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Didattica e discipline

Storia e/o filosofia

di Giovanni Missaglia*

Da quando, con un provvedimento inserito nella legge finanziaria del 2001 dall'ex ministro Moratti, é stato reso obbligatorio il completamento a 18 ore per tutti gli insegnanti a prescindere dal riordinamento dei curricula, l'effetto che si é prodotto sull'insegnamento della Storia e della Filosofia nei Licei scientifici é stato a dir poco caotico. Quel provvedimento, non a caso inserito nella legge di bilancio, era dettato dalla pura e semplice volontà di tagliare i costi, senza nessuna considerazione delle ricadute didattiche che avrebbe provocato.

Beninteso: il completamento a 18 ore, in sé, é una misura ragionevole e per certi versi sacrosanta. Ma l'averla adottata a prescindere dalla ridefinizione dei curricula ha comportato delle conseguenze pesanti. La prima é la separazione dell'insegnamento della Storia e della Filosofia in una stessa classe: docenti con stili di insegnamento e formazione culturale diversi si trovano su una stessa classe a gestire separatamente discipline che per decenni sono state "accoppiate". La seconda conseguenza é che per molte classi la continuità didattica é diventata una chimera: nei Licei scientifici l'obbligo di completare le 15 ore previste dall'ordinamento con le 3 mancanti ha significato per moltissime classi cambiare ogni anno o l'insegnante di Storia o quello di Filosofia o addirittura entrambi. Se a questo si aggiunge che un discorso analogo deve essere fatto per gli insegnamenti di Matematica e Fisica, si comprende anche che molti consigli di classe hanno conosciuto una vera e propria proliferazione del numero di docenti che ha ovviamente reso più difficili la programmazione e il lavoro collegiali.

Di fronte a questo quadro credo sia utile, in primo luogo, ricordare brevemente le buone ragioni che per decenni sono state alla base dell'accorpamento degli insegnamenti di Storia e Filosofia. Intanto, e non é poco, la formazione universitaria dei docenti che insegnano queste discipline e che si svolge nei corsi di laurea di Storia e di Filosofia é ancora improntata all'idea del nesso e dell'unitarietà fondamentale tra questi saperi che non a caso vanno poi a costituire un'unica classe di concorso, la A037, Filosofia e Storia, appunto. Ma, più profondamente, c'é da ricordare il nesso concettuale che unisce il sapere storico e il sapere filosofico.

Certo, la celebre tesi crociana dell'identità tra Storia e Filosofia non può essere giustificata se non nel quadro dell'idealismo neohegeliano di cui Croce é stato autorevolissimo esponente. Ma contestare l'assoluta identità di storia e filosofia non può significare la negazione del nesso che comunque le lega.

La filosofia non vive in un mondo a parte, in un cielo separato dalla concreta storia degli uomini, perché é il tentativo mai compiuto di rispondere alle domande e alle sfide che la storia pone. Si tratti di problemi epistemologici o etici, politici o religiosi, la filosofia altro non é che la meditazione riflessa sulle questioni che le diverse epoche storiche hanno reso urgenti. Ma anche la storia, quando non voglia essere presentata come pura sequela di fatti materiali del tutto privi di significato e di connessione, é originariamente storio-grafia, cioé interpretazione "filosofica" delle vicende umane.

Ancora una volta: conosciamo bene il pericolo di appiattire la storia su una qualche filosofia della storia. Ma la consapevolezza del pericolo non ci può impedire di ribadire con forza che il dibattito storiografico é, in ultima analisi, confronto tra diverse letture, tra diversi modi di organizzare concettualmente, i "puri" dati della storia, il suo materiale grezzo.

Se le cose stanno in questi termini occorre che tutti gli insegnanti di Storia e Filosofia, anche attraverso le associazioni di categoria, si mobilitino per porre riparo ad una situazione che non ha nessuna giustificazione culturale e, quel che é peggio, ha delle pesanti ricadute didattiche. Il nuovo quadro politico può, forse, essere favorevole. Il Presidente Prodi, parlando di scuola, ha fatto ripetutamente riferimento alla necessità di adottare una "politica del cacciavite". Lo stesso ministro Fioroni, ancora nella recente lettera inviata a tutti i docenti, ha detto di preferire la via dei molteplici "aggiustamenti", ovviamente sorretti da un disegno complessivo, a quella di una grande riforma della secondaria superiore che in Italia sembra destinata ad arenarsi fra resistenze corporative all'interno del corpo docente e contraddizioni politiche all'interno della maggioranza di governo. Bene: prendiamoli in parola.

Un aggiustamento, un intervento di cacciavite urgente e fattibile, ci sembra proprio quello relativo all'insegnamento della Storia e della Filosofia, che continuiamo a considerare decisivo nel percorso formativo e civile degli studenti. L'obiettivo del completamento a 18 ore, sempre più necessario per garantire uguaglianza tra colleghi e contenimento dei costi di gestione, può e deve essere tenuto fermo mediante soluzioni organizzative che salvaguardino le buone ragioni della didattica.

 

 

*docente di Filosofia e Storia presso il Liceo scientifico "P. Frisi" di Monza (MI)