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Autonomia scolastica

La scuola come luogo della prevenzione e dell’intervento precoce

di Serena Mastropasqua*

La prima settimana di maggio per l’Ordine degli psicologi della Lombardia è stata la “Settimana del benessere psicologico”, un momento in cui l’attenzione si è concentrata sullo “stare bene”. Ciascuno infatti sa per esperienza che l’assenza di patologia non è sempre condizione sufficiente per sentirsi bene.

È nato così il Convegno del 5 maggio 2003 “Conoscersi per…vivere in armonia” in cui ci si è interrogati sul benessere come crescita sociale, sul significato del benessere nel mondo del lavoro e dell’organizzazione aziendale, e ancora sulla scuola quale luogo della prevenzione e dell’intervento precoce. Chi scrive è stata invitata come relatrice: un’occasione in più per ripensare alle esperienze di tanti anni, a come si è modulato il lavoro di psicologa nel mondo complesso della scuola; di seguito l’intervento di quel pomeriggio di inizio primavera come contributo alla riflessione.

La scuola è un luogo dove succedono molte cose che riguardano le persone, gli attori che la vivono: i ragazzi, le ragazze ma anche gli insegnanti, i genitori. È dunque un luogo vivo, in divenire, ricco di potenzialità che possono maturare o aggrovigliarsi.

Prevenzione in questo ambito può significare offrire un sostegno allo sviluppo, alla costruzione di relazioni significative in cui si impari ad assumere responsabilità e a gestire gli inevitabili conflitti in modo costruttivo.

Sono i conflitti e le situazioni problematiche che possono svilupparsi fra i ragazzi, le ragazze, i gruppi classe; sono le difficoltà dei docenti o dei genitori, che spesso sono soli a sostenere l’urto delle scomposte energie degli adolescenti. Lavorare con i ragazzi è coinvolgente ma faticoso: significa mettere continuamente in gioco energie, risorse, valori, reggere alle provocazioni che non di rado colgono i punti di fragilità dell’adulto. Significa fare i conti con la responsabilità rispetto a qualcuno che in parte dipende da noi, con la gestione di una relazione non pari, ma che chiede molto rispetto della individualità

(sappiamo quanto sia importante la ricerca di una individualizzazione in epoca adolescenziale), pur nella consapevolezza che è dell’adulto il compito di governare la relazione.

L’adulto che chiede di essere ascoltato - docente, ma anche genitore - è un adulto che sa ascoltarsi, è una persona che può avere spazio dentro di sé per sentire le richieste dei ragazzi e delle ragazze. E magari, se ci riesce, anche abbastanza libero per riuscire ad individuare le risposte via via più opportune lungo il percorso e l’avventura della relazione.

La cultura psicologica in ambito scolastico può dunque essere pensata soprattutto come uno spazio di ascolto che favorisca le relazioni, il dialogo, che aiuti a costruire senso e responsabilità.

La psicologia non solo dunque come prevenzione della patologia, che pure richiede un’attenzione particolare; al riguardo, essenziale è risultata la collaborazione che i docenti possono offrire, anche in merito alla comprensione di messaggi confusi di ragazzi e ragazze, che a volte sottendono una richiesta di aiuto più strutturato o una più attenta osservazione clinica.

La psicologia nella scuola però non deve pensarsi solo come prevenzione della patologia, ma anche come strumento che aiuti a valorizzare la capacità di affrontare l’inevitabile problematicità della vita e che, in quanto tale, può anche essere un’opportunità evolutiva. Uno strumento che aiuti a dare senso ai rapporti nella scuola e fra la scuola e l’esterno; rapporti e procedure di lavoro che sostengano in modo significativo le individualità, i bisogni, le debolezze, la fatica e il piacere di costruire progetti di vita e di formazione.

Si scorge spesso oggi nei ragazzi e nelle ragazze la difficoltà a proiettarsi concretamente nel futuro, a declinare i sogni, le fantasie e le utopie dell’età giovane in progetti possibili. È certo difficile la dialettica e il raggiungimento di un certo equilibrio tra la conoscenza di sé, delle potenzialità e delle capacità acquisite, e la consapevolezza dei limiti.

La cultura psicologica e la competenza di un professionista che sa collaborare con i docenti in questo delicato e affascinante processo, possono, con discrezione, fornire un aiuto specifico e articolato.

L’istituzione scuola si trova ad affrontare impegni sempre più gravosi: la continuità in verticale delle scuole; l’orientamento scolastico e professionale; il difficile lavoro di riorientamento soprattutto per i ragazzi del biennio della scuola superiore; l’inserimento degli alunni con dichiarazione di handicap; la necessità di trovare modi agili, professionali e discreti di “parlarsi” fra strutture diverse (la neuropsichiatria, i servizi sociali, il tribunale dei minori, il privato sociale).

La psicologia può allora attivare un’offerta complessa che aiuti a dare spessore e pensiero ai diversi passaggi che nella pianificazione, utile e necessaria, non devono smarrire il senso ultimo di ciò che vanno ad attivare. Ricordare il significato dei vari momenti procedurali può significare nutrire un progetto anche in un’ottica di crescita e di cambiamento; un’offerta che costruisca piani di collaborazione che gradualmente superino la richiesta di consulenza a volte connotata dalla delega e dall’emergenza.

Nell’esperienza, vissuta in realtà complesse e problematiche, ci si occupa anche del disagio grave, delle richieste di suggerimenti su come affrontare une situazione contingente da parte di docenti o genitori. Per quanto è stato possibile, bisogna rispondere alle urgenze, cercando però di stabilizzare un approccio ai problemi che tenda alla normalità e che difenda un “setting” di lavoro.

È un equilibrio sottile che può consentire l’emergere della domanda (da parte della singola persona o dell’organizzazione) in un clima di fiducia, che permetta di sostenere il desiderio di capire e di andare oltre il già noto a tutti i soggetti coinvolti (psicologa compresa!).

L’ascolto dell’altro, delle proprie esigenze emotive, professionali, si configura allora come normalità, non emergenza o sfogo.

Se dunque l’ascolto psicologico diventa esperienza, per chi ne può godere, si trasforma in cultura, in ricerca e forse in formazione di qualità.

La psicologia può dunque offrire un contributo significativo nel processo educativo, formativo e dell’organizzazione scolastica; là dove si sono attivati servizi di consulenza si colgono elementi di crescita e segnali positivi.

Alla fine degli anni Novanta, in effetti, sono stati presentati in Parlamento diversi progetti di legge, che tentavano di istituire e definire il profilo dell’operatività dello psicologo della scuola. In seguito non se ne è più parlato. Ci si può dunque domandare come possa una scuola, oggi, usufruire di un servizio di consulenza psicologica: con quali criteri e quali risorse economiche?

Attualmente l’offerta del servizio è poco omogenea ed equilibrata: ci sono Istituti che possono ad esempio usufruire del servizio di professionisti inviati dalle Asl (sportelli di ascolto per studenti, progetti genitori, educazione sessuale...) con costi economici abbastanza contenuti per ogni tipologia di progetto attivato; altri che, con molta fatica e confusione, riescono ad avere solo le consulenze per le dichiarazioni di handicap degli alunni disabili.

I consultori territoriali comunque, anche quando sono bene organizzati, difficilmente riescono a soddisfare le richieste numerose e complesse, e soprattutto a realizzare buoni coordinamenti fra operatori oltre che una lettura organica della domanda (problemi di apprendimento; gestione delle dinamiche dei gruppi classe, sportelli di ascolto individuale per studenti, insegnanti, genitori; problemi inerenti alla comunicazione e alla gestione delle relazioni fra operatori; specifici progetti da attivare nelle classi…) proveniente dal singolo Istituto scolastico.

Molte scuole ricorrono perciò ad interventi di psicologi liberi professionisti, specialisti in psicologia scolastica, con cui stabiliscono collaborazioni anche abbastanza stabili e proficue.

Le risorse economiche delle scuole, sempre più limitate e incerte, non consentono tuttavia di progettare piani di collaborazione articolati e di ampio respiro, che prevedano costruttivi momenti di verifica fra tutte le professionalità coinvolte. Questo è uno dei tanti problemi che il quadro normativo attuale sembra disattendere.

 

·                    psicologa psicoterapeuta