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Discipline e didattica

Insegnare Filosofia

di Giovanni Missaglia*

 

Tentare di determinare in modo incontrovertibile e apodittico che cosa sia “insegnare Filosofia” è un compito a priori destinato al fallimento. Vale a maggior ragione per la filosofia, infatti, ciò che è caratteristico di tutti i saperi: l’incertezza del loro statuto rende possibili e legittime diverse pratiche di insegnamento.

Quel che mi pare certo, in ogni caso, è che non si può nemmeno cominciare a ragionare sulle pratiche didattiche della Filosofia se prima non si è comunque cercato di definirne lo statuto. Solo dopo aver definito che cos’è la filosofia, si può sensatamente ragionare sulle possibili forme del suo insegnamento.

 

Lo statuto della Filosofia

Definire in modo univoco la Filosofia sarebbe sicuramente unilaterale ed astratto. Credo che siano nel vero quegli studiosi che hanno ritenuto di dover identificare col termine “filosofia” tutto ciò che la tradizione ci ha consegnato come tale: è questo l’unico modo, del resto, per rispettare la ricchezza e la multiformità con cui la ricerca filosofica si è presentata nel suo divenire storico.

In termini sintetici e schematici possiamo raffigurarci il significato della filosofia nel suo divenire nel modo seguente.

Filosofia antica: nata come ricerca razionale sulla fùsis, sul principio di tutte le cose, con la Sofistica e Socrate la filosofia si è caratterizzata come indagine sull’uomo e sul mondo umano in generale (le leggi, la morale, la politica, la religione ecc...) per divenire con Platone e soprattutto con Aristotele un tentativo di comprensione sistematica della realtà nella sua totalità. Quest’ultimo significato si è mantenuto anche nelle filosofie ellenistiche nelle quali è ben vero che l’interesse dominante è quello pratico-morale, ma sempre in riferimento a una visione della realtà nella sua globalità. Non è un caso infatti che in queste filosofie l’etica sia sempre strettamente connessa alla logica e alla fisica.

Filosofia medievale: senza voler negare la forza speculativa della ricerca filosofica del Medioevo, non vi è dubbio che in questo periodo la filosofia si sia caratterizzata soprattutto come “ancilla theologiae”. I problemi teologici sono quelli dominanti, ma è interessante notare come proprio questo fatto abbia indotto molti filosofi a tematizzare la questione dei rapporti tra la fede e la ragione e a procedere così verso una delimitazione del sapere filosofico rispetto alla teologia in senso stretto.

Filosofia moderna: in questo periodo si è senz’altro mantenuto il significato della filosofia come comprensione unitaria del reale (basti pensare ai grandi sistemi metafisici di Descartes, di Leibniz o di Spinoza), ma accanto ad esso ne sono emersi altri. La filosofia è anche discorso sul metodo (si pensi a Bacone, allo stesso Descartes e alla rivoluzione scientifica), cioè indagine sulle procedure della ricerca scientifica; la filosofia è anche analisi critica della società e dello Stato (si pensi al filone giusnaturalistico e all’Illuminismo) ed è anche, infine, indagine sulle condizioni di possibilità del sapere, secondo una tendenza che prende avvio con Locke e culmina nel criticismo kantiano.

Filosofia contemporanea: è questo un periodo rispetto al quale è ancora più rischiosa qualsiasi schematizzazione circa il significato della filosofia. Possiamo tuttavia indicarne alcune tendenze in via del tutto generale. Non scompare neppure nell’età contemporanea la filosofia sistematica (basti pensare ai sistemi dei filosofi dell’Idealismo e del neo-idealismo).

Si consolida la filosofia della scienza, dal positivismo fino alle filosofie della scienza post-popperiane ed anzi è interessante notare come l’indagine filosofica sul sapere scientifico si estenda dalle scienze della natura alle scienze dello spirito (si pensi in questo caso alle riflessioni sulla storia dello storicismo tedesco o di Benedetto Croce).

Parente stretta della filosofia della scienza è la filosofia del linguaggio, la filosofia cioè intesa come analisi del linguaggio, tanto di quello scientifico quanto di quello ordinario (Wittgenstein). Si sviluppa poi in maniera consistente la filosofia come riflessione sulla società: la tradizione hegelo-marxista, la Scuola di Francoforte o la recente filosofia politica americana (Rawls, Nozick ecc.) sono solo alcuni illustri esempi di questa tendenza.

Non può ovviamente essere trascurata la filosofia dell’esistenza, quella filosofia cioè che riflette sull’esistenza come modo d’essere proprio ed esclusivo dell’uomo e che ha nel primo Heidegger e in Sartre due esponenti tra i più significativi.

Meritano di essere ricordati, infine, il filone fenomenologico e quello ermeneutico, non fosse altro che per la loro straordinaria fecondità teorica. Per limitarsi a due esempi illustri, è da questo sfondo che emergono proposte innovative e di grande interesse per una pratica filosofica rinnovata come il decostruzionismo di Derrida e il pensiero debole di Vattimo.

Questo rapidissimo elenco, inevitabilmente semplicistico e forse anche un po’ brutale, oltre che avvalorare la tesi che identifica la filosofia con ciò che la tradizione ci ha consegnato come tale, suggerisce alcune osservazioni di carattere generale:

1. Pur nel quadro di questa evidente ricchezza non facilmente riducibile a rappresentazioni unitarie, è legittimo affermare che la filosofia ha sempre privilegiato il punto di vista dell’intero, la prospettiva dell’analisi globale della realtà, anche quando tale pretesa è stata spogliata del suo aspetto metafisico-sistematico.

2. Proprio in virtù di questo suo carattere la filosofia è costitutivamente interdisciplinare e non a caso si presenta sempre più spesso come “filosofia di” (del linguaggio, del diritto, della scienza, della religione, dell’arte, della politica, ecc.).

3. È comune alle diverse prospettive esaminate il riconoscimento della funzione critica della filosofia che non a caso è nata come forma di de-mitizzazione. Che si tratti di criticare la pretesa veritativa di una teoria scientifica, la presunta cogenza di una norma giuridica o un determinato credo religioso, la filosofia si presenta comunque come un discorso che chiede di esibire i titoli di legittimità di una qualunque visione del mondo. Una tale funzione critica, poi, ha oscillato tra due modelli distinti: da una parte la critica puramente intellettuale (è il modello aristotelico del filosofo come puro sapiente), e dall’altra la critica come momento propedeutico alla modificazione dell’esistente (è il modello platonico del filosofo che deve assumere responsabilità politiche, che deve tornare nella caverna a liberare gli uomini).

4. Per quanto ogni filosofia sia caratterizzata da un proprio metodo, si può legittimamente affermare che il metodo filosofico è quello razionale. Perché questa affermazione esca dalla sua inevitabile genericità, occorre precisare che esistono tanti “metodi razionali” quanti sono i modelli di razionalità cui si fa riferimento. Limitiamoci alle contrapposizioni forse più evidenti nella storia della filosofia:

a) la razionalità come razionalità “pura”, depurata cioè da qualsiasi riferimento alla conoscenza sensibile ritenuta fonte di errore (razionalismo, innatismo, un certo kantismo ecc.), di contro alla razionalità fondata sulla conoscenza sensibile (l’empirismo e le sue varianti);

b) la razionalità come razionalità matematica (Galileo, Hobbes, Spinoza, ecc.) di contro ad una razionalità tipicamente filosofica ed esplicitamente antiobiettivistica (si pensi al primato hegeliano della ragione dialettica sull’intelletto astratto, al metodo fenomenologico, alla contrapposizione gadameriana tra metodo ed esperienze extra-metodiche di verità come appunto la filosofia, la storia e l’arte).

 

Considerazioni metodologiche e didattiche

È noto che la tradizione dominante nell’insegnamento della Filosofia è quella storicistica. Nella pratica didattica corrente ciò ha significato e in larga misura significa ancora esporre in classe le principali correnti filosofiche nel loro ordine cronologico.

Naturalmente questa pratica ha delle radici teoriche ben precise che in Italia sono rappresentate dallo storicismo crociano e gentiliano ma che più in generale risalgono al modello hegeliano delle “Lezioni sulla storia della filosofia”: ogni filosofia è considerata frutto inevitabile di quelle precedenti in una sorta di partenogenesi delle idee che finisce per dare scarsa considerazione alle dinamiche storiche concrete e che anzi tende a far coincidere la storia umana con la storia del pensiero.

Almeno a partire dagli anni ’70 si è sviluppato in Italia un ampio dibattito che ha visto contrapporsi i sostenitori del metodo storico ai sostenitori del metodo problematico. Quanto al primo, è bene ricordare che gli studiosi più avvertiti, come per esempio Giannantoni e Dal Pra, ne hanno difeso le potenzialità didattiche ed educative sostenendo al tempo stesso la necessità di una sua profonda riforma. In questa prospettiva il metodo storico continua ad apparire l’unico in grado di garantire un’autentica comprensione della filosofia e di evitare il pericolo dell’indottrinamento degli studenti, purché però venga corretto alla luce di due istanze: da una parte l’esigenza di dare maggior spazio alla riflessione filosofica contemporanea abbandonando l’assurda pretesa di una informazione esaustiva, e dall’altra l’esigenza di porre al centro dell’insegnamento il testo filosofico in modo da favorire negli studenti un apprendimento attivo e non semplicemente ricettivo come quello basato esclusivamente sul manuale. Proprio quest’ultima istanza è alla base della posizione dei sostenitori del metodo problematico (Semerari, Papi, Severino, Sini), per i quali si tratta di abbandonare senza esitazioni la prospettiva storicistica e di concentrare l’attenzione su alcuni nodi problematici della storia della filosofia ritenuti significativi ancora oggi e perciò in grado di attivare la motivazione e le strategie di apprendimento degli studenti. Solo così la Filosofia può diventare davvero una pratica del pensiero e liberare perciò tutte le sue potenzialità formative.

Vale la pena di ricordare che in anni recenti Franco Bianco ha proposto un’interessante variante del metodo problematico, il cosiddetto metodo zetetico, consistente nel guidare gli studenti ad esplicitare le domande ed i problemi legati alla loro situazione esistenziale per mostrare come essi siano riconducibili a temi e concetti presenti nella storia della filosofia.

Naturalmente esistono vantaggi e problemi per ciascuno dei metodi indicati. Anche per questo appare davvero convincente il tentativo di mediazione operato dai cosiddetti “programmi Brocca” nei primi anni ’90. Il metodo da essi previsto è infatti “storico-problematico”: si tratta cioè di innestare il metodo per problemi su quello storico, che comunque resta prevalente. Infatti, accanto ad alcune indicazioni prescrittive per ciascun anno di corso (per esempio Platone ed Aristotele per il primo anno) vi è poi l’indicazione di una rosa di autori e di nodi problematici tra cui scegliere con l’esplicita prescrizione di partire dalla lettura dei testi ma senza prescindere dall’inquadramento storico necessario.

La preferenza per l’impostazione suggerita dai programmi Brocca non nasce certo da puro amore della mediazione. Il fatto è che se la Filosofia è, come ho cercato di mostrare, tutto ciò che la tradizione ci ha consegnato come tale il metodo storico–problematico sembra davvero il più adeguato a questo statuto plurale e multiforme. L’approccio storicistico serve a dare un’idea non astratta e dogmatica della filosofia di cui si riuscirà perciò ad apprezzare la multiforme ricchezza di problematiche, di linguaggi, di stili letterari, ecc.

L’approccio per problemi fornirà invece un utile esempio di “filosofia in atto”, di laboratorio filosofico capace di coinvolgere in modo diretto gli stessi “studenti-filosofi”. La manualistica già offre qualche pregevole strumento di integrazione fra questi approcci. Basti pensare, ad esempio, a “Itinerari di Filosofia”, l’ultima versione del classicissimo Abbagnano-Fornero, che alterna percorsi storici e percorsi tematici in un modo tale che gli uni finiscono col dare senso agli altri.

Da una parte, la storia del pensiero non si riduce a “filastrocca di opinioni” e, dall’altra parte, i problemi filosofici non si librano nel vuoto, ma si inseriscono nel terreno reale e vivo di una determinata situazione storica e culturale. Le idee dei filosofi e i problemi della filosofia non sono ridotti al contesto storico, ma non sono nemmeno scissi da esso.

Utilizzando le preziose indicazioni di Ruffaldi, si possono sintetizzare i metodi suddetti nello schema sopra.

Vale la pena rimarcare un ultimo aspetto importante. È convinzione diffusa che l’insegnante di Filosofia debba allargare il ventaglio degli strumenti della propria attività didattica in una direzione che consenta un maggior coinvolgimento degli studenti rispetto al tradizionale modello della spiegazione frontale, che pure conserva una sua innegabile e soprattutto insostituibile funzione. In questo quadro, accanto all’analisi del testo e alle pratiche che essa attiva, si collocano per esempio gli esercizi di Filosofia.

In effetti non si capisce perché uno studente debba aver bisogno di consolidare la conoscenza del Greco o della Matematica mediante opportuni esercizi senza che questa medesima necessità valga per la filosofia. Al riguardo è interessantissima la classificazione delle tipologie degli esercizi di Filosofia proposta da Mario Trombino e reperibile nel sito Internet “Il giardino dei pensieri”, interamente dedicato alla didattica della Filosofia (www.ilgiardinodeipensieri.com).

Prove di ingresso, esercizi di analisi dei testi, esercizi di sintesi, dibattiti organizzati, esercizi di creatività ed esercizi di riflessione possono davvero consentire un apprendimento più efficace della Filosofia contribuendo a renderne più attraente lo studio e allargando tra l’altro in maniera consistente il ventaglio degli strumenti di verifica, ben al di là della tradizionale interrogazione orale. In questa stessa ottica credo che trovi la sua giusta collocazione anche l’uso degli strumenti informatici, inutili e forse dannosi se utilizzati semplicemente in sostituzione di attività che sono possibili con un libro cartaceo, ma sicuramente preziosi tutte le volte che consentono una predisposizione interattiva che favorisce l’attitudine alla ricerca negli studenti: si pensi ad alcuni CD appositamente dedicati alla Filosofia, alla costruzione degli ipertesti ed anche ad Internet che, quando non venga inteso come “pozzo” di conoscenze già pronte all’uso, si può rivelare una preziosa testimonianza dell’attualità e della vitalità della Filosofia. A puro titolo di esempio, siti come quello dell’Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche o il sito web per la filosofia italiana possono, più di tanti discorsi, aiutare i ragazzi a capire il senso della pratica filosofica. Non solo perché la “voce” di tanti filosofi viventi dà la misura del carattere vivente della Filosofia, ma anche perché vedere su uno schermo il connubio tra una “cosa antica” come la filosofia e una “cosa post-moderna” come Internet aiuta a liberarsi dai pregiudizi sul carattere “passato” di un’attività più che mai “presente” e perciò, speriamolo, capace di costruire il “futuro”.

 

·        docente al Liceo scientifico “A. Tosi” di Busto Arsizio (VA)

 

METODO       FINALITA’  STRUMENTI  FOCUS           INSEGNANTE           ATTIVITA’ COMPETENZE
STORICO  Apprendimento    dei contenuti       Manuale           Contenuti  della disciplina        Maestro colui che sa Lezione            Disciplinari
PER PROBLEMI Apprendimento  di un metodo Manuale e  testi Struttura della disciplina  Esperto colui che sa Lezione            ed esercizi  Disciplinari  e didattiche
ZETETICO  Risposte           Testi     Studente          Tutor con funzione  Discussioni esercizi Disciplinari esistenziali 

 

            ,      ,                                                                           didattiche e                                                                             ed altre     psicologiche

 

STORICO-     Contenuti +      Manuale e        Disciplina +      Esperto +         Lezioni,            Disciplinari e             PROBLEMATICO     metodo            testi      studente           tutor     esercizi, altre    didattiche

 

Bibliografia

  • AA.VV., Filosofia e Filosofia, a cura di Evandro Agazzi, La Scuola, Brescia, 1992

  • AA.VV., Filosofia per tutti, a cura di M. di Pasquale, Franco Angeli, Milano, 1998

  • Enzo Ruffaldi, Insegnare Filosofia, La Nuova Italia, Firenze, 1999

  • Mario Trombino, Elementi di didattica empirica della filosofia, Calderini, Bologna, 1999

  • Mario Trombino, Elementi di didattica teorica della filosofia, Calderini, Bologna, 1999

  • E. Berti - A. Girotti, Filosofia, La Scuola, Brescia, 2000

  • Società Filosofica Italiana, Proposta per l’insegnamento filosofico nel Biennio e nel Triennio della Scuola Secondaria, 2000; il testo è facilmente reperibile sul sito della Società Filosofica Italiana (www.sfi.it) e sull’utilissimo sito di didattica della filosofia www.ilgiardinodeipensieri.com. Tra i tanti siti filosofici, mi pare che per la loro utilità didattica vadano segnalati anche quelli dell’Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche (www.emsf.rai.it) e il sito web della filosofia italiana (http://www.swif.it ).