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FOCUS: IL DISAGIO DEGLI INSEGNANTI
La curiosità, l'ascolto e il coraggio della sfida
di Giuliana
Cavallo-Guzzo
Lavoro, arte, mestiere, missione, professione sono i
termini che più frequentemente vengono utilizzati per definire
l'insegnamento e l'attività docente. Chi come me si trova nella scuola
da un certo numero di anni - sufficienti per aver maturato un po' di
esperienza senza per ora esserne sopraffatta - sa bene che insegnare può
essere tutto questo e insieme anche altro.
Non é facile individuare la molla profonda che ad
ogni fine estate mi fa desiderare di incominciare un nuovo anno
scolastico e che poi, giorno per giorno, mi spinge avanti pur tra le
tante difficoltà che incontro. Se cerco di scavare in profondità,
andando oltre le sovrastrutture culturali e metodologiche, che sono
senz'altro indispensabili ma non sufficienti per un docente, posso dire
che una grossa spinta é costituita per me dalla curiosità (nel senso
buono del termine) per le persone e per le loro storie, soprattutto
quando si tratta di ragazzi ancora in crescita. Non potrei insegnare in
modo efficace senza creare al contempo una relazione con i miei alunni
conoscendoli quindi come persone. Questo é a mio avviso tanto più
importante quando si lavora in contesti scolastici in cui le situazioni
di disagio sono frequenti e i vissuti personali, con le relative
sofferenze, particolarmente pesanti. Prerequisiti indispensabili
diventano allora la capacità di ascolto e l'attenzione ai bisogni
comunicativi dei ragazzi e, spesso, delle loro famiglie: quante volte,
convocato un genitore per approfondire i problemi scolastici del figlio,
mi é capitato di dover prima ascoltare l'adulto, troppo assorbito dalle
sue difficoltà per poter far fronte ai compiti genitoriali!
La reazione di molti colleghi, forse più saggi di me,
di fronte a questa situazione é di prendere le distanze circoscrivendo
il proprio ambito e il proprio compito: la scuola fa già tanto, dicono
non a torto costoro, e non può accollarsi un ruolo sostitutivo che non
le compete. Tutto vero: negli anni i servizi sociali per i minori hanno
subito tagli sempre maggiori, la prevenzione che veniva svolta dall'ASL
attraverso sportelli e corsi é sempre più ridotta. A questo si
aggiungono l'esiguità dei riconoscimenti economici per i docenti e la
sensazione di disagio di fronte ad un ruolo sociale molto precario... Il
quadro non é certo esaltante, ma fortunatamente nel mondo della scuola
continuano ad esserci ancora dei pericolosi sognatori diurni (che, come
diceva Lawrence d'Arabia, sono i più pericolosi perché vogliono tradurre
in realtà i propri sogni): così, quando mi trovo di fronte a delle
persone vive e concrete, a cui non posso dire di ibernarsi finché la
società non avrà trovato come occuparsi di loro, cerco di fare quello
che posso per aiutarle a crescere, senza illudermi di poter risolvere
tutti i loro problemi, ma allo stesso tempo senza rinunciare in partenza
all'idea di poter fare qualcosa per loro.
é in questo coraggio di reagire alle difficoltà
sfidandole che trovo un'altra motivazione importante per andare avanti:
a volte, a mio avviso, ci facciamo condizionare troppo dal clima di
paura e di negatività in cui viviamo immersi e finiamo col perdere la
fiducia nella possibilità di cambiare noi stessi e gli altri. Quante
volte anche il nostro lavoro con i ragazzi é condizionato negativamente
dalla paura di essere fraintesi: non lo lodo perché si monta la testa,
non gli do la sufficienza perché poi si adagia, non gli do confidenza
perché poi se ne approfitta... In questo modo finiamo col tarpare noi
stessi e gli alunni chiudendoci senza una vera ragione in gabbie che
vanno strette a noi e a loro e dalle quali facciamo fatica a venir
fuori.
Il lavoro del docente é difficile proprio perché ci
mette in discussione continuamente come persone e chiede un grande
coinvolgimento; d'altra parte é proprio questo a renderlo anche tanto
interessante!
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