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Associazione TreeLLLe,

Stato, Regioni, Enti locali e scuola: chi deve fare cosa?

Seminario n. 6, novembre 2005

a cura di Mauro Riboni

Continua, e si conclude, la recensione delle pubblicazioni della collana "Seminari", Fondazione per la scuola - Associazione TreeLLLe, relativa agli atti di tre convegni internazionali, svoltisi a Roma nel corso del 2005 sul tema: "Per una scuola autonoma e responsabile". Dei primi due abbiamo riferito nei precedenti numeri ("L'autonomia organizzativa e finanziaria della scuola" , PRAGMA n. 27 e "Il governo della scuola autonoma: responsabilità e accountability", PRAGMA n. 28).

Il terzo seminario era dedicato a "Stato, regioni, enti locali e scuola: chi deve fare cosa?".

La relazione introduttiva sul tema: "Chi fa cosa in Europa?" é di Thomas J. Alexander, chairman del forumTreeLLLee analizza come si sono sviluppati i processi di autonomia scolastica avviati negli ultimi vent'anni in Europa e come l'autonomia si colleghi a migliori risultati degli studenti.

Il processo dell'autonomia ha subito un'accelerazione dopo essere stato avviato in Inghilterra, Finlandia e Svezia con il dichiarato obiettivo di garantire a tutti gli studenti l'opportunità di ottenere un'istruzione di qualità.

Attraverso l'analisi di alcuni interessanti dati esposti in modo chiaro attraverso grafici, la relazione esamina e compara il livello di centralizzazione e decentramento delle decisioni e, più in dettaglio, le modalità di riparto di tali decisioni con riguardo all'organizzazione didattica, alla gestione del personale, ai livelli retributivi e al settore di progettazione delle strutture edilizie (in cui le scuole hanno pochissimo potere) nonché le diverse modalità di tali processi decisionali (piena autonomia, consultazione o codecisione)

In Italia é assunto a livello scolastico circa il 40 % delle decisioni collegate soprattutto all'organizzazione dell'insegnamento, mentre a livello europeo si va dal 100% di decisioni assunte a livello scolastico in Belgio al 10% della Grecia.

Prendendo come punto di riferimento i risultati dell'indagine OCSE-PISA si evidenzia come nella maggior parte dei Paesi che hanno riportato risultati positivi gli Enti locali e le scuole hanno una notevole libertà e autonomia sia nell'adattare e attualizzare i contenuti educativi sia nell'attribuire e gestire le risorse.

La relazione giunge a concludere che l'autonomia é soprattutto una questione di leadership. Le scuole e i sistemi scolastici che tendono a produrre le migliori performance sono quelle in cui la leadership educativa e affettiva é effettiva e legittimata, in cui vi sono capi di istituto o consigli di amministrazione adatti e pronti ad assumerla.

L'intervento successivo, a firma di Franco Bassanini, attuale presidente Astrid, ma soprattutto noto come colui che dà il nome alla famosa legge 59/97 con cui si é avviato in Italia il processo dell'autonomia, riprende la relazione introduttiva per affermare come il decentramento sia lo strumento essenziale per far fronte al rischio di sovraccarico di domande al centro del sistema e ad una implosione burocratica del sistema stesso. L'enorme incremento di domande e di bisogni, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo, che famiglie e imprese pongono con sempre maggior urgenza e variabilità, rende cogente infatti una "razionale divisione del lavoro" tra diversi soggetti.

Bassanini ripercorre quindi le linee guida del progetto degli anni Novanta con cui si é adottato in Italia un modello misto di autonomia: il ruolo del centro resta pur sempre rilevante, diverso ma ancora rilevante.

L'autore si sofferma quindi ad elencare e commentare la complessa ripartizione delle funzioni tra centro e organismi locali per poi passare ad esaminare la concreta realizzazione di questo progetto come si é andata sviluppando nei primi anni 2000 a fronte di non poche difficoltà e rallentamenti. Le difficoltà culturali di fondo rispetto alla nuova impostazione, la debolezza dei supporti tecnici e l'insufficiente sviluppo del ruolo di sostegno e supporto di Comuni, Province e Regioni tuttora costituiscono un peso non indifferente alla concreta realizzazione del processo di autonomia.

Regioni e Province in particolare faticano ad accettare l'idea che il loro compito sia principalmente quello di offrire strumenti di sostegno e supporto. In alcuni casi, a livello regionale, si é andato evidenziando una sorta di centralismo regionale. Ma le difficoltà e le resistenze maggiori, a detta di Bassanini, si scontano ancora al centro del sistema (ministero e parlamento) dove si fatica ad accettare l'ineluttabilità di tale processo.

In prospettiva l'autore riprende un'ormai famosa espressione per sostenere che occorre "insistere, insistere, insistere": cruciale sarà il ruolo delle Province che, nell'80% dell'Italia (al di fuori cioé delle aree metropolitane), rappresentano un livello amministrativo essenziale. Occorre poi incentivare fortemente le forme di cooperazione tra Comuni

I successivi interventi sono di Beniamino Caravita che tocca, da giurista, gli aspetti costituzionali della questione, di Silvia Costa, responsabile Istruzione della Conferenza Stato-Regioni, di Nadia Masini, responsabile nazionale dell'Associazione Comuni Italiani, di Eugenio Massolo, del coordinamento Istruzione dell'Unione Province Italiane, di Luisa Ribolzi dell'Università di Genova, e di Lorenzo Caselli, presidente della Fondazione per la Scuola, che si occupa delle conclusioni. In allegato sono poi raccolte le norme relative alla definizione dei livelli di governo del sistema dell'istruzione.