|
|
RICEVIAMO e SEGNALIAMO
Il governo della scuola autonoma: responsabilità e
accountability
Associazione TreeLLLe,
Seminario n. 5, settembre 2005
La pubblicazione, che questa volta viene sinteticamente segnalata, è
particolarmente interessante e utile per comprendere un aspetto
dell’autonomia scolastica che la Legge 59/97 non definisce
sufficientemente: la questione del governo interno degli istituti
autonomi, tra responsabilità e rendicontazione. Si tratta degli atti di
un seminario che ha presentato due esperienze di successo di gestione
dell’autonomia condotte in paesi europei, la situazione normativa e
ordinamentale del nostro paese, il dibattito sulle problematiche
enunciate.
Il primo contributo è di Peter Mattheus, già direttore del servizio
ispettivo inglese OFSTED, che presenta il governo della scuola in
Inghilterra, rispondendo ai tre principali interrogativi proposti dai
curatori del seminario: il grado reale di autonomia nelle scuole del
paese di provenienza; gli organi collegiali più significativi, con
particolare attenzione al consiglio di istituto; come viene esercitato e
da chi il controllo sui risultati della scuola.
Le risposte come la responsabilità di un’efficiente ed efficace gestione
economica della scuola è affidata al Governing Body o Board of Governors
(Consiglio di Amministrazione), i cui membri, governors, partecipano a
livello volontario, non sono pagati, e rappresentano il personale
scolastico, i genitori e le autorità locali; gli studenti invece non
sono rappresentati. I governors sono tenuti ad una conoscenza
professionale del settore dell’Education, sostenuta da un grande
investimento del governo inglese in attività di formazione ed
aggiornamento, specialmente nella gestione di grandi budget; rivestono
una funzione chiave nella gestione locale delle scuole e sono tenuti a
studiare il rapporto del servizio ispettivo OFSTED, che effettua
ispezioni periodiche in ogni scuola, mentre gli obiettivi educativi
stabiliti annualmente dalle scuole, anche in accordo con l’autorità
locale, vengono controllati da quest’ultima e tutti i risultati di test
ed esami della scuola primaria e secondaria vengono resi pubblici
annualmente.
È compito del Board of Governors assumere il capo d’istituto (e anche,
qualora fosse necessario, destituirlo), attraverso annunci economici, in
regime di libera concorrenza; l’aspirante all’incarico deve essere in
possesso di una qualifica, la National Professional Qualification for
Headship (NPQH); i suoi principali compiti sono: definire un piano
programmatico per la scuola, dirigere la scuola e puntare al
miglioramento dei risultati degli studenti. Anche l’assunzione dei
docenti spetta all’organo di governo, di cui il capo d’istituto può
decidere se fare parte.
Nella scuola inglese di solito non esistono né il collegio dei docenti
né il consiglio di classe. Ogni scuola ha il compito di effettuare la
valutazione interna che comprende la valutazione annuale degli
insegnanti e il controllo dei loro risultati. Gli insegnanti devono
dimostrare i progressi compiuti dai loro studenti e, ogni anno, devono
definire i propri obiettivi educativi.
Il Board of Governors decide quanto personale docente e non docente può
permettersi, sulla base dei finanziamenti del governo centrale, e decide
i miglioramenti retributivi, sulla base delle linee guida stabilite a
livello nazionale; i bilanci consuntivi di ogni scuola sono verificati
dall’autorità locale. Esistono sei sindacati per i lavoratori della
scuola, due dei quali rappresentano i capi d’istituto; mentre il
personale non docente fa riferimento ad un proprio, grande sindacato.
Il secondo intervento, a cura di Enja Riegel, preside della scuola del
Land dell’Assia che ha ottenuto in Germania i migliori risultati
nell’indagine P.I.S.A., descrive l’autonomia delle scuole nel sistema
federale tedesco.
Qui il governo centrale “definisce i principi generali per l’istruzione
superiore e l’accesso alle professioni legali, gli stipendi e le
pensioni dei dipendenti pubblici, tra cui quelli degli insegnanti”.
L’autonomia scolastica è ancora in fase iniziale, in quanto è stata
proposta da una quindicina d’anni, ma solo alcuni Länder hanno normato
tale principio e solo un piccolo numero di scuole esercita un certo
grado di autonomia, con curricoli meno centralizzati, programmi
scolastici propri, un proprio budget, una valutazione interna ed
esterna. Il governo federale non regola il sistema scolastico, ma su
alcuni temi, ad esempio il finanziamento di modelli scolastici
innovativi (scuole sperimentali), collabora con i sedici Länder. Ogni
Land ha un suo sistema educativo con leggi e regole proprie e, in
genere, un modello centralizzato di governo della scuola.
A dare impulso alla sperimentazione di processi educativi innovativi è
stato il recente “choc” prodotto dai negativi risultati di PISA 2002, ma
complessivamente, la relatrice avverte che la maggior parte degli
insegnanti e dei capi d’istituto e anche delle autorità distrettuali
vede con timore l’autonomia e i sindacati degli insegnanti si oppongono
alla sua realizzazione perché ritengono che comporterebbe un aggravio di
lavoro. Nella scuola tedesca gli organi collegiali sono simili a quelli
del nostro paese; anche designazione, carriera e compiti del capo
d’istituto sono facilmente avvicinabili a caratteristiche della scuola
italiana.
All’interno di un sistema sostanzialmente rigido, la Riegel ripercorre
la sua esperienza di capo d’istituto in una scuola che gode di una certa
autonomia e ha puntato sulla dinamicità e sulla vision condivisa
dall’équipe direttiva della scuola, tanto che ha saputo strappare
all’autorità locale il permesso di avviare un nuovo indirizzo di studio
“comprehensive”, approvato con il voto del collegio docenti e dei
rappresentanti dei genitori. Le aree di intervento nel corso di alcuni
anni hanno toccato l’aspetto organizzativo (aule, classi, orario,
squadre di lavoro dei docenti) e soprattutto l’aspetto didattico e della
valutazione interna, oltre che la valutazione esterna, di cui PISA 2000
rimane la prima attestazione di validità del metodo: tra tutti gli
studenti esaminati nell’ambito della ricerca mondiale, gli studenti
della sua scuola sono stati valutati “un anno avanti” rispetto agli
altri.
Sul ruolo centrale del capo d’istituto nella gestione dell’autonomia
scolastica si sofferma il dirigente scolastico italiano Marco Masuelli,
che riflette sul profilo materiale del capo d’istituto, riscritto in
funzione del conferimento della qualifica dirigenziale (DPR 165/01 art.
25), e sulla sua evoluzione. Solo sulla interpretazione, bisogna
sottolineare, poiché il processo di identificazione del dirigente
scolastico con questa funzione è iniziato molto prima dell’autonomia ed
è tuttora in corso. I campi d’azione su cui oggi si concentra l’azione
del dirigente delle scuole in regime di autonomia sono sostanzialmente
questi: la promozione delle strategie formative e del loro rinnovamento
(curricoli su base locale e su base nazionale); la guida dell’ambiente
formativo (arricchimento, formazione e sviluppo professionale dei
docenti e dei non docenti, informazione diffusa, gestione del clima
complessivo, riconoscimento reciproco delle diverse responsabilità e dei
ruoli rivestiti); la guida dell’apparato organizzativo della scuola
(gestione delle attività previste dal POF e funzioni amministrative o in
materia di sicurezza o di privacy); la promozione di processi
autovalutativi (anche se questo aspetto rimane il più indefinito ed
incerto del sistema scolastico italiano). In questo modo, tutto l’ambito
del POF viene ad essere ampiamente interessato, la sua elaborazione
acquista un carattere fondativo e coinvolge tutti gli operatori
scolastici. “In un certo senso, dunque, la centralità del POF, l’insieme
delle strategie e delle azioni connesse con la sua attuazione rendono
meno gerarchico il ruolo del capo d’istituto come dirigente di quanto lo
fosse prima come direttivo, cioè come funzionario interprete ed
esecutore della volontà dell’amministrazione scolastica. Meno gerarchico
eppure notevolmente più importante rispetto all’influenza e alla
determinazione delle strategie della scuola, del comportamento
professionale degli operatori, dell’azione della scuola in ambito
territoriale.” In Italia gli strumenti per la direzione della scuola da
parte dei dirigenti sono ancora vaghi, a volte solo evocati, (cfr. art.
25, Dlgs 165/01), e quasi in contrapposizione con quello del collegio
docenti.
Gli altri interventi, come quello di Giorgio Allulli, Dirigente ISFOL,
sulla necessità di portare a termine la riforma degli organi collegiali,
di Giovanni Trainito, già presidente INVALSI, sulla normativa di governo
della scuola, e quello di Attilio Oliva, presidente dell’Associazione
TreeLLLe, su “una scuola autonoma e responsabile” mettono a fuoco la
necessità di accelerare il cammino verso la piena realizzazione
dell’autonomia della scuola italiana, il completamento della normativa e
il superamento della dimensione di “Stato gestore” centralizzato.
|
|
|