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FOCUS: IL DISAGIO DEGLI INSEGNANTI
Il "patto scellerato"
di Daniela Merlo
Tra le molteplici difficoltà, di ordine sociale,
psicologico ed educativo che i docenti incontrano nel loro navigare in
quel mare burrascoso che é la scuola, non si può non ascrivere anche la
grande insidia tesa dalla confusione normativa che regna negli ultimi
anni. Il docente "non ingenuo" sente che non c'é più la guida salda
della "certezza della legge".
Un esempio per tutti é il Protocollo d'Intesa del
3/06/2002, siglato da Regione Lombardia, Miur e Ministero del Lavoro e
delle Politiche sociali. Secondo tale protocollo, a partire dall'anno
scolastico 2002/2003 ha avuto inizio nei Centri di formazione
professionale la sperimentazione di Percorsi di Istruzione e Formazione
professionale triennali, grazie ai quali lo studente può assolvere
l'obbligo formativo e conseguire un diploma di qualifica professionale
di validità nazionale.
Fino a luglio sembrava di sapere con certezza che il
titolo di qualifica sperimentale era valido su tutto il territorio
nazionale, in quanto rispondente agli standard minimi formativi relativi
alle competenze di base (Accordo in sede di Conferenza Stato-Regioni,
del 15/01/2004). Alcuni degli Istituti professionali avevano già
accettato l'iscrizione alle classi 4¡ o 5¡ da parte degli studenti dei
Cfp, visto che i corsi organizzati con i finanziamenti dei Fondi sociali
europei sono diminuiti in modo radicale e quegli studenti non hanno
altra possibilità per completare la propria formazione. Secondo l'O.M.
87 del 3/12/2004, al biennio terminale degli istituti professionali
"sono ammessi coloro che sono in possesso del relativo diploma" e,
quindi, i diplomati del Cfp potevano rientrare dalla Formazione
Regionale all'Istruzione Professionale nella classe quarta o quinta
senza esami. Non é più così dall'11 luglio 2006, almeno in Lombardia. E
non perché il Ministro abbia abrogato l'O.M. 87/04, ma perché l'Ufficio
scolastico regionale, attraverso un suo Dirigente, ha diffuso una
circolare in cui si dice che "dal momento che gli studenti che
provengono dai centri di formazione professionale non hanno una
qualifica statale, occorre procedere ad un esame di qualifica, che può
essere specificamente organizzato in qualunque momento dell'anno
scolastico...". Eppure la qualifica sperimentale ai sensi dell'Accordo
Miur (ex) e Regione Lombardia veniva sbandierata come valida in tutto il
territorio nazionale nelle Conferenze di Servizio di ambito regionale e
nei documenti redatti per stimolare scuole e Cfp ad aderire alla
sperimentazione di Istruzione e Formazione integrata.
E, allora, il "docente non ingenuo" si sente
veramente annichilito di fronte alla precarietà delle norme, alla
"incertezza" della legge. Immaginate con che animo, con quale senso
della propria professionalità si debbano affrontare le proteste degli
studenti a cui si era garantita a gennaio, o nei mesi successivi,
l'iscrizione all'istituto professionale, per dire loro che non é più
vero, che devono affrontare l'esame di qualifica, che l'esame sostenuto
al Cfp non ha più valore.
Peggio ancora - ma in un certo senso meglio così -
dover dire dopo le prove che 7 studenti su 11 candidati (questo é il
caso verificatosi presso un istituto milanese) hanno fallito, che per la
scuola non sono qualificati, che il loro diploma sperimentale é carta
straccia e che, se vogliono, possono iscriversi alla classe terza.
Meglio così, perché: quali probabilità di riuscita avrebbero avuto
questi studenti inseriti in classi quarte, dove il lavoro scolastico
sarebbe stato impostato seriamente sugli standard dei qualificati
provenienti dall' Istruzione professionale?
é stato un patto scellerato quello tra il Miur e la
Regione Lombardia? Certamente sì, nella misura in cui, al di là delle
tante esortazioni a credere nella rilevanza del "secondo canale" rivolte
ai docenti per invitarli ad aderire alla sperimentazione, non si é
veramente vigilato sulla qualità del progetto formativo, sulla serietà
della scuola regionale e dei crediti realmente maturati dagli studenti.
é stato un patto scellerato non garantire a tutti gli
studenti iscrittisi ai Cfp per assolvere l'obbligo formativo e che hanno
intrapreso il percorso del Protocollo d'Intesa del 3/06/2002 di
raggiungere il diploma di Tecnico, poiché, venuti a mancare i
finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, essi sono stati costretti a
rientrare nel canale dell'Istruzione dopo il 4¡ anno. é stato un patto
scellerato se, al momento di realizzare fino in fondo le opportunità
pattuite con chi vi ha aderito, si sono cambiate le regole del gioco, se
le certezze sbandierate erano così inconsistenti che, senza alcun
preavviso, in una calda giornata di luglio i patti stabiliti sono stati
scavalcati e annullati da una circolare dell'Ufficio scolastico
regionale per la Lombardia.
Del resto anche il Ministero sembra lontano,
altalenante fra la voglia di rovesciare tutto e la necessità di
tamponare e prendere tempo. La struttura gerarchica garantita fino a
qualche anno fa dai Provveditorati agli Studi é stata scardinata dai CSA
(Centri Servizi Amministrativi), che magari saranno sostituiti da
qualche altra sigla (e forse anche funzione); i Direttori generali
regionali sembrano figure "altre" rispetto al Ministero stesso, e gli
Ispettori Tecnici, infine, non possono sbilanciarsi molto, tante sono le
norme che si intrecciano, si accavallano, si susseguono senza che le
precedenti nella stessa materia siano state abrogate.
Questa dimensione di allarme, cioé di grave
incertezza e confusione nel fare riferimento ad una norma certa, é
sensibilmente diffusa anche in altri ambiti, come quello dell'esame di
Stato: famiglie, studenti, docenti si allarmano ad ipotesi di
cambiamento ventilate o non del tutto dichiarate, e una domanda su tutte
emerge: "é lecito cambiare le carte in tavola a percorso quasi
ultimato?"
E poi: cosa accadrà in merito all'obbligo scolastico?
Lo abbiamo sentito affermare attraverso interviste rilasciate alla radio
o alla televisione: "l'obbligo scolastico é esteso ai 16 anni". Forse
questo provvedimento rientrerà nella legge Finanziaria, ma per ora, come
dobbiamo attivarci nell'organizzare le attività di orientamento presso
la Scuola Media? Dobbiamo riprendere a segnalare agli organismi
competenti tutti i casi di inadempienza? In base a quale circolare e
normativa?
A scuola le novità arrivano sempre prima attraverso i
mass-media, così si scatenano le peggiori fantasie e le più sconfortanti
paure, e i docenti si sentono ancora una volta in alto mare, in balia di
venti e correnti imprevedibili. |
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