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Discipline e didattica

La discutibilità della Storia

Intervista a cura di Lucia Frigerio

 

Esce in questi giorni presso Principato un manuale di Storia per i corsi professionali che ci sembra assai rispondente sia al dettato dei programmi ministeriali del 1997 sia alle esigenze specifiche dell’utenza. Abbiamo deciso di intervistare gli autori, Maria Laura Cornelli e Carlo Zilioli*, per farci spiegare meglio le caratteristiche e le novità del loro libro.

PRAGMA si è interessata fin da subito dei nuovi programmi di Storia del Professionale, tanto da organizzare nel maggio del 1997, all’interno del suo convegno1, una tavola rotonda per far discutere gli insegnanti liberamente: qual era la vostra posizione allora?

Nel 1997, di fronte ai nuovi programmi di storia per gli istituti professionali, era inevitabile, per chi lavorava già per un rinnovamento della didattica della storia, una condivisione di fondo.

Ma è stato inevitabile anche il riconoscimento dei problemi. Il primo e il più grave: il primo anno – in poche ore, in classi quasi sempre assai eterogenee, con ragazzi sprovvisti a volte anche della strumentazione più elementare – è difficile non solo “svolgere il programma”, trattando adeguatamente il vastissimo arco cronologico previsto, ma anche “produrre apprendimento” attraverso la ricomposizione dei filoni paralleli (popolamento, economia, politica, ideologie…) in un quadro unitario.

Sentivate quindi l’esigenza di cogliere gli aspetti innovativi di fondo della “provocazione” ministeriale, ma anche di progettare un curricolo a misura degli studenti?

Sì. Fin dall’inizio i programmi del 1997 ci sono sembrati uno stimolo, quasi una sfida da raccogliere, prima per mettere a punto riflessioni, programmazioni, materiali, nelle nostre classi e nei nostri istituti, poi per definire il progetto di un corso di storia che coniugasse il rispetto dello spirito e della lettera dei programmi e –  insieme – la legittima esigenza dei docenti di una maggiore gestibilità di quella materia complessa.

Le linee guida del nostro progetto, più volte ridefinito e riaggiustato nel corso di alcuni anni, possono essere così riassunte. Innanzitutto, abbiamo creato in ognuno dei tre gradi del percorso un modulo di sfondo, di sintesi e di periodizzazione (nel primo volume abbiamo potenziato a questo scopo il modulo sul popolamento). L’intento è stato quello di costruire una sorta di mappa ragionata, di narrazione a grandi linee, del periodo che ogni volume affronta, a cui si può più volte ricorrere: all’inizio del percorso annuale, nel corso dello studio, al termine del percorso, l’anno successivo come ripasso della ‘puntata precedente’.

Abbiamo strutturato, poi, un discorso a più livelli, autonomi ma facilmente raccordabili: un testo-base, molto narrativo e fluido, compiuto, non frammentato e non schematico, pur nell’intreccio fra ricostruzione e interpretazione, per permettere la fruibilità autonoma anche da parte dello studente, e una serie di approfondimenti, raccolti dopo ogni modulo ma raccordati al testo-base da “bottoni”. Parte integrante del testo-base (e parte consistente di molti approfondimenti) sono le citazioni da opere storiografiche, di storici autorevoli o comunque di specialisti di valore riconosciuto. Ci siamo proposti, insomma, di creare una sorta di ipertesto su pagina, in cui una narrazione fluida delle conclusioni della storiografia e la presentazione di dati aggiuntivi, indagini significative, documenti siano distinti, autonomi e insieme fortemente correlati e non semplicemente giustapposti. In questo modo abbiamo cercato di salvaguardare la linearità del testo, e nel contempo di superarla.

Questa strutturazione dovrebbe permettere anche un uso ‘a più velocità’ del manuale. Avere la possibilità di percorrere solo il testo-base, trascurando tutti o gran parte degli approfondimenti, o addirittura di studiare a fondo, per alcune parti, solo il modulo iniziale di sfondo e di periodizzazione (e, per il primo anno, solo il modulo sul popolamento, costruito per essere anche esaustivo), crediamo sia un’opportunità preziosa per i docenti che si trovano in situazioni difficili. Avere la possibilità di assegnare individualmente certi approfondimenti ad alcuni studenti più brillanti e sicuri, mentre il resto della classe si limita al testo-base, consente di praticare, senza dover investire troppe energie nel reperimento di materiali, la fantomatica individualizzazione dell’insegnamento, tanto auspicabile e tanto difficile da mettere in atto. 

Un altro intervento che ci è parso necessario è stato quello sugli obiettivi proposti/prescritti dai programmi: tenere sotto controllo 52 obiettivi, condivisibili, articolati, operativi, ma esposti a elenco, senza gerarchie, tarati su livelli diversi, è un’impresa complessa. Per renderli più dominabili è necessario, a nostro avviso, individuare delle sovra-categorie a cui possano essere ricondotti.

La disaffezione alla Storia è una “malattia” degli studenti del Professionale, anche se non solo; quali elementi di struttura, di linguaggio e di contenuto sono stati pensati nell’ottica di una rimotivazione allo studio della Storia?

Abbiamo in effetti provato a rispondere, con il nostro manuale, anche a problematiche più vaste: alla disaffezione degli studenti per la storia e allo scarto tra produzione specialistica e produzione manualistica, soprattutto. Abbiamo tentato l’ambiziosa operazione di connettere questi due aspetti e di creare un circolo virtuoso tra un manuale più attento e più vicino alla ricerca storiografica, nel suo procedere e nei suoi risultati, e una maggiore motivazione dei ragazzi.

Uno degli elementi giocati a questo fine è l’andamento narrativo del testo; ci sembra infatti che gli sforzi di rendere la pagina di storia più sintetizzabile, più facilmente memorizzabile (sottolineature, termini in grassetto, suddivisione in paragrafi…), frammentino eccessivamente il discorso e abbiano l’effetto perverso di allontanare ancor di più lo studente, di rendergli più ostico ciò che legge. Insistere, poi, come abbiamo fatto, sull’operare dello storico, sul suo procedere per interrogativi e per indagini, sulle difficoltà e sui conflitti che deve attraversare, dovrebbe dare più sostanza e vita a ciò che si trova scritto.

L’operazione più significativa è però probabilmente la connessione esplicita tra storia ed esistenze individuali e tra storia ed esistenza dello studente. A questo scopo abbiamo dato grande spazio alla soggettività nella storia, con il racconto di vicende di individui (il barone Nathan Rotschild che muore nel 1836 per un banale ascesso, l’ebrea portoghese Beatrice de Luna, che emigra da Lisbona fino a Salonicco, incalzata dalle espulsioni degli ebrei del primo Cinquecento… ), e con storie più corali e anonime, da quella degli eretici di Montaillou di Emmanuel Le Roy Ladurie all’invenzione degli occhiali e dell’orologio meccanico raccontata da David Landes... E abbiamo guidato lo studente, in alcune pagine del testo-base del primo e del terzo volume e in parecchi esercizi dei quaderni, a una riflessione sulla propria storia, alla stesura di una vera e propria autobiografia, all’individuazione del collegamento che esiste tra gli eventi delle esistenze dei singoli, tra il ventaglio delle opzioni che essi si sono trovati e si trovano di fronte, e lo sfondo storico in cui stanno vivendo.

C’è un altro aspetto che abbiamo voluto sottolineare: la discutibilità della storia. Ci ha molto colpito, qualche anno fa, la lettura di un saggio di Piero Bevilacqua, Sull’utilità della storia, per l’avvenire delle nostre scuole, che fra l’altro ravvisava nella presentazione della storia come serie rigidamente concatenata di eventi inevitabili, senza i se e senza i ma, uno dei motivi della disaffezione degli studenti. E allora abbiamo introdotto alcuni momenti in cui ci si interroga sull’apparente inevitabilità della storia, sullo spazio che il caso, le decisioni e gli errori degli uomini hanno nel corso imprevedibile degli eventi. Flotte cinesi, ad esempio, esplorarono l’Oceano indiano all’inizio del Quattrocento, fino al Golfo Persico e alle coste orientali dell’Africa; e se fossero arrivate fino al Mediterraneo, precedendo i portoghesi e impedendo il loro arrivo in Oriente?

Infine, nell’ottica della narratività della storia e della necessità di creare motivazione, abbiamo introdotto ogni modulo con la narrazione di un episodio particolare, sollecitando interrogativi sulla continuità / discontinuità tra passato e presente: le peripezie di Vidal Nahum, padre di Edgar Morin, per sfuggire all’arruolamento e alla prigionia durante la prima guerra mondiale, lo sbarco nel 1788 a Bothany Bay, sulle coste australiane, di navi inglesi cariche di condannati alla deportazione, un racconto autobiografico di Varlam ˇSalamov deportato nel 1937 in un campo di lavoro nella Kolyma, in Siberia...

Quali caratteristiche innovative hanno gli apparati di corredo al manuale?

Nella maggioranza degli eserciziari attualmente in uso ci sembra di notare un equivoco di fondo: una confusione/sovrapposizione tra esercizi sul testo, assegnati allo studente per favorirne l’apprendimento, e verifiche, somministrate allo studente per accertarne l’apprendimento. Abbiamo perciò costruito un apparato di esercitazioni completamente diverse dai quesiti che vengono sottoposti invece nelle verifiche; non esercitazioni strutturate, con domande a risposte vincolate, ma stimoli a operazioni più aperte sul testo: selezione di elementi, classificazione, costruzione di schemi, stesura di sintesi e di brevi testi monografici.

Abbiamo inoltre spiegato allo studente il senso di questo lavoro, avviando un ragionamento e dando indicazioni per evitare che lo studio sia un’attività cieca, inerziale, sconnessa dal proprio pensiero e dalle proprie emozioni.

 

Che messaggio vorreste lanciare agli insegnanti di Storia del Professionale?

Insegniamo entrambi in un istituto professionale alberghiero da quasi 15 anni. L’istruzione professionale ci sembra una scuola di grande difficoltà per i docenti, ma anche dalle grandi potenzialità (e ci preoccupa il suo prossimo e probabile smantellamento per dar luogo a sistemi regionali di formazione professionale). L’utenza è bassa, è demotivata, eppure… Se riescono a superare lo spaesamento e le difficoltà iniziali molti di questi ragazzi acquisiscono abilità insospettabili. 

Anche nella disciplina Storia può avvenire qualcosa di analogo; crediamo che i risultati si ottengano non banalizzando ma offrendo materiali ‘leggibili’, stimolando curiosità, mostrando le connessioni tra vicende e persone, insegnando a lavorare con rigore.

È quanto abbiamo cercato di fare con questo manuale.

 

·        Maria Laura Cornelli e Carlo Zilioli insegnano rispettivamente all’Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione di Nembro e di San Pellegrino Terme, BG.