portfolio” attraverso cui documentare competenze acquisite attraverso
percorsi di formazione integrativi rispetto a quelli scolastici
tradizionali. È stata decisione del consiglio di classe di attribuire,
nel caso di attestazione positiva delle competenze, il punteggio del
credito formativo.
Per
concludere ...
Il progetto illustrato è stata realizzato come preventivato negli anni
scolastici 2000/2001 e 2001/2002, mentre la mancanza di risorse sul
Fondo dell’istituzione scolastica per il 2002/2003 ha portato il
Collegio docenti a operare tagli sulle ore svolte in compresenza e sulle
ore di progettazione degli insegnanti.
Del “Vigo” sono state sacrificate le parti relative all’estensione del
percorso ad altre classi e alla creazione di un archivio di immagini ed
è stata garantita, solo agli studenti della 5D, la conclusione del
cammino iniziato. Tale scelta pregiudicherà indubbiamente, negli anni a
venire, la disseminazione dell’esperienza e vanificherà l’obiettivo di
liberare l’Istituto dalla necessità di ricorrere a competenze esterne. O
forse si continuerà a chiedere ai docenti di proseguire l’opera di
“volontariato”, mettendo a disposizione energie, tempo e risorse per
inventare nuove occasioni di apprendimento, nella convinzione che quella
dell’insegnante non sia una professione ma soprattutto una vocazione ...
.
1 Jean Vigo, regista surrealista dei primi anni Trenta, è autore di
“Zero in condotta”, film proibito e mai proiettato in Francia fino al
1945. In esso si narra, dal punto di vista dei giovani alunni la vita in
un collegio: gran parte degli insegnanti sono ritratti come figure
grottesche, con la sola eccezione del professor Huguet, l’unico in grado
di stabilire con i ragazzi un rapporto cordiale e costruttivo.
* docente al Liceo scientifico “A.Tosi” di Busto Arsizio e Supervisore
SSIS all’Università Cattolica di Milano
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Anno |
Formazione
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Sperimentazione |
Disseminazione
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2000- 2001 |
“Il linguaggio filmico” |
Classe 3 D: “Il linguaggio filmico” |
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2001- 2002 |
“La grande sorella” |
Classe 4 D: “La grande sorella” |
Classi 3 B – 4 B“Il linguaggio filmico” |
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2002- 2003 |
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Classe 5 D: “Le forme del tempo nel
linguaggio cinematografico il montaggio” |
Classe 4 B:“La grande sorella”
Classe 3 D:“Il
linguaggio filmico” |
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