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MAPPE e paradigmi

Facciamo un po' di ordine - 1 Schematizzazione libera

di Marco Guastavigna*

Dopo aver illustrato nei due numeri precedenti della rubrica alcune delle attività di rappresentazione delle conoscenze realizzate in alcune classi quarte e quinte torniamo ora alle prime ed alle esigenze di fare un po' di ordine, nel curricolo di insegnamento e soprattutto nel patrimonio cognitivo di quegli allievi che arrivano dalla scuola media con le idee un po' confuse in proposito1.

Dopo aver analizzato quanto essi sanno fare, e soprattutto ciò che molti di essi all'ingresso della superiore ritengono in perfetta buona fede essere una mappa concettuale2, abbiamo concordato di in-trodurre una distinzione molto netta, individuando all'interno dei possibili organizzatori grafici della conoscenza:

  • rappresentazioni a sintassi libera;

  • rappresentazioni a sintassi vincolata.

Le mappe concettuali rigorose (di cui abbiamo già parlato più volte nella rubrica), le mappe mentali (di cui ci occuperemo specificamente la prossima volta), ma anche le strutture ad albero rovesciato ed i diagrammi di Venn appartengono al secondo gruppo, caratterizzato da regole di composizione esplicite e predefinite, alle quali va conformata la rappresentazione della conoscenza che si intende costruire.

Le elaborazioni che molti allievi chiamano "mappe concettuali" appartengono invece spesso al primo gruppo. Vediamo perché, analizzando il modello logico-operativo sotteso:

  • impiegano testo per determinare i nodi informativi;

  • impiegano forme geometriche, allo scopo di individuare meglio i nodi informativi, di delimitarli l'uno rispetto all'altro, ed eventualmente di differenziarli tra loro anche dal punto di vista visivo;

  • connettono i diversi nodi informativi con segmenti, frecce ed altre tipologie di tratti;

  • definiscono in qualche modo, se e quando ciò é ritenuto necessario, alcune delle connessioni tra i nodi informativi;

  • mettono in rilievo e contrassegnano, se e quando ciò é ritenuto necessario, qualche nodo o qualche connessione con accorgimenti grafici di diverso tipo, per esempio usando segni di punteggiatura, colori e aumento o riduzione delle dimensioni.

Si tratta di forme di elaborazione la cui proprietà fondamentale, insomma, é la possibilità di costruire in progress le proprie regole di composizione. La sintassi iniziale é del tutto libera ed andrà a definirsi per gradi, su base spontanea, plasmandosi in funzione delle esigenze di strutturazione e di organizzazione delle informazioni via via che esse si manifesteranno.

Siamo di fronte ad una forma di organizzazione grafico-testuale utilizzata molto di frequente anche da parecchi adulti:

  • sono gli appunti "presi" durante una conferenza, una lezione, un dibattito o durante la lettura di un testo, per sintetizzarne il contenuto seguendone "in diretta" la struttura espositiva;

  • sono le note "buttate giù" quando si debba velocemente improvvisare un intervento in una situazione di discussione collettiva organizzata.

Vediamo ancora meglio. Siamo di fronte ad un modello di rappresentazione delle conoscenze la cui caratteristica di base é la capacità di adattamento progressivo al flusso espositivo di cui si fruisce o alle esigenze del proprio pensiero via via che esso si manifesta e si struttura. Non essere vincolati a regole di composizione predefinite, e quindi disporre inizialmente di una sintassi a maglie molto larghe, permette cioé di conciliare le urgenze dell'immediatezza con le richieste di puntualizzazione e sistematizzazione delle informazioni e delle loro relazioni che il progredire del flusso espositivo o della nostra elaborazione personale renderanno sempre più cogenti.

In sintesi, le rappresentazioni della conoscenza a sintassi libera costituiscono una modalità di elaborare le conoscenze caratterizzata da:

  • massima plasticità cognitiva

  • ampie possibilità di contestualizzazione, in funzione della situazione comunicativa e del nostro scopo

  • grande rispetto della soggettività, delle esigenze e delle scelte personali.

Vediamo ora rapidamente come far esercitare gli allievi in questo campo.

La finalità é far comprendere agli studenti come impiegare la vasta adattabilità delle schematizzazioni libere in diverse situazioni cognitive.

L'approccio più praticabile é certamente l'organizzazione grafica di parti del libro di testo: si richiederà agli allievi di raccogliere i nodi informativi essenziali esposti e le loro connessioni in una rappresentazione da costruire parallelamente alla lettura ed all'analisi del libro stesso. Si può partire ad esempio con un paragrafo e chiedere di organizzarne i contenuti graficamente, le prime volte mediante lavori di gruppo, in modo da rendere più semplice il confronto e la discussione dei prodotti finali. é anche possibile concepire una fase propedeutica, nella quale chiedere agli allievi di "manipolare" rappresentazioni del flusso espositivo del testo date, chiedendo loro di correggere, emendare ed integrare schematizzazioni date, sempre dando ampio spazio alla discussione delle proposte e dei criteri di "manipolazione". Si potranno operare ovviamente variazioni di altro genere, in particolare facendo crescere progressivamente la quantità di materiale testuale con cui fare i conti.

Una volta consolidata la capacità di utilizzare le schematizzazioni libere per la rappresentazioni dei contenuti del libro di testo, si potrà richiedere ai ragazzi di provare a organizzare graficamente anche quelli di una lezione orale.

Pure in questo secondo caso sarà probabilmente necessario impostare una fase propedeutica, per esempio presentando due o tre semplici schematizzazioni già fatte, che i ragazzi dovranno tenere sott'occhio durante la loro esposizione al flusso espositivo orale dell'insegnante (che dovrà essere, almeno inizialmente, molto breve e molto lineare) per poi decidere quale sia quello più efficace per la raccolta dei nodi informativi essenziali e delle loro connessioni.

Terzo passaggio essenziale é la capacità di apprezzare la schematizzazione libera come supporto di un intervento in una discussione in classe. Tutti i colleghi sanno come sia sempre più difficile organizzare dibattiti ordinati, interessanti e seri, ma in questa sede daremo per superato questo aspetto.

Delle tre prestazioni questa é certamente la più complessa: un intervento dovrebbe infatti essere "sentito", spontaneo, autentico. Sarà quindi utile organizzare piccoli gruppi, in cui consapevolmente "giocare" una simulazione e quindi fare degli aspetti artificiosi una componente esplicita del contesto: il dibattito sarà preceduto da una fase di documentazione sull'argomento e sulle opinioni correnti in proposito; agli allievi sarà successivamente richiesto di intervenire esponendo in modo il più preciso possibile opinioni argomentate, in modo che la richiesta di schematizzazione sia motivata con forza proprio dalle esigenze di articolazione e completezza che sono tipiche di un intervento che vuole essere incisivo e quanto più possibile originale e personale. 

*docente all'IIS "Beccari" di Torino