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Dal mondoPhilosophy for childrendi Cristina Cammarano* Vi sarà sicuramente capitato almeno una volta di entrare in classe ed essere accolti da una ventina di sguardi spenti o rassegnati. Gli allievi si dispongono (più o meno) docilmente a lasciarsi sfiorare da un'ennesima lezione. Il prof è un marziano che appare sfocato sullo schermo, riversa una serie di suoni, solo a volte riconoscibili, sugli astanti e scompare nell'arco di cinquantacinque minuti. Se nei giorni grami LORO mi vedono come un marziano, anche io a volte casco nella seguente allucinazione: i ragazzi sono dei contenitori in cui io riverso il mio sapere, oppure delle audio- cassette che registrano le mie parole e le riproducono in sede di verifica. Siamo oramai tutti concordi nel ritenere che la scuola debba mirare non più ad una "testa ben piena" quanto piuttosto ad una "testa ben fatta". Abbiamo anche aggiornato i nostri registri, le griglie di valutazione, la programmazione. Ma non vi trovate mai a vivere un'atmosfera come quella che ho descritto prima? Penso al mio scoraggiamento quando mi capita di sollecitare una discussione in classe: i ragazzi si producono in numeri simili a schermaglie tra tifoserie. Non mancano loro n‚ passione n‚ convinzione, ma sono tiranneggiati da una triste incapacità di argomentare, di sostenere una tesi, di convincere gli altri, di cambiare opinione quando se ne riconosca un'altra più valida. Queste non sono abilità "retoriche", ma rientrano nell'area di quelle abilità meta-cognitive cui mira ogni percorso scolastico. La capacità di confronto con altri, infatti, è una applicazione di una generale attitudine al pensiero critico e riflessivo. Allora chiamo in causa Socrate: solo il pensiero libero, la ricerca vista come pratica, rendono la vita degna di essere vissuta. E la scuola deve preparare alla vita! Una scuola che non insegni a pensare, che scuola è?
La Philosophy for children Proprio in ricerca di una strategia che mi permettesse di avvicinarmi un po' alla scuola che vorrei, ho incontrato la proposta della "Philosophy for children". Grazie ad una borsa di studio offerta dalla Fondazione della Banca del Monte di Lombardia, ho partecipato al Seminario Internazionale in Philosophy for children, organizzato dalla Montclair State University nell'agosto del 2004. Durante questo corso residenziale intensivo di due settimane, ho imparato a condurre sessioni di filosofia seguendo il metodo proposto da Matthew Lipman, approfittando anche delle continue occasioni di confronto con insegnanti provenienti da diverse parti del mondo. In che cosa consiste la Philosophy for children? Nel "fare" filosofia con gruppi di allievi di età compresa tra i 3 e i 18 anni (child in inglese indica il soggetto in età evolutiva, non solo quindi il "fanciullo" come sembrerebbe a tutta prima dalla traduzione). Secondo questo approccio proporre attività di discussione filosofica agli allievi di ogni grado di scuola non solo è possibile, ma è anche consigliabile in quanto permette di sviluppare abilità di pensiero di ordine superiore: critico, creativo ed etico. A partire dalla curiosità e dall'attitudine alla ricerca di significato, nell'ambito di un gruppo costituito appunto come "comunità di ricerca", i ragazzi possono esercitare il "con-filosofare", guidati o meglio incoraggiati dall'insegnante. Il curricolo della Philosophy for children (d'ora in poi verrà indicata con la sigla P4C) È costituito da:
Ad esempio, il primo volume proposto da Lipman, e anche quello che ha avuto maggiore diffusione, è "Harry Stottlemeier's Discovery", tradotto in italiano come "Il prisma dei perchè". La fascia d'età a cui è destinato è orientativamente quella compresa tra i 12 ed i 15 anni. Il testo propone la storia di un gruppo di adolescenti che, attraverso dialoghi ed esperienze della vita concreta, si avventurano nella logica aristotelica. Si mostra la logica, scienza considerata astratta per eccellenza, nella sua applicazione quotidiana: ovviamente gli episodi fanno riferimento anche ad altri campi della filosofia, ad esempio l'etica e l'ecologia. L'insegnante è supportato dal "Manuale", che propone esercizi, piani di discussione, argomenti e suggerimenti per facilitare la discussione filosofica. Ai ragazzi più grandi sono rivolti "Lisa" e "Mark", che affrontano rispettivamente tematiche di etica e di scienze sociali, sempre applicate alla reale esperienza di vita di un gruppo di adolescenti. Il curriculum si rivolge a tutte le fasce d'età, prevedendo testi pensati per bambini dall'età prescolare alla fine dell'adolescenza. L'unità di base del curriculum è la "sessione", cioè quel tempo durante il quale il gruppo si ritrova, legge un brano dal romanzo scelto, ne trae domande filosofiche e ne discute una o alcune, confrontando punti di vista, teorie e stili di pensiero. I ragazzi imparano a ricercare INSIEME, vale a dire rispettando i turni di intervento, ascoltando i contributi di tutti, affrancandosi dal "gregarismo" intellettuale, costruendo un pensiero comune sulla base di un'etica del discorso tanto necessaria quanto difficile da esercitare. L'insegnante assume il ruolo di "facilitatore" della discussione: è garante sia del clima di rispetto reciproco sia del livello teoretico del domandare e del ricercare dialogico. La funzione di garante viene esercitata attraverso una esemplificazione delle abilità, in linea con l'idea di una sostanziale continuità di teoria e pratica bene espressa nella nota formula del learning by doing. La finalità principale di questa proposta investe il gruppo-classe: creare una comunità di ricerca, al cui interno ciascuno possa attivare ed incrementare abilità cognitive complesse, esercitare la competenza comunicativa e sviluppare atteggiamenti democratici. Segnalo, perchè‚ la trovo significativa, la corrispondenza tra la finalità dichiarata della P4C e le Life-skills indicate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come obiettivi fondamentali e irrinunciabili di ogni percorso formativo rivolto ai minori. Con il termine "life-skills" si intende un complesso di competenze psicosociali che servono al soggetto in formazione per affrontare la vita:
Breve storia e diffusione Proprio la dimostrata ricaduta in termini di abilità meta-cognitive può giustificare la larga diffusione della Philosophy for children nei cinque continenti: da un lato l'attenzione alla procedura più che ai contenuti rende la proposta efficace ed attraente anche per scuole di culture diverse, dall'altro le finalità conseguite attraverso la P4C possono contribuire a formare quel bagaglio di competenze necessario a ciascun essere umano per vivere bene. Per questo motivo, oggi la P4C si configura come un vero e proprio movimento educativo, diffuso nelle scuole e nelle università degli Stati Uniti, dell'Europa, dell'America Latina, della Russia, di Africa, Australia, Corea, Israele, Iran, e di molti altri paesi. Tutto è partito dalle considerazioni di un giovane professore di Logica della Columbia University, Matthew Lipman, allievo di Dewey. Di fronte alle difficoltà incontrate dai suoi studenti nella comprensione della logica, Lipman incominciò a pensare che la filosofia logica avrebbe potuto essere presentata ai ragazzi già dalle scuole medie. Così provò a scrivere un manuale, Harry Stottelmeier's discovery, con l'intento di presentare in forma accattivante e semplice alcuni temi di logica. Lo propose ad una classe guidandone la discussione. Piano piano iniziò a sviluppare un metodo ben preciso, sulla base di considerazioni filosofiche e pedagogiche. Scrisse altri testi, sempre privilegiando la forma narrativa, per permettere ai ragazzi una maggiore identificazione, ma anche perchè‚ riteneva che la narrazione fosse un buon modo per proporre temi filosofici applicati alle quotidiane esperienze di vita. Nel corso degli anni, avvalendosi della collaborazione di Ann Sharp, Lipman ha strutturato un curriculum composto da 11 romanzi filosofici, destinati a diverse fasce d'età e focalizzati su alcuni temi filosofici come la logica, l'estetica, l'etica, l'ecologia (questi testi con i rispettivi manuali sono pubblicati in Italia dalla casa editrice Liguori di Napoli). Nel frattempo, trasferitosi alla Montclair State University, ha fondato lo IAPC, Institute for the Advancement of Philosophy for children, che promuove corsi di specializzazione post lauream, dottorati e seminari di formazione per docenti in P4C. La Philosophy for children ha avuto recentemente un importante riconoscimento dal "Bureau of Education and Culture Affairs"degli Stati Uniti, che ne promuove l'approfondimento accademico a livello internazionale con la finalità di elevare la qualità dell'istruzione degli studenti americani. Questo in sintonia con le indicazioni espresse dalla " No Child Left Behind", vasto programma di riforma scolastica proposto con l'intento di migliorare le prestazioni delle scuole pubbliche, valutate attraverso la misurazione delle competenze acquisite dagli studenti.
Quale spazio nella scuola italiana Analogamente, vedo nei progetti di riforma della scuola italiana un buono spazio per la proposta della P4C. Credo infatti che la "scuola dell'autonomia" possa e debba portare allo sviluppo delle potenzialità di ciascun allievo. Se la scuola si impegna ad essere non solo luogo di trasmissione di una cultura generale, ma anche occasione di sviluppo di competenze, capaci di innescare un continuo processo di auto-apprendimento, la persona può diventare protagonista del proprio progetto di vita, nell'esercizio di una cittadinanza democratica. L'autonomia scolastica deve quindi essere uno strumento di promozione dell'autonomia dell'allievo. Questo è già messo in pratica nelle scuole elementari: alcune scuole offrono ai loro allievi la possibilità di un laboratorio di Philosophy for children. In Veneto, Liguria, Sardegna, Calabria e Sicilia diversi istituti hanno formato i loro insegnanti e ora propongono agli allievi laboratori e corsi in P4C. Nelle scuole superiori, credo si possano individuare due ambiti di applicazione. Negli Istituti professionali, durante il triennio, si può proporre una "Area di Approfondimento" cui vengono destinate 4 ore la settimana. Questa area ha principalmente due finalità: rinforzare le competenze di base ed esercitare le competenze pre-professionali. Si propongono attività di simulazione, di drammatizzazione, incontri con gli esperti e con le agenzie del territorio, insomma tutto quanto possa contribuire appunto all'acquisizione delle competenze necessarie. Quali competenze? Le indicazioni ministeriali parlano chiaro: competenze cognitive e meta-cognitive, relazionali, progettuali. Credo proprio, considerata l'assonanza con le finalità della P4C, che si potrebbe proporre un percorso all'interno dell'area di approfondimento. In un Istituto professionale per operatori sociali si potrebbe sperimentare la Philosophy for children nell'ambito di una terza area (quella professionalizzante) sulle Tossicodipendenze: ad un primo modulo che dovrebbe fornire le conoscenze scientifiche, psicologiche, giuridiche ed operative per leggere il fenomeno delle tossicodipendenze, seguirebbe un modulo per fornire strumenti per una comprensione culturale, esistenziale ed etica delle dipendenze. All'interno di questo modulo, la P4C avrebbe due finalità. La prima, relativa ai "contenuti", sarebbe la capacità di analizzare e problematizzare usando le categorie di libertà, determinismo, scelta, progetto responsabilità. La seconda finalità riguarderebbe le competenze meta-cognitive e relazionali che vengono esercitate con le sessioni di filosofia. Nei Licei si potrebbe individuare un'area per la proposta della P4C durante il primo biennio. Avrebbe così anche funzione propedeutica rispetto allo studio della storia della filosofia come si propone poi negli ultimi tre anni. La propedeuticità andrebbe anche a vantaggio di quelle discipline, come la Matematica, che richiedono una crescente abilità di ragionamento astratto e ipotetico-deduttivo. Lo spazio per questa attività si potrebbe trovare in quella quota di monte ore annuo destinata all'autonomia scolastica, sempre se questa possibilità sarà prevista. Non nascondo che il sogno mio, come credo di altri, è quello di rendere obbligatorio l'insegnamento della Filosofia in ogni scuola superiore, ovviamente in forme e modi diversi a seconda del tipo di scuola. Se così fosse, la Philosophy for children potrebbe avere molto da dire.
della Fondazione Banca Del Monte di Lombardia, Progetto professionalità "Ivano Becchi", insegnante di Filosofia, Storia e Scienze umane presso l'Istituto Maria Ausiliatrice, Liceo della Comunicazione e Istituto Professionale per Operatori Sociali, Milano.
Indirizzi utili Il sito dello IAPC: cehs.montclair.edu/academic/iapc/ Il Centro di Ricerca per l'Insegnamento Filosofico (CRIF, Roma): www.filosofare.net, direttore: Antonio Cosentino Il Centro Interdisciplinare di Ricerca Educativa sul Pensiero (CIREP): www.unipd.it, direttore: Marina Santi, Università di Padova (Piazza Capitaniato, 3, 35139, Padova)
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