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A proposito della riforma 2

L’economia merita un liceo?  

di Enrico Castrovilli *


L’economia merita certamente un liceo.
 

Sì, perché è arrivato il momento di arricchire l’attuale gamma delle scuole superiori italiane con un nuovo liceo dedicato alle moderne scienze sociali ed alla più forte tra di esse, l’economia. Scuola liceale, quindi scuola non terminale da completare nella stragrande maggioranza dei casi con l’università o la formazione tecnica superiore. Il corso universitario potrà anche essere un corso di natura differente da quello economico o giuridico, non essendo rilevante la continuità tra l’indirizzo liceale e quello universitario, come spesso accade. Indispensabile è però che gli allievi dotati di pensiero profondo abbiano di fronte a sé l’opzione di costruire la propria cultura e il proprio futuro professionale, qualunque esso sia, sulle moderne scienze economiche e sociali.
È infatti paradossale che in un paese tecnologicamente e socialmente avanzato come l’Italia gli attuali studenti liceali si trovino incomprensibilmente a digiuno di ogni conoscenza economica, giuridica o sociale, a prescindere dal fatto che vogliano proseguire all’università nei corsi di laurea in economia, giurisprudenza, scienze politiche, statistica o sociologia. È paradossale che le problematiche dei mercati e della concorrenza, del diritto internazionale, del lavoro e del profitto, delle banche e della borsa, dei diritti umani ed europei, dei cambi tra l’euro ed il dollaro, del bilancio dei profitti e delle perdite dell’impresa siano del tutto assenti dai licei italiani.
Meritare un liceo comunque non significa affatto che solo i licei possano avere le più alte ambizioni nella costruzione dei percorsi culturali. Al contrario. Insieme alla filiera liceale deve prendere finalmente corpo una rinnovata filiera dell’istruzione tecnica e professionale dedicata ad allievi che meritano ciò che è adatto per loro, nel caso che essi prediligano una preparazione più orientata alle tecniche, al fare, all’operatività.

L’economia come scienza

L’affermazione che l’economia meriti un liceo prende le mosse da un sintetico bilancio del ruolo di questa disciplina nella nostra scuola superiore. Negli istituti tecnici commerciali, per turismo, per periti aziendali, professionali per il commercio ed in altri ancora, ruolo predominante è stato assolto dall’economia aziendale, disciplina che ha saputo preparare i tecnici contabili ed amministrativi nelle diverse professioni intermedie dei lavori d’ufficio.
L’economia politica generale e il diritto svolgevano una funzione ancillare a quella dell’economia aziendale. L’economia politica, la micro e la macro economia ed il diritto ricchi come sono di riferimenti storici, sociali e valoriali fungevano da mediatore culturale tra l’economia aziendale e le scienze umane. Un compito indubbiamente importante, quello di rafforzare il quadro delle conoscenze generali offerte dai corsi tecnici e commerciali.
Ma come più volte ha ricordato Stefano Zamagni, l’economia, per essere in grado di dispiegare appieno la sua forza di comprensione e di teorizzazione della realtà, non deve essere vassalla delle tecniche. Essa va riportata al suo ruolo più alto, a partire dalla comprensione della sua origine come scienza autonoma, come costola che si distacca dalla filosofia morale scozzese nella seconda metà del 1700.
L’economia va preservata nell’interezza della sua plurima natura conoscitiva, che è logica-teorica, quantitativa, storica-sociale-valoriale, operativa. Vanno raccordate le elaborazioni più significative della disciplina con l’evoluzione storica delle attività produttive ed umane. Vanno indagati i rapporti che l’economia ha saputo tessere con le discipline scientifiche, come la fisica (alla quale è debitrice del concetto di equilibrio) e con l’analisi matematica (alla quale è debitrice del concetto di massimo vincolato e della determinazione della posizione di ottimo con il calcolo infinitesimale). Va utilizzato l’apporto della statistica, dell’econometria e del calcolo probabilistico, per comprendere ad esempio quando un fenomeno socio-economico appare con una distribuzione di frequenza normale oppure ricade nella categoria dell’incertezza.
Va compresa l’evoluzione della storia del pensiero economico e della storia economica nella loro intersezione con la storia, con la storia della filosofia e con la storia del pensiero politico.
Se ridurre il ruolo dell’economia all’aspetto tecnico e professionale costituisce un’amputazione e uno stravolgimento dei suoi fondamenti scientifici, un discorso ben differente va realizzato quando si vogliano preparare i diversi livelli delle professionalità intermedie emergenti nell’economia del territorio. Qui è sacrosanto privilegiare l’aspetto tecnico dell’economia, ridando un ruolo “pivot” all’economia aziendale, realizzando un solido ancoraggio degli studi economici al territorio, alle professionalità emergenti, ai bisogni del sistema produttivo locale. La filiera dell’istruzione secondaria tecnica e professionale e quella della formazione tecnica superiore restano del tutto indispensabili in un sistema produttivo come quello italiano, ricco di imprese di piccole-medie dimensioni e dotato di buona innovatività nel settore dei servizi. Non a caso si cominciano a trovare difficoltà nel reperimento di giovani diplomati nel campo contabile, amministrativo, commerciale e di segretariato, che vanno preparati in modo ben diverso dalla tradizionale figura del ragioniere focalizzato sulla contabilità d’impresa. Queste figure richiedono una formazione per competenze duttili ed articolate.
Il rafforzamento del campo della preparazione tecnica raccordata al lavoro ed al territorio potrà sciogliere l’ambigua eccessiva licealizzazione configurata per gli studi secondari superiori dalla riforma appena licenziata dal Parlamento e dal Governo.
Economia come raccordo tra umanesimo e scientismo
L’economia intesa alla Lionel Robbins come scienza delle scelte nell’uso delle risorse scarse per soddisfare usi alternativi merita invece un liceo. La scienza delle scelte (l’economia) e la scienza delle regole (il diritto) possono aspirare ad un ruolo più alto di quello tecnico. I ragazzi hanno il sacrosanto diritto di avere gli strumenti conoscitivi per capire la complessità e la crisi della modernità dell’oggi. Se l’umanesimo è in difficoltà e lo scientismo non sempre riesce a dare risposte convincenti, le scienze sociali e in primis l’economia possono aiutare nella ricerca di una risposta a queste questioni. L’espansione che l’economia e le scienze sociali stanno realizzando nella direzione di altri campi del sapere presenta un carattere aggregante: esse non dividono, non polarizzano le conoscenze, tendono a ricomporle, ad integrare le conoscenze, ad operare come raccordo tra l’umanesimo e le scienze naturali. Diversi studiosi hanno però segnalato una sorta di imperialismo in questa espansione dell’economia, che si spinge a dominare i terreni tradizionali di altre discipline e ad imporre loro i propri paradigmi conoscitivi, ad esempio in campi come quello dei rapporti famigliari o in quello delle scelte pubbliche. Questo rischio è effettivo, ma va corso con lucidità, conservando all’economia la capacità di dialogo tra scienze ciascuna rispettosa dei reciproci fondamenti, tese alla comune ricerca del senso della vita e delle cose.

Come arrivare al liceo economico

Queste ambizioni sono state realizzate nel liceo economico formulato nel testo della riforma? Un punto importante è stato acquisito. È stato preservato al liceo economico un carattere non terminale, cosa che non è accaduta al liceo tecnologico, dove i suoi nove indirizzi manifestano un esplicito carattere tecnico-professionale. Il liceo economico ha invece due soli indirizzi, privi di carattere professionalizzante, dato che le discipline legate a specifici settori sono limitate alle ore facoltative e che nei quadri orari e negli Osa non prevalgono i contenuti professionalizzanti. Ma quanto è stato elaborato non è però soddisfacente da numerosi punti di vista. Il numero delle discipline (in totale una ventina) è eccessivo, gli Osa risultano deboli e disarticolati, l’area quantitativa econometrica-statistica-probabilistica ha uno spazio orario insufficiente, l’economia aziendale non è presente negli Osa dell’indirizzo istituzionale, l’area storica-filosofica-geografica-sociale andrebbe rafforzata con idonei accorpamenti.
A questo proposito si può segnalare che l’IRRE Lombardia in collaborazione con l’AEEE-Italia sta da tempo lavorando nella duplice direzione di:
a) definire il quadro delle competenze in uscita dal liceo economico, che possono essere raggruppate in competenze comuni a tutti i licei (la cultura generale si volge a considerare aspetti economici, aziendali e giuridici, per fare un esempio, cogliendo i dati storici e filosofici dell’origine dell’economia politica); competenze di indirizzo di carattere economico, aziendale e giuridico; competenze prevalentemente di indirizzo (che vedono le conoscenze economiche volgersi a quelle umanistiche o scientifiche per rafforzare le capacità conoscitive dell’indirizzo: per fare un esempio, utilizzare gli strumenti matematici, statistici, probabilistici e finanziari nelle problematiche economiche ed aziendali); infine competenze trasversali (di analisi, problem solving, comunicazione e relazione, creatività) particolarmente ricche in questa area di discipline;
b) costruire le mappe delle relazioni che l’economia intesse con le scienze confinanti, quali la storia, il diritto, la statistica, l’economia aziendale, la scienza dell’organizzazione, la fisica, la matematica, la sociologia, l’ecologia.
Sviluppando questi ambiti e criteri, il nuovo liceo economico potrà ben conservare il patrimonio di professionalità accumulato dai docenti dell’istruzione tecnica e professionale commerciale, quando hanno realizzato le innovazioni nel campo dei rapporti tra la scuola ed il lavoro, nei tirocini e negli stage, nelle simulazioni aziendali, nell’orientamento, nella didattica attiva e per competenze.
L’economia merita un moderno liceo che sappia fare concorrenza, come accade da decenni in Francia e nel Regno Unito, ai licei scientifici e classici. In Francia il Lycée Economico e Sociale è superato come numero di iscritti solo da quello scientifico. Nel Regno Unito un quarto dei liceali diciottenni ha frequentato studi economici di business (economia aziendale) o di economics (economia politica).

 



*Presidente AEEE-Italia, Associazione Europea per l’Educazione Economica www.aeeeitalia.it