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Scuola e nuove tecnologiedi Lucia FrigerioQuesto numero di PRAGMA focalizza la sua attenzione su una problematica oggi particolarmente rilevante: quella delle nuove tecnologie. L'innovazione tecnologica non è un argomento nuovo per la rivista che, fin dall'inizio, ne ha sostenuto con convinzione la valenza formativa, proponendo contributi teorici e segnalando esperienze significative. Il titolo del dossier "A proposito dell'Informatica a scuola" è volutamente datato: lo abbiamo scelto perchè‚ vogliamo che il termine generico con cui le nuove tecnologie sono diventate un facile slogan di politica scolastica, possa essere il punto di partenza per una loro riscoperta. Tutto ciò nel momento in cui i risultati della recente indagine mondiale sull'Ict, (Information and communications technology), divulgati dal World Economic Forum1, segnalano che l'Italia non solo non ottiene un buon piazzamento nella diffusione delle nuove tecnologie, ma addirittura retrocede di quasi 20 posizioni (dalla 28ma alla 45ma) rispetto al 2003-2004. Il "report" del Forum, che si basa sui dati della Banca mondiale e dell'unione internazionale delle telecomunicazioni, segnala per altro i buoni esiti ottenuti da altri paesi europei come Islanda, Finlandia e Danimarca, che si collocano rispettivamente al 2°, 3° e 4° posto davanti agli Stati Uniti, anche se a guidare la classifica è Singapore, simbolo di un'Asia sempre più moderna e rampante. Se una notizia di questo tipo può lasciare nel cittadino comune il tempo che trova o può indurlo ad essere scettico sulle "magnifiche sorti e progressive" del suo paese, più preoccupata diventa la reazione all'interno del mondo della scuola, che in qualche modo e giustamente si sente chiamato in causa. Anche perchè‚, sempre secondo il citato rapporto, l'Italia mostra, oltre a notevoli ritardi in vari settori produttivi, vistose lacune "in aree quali la qualità del sistema scolastico e i bassi livelli di collaborazione fra industria e mondo accademico"2. Non è che in Italia non siano diffuse le nuove tecnologie, sembra piuttosto che se ne faccia un uso prevalentemente passivo, poco finalizzato all'educazione, alla ricerca scientifica, al lavoro, allo sviluppo imprenditoriale, alla creatività intellettuale. Il dossier della rivista si apre con il prezioso contributo di Roberto Maragliano, uno dei promotori dell'introduzione delle nuove tecnologie a scuola: nel lanciare il suo suggestivo invito ad un approccio "etologico" nei confronti del computer, egli delinea la possibilità di uno scenario scolastico profondamente rinnovato grazie ad una corretta introduzione dell'Ict. L'articolo successivo coglie lo spirito della sfida ed analizza l'efficacia dell'utilizzo delle nuove tecnologie nell'ambito della didattica costruttivista, che si pone l'obiettivo di costruire un sapere attivo e autonomo, contrapposto ad un modello di apprendimento incentrato sulla ricezione passiva di contenuti e tecniche. Ad ampliare lo sguardo su alcune recenti proposte di utilizzo delle nuove tecnologie contribuiscono, rispettivamente, la presentazione di un progetto di e-learning attuato in Lombardia, la descrizione di modalità di utilizzo del computer da parte di alunni non vedenti e il resoconto di un'esperienza internazionale di didattica a distanza che ha coinvolto studenti di vari paesi. Si tratta di scritti che, oltre a dar conto di attività svolte, si propongono di mettere in luce aspetti problematici ed elementi di inadeguatezza, di cui è necessario essere consapevoli e che vanno studiati. PRAGMA, che riconosce il rapporto di interdipendenza che esiste fra la diffusione e la padronanza delle nuove tecnologie da una parte, e il livello di evoluzione e di benessere della società dall'altra, propone poi una riflessione sul concetto di cittadinanza digitale e sulle esperienze che a tale proposito si stanno attuando in molte parti del mondo. _ stata proprio l'Unione Europea che, con la sottoscrizione dell'Agenda di Lisbona del 2000, ha identificato nella diffusione dell'Ict e nella cittadinanza digitale uno degli obiettivi del suo sviluppo, e ne ha fissato - forse troppo ottimisticamente, ci verrebbe da dire pensando ai dati dell'Italia - il raggiungimento nel 2010. Queste, in estrema sintesi, le ragioni e i contenuti di un dossier dedicato all'innovazione tecnologica a scuola, con l'intento di segnalare alcuni punti di attenzione affinch‚ l'Ict non si riduca a quella mera enunciazione di "I" che il rapporto internazionale ha oggi tristemente fotografato. Su un altro fronte della sfaccettata professionalità docente di cui PRAGMA ha sempre dato conto, si collocano anche in questo numero dei contributi più strettamente disciplinari, una sorta di "fil rouge" per la riflessione e la discussione sull'insegnabilità delle discipline. Ne emerge ancora una volta uno spaccato della professione docente estremamente ricco per quel che riguarda il livello di ricerca e di elaborazione di singoli insegnanti, ma indubbiamente tormentato e reso incerto dalla mancanza di una strategia d'insieme propulsiva e motivante. Non possiamo quindi tacere sul fatto che, mentre questo numero di PRAGMA va in stampa, ancora forte è la preoccupazione per la riforma delle superiori. Assistiamo al succedersi di continue versioni dei decreti applicativi che, a causa della loro scarsa chiarezza, danno luogo ad interpretazioni ed interrogativi molteplici e diversi. Il tutto aggrava ancor di più il pericoloso divario fra la scuola reale, che ha cercato di comprendere e accompagnare il processo evolutivo della società, e l'apparato istituzionale e normativo, che non è in grado o non è disposto a mettere in campo le risorse adeguate a sostenere una riforma scolastica di qualità. Il dato sulla diffusione e sull'uso delle nuove tecnologie ne è una dimostrazione evidente. 1 Il World Economic Forum è un organismo internazionale indipendente che studia i vari aspetti dell'evoluzione della società a livello mondiale. 2 Cfr. "The Global Information Technology Report, 04/05", http://www.weforum.org/
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