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Riceviamo
e segnaliamo
Una scuola virtuale per studenti lavoratori
di Francesco Lopez*
Si apre con questa immagine e con la frase, inevitabilmente spiazzante,
del genio Einstein la piattaforma tecnologica on line per la
sperimentazione di scuola virtuale avviata nell’anno scolastico
2005-2006 per il corso serale dell’istituto professionale per i servizi
“Paolo Frisi” di Milano.
La piattaforma non è accessibile a tutti, ma solo agli studenti e ai
docenti della classe virtuale del serale, ma comunque è possibile
leggere e scaricare alcuni documenti prodotti nell’ottica della didattica a distanza, andando all’indirizzo
http://www.ipsfrisi.it e scegliendo il link “appunti e lezioni on line”.
Che i corsi di qualifica e/o diploma per studenti lavoratori abbiano
necessità di modalità didattiche e relazionali assai diverse rispetto a
quelle dei corsi diurni, frequentati da studenti adolescenti, non è
acquisizione recente, così come ormai non lo sono alcune pratiche di
didattica virtuale avviate e testate in ambito sia extraeuropeo che
europeo.
Abbiamo chiesto quindi a PRAGMA di poter dare visibilità ad
un’esperienza lungamente preparata e recentemente praticata nel corso
serale del “Frisi” di Milano, augurandoci che altre scuole segnalino le
loro esperienze ed abbiano interesse a pubblicizzarle.
La sperimentazione si colloca all’interno di un progetto promosso da
Irre Lombardia sulle tecnologie al servizio delle pedagogie (Progetto
Impar@online),
http://www.irre.lombardia.it/imparonline, che coinvolge
una ventina di docenti di scuole superiori di vario tipo e alcune
Associazioni Professionali.
La fase di preparazione
e di formazione dei docenti
La prima fase dell’attività è consistita in un’intensa attività di
formazione dei docenti dell’istituto, che hanno partecipato al corso
appositamente organizzato dal Centro d’Ateneo per l’Educazione
Permanente e a Distanza (CEP@D) dell’Università Cattolica di Milano. Il
contenuto del corso, oltre a quello più direttamente inerente alle
Teconologie dell’informazione e della comunicazione, ha riguardato
“metodi e tecniche dell’e-learning per l’Eda”.
Gli insegnanti hanno così potuto impossessarsi dell’uso della
piattaforma e, allo stesso tempo, riflettere ed affrontare tutti quei
problemi di didattica che, sia per la particolarità dell’utenza dei
corsi serali, sia per le caratteristiche comunicative dello strumento,
andavano almeno parzialmente risolti: un conto è fare una lezione
frontale “in diretta” e un altro è rendere fruibili i contenuti di
quella lezione, in modalità didattica breve, attraverso la lettura di
una dispensa on line e l’interazione a distanza con il docente.
La messa a fuoco e l’avvio del progetto
Poiché questa sperimentazione di didattica a distanza è “assistita”, i
docenti del “Frisi” hanno deciso di seguire il modello proposto dai
formatori, e cioè di coinvolgere una classe in attività in parte in
presenza (classe reale) e in parte a distanza (classe virtuale). La
classe scelta è stata una prima di biennio comune ad indirizzo economico
— aziendale ed ogni studente è stato dotato, come ciascun insegnante, di
una user id e di una password, tramite le quali entrare nella
piattaforma ed usare le funzioni abilitate secondo modalità riservate e
protette. C’è stato anche un certo periodo di training, in cui si sono
fatti impratichire gli utenti con il mezzo comunicativo informatico, e
poi si è proceduto avviando il lavoro per quasi tutte le materie.
Così, dopo lo svolgimento in presenza di un’unità di apprendimento o di
un modulo disciplinare, gli argomenti trattati sono stati “postati”
nella piattaforma e si è cercato di favorire l’interazione
docente-studente, studente-studente, a partire dai materiali
disponibili: attraverso prove strutturate, richieste di chiarimento
utilizzando l’e-mail, e autoverifiche. In questo modo anche gli alunni
che si sono dovuti assentare dalle lezioni (e al serale questo è molto
frequente) hanno avuto la possibilità di seguire l’andamento didattico e
di fruirne tramite Internet.
La questione dei crediti
Tutto ciò ha comportato la necessità di definire le modalità di
riconoscimento di crediti per le attività di studio svolte a distanza e,
a questo proposito, i docenti dell’Istituto hanno deciso di certificare
un credito su di un modulo non svolto in presenza, solo dopo la
compilazione positiva di un certo numero di verifiche “in itinere”
inviate on line, più una finale, “sommativa”, svolta però questa volta
in presenza, a scuola. Ciò ha consentito ad un certo numero di studenti
di non vedere vanificato il loro desiderio di studio e il loro impegno,
molto spesso a causa di imprevisti di lavoro, di famiglia ecc.
Sviluppi, limiti e risorse
Si sa, le nuove tecnologie possono avere un impatto trascinante e
potente, in grado di suggerire innumerevoli possibilità di impiego e di
coinvolgere una pluralità di soggetti. Ciò ha stimolato l’attivazione di
varie funzioni, come ad esempio il “forum” su problemi di attualità, la
“chat” e “gruppi” nell’ambito dei quali gli studenti collaborano nello
sviluppo degli argomenti, organizzano ricerche e reperiscono risorse nel
Web per presentare infine la ricerca alla classe per la discussione.
Certamente un punto di debolezza è rappresentato dal fatto che alcuni
studenti non possiedono il pc, oppure non hanno una connessione
internet, forse ad ulteriore riprova di quanto la diffusione del pc in
Italia non sia così capillare: alcuni studenti della classe (di cui otto
sono stranieri) possono usare il computer solo a scuola, poiché il
numero di possessori è davvero molto più limitato di quanto non si
pensi, e anche gli insegnanti, ancora troppo spesso presi da una
quantità di adempimenti di ordine burocratico (non sempre così
indispensabili), sembrano non trovare il tempo per provare ad utilizzare
questa risorsa.
È già comunque un buon segno il fatto che il collegio docenti abbia
designato una funzione strumentale apposita per lo sviluppo informatico,
così come è apprezzabile il fatto che alcuni colleghi abbiano iniziato
ad inserire loro materiali in “appunti e lezioni on line”.
Ne guadagna l’immagine di modernizzazione della scuola, ma anche quella,
non meno importante, di comunicazione e scambio di esperienze didattiche
e non fra insegnanti e fra studenti.
*docente all’Ipsctsar “P. Frisi”di Milano.
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