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FOCUS: IL DISAGIO DEGLI INSEGNANTI
Scuola e benessere organizzativo: una nuova opportunità
di Tommaso Prestipino*
Cambiamento, riorganizzazione, trasformazione/riforma
sono tre codici, tre "significanti" ai giorni nostri assai conclamati,
attesi, prefigurati e purtroppo, faticosamente realizzati. Non vi é
ambito di contesto sociale, organizzativo ed istituzionale pubblico, che
non ne sia influenzato ed attraversato: dal primario gruppo di
aggregazione familiare, alle più complesse organizzazioni produttive e
di servizi, sino alle grandi istituzioni nazionali. A tali significanti
é comunque consequenziale ed utile attribuire possibili "significati",
non solo sotto il profilo semantico e delle relative implicazioni
connesse, ma anche sotto quello delle " ricadute", delle conseguenze e
degli effetti che generano le relative applicazioni operative.
Se ora tentiamo di cogliere il significato sotteso a
ciascuno di questi termini, ci é possibile leggere, ad esempio, il
"cambiamento" in modo trasgressivo sul piano etimologico, come "cambio"
di "mente", come sostituzione, come azione che richiede una diversa
collocazione mentale, una diversa chiave di lettura della realtà con la
quale ci si trova ad agire. Abbiamo una nostra rappresentazione mentale
del mondo costituita da "conoscenze", "esperienze" e "valori" costruiti
nel tempo, non senza fatica e che ci sembrano adeguati, ma invece i
mutamenti ci impongono un processo di apprendimento, possibile solo
attraverso l'utilizzo di modelli di lettura "altri".
Quando poi riflettiamo sul termine
"riorganizzazione", possiamo constatare come anche in questo caso la
parola stessa contenga in sé l'esigenza di sviluppare una operazione
mentale finalizzata a pensare nuovamente, a "ri"-collocare nella nostra
mappa cognitiva una diversa interpretazione, una diversa immagine di una
nuova realtà. Si rende necessaria l'elaborazione mentale di un quadro di
riferimento innovativo per il nostro operare: funzioni, compiti, ruoli,
strumenti gestionali, procedure e prassi assumono significati, pesi,
valori diversi.
Analizzando infine, il riferimento concettuale alla
parola "trasformazione", che cosa possiamo cogliere in esso se non un
ulteriore stato mentale di passaggio, di movimento, "trans" ad altre
"forme" di pensiero, diverse "concezioni" di osservazione ed
interpretazione della realtà, sia sul versante razionale cognitivo, sia
quello emotivo-affettivo? Anche in questo caso, ci si trova di fronte ad
una situazione nella quale dobbiamo abbandonare qualche "certezza",
qualche "sicurezza" che ci ha "guidato" fino ad allora, per tentare di
aggiungere nuove possibili rappresentazioni di realtà e conseguenti
modalità di comportamento.
Tutto ciò genera in noi, per naturale e comprensibile
fisiologia, fastidiosi stati di incertezza, di confusione, di
disorientamento, rispetto all'adeguatezza delle nostre capacità e
competenze nell'affrontare le situazioni in movimento. Ecco così
l'affermarsi di quegli stati di tensione fisica e psicologica,
comunemente classificati come "stress", che ostacolano l'efficienza e il
benessere quotidiano degli individui.
Scuola e cambiamento
Tutte le organizzazioni, indipendentemente dalla loro
appartenenza ad un sistema produttivo di beni oppure di servizi, si
trovano oggi coinvolte in processi di significative trasformazioni. Per
quanto riguarda in particolare la scuola, i cambiamenti sono stati
numerosi, forti, rapidi e molto ravvicinati, ed hanno riguardato aspetti
strutturali e processuali quali:
-
ciclo di riforme (autonomia scolastica,
innalzamento della scuola dell'obbligo);
-
ruolo della dirigenza ("obbligo" di agire in
un'ottica manageriale);
-
nuove funzioni organizzative (maggiore importanza
di ruoli di coordinamento e connessione);
-
offerta formativa (richiedente progettualità,
condivisione di valori fondanti e strategie);
-
misurazione della qualità (metodologie e
processi);
-
competenze professionali (necessità di costanti
aggiornamenti);
-
passaggio dal lavoro individuale a quello d'équipe;
-
comunicazioni e relazioni interne ed esterne
(confronto con colleghi, superiori, famiglie, territorio);
-
mutamento delle caratteristiche dei clienti
(crescita del numero di studenti extracomunitari, inserimento di
alunni disabili, nuove culture);
-
evoluzione scientifica (informatica e internet).
Ci troviamo quindi di fronte a un processo di
innovazione organizzativa e tecnologica, supportato da una nuova cornice
normativa e ispirato a nuovi modelli e paradigmi organizzativi, che
interessa tutte le persone e i ruoli che operano nella scuola:
dirigenti, personale ATA, insegnanti, genitori, studenti. La
transizione, già complessa per la parte organizzativa e amministrativa,
presenta problematiche ancora maggiori per quel che concerne i docenti,
ai quali viene richiesto di svolgere il proprio ruolo in termini sempre
più professionali, ponendo attenzione ad obiettivi perseguiti, a
risultati ottenuti, a livello e qualità della prestazione.
Si configura così una situazione carica di promesse e
di attese, ma anche di emozioni negative, che vanno dalla paura, alla
disaffezione, alla rabbia e alla rassegnazione. A queste si può
accompagnare la ormai nota sindrome del burnout (Maslach e Leiter,
2000), condizione caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo,
distanza ed apatia nei rapporti interpersonali, frustrazione per mancata
realizzazione delle proprie aspettative e perdita della capacità di
controllo, in una parola smarrimento di quel senso critico che consente
di attribuire all'esperienza lavorativa la giusta dimensione.
Prevenzione dei rischi psicosociali e promozione
del benessere
Le considerazioni sinora fatte sottolineano quindi la
possibilità che anche nel contesto scolastico emergano i cosiddetti
rischi psicosociali intesi come: "quegli aspetti relativi alla
progettazione, organizzazione e gestione del lavoro, nonché ai
rispettivi contesti ambientali e sociali, che dispongono del potenziale
per dar luogo a danni di tipo fisico, sociale o psicologico" (Agenzia
Europea per la Sicurezza e la Salute sul lavoro, 2002).
Questa tematica é stata ed é fonte di preoccupazione
da parte della Commissione Europea che nella Direttiva 2002-2006 sulla
salute psicofisica nei luoghi di lavoro (COM/2002/0118 def.) invitava
gli Stati membri ad occuparsi della promozione del benessere nei
contesti di lavoro in un'ottica di approccio preventivo verso i rischi
psicosociali emergenti (stress, burnout, mobbing). Tale indicazione é
stata recepita in Italia nell'ambito delle Pubbliche Amministrazioni,
tramite una direttiva del Ministro della Funzione Pubblica sulle misure
finalizzate al miglioramento del benessere organizzativo (24 marzo 2004)
che sollecita l'attuazione di indagini conoscitive e di azioni concrete
di miglioramento. Tra le finalità del documento, si legge: "Il
Dipartimento della funzione pubblica intende sostenere la capacità delle
amministrazioni pubbliche di attivarsi, oltre che per raggiungere
obiettivi di efficacia e di produttività, anche per realizzare e
mantenere il benessere fisico e psicologico delle persone, attraverso la
costruzione di ambienti e relazioni di lavoro che contribuiscano al
miglioramento della qualità della vita dei lavoratori e delle
prestazioni". Al riguardo sono state attivate una serie di iniziative in
vari contesti - tra i quali quello sanitario - al momento maggiormente
focalizzate nelle fasi esplorative e conoscitive.
Nel nuovo scenario in cui si trovano ad operare le
scuole, questo approccio innovativo, centrato sul ben-essere, inteso
come positiva interfaccia tra persona ed organizzazione e come nuova
"cultura" del lavoro fatta di valorizzazioni e stimoli, sembra
rappresentare un percorso preferenziale da seguire. Attenzione al
benessere significa mettere in primo piano l'importanza imprescindibile
della persona, delle sue condizioni di vita intrecciate
indissolubilmente con quelle sul posto di lavoro, e dei suoi riflessi,
nell'ambito sociale e familiare. Questa nuova cultura del lavoro impone
una particolare attenzione al modo di stare con gli altri e al sentirsi
parte di gruppi ed organizzazioni, tutte condizioni che possono
diventare potenziali cause di stress e influire negativamente sul
funzionamento organizzativo e sulla qualità del servizio offerto.
In che modo é possibile far fronte ai cambiamenti in
atto senza esserne travolti? Come si può favorire una partecipazione
attiva delle persone? é possibile prevenire l'emergere ed il radicarsi
di situazioni di disagio e di latente conflittualità? Si può riuscire ad
individuare un sistema di indicatori in grado di misurare la presenza di
malessere all'interno del contesto di lavoro, ovvero lo stato di salute
organizzativa?
Per rispondere a queste e ad altre importanti
domande, ma soprattutto per verificare concretamente le condizioni
socio-psicologiche dell'ambiente di lavoro, é utile avviare indagini
riguardanti lo stato di benessere. La diagnosi del benessere, effettuata
tramite la somministrazione di questionari costruiti ad hoc,
l'effettuazione di focus group e di interviste semistrutturate, consente
di rilevare le eventuali aree di criticità e, successivamente, di
individuare strategie e metodi per prevenirle o per gestirne specifici
disagi. Si tratta d'interventi finalizzati a promuovere benessere o ad
evitare le cause di probabile malessere, per favorire una migliore
efficacia/efficienza organizzativa, un maggior equilibrio psicofisico e
un clima cooperativo.
Questo forte segnale di attenzione e considerazione
nei confronti delle risorse umane può innescare un processo di
attivazione motivazionale e di soddisfazione, e fondare le basi per
un'attività lavorativa concepita non solo come individualità, ma anche
come lavoro in gruppo, all'interno di confini organizzativi ben
delineati.
Una scuola che si analizza, si ascolta e progetta gli
interventi atti a migliorare i vari aspetti della sua vita organizzativa
é una scuola che si pone nella prospettiva di promuovere il benessere di
tutte le sue componenti.
Quali ipotesi di intervento?
L'eventuale individuazione di un approccio
pragmatico, come possibile risposta alle domande ed alle conseguenti
risposte diagnostiche che l'organizzazione scolastica si é voluta dare
come lettura della propria salute psicosociologica ed organizzativa,
risiede innanzitutto nella esigenza di una volontà politica gestionale,
di riconoscere e riconoscersi nei risultati ottenuti. Tale situazione
potrebbe quindi facilitare la necessaria conseguenza di dare vita ad un
pensiero progettuale, finalizzato ad elaborare quegli obiettivi di lungo
periodo da perseguire con sistematicità nel tempo sul versante dello
sviluppo organizzativo.
Si prefigura, così, un sistema complesso che deve
essere in grado di differenziare e integrare, di accogliere e far
incontrare istanze diverse e bisogni diversi (di ciascuno degli attori
in gioco, sia interno che esterno alla scuola), di dare centralità alla
persona, di valorizzarne le identità personali e professionali,
l'autonomia e la capacità di azione, e di dare rilevanza ai fattori
organizzativi.
Ciò potrebbe significare, alla luce delle attuali
tendenze, orientamenti e direttive del sistema scolastico, mettere in
atto, ad esempio, azioni gestionali di varia natura riconducibili a:
l'attenzione, cura e manutenzione di un sistema informativo diffuso; la
facilitazione e crescita della comunicazione; la definizione e la
verifica di obiettivi/risultati; l'aggiornamento e sviluppo di
competenze professionali; la cura delle professionalità dei ruoli di
coordinamento e conduzione di gruppi di lavoro ed alle competenze nella
"lettura" dei principi fondanti i sistemi organizzati.
Queste possibili azioni potrebbero facilitare il
conseguimento di un obiettivo prioritario di fondo, quello di stimolare
il passaggio da una concezione dell'istituzione di natura
amministrativo/burocratica ad una orientata sull'organizzazione come
sistema. Ciò potrebbe sviluppare un'idea dell'attività lavorativa
centrata su risultati e qualità, sulla responsabilità piuttosto che sul
compito, sul processo piuttosto che sulle procedure, sulla decisione
partecipata piuttosto che individualizzata.
Le considerazioni sopra riportate rappresentano
soltanto alcuni pensieri stimolo, sicuramente da rimodellare e definire,
nei loro obiettivi specifici, risorse, tempi e modalità, secondo le
risultanze di adeguate diagnosi di realtà, attivate all'interno di un
contesto organizzato. In tal modo sarà possibile prefigurare e
progettare interventi finalizzati a creare condizioni e opportunità di
star bene a scuola. Senza un test di realtà, senza una adeguata lettura
e riflessione sui risultati, vi sarebbe il pericolo di dar vita ad
iniziative quali protesi a priori, rispondenti ad atteggiamenti di moda,
a volte inadeguati ed imposti, per ragioni di tendenza o di affermazione
di una visibilità di facciata.
*psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni, docente
di Psicologia della Leadership presso l'Università Cattolica di Piacenza
e direttore scientifico di Eu-tròpia s.r.l.
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