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MESSAGGI IN BOTTIGLIA
Appunti per un colloquio in presidenza
di Antonio Corò
Insegno da poco e, pur sapendo che la conoscenza
della materia é essenziale, mi sono accorto che altrettanto essenziale é
una serie di attività connesse con lo stare in classe. Ad esempio,
quella del surrogato del carabiniere, del surrogato del genitore, del
surrogato del vigile (una volta mi sono entrati in classe con il
motorino, forse credevano di essere a San Siro), del surrogato del
prete. Spesso anche del surrogato dello psicologo e dello psicanalista.
E pensare che insegno una materia tecnica!
Il mio Preside (l'ho scritto con la maiuscola in
segno di deferenza, anche se - debbo ammettere - tiene i capelli tutti
spettinati, veste casual, anzi trash e ha un'auto talmente vecchia e
sporca che un'analisi qualitativa della polvere dimostrerebbe che su di
essa vi sono i segni della storia, non recente) ha promesso di aiutarmi.
Ricordo che, nel breve corso propedeutico all'insegnamento (tre secondi:
"Vai in classe e tienili buoni"), mi disse: "Per i docenti sono come il
padre e lo psicanalista. Se hai bisogno vieni da me". Come fare, visto
che sono in crisi nei rapporti con i miei studenti, a non accettare
l'invito? Se mi aiuta a vincere le mie situazioni di disagio ne guadagno
io, Lui, gli studenti e la scuola tutta.
Andrò domattina da Lui e Lui mi chiederà di
distendermi sulla cattedra e, chiarendo bene, molto bene, che il
problema é mio e soltanto mio, cercherà di aiutarmi. Devo quindi essere
pronto ad aprirgli il cuore e a chiarire con lui i problemi che mi
pongo. Devo però fare ordine questa sera e ritengo che sia meglio
appuntarmi quanto dovrò chiedergli, certo di una risposta che mi aiuterà
a migliorare nella professione.
Ecco allora cosa gli chiederò.
Se trilla un cellulare in classe, come mi comporto?
Lo requisisco e lo pesto sotto i piedi facendogli prendere una linea
ultrapiatta oggi di moda? Oppure approfitto anch'io dell'interruzione e
faccio quella telefonata alla collega dell'aula accanto che mi ha
chiesto di uscire con lei, per fissare l'appuntamento? Se il film é
noioso potremmo parlare di didattica e alla fine potrei invitarla a casa
mia per vedere la mia raccolta di testi di filosofia cinese. E se
apprezzo il cellulare del ragazzo posso chiedergli dove l'ha comprato e
quanto l'ha pagato? Con i tempi che corrono l'idea di avere un cellulare
nuovo da mostrare alla collega dell'aula accanto precisando che l'ho
comperato con uno sconto notevole mi solletica. E se il Preside mi desse
il suo numero telefonico potrei anche evitare d'ora in poi di andare in
presidenza e potrei telefonargli in diretta, nel momento del bisogno.
Poiché ho scoperto che in classe fanno a gara per chi
prende più note, posso far vincere chi voglio io? C'é uno studente che
mi sta simpatico e che ne ha prese poche e vorrei aiutarlo. Posso
promettere che cercherò di trovare dei motivi plausibili per riempire
l'apposita casella sul registro, anche se, sono certo, nessuno leggerà
mai le note.
Mi viene spesso voglia di riempire con dei graffiti
la parte nuda tra i jeans e la maglietta delle studentesse con i
pennarelli che dovrei usare per i lucidi. Se Sgarbi li potesse vedere e
apprezzare forse potrei trovare la mia vera vocazione. Nello stesso
tempo l'operazione risolverebbe una situazione incresciosa di malcostume
generalmente accettato a malincuore da noi adulti. (ma forse sotto
sotto, il Preside preferisce lo stato di fatto).
Posso correggere i compiti in classe tirandoli contro
il muro e dando i giudizi migliori a quelli che vi si avvicinano di più?
Credo che questo metodo, in fondo, non sia peggiore della mia abitudine
di correggerli davanti alla televisione (accesa, naturalmente). Tale
procedura mi permette di non addormentarmi durante i tentativi spesso
inutili di decifrare quanto hanno scritto gli allievi. In subordine
posso correggere i compiti durante il collegio docenti o i consigli di
classe. La presenza dei colleghi credo mi possa aiutare a modulare i
giudizi.
E, ancora, invece di redigere (viene fatto fare a me,
in cambio di piccoli favori come il perdono per piccoli ritardi o per
mancanze nel tenere il registro) il verbale del collegio docenti in
maniera prolissa, incomprensibile delle posizioni degli intervenuti e
inutile ai fini della programmazione, perché non pensiamo a una
modulistica con test? Potrebbe prepararla una apposita commissione e poi
basterà che ciascuno di noi metta le crocette al posto giusto. Del resto
se abituiamo gli studenti a questo metodo é perché riteniamo che sia
valido, seppur perfettibile e quindi dovrebbe essere applicato anche
alla nostra attività di programmazione.
Ho deciso di porre al mio Preside-psicoanalista solo
questi dilemmi, non perché creda che non possa darmi risposte, ma perché
ritengo di dover sedimentare i suoi insegnamenti a poco a poco, senza
sovraccaricare di soluzioni il mio diuturno lavoro. Se avanzerà tempo
alla fine della seduta gli porrò anche questi altri piccolissimi
quesiti:
-
ma perché i banchi degli allievi sono più
istoriati delle rupi della Val Camonica? Gli studenti non dovrebbero
studiare piuttosto che fare gli intagliatori?
-
ma perché i bagni delle scuole sono generalmente
indecenti?
-
ma perché sulle serrature delle biblioteche
scolastiche si formano spesso delle ragnatele?
-
ma perché non posso usare i canoni della scuola
giapponese zen Rinzai che favorisce l'illuminazione improvvisa dei
due milioni di allievi con lo studio dei koan e con le botte secondo
l'insegnamento di Te Shan (780-865) che avvertiva i propri allievi:
"Se dici sì, trenta bastonate. Se dici no, anche. Se taci, invece,
trenta bastonate"?
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