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A proposito della riforma 2

Prove di integrazione

di Giuliana Cavallo-Guzzo


Il 24 gennaio, presso la sede dell’Irre Lombardia, si è svolto il seminario “Reti e Laboratori territoriali” organizzato dal progetto del Fondo Sociale Europeo SIFI per promuovere a livello regionale un’effettiva cooperazione tra la l’istruzione e la formazione professionale.
Scopo del seminario era presentare le attività del progetto e, allo stesso tempo, mettere a confronto esperienze diverse di integrazione tra i due sistemi attraverso una tavola rotonda a cui hanno partecipato l’assessore all’istruzione e formazione professionale dell’Emilia Romagna, Mariangela Bastico (di recente nominata sottosegretario all’istruzione), il direttore dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, Mario Dutto, e il presidente dell’Irre Lombardia Giuseppe Meroni.
Aprendo il seminario il presidente del Cidi Walter Moro ha illustrato il progetto SIFI e le attività che ha svolto a partire dall’anno scolastico 2003/2004: ricerca, formazione e informazione attraverso la creazione di un sito web (www.sifiweb.net) con relativa newsletter, la realizzazione di alcune pubblicazioni1 e l’organizzazione di seminari e convegni.
Nell’ambito della tavola rotonda l’assessore Bastico ha illustrato le linee portanti e i principi ispiratori della legge regionale dell’Emilia Romagna n.12 del 30 giugno 2003 “Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento dell’istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra loro”2. La legge è stata varata dopo un lungo percorso di consultazione tra tutti i soggetti coinvolti (attraverso la raccolta di circa duemila pareri) e ha come obiettivi primari la lotta alla dispersione e all’abbandono scolastico e l’innovazione dell’offerta formativa. I metodi che la legge ha individuato per raggiungere tali scopi sono la valorizzazione dell’autonomia scolastica e l’integrazione tra istruzione e formazione.
La regione non si è riservata alcun ruolo nella definizione dei curricoli in quanto questo è compito delle scuole; il ruolo del governo locale consiste piuttosto nel fornire supporti finanziari ai progetti che vengono formulati dalle istituzioni scolastiche, con particolare attenzione a quelli finalizzati all’innovazione e all’integrazione per stranieri e disabili. In tale prospettiva la regione Emilia Romagna ha istituito dei centri di servizi e di consulenza territoriali a sostegno delle autonomie, i Csc, che integrano le risorse provenienti dalle scuole, dall’amministrazione scolastica, dagli enti locali e dalle associazioni private.
Questi centri, per avere accesso a finanziamenti, devono rispondere a degli standard minimi di qualità e buon funzionamento stabiliti dalla Giunta regionale. Nella convinzione che una lotta efficace contro la dispersione e l’insuccesso debba coniugare politiche scolastiche e politiche sociali, la regione cerca poi di integrare il più possibile entrambe, favorendo i contatti tra le scuole e le altre istituzioni che hanno il compito di sostenere le famiglie in difficoltà, i disabili, gli stranieri immigrati.
L’elemento che caratterizza maggiormente la legge della regione Emilia Romagna va ricercato probabilmente nel modo di intendere e promuovere l’integrazione tra istruzione e formazione professionale. Sulla necessità di realizzare tale integrazione non esistono infatti dubbi a nessun livello, mentre è più difficile trovare un accordo sulle modalità per renderla concretamente possibile: si deve optare cioè per una forma di integrazione per così dire a “maglie larghe”, che significa un non meglio definito reciproco riconoscimento, come sembra prevedere la “riforma Moratti”, o per un’integrazione più stretta, come prevede la legge regionale emiliana?
In quest’ultima all’articolo 27 (Biennio integrato nell’obbligo formativo) si parla di un sostegno alle scuole che nell’ambito dell’autonomia “partecipano ad accordi stipulati con gli organismi di formazione professionale accreditati per la definizione di curricoli biennali integrati e articolati in struttura modulare fra l’istruzione e la formazione professionale, destinati agli alunni che frequentano il primo e il secondo anno dell’istruzione secondaria superiore”. Scuole e centri di formazione professionale devono quindi accordarsi per realizzare un progetto formativo flessibile a gestione congiunta che individua obiettivi e competenze indispensabili per continuare il percorso nell’ambito dell’istruzione e della formazione professionale (la cosiddetta offerta formativa integrata).
Gli alunni che optano per tale percorso vengono valutati congiuntamente dai docenti dell’istruzione e da quelli della formazione per i moduli di rispettiva pertinenza (anche le attività di orientamento, stages e tirocinio sono oggetto di valutazione). Terminato questo biennio congiunto gli alunni possono decidere in quale dei due ambiti conseguire la qualifica oppure passare all’apprendistato. Per coloro che non completano il biennio integrato sono previste “iniziative di recupero e di reinserimento per l’adempimento dell’obbligo formativo”; inoltre vengono sostenute le azioni di aggiornamento per i docenti impegnati nelle attività di progettazione dell’offerta formativa integrata.
Altro elemento importante per garantire concretamente una continuità alle iniziative di integrazione è che i progetti formulati dai centri di formazione professionale accreditati dalla regione devono essere di durata almeno quadriennale. A questo proposito l’assessore Bastico ha sottolineato che le regioni devono saper utilizzare i finanziamenti del Fondo Sociale Europeo in modo da dare respiro e continuità alle attività intraprese. Il bilancio provvisorio al terzo anno di applicazione della legge, secondo i dati raccolti finora, è positivo: i progetti integrati, che hanno coinvolto il 10% dell’utenza circa, hanno ridotto l’abbandono e, anche se di poco, il tasso di bocciature, con un buon livello di soddisfazione di ragazzi e famiglie.
La lotta alla dispersione viene portata avanti anche attraverso l’istituzione dell’anagrafe “anti-Lucignolo” dei ragazzi in obbligo formativo, realizzata incrociando i dati dell’anagrafe comunale con quella delle istituzioni scolastiche, della formazione professionale e dell’apprendistato: proprio in relazione a questa iniziativa, l’assessore ha sottolineato la necessità di realizzare una governance orizzontale che riesca a dominare la complessità dei fenomeni.
Nel suo intervento il direttore dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia ha affermato che l’integrazione può essere attuata attraverso una pluralità di modelli: sicuramente quello lombardo, (che, riprendendo la distinzione sopra enunciata, si potrebbe qualificare a integrazione “larga”) presenta molte differenze rispetto a quello emiliano e sarà interessante vedere, a distanza di tempo, quale approccio avrà conseguito i risultati migliori. Anche il direttore Dutto ha poi insistito molto sull’importanza dell’aggiornamento e della formazione in servizio degli insegnanti, in quanto il sapere pratico del corpo docente è la variabile strategica della qualità della scuola.
Le modalità di articolazione del seminario non consentivano di analizzare in tutte le sue sfaccettature una questione tanto complessa, ma gli spunti di riflessione sono stati comunque molti: i partecipanti, che provenivano in larga misura dal mondo della scuola, hanno manifestato un notevole interesse per il modello emiliano di integrazione, soprattutto per quegli aspetti come accreditamenti e finanziamenti pluriennali, che potrebbero aiutare a risolvere alcuni problemi del modello lombardo. In Lombardia, infatti, i finanziamenti vengono erogati ogni anno e questo può creare maggiori difficoltà. Anche per l’anno prossimo le famiglie che hanno scelto di iscrivere i propri figli ai corsi di formazione professionale non hanno ancora certezze su quanti corsi saranno attivati; nelle scorse settimane inoltre è emerso il problema delle risorse insufficienti per gli insegnanti di sostegno nella formazione professionale. Dove andranno i ragazzi diversamente abili che non troveranno opportunità adeguate alle loro esigenze presso la formazione professionale? Si rivolgeranno alle scuole statali, come succede spesso anche agli alunni non promossi riorientati dall’istruzione alla formazione che, non trovando posto nei Cfp, tornano a bussare alla porta delle istituzioni scolastiche. Come meravigliarsi poi se i dati di non promozione e di abbandono nelle scuole, e in particolare negli istituti professionali, restano altissimi?




1 Gli spazi dell’integrazione, Crediti e passerelle, Stage, tirocini e alternanza scuola lavoro e Orientamento e riorientamento, Strumenti e modelli di integrazione. Indicazioni più precise sul contenuto e sulle modalità per riceverli gratuitamente si possono reperire sul sito del SIFI.
2 Il testo della legge è disponibile sul sisto della regione Emilia Romagna, all’indirizzo http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/ERMES/Canali/istruzione/obbligo_formativo
/percorsi integrati_istruzione_formazione.htm