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Le
nuove ragioni di Pragma
di Lucia Frigerio
Con questo numero Pragma – che è ormai giunta al decimo anno
di pubblicazione – si presenta rinnovata anche se sempre coerente con
la sua identità profonda che è, in estrema sintesi, quella
di un canale per la comunicazione, non più solo su carta, di
“buone” esperienze didattiche, nonché di riflessione sulla scuola
in generale.
La scommessa di quel gruppo di docenti del Professionale che erano allora
animati dall’entusiasmo e dalla motivata convinzione di vivere, grazie
a Progetto ’92, una profonda trasformazione del loro settore, ha subito
in questi anni vari mutamenti dovuti alle nuove regole del gioco. Se
allora si pensava che l’istruzione professionale avrebbe fatto da volano
alla riforma complessiva della scuola secondaria, oggi si dubita addirittura
che essa possa continuare ad esistere all’interno di un sistema unitario
di istruzione. Quando, allora, lavoravamo per riformare il percorso
del biennio iniziale, fondato su obiettivi comuni nelle discipline di
base, in funzione – allora sì – di un più possibile e
ragionevole passaggio fra i diversi settori, non avremmo mai più
supposto il ritorno alla canalizzazione precoce dopo la terza media,
anche perché era proprio il mondo del lavoro a rinforzare gli
operatori della scuola nella convinzione che la riforma dovesse dare
ai futuri lavoratori la più ampia e dignitosa preparazione culturale.
È vero – e lo sottolineano opinione pubblica e associazioni varie
di settore – che su quella che dovrebbe essere la riforma Moratti sono
calati spesso in questi mesi lunghi sipari di nebbia e di silenzio,
rotti poi all’improvviso da circolari, veri e propri colpi di mano,
che hanno scavalcato l’iter parlamentare della legge, gettando nello
sconcerto insegnanti, genitori ed alunni. E alle superiori che cosa
avverrà?
Si parla di due sistemi: uno di istruzione, i licei, e l’altro di istruzione
e formazione professionale, in un panorama istituzionale basato su tre
interlocutori: le scuole, oggi dotate di autonomia, cioè personalità
giuridica e diritto di iniziativa, con tutela costituzionale; l’amministrazione
scolastica, con le sue funzioni di promozione, di animazione, ma anche
di indirizzo nazionale e di garanzia; le regioni, le province, i comuni,
con le competenze già attribuite dal decreto attuativo dell’autonomia
e dal titolo V della Costituzione. Ma sarà così?
Nel frattempo gli studenti continuano ad iscriversi (secondo il buon
senso e le vecchie disposizioni), gli insegnanti continuano a insegnare,
e i dirigenti scolastici continuano a coordinare offerte formative il
più possibile adeguate ai bisogni e alle richieste del mondo
in cui si vive.
Ecco allora che Pragma deve continuare ad essere una voce per i molti
che nella scuola e per la scuola stanno ancora dando il meglio di sé,
riflettendo sul loro ruolo, sul significato che hanno oggi, nel terzo
millennio, i saperi delle varie discipline, confrontandosi con gli altri,
ricercando metodologie e strategie efficaci per l’apprendimento. La
scuola secondaria è ormai da “secoli” – viene da dire proprio
così – il settore più debole del sistema formativo italiano,
è quella che in Europa e nel mondo disperde il maggior numero
di studenti, precludendo la crescita di diplomati e di laureati di cui
c’è estrema necessità in un paese che voglia essere avanzato
e competitivo.
È un problema di tutto il settore perciò, a partire da
questo numero, Pragma ospiterà anche articoli di insegnanti di
altri ordini, infatti l’insegnabilità e la funzione formativa
delle singole discipline sono questioni più che mai attuali e
condivise.
Ogni numero avrà un “focus” che sarà dedicato ogni volta
ad un tema diverso: un esperto presenterà l’argomento con un
contributo a carattere prevalentemente teorico, e gli autori degli articoli
lo declineranno nelle diverse esperienze e realtà, cercando come
sempre di mettere in luce gli elementi e gli aspetti di comunicabilità
e trasferibilità della propria esperienza. Il nucleo tematico
di questa volta è l’analisi disciplinare: introdotto dal contributo
di un esperto e arricchito da indicazioni bibliografiche preziose, il
tema dell’epistemologia e dell’insegnabilità si dipana per molte
pagine, affrontato di volta in volta da docenti di materie e di settori
di scuola superiore diversi.
In rinforzo, e non a margine, tre esperienze sulla formazione dei nuovi
insegnanti presso le scuole di specializzazione delle università:
percorsi nuovi e molto interessanti, destinati probabilmente a concludersi
prima ancora di aver avuto adeguati riscontri di valutazione e di feed-back.
Ma come si può buttare via tutto così?
Altri articoli di questo numero ripercorrono il cammino fatto dall’88
in poi, e pongono interrogativi non poco inquietanti per chi, non solo
nei professionali, crede a una delle forme di egualitarismo civico più
alto che è quella del diritto all’istruzione per tutti. A conclusione
di ogni numero, quel “messaggio in bottiglia”, ironico e disincantato,
ma sempre profondo e suggestivo, a cui i nostri lettori più affezionati
sono già avvezzi.
La scadenza della pubblicazione sarà quadrimestrale, come quella
dell’anno scolastico, in modo che sia più agevole approfondire
gli argomenti, arricchire i contributi e riflettere su scadenze di ampio
respiro. Per l’immediato, anche se non proprio quotidiano, è
stato potenziato il sito on-line che da settembre sta registrando un
grande incremento nei collegamenti. Nel numero on line viene notevolmente
arricchito il settore dei materiali, sia quelli di carattere generale
sia quelli di complemento ad alcuni articoli, e viene anche garantita
la risposta, in tempi ragionevoli, ai messaggi inviati alla redazione.
Queste le prime novità del 2004. Non quindi: punto a capo e iniziamo
da zero, ma un ben ritrovati a tutti e pronti a ricominciare, a riflettere,
a confrontarsi e a proporre.
u
Ogni numero avrà un “focus” che sarà dedicato ogni volta
ad un tema diverso: un esperto presenterà l’argomento con un
contributo a carattere prevalentemente teorico, e gli autori degli articoli
lo declineranno nelle diverse esperienze e realtà, cercando come
sempre di mettere in luce gli elementi e gli aspetti di comunicabilità
e trasferibilità della propria esperienza. Il nucleo tematico
di questa volta è l’analisi disciplinare: introdotto dal contributo
di un esperto e arricchito da indicazioni bibliografiche preziose, il
tema dell’epistemologia e dell’insegnabilità si dipana per molte
pagine, affrontato di volta in volta da docenti di materie e di settori
di scuola superiore diversi.
In rinforzo, e non a margine, tre esperienze sulla formazione dei nuovi
insegnanti presso le scuole di specializzazione delle università:
percorsi nuovi e molto interessanti, destinati probabilmente a concludersi
prima ancora di aver avuto adeguati riscontri di valutazione e di feed-back.
Ma come si può buttare via tutto così?
Altri articoli di questo numero ripercorrono il cammino fatto dall’88
in poi, e pongono interrogativi non poco inquietanti per chi, non solo
nei professionali, crede a una delle forme di egualitarismo civico più
alto che è quella del diritto all’istruzione per tutti. A conclusione
di ogni numero, quel “messaggio in bottiglia”, ironico e disincantato,
ma sempre profondo e suggestivo, a cui i nostri lettori più affezionati
sono già avvezzi.
La scadenza della pubblicazione sarà quadrimestrale, come quella
dell’anno scolastico, in modo che sia più agevole approfondire
gli argomenti, arricchire i contributi e riflettere su scadenze di ampio
respiro. Per l’immediato, anche se non proprio quotidiano, è
stato potenziato il sito on-line che da settembre sta registrando un
grande incremento nei collegamenti. Nel numero on line viene notevolmente
arricchito il settore dei materiali, sia quelli di carattere generale
sia quelli di complemento ad alcuni articoli, e viene anche garantita
la risposta, in tempi ragionevoli, ai messaggi inviati alla redazione.
Queste le prime novità del 2004. Non quindi: punto a capo e iniziamo
da zero, ma un ben ritrovati a tutti e pronti a ricominciare, a riflettere,
a confrontarsi e a proporre.
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