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M A P P E e PARADIGMI 1Con questo numero inizia una collaborazione tra la rivista ed alcuni insegnanti dell'I.I.S. "J. Beccari" di Torino, che apre una finestra "in tempo reale" sulle esperienze condotte in quell'Istituto scolastico sull'uso delle mappe concettuali, mappe mentali e, più genericamente, schemi1 o organizzatori grafici della conoscenza. Come inserire gli organizzatori grafici della conoscenza nei percorsi formativi curriculari?di Marco Guastavigna*
In questa prima occasione presentiamo le ipotesi generali su cui il gruppo di colleghi si muove mentre nelle successive daremo conto più specificamente dell'andamento delle attività e dei loro risultati. Il gruppo di lavoro, coordinato da Marco Guastavigna, ha deciso di introdurre i diversi organizzatori grafici della conoscenza nella relazione didattica in modo integrato, a sostegno della costruzione di competenze logico-comunicative da parte degli allievi. Lavoriamo da un po' su queste tematiche e quest'anno abbiamo deciso di essere il più possibile sistematici e soprattutto di affrontare e cercare di risolvere la difficoltà principale, ovvero il fatto che i ragazzi hanno spesso sentito in precedenza parlare di "mappe", soprattutto concettuali, il più delle volte però senza alcun rigore. Quindi il primo problema che ci siamo posti è stato come mettere un po' d'ordine e cioè: come far capire le differenze tra i diversi modelli logico-operativi e come far comprendere in quali occasioni sia utile impiegare l'uno o l'altro metodo di rappresentazione. Proprio da qui è nato l'obiettivo complessivo e strategico del nostro percorso: un allievo pienamente competente in merito agli organizzatori grafici della conoscenza deve essere in grado di utilizzare consapevolmente e intenzionalmente gli strumenti più adatti al contesto operativo, allo scopo cognitivo, alla situazione comunicativa che di volta in volta gli si prospettano.
A questa prima riflessione "fondante" ne seguono altre, qui di seguito rapidamente sintetizzate:
La tabella a fianco presenta la proposta nel suo insieme proprio da quest'ultimo punto di vista. Oltre al tipo di rappresentazione e a scopi e prestazioni cognitive, essa mette in gioco infatti le variabili relative alle diverse classi del corso di studi e alla modalità di elaborazione (che può essere collettiva e guidata, oppure individuale e del tutto autonoma.
Dal terzo anno sembrano scomparire schemi e mappe mentali, ma non è così. La nostra "scommessa" didattica è infatti che sia sufficiente il biennio iniziale per rendere gli allievi capaci di utilizzarli in forma del tutto autonoma e per valutare quando essi possano essere utili sul piano logico e comunicativo. Le mappe concettuali, invece, si ripresentano con costanza: ci pare infatti di aver individuato una variabile molto importante relativamente alla crescita della complessità della rappresentazione e quindi degli aspetti cognitivi connessi, ovvero una sorta di unità di misura di riferimento dei materiali di apprendimento rispetto ai quali operare il distanziamento, che, con una buona dosa di pragmatismo e, probabilmente, anche di ottimismo ci è parso possa utilmente progredire dal paragrafo del libro di testo al profilo professionale e culturale d'uscita del percorso formativo. Ovviamente questa nostra proposta può funzionare bene per gli allievi che cominciano dalla prima. E gli altri? Lo vedremo nella prossima puntata della rubrica.
* Docente all'IIS "Beccari" di Torino 1 Per le opportune distinzioni tra i diversi modelli logico-operativi rimandiamo a M. Guastavigna, Nasce su Internet una comunità di pratica sulle mappe concettuali, Pragma, 25/2004 e in particolare alle indicazioni bibliografiche centenute nell'articolo.
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