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Messaggi
in bottiglia
Perché
ne “I viaggi di Gulliver” non si parla mai di scuola?
a cura di Antonio Corò
“Il signor Gulliver
……… mi ha affidato questi fogli, acciocché li custodissi,
lasciandomi libero di disporne come negli credessi opportuno; li ho
esaminati tre volte con attenzione ed ho riscontrato che lo stile ne è
semplice e chiaro; l’unico difetto che si può addebitare all’autore
è il diffondersi un poco troppo nei particolari, com’è costume dei
viaggiatori”1. Queste le parole che l’editore preposte
dall’editore all’inizio de “I viaggi di Gulliver” di Jonathan
Swift (nella traduzione di Lidia Storoni Mazzolari). Questa forse è la
ragione per cui l’intero piacevolissimo romanzo non fa alcun accenno
all’organizzazione scolastica dei paesi visitati dall’ardimentoso
medico e marinaio.
Però Swift aveva annotato
alcune interessanti informazioni sulla scuola che il cugino aveva
censurato e che qui sveliamo.
Lilliput
Giunto a Lilliput, un
paese il cui popolo è costituito da uomini piccoli e governato da un re
ancora più piccolo, Gulliver viene legato, così come usano gli
abitanti del luogo nei confronti di chi non è come loro, e qui impara
le abitudini di questo lontano regno.
Reldresal, il primo
sottosegretario agli interni, gli offre un quadro della situazione delle
scuole. “Sebbene la nostre condizioni appaiano tanto prospere ai
forestieri alcuni flagelli tormentano il paese”. Uno si riferisce
all’istruzione. Il regno è sempre stato a corto di insegnanti e
Gulliver ha assistito a un’inversione di tendenza per difficoltà di
bilancio. In una cittadina, paragonabile a Oklaoma City, centinaia di
insegnanti sono stati licenziati e, di conseguenza, si è dovuto
aumentare il numero di studenti per classe. In un’altra città,
paragonabile a Chicago, circa 250.000 alunni su 4001.000 hanno richiesto
di essere trasferiti in classi dove si raggiunge lo standard di qualità
(peraltro basso) previsto dal regno. In una piccola regione di Lilliput,
diciamo la Florida, governata dal fratello del re, 2.500 scuole su 3.000
non hanno raggiunto gli obiettivi e qualche decina è stata chiusa. In
altri luoghi del regno le classi sono composte da 40 alunni. In
un’altra regione, simile alla California, alcune scuole, per sopperire
alla mancanza di fondi, hanno introdotto la tassa sulle assenze e forse
qualche dirigente scolastico invita gli studenti a rimanere a casa in
modo da rimpinguare il bilancio.
Come si vede i problemi a
Lilliput non sono solo quelli legati alla feroce lotta tra le due
fazioni dei Tramecksan e dei Slamecksan, favorevoli rispettivamente ai
tacchi alti e ai tacchi bassi di cui parla il diario. O quelli relativi
all’invasione da parte dell’isola di Blafuscu.
Brobdingnag
Gulliver approda tempo
dopo in un paese di giganti governato da giganti, Brobdingnag. Il luogo
si contraddistingue perché gli abitanti erano stati afflitti da quel
malanno al quale tutto il genere umano è sottoposto, e cioè la
nobiltà che agogna al potere, il popolo alla libertà, il re al dominio
assoluto. Le quali cose, comecché saviamente temperate dalle leggi del
regno, dettero campo a numerose lotte cittadine.
Qui Gulliver approfondisce
la conoscenza delle abitudini del luogo, ma dal suo diario sono state
censurate alcune indicazioni sulla scuola che qui riportiamo.
Per diventare docenti di
ruolo è necessario, non solo avere i titoli, ma lavorare precariamente
per dieci o anche vent’anni, cambiando scuole e materie, fino a
diventare vecchi e sapienti, oltre che ferrati conoscitori della rete
dei trasporti nazionali. Oppure c’è un altro modo: basta passare
dall’insegnamento della religione del regno per diventare di ruolo.
Poi, volendo, si cambia classe di concorso, e si superano nella
graduatoria gli ottuagenari che hanno scelto la via prima descritta.
A Brobdingnag il reame ha
introdotto da poco la scuola professionale in modo che la scelta avvenga
ad un’età ridotta, cosi gli studenti non sanno quello che fanno, le
famiglie neppure e la nobiltà, il popolo e il re rimangono ben
distinti. Negli ultimi mesi di permanenza di Gulliver nel regno di
Brobdingnag, dove prima di cambiare positivamente alcunché passano
anni, è stata introdotta con una celerità impressionante una norma che
arricchisce in tre anni di 30 milioni di “duemilalire” (la moneta
locale duemilalire corrisponde circa a un nostro euro, una cifra quindi
più che ragguardevole) le scuole private. Secondo il ministro (non è
dato sapere se dell’istruzione, dell’istruzione pubblica, della
cultura o dell’istruzione privata), tale scelta permette di attuare il
principio di libertà di scelta. Alcuni (persone probabilmente senza
rispetto né delle istituzioni, né del potere) però ritengono che
un’azione del genere depauperi la scuola pubblica che già non ha
risorse.
Al termine dei Viaggi di
Gulliver troviamo una lettera scritta dal capitano Gulliver al cugino
Sympson nel 1727. “Voglio sperare che sarete pronto a dichiarare
pubblicamente che siete stato voi a convincermi, a furia di insistenze a
pubblicare questo racconto rozzo e scorretto dei miei viaggi... . Ma non
ricordo di avervi mai autorizzato a permettere delle omissioni, e tanto
meno delle interpolazioni e perciò, quanto a queste ultime, le rinnego
tutte, in particolare quelle relative a chi è potente, sebbene io abbia
riverenza e stima verso di loro più che verso ogni altro genere
umano”.
Quindi forse è a causa
della censura del cugino se non troviamo nel volume che rari spunti
sulla scuola (ad esempio, l’accademia di Lagado). E… che non venga
in mente al lettore di collegare Lilliput con gli Stati Uniti e
Brobdingnag con l’Italia. Come si dice nei film, ogni riferimento è
puramente casuale.
1 Il testo in corsivo è
tratto da “I viaggi di Gulliver”, di Jonathan Swift, edizioni
Einaudi |
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