HOME.GIF (399 byte)
 

Istruzione e formazione

Lavoriamo in ufficio

Un’esperienza formativa pilota a favore di alunni portatori di handicap

di Isabella Giardini*

La storia del progetto

Il progetto “Lavoriamo in ufficio” è stato realizzato quest’anno per la prima volta presso l’Istituto professionale per i servizi commerciali, turistici e sociali “B. Cavalieri” di Milano, con il finanziamento a Bando dell’Ufficio Scolastico Regionale (Prot. N. 3524 del 4/4/2002), destinato a Progetti di integrazione, nell’ambito del piano operativo per l’attuazione dell’Obbligo formativo.

Il quadro normativo di riferimento è quello della Legge 9/99 e della Legge 144/99, con il relativo Regolamento attuativo (DPR 257/2000).

Il progetto, nato allo scopo di offrire un’opportunità formativa diversa nelle metodologie e nei contenuti, e con la finalità di creare concrete premesse ad un futuro impiego lavorativo per un gruppo di alunni disabili, contava sulla partecipazione di due partner, l’ANFFAS e l’Istituto “Don Gnocchi”, presso i cui centri si sarebbe dovuta realizzare una parte del percorso integrato di ogni alunno. In realtà, a causa del ridotto finanziamento regionale ai CFP, solo da parte dell’ANFFAS si sono resi disponibili due posti.

A questo punto si è voluto comunque costruire una valida alternativa progettuale per i ragazzi, allestendo due uffici simulati a scuola: si sono utilizzate le risorse umane, strutturali e organizzative dell’Istituto, individuando un altro partner, il CIAM, società esperta nella Formazione professionale, disponibile a supportare il percorso attuativo e la certificazione finale.

Il “Cavalieri” si caratterizza per una consistente presenza di alunni in situazione di handicap di varia tipologia, in crescita costante (bastino come esempio i dati più recenti: dai 50 alunni frequentanti nell’anno 2002-2003, si arriva ai 63 iscritti per l’anno 2003-2004), che lo impegna da anni.

Il progetto nel dettaglio

Il progetto si è articolato in una fase di progettazione - pianificazione ed una di attuazione.

La fase di progettazione - pianificazione ha coinvolto due docenti (la FOB impegnata nel coordinamento delle attività di sostegno e la referente presso la succursale), il dirigente scolastico e la docente vicaria; si è svolta da gennaio a febbraio 2003, e ha previsto:

  • l’analisi dei bisogni, delle motivazioni e delle risorse, che ha permesso di individuare il gruppo degli alunni (10 in tutto), di età compresa tra i 15 e i 18 anni, con handicap di tipo medio – lieve e Piano educativo individualizzato), di giungere alla costituzione del team docente e di definire gli obiettivi generali: integrazione e riduzione del disagio, sviluppo dell’autonomia e dell’autostima, promozione di specifiche abilità integrate di tipo tecnico-pratico e relazionale, finalizzate al futuro inserimento lavorativo;

  • l’allestimento di due uffici simulati, dotati di postazioni informatiche complete di stampante e allacciamento in rete, tavoli e sedie, lavagna, scaffali o armadi per contenere i materiali (la cancelleria, i materiali didattici e gli elaborati di volta in volta prodotti dagli alunni e raccolti in una cartelletta personale), telefono;

  • la pianificazione dei tempi e delle attività che avrebbero coinvolto i diversi soggetti per due ore, tutti i martedì e i giovedì, in contemporanea nelle due sedi, e nell’orario di regolare svolgimento delle lezioni;

  • l’informazione, rivolta alle famiglie, per ottenere il loro coinvolgimento e consenso, e rivolta agli insegnanti dei consigli di classe interessati direttamente, cui è stato esplicitamente richiesto di agevolare la frequenza alle attività da parte degli alunni, e di considerare ai fini della valutazione il lavoro svolto nell’ambito del progetto.

La fase di attuazione, ha previsto momenti di didattica in situazione (ufficio simulato) e momenti di monitoraggio/verifica, in seguito ai quali si è potuto procedere, quando necessario, ad una riprogrammazione “in itinere”, apportando aggiustamenti successivi sulla base dell’osservazione, della diretta esperienza, delle risposte ottenute.

Questa fase ha permesso di operare con maggiore libertà entro il curricolo didattico – formativo scolastico coinvolgendo dodici docenti specializzati nel sostegno, cinque docenti di materia (Laboratorio trattamento testi, Economia Aziendale, Diritto, Inglese), e si è svolta da marzo a giugno.

Al termine è stata effettuata una verifica per valutare la coerenza del progetto e il raggiungimento degli obiettivi, analizzando i punti di forza e quelli di debolezza dell’esperienza al fine di ripartire col progetto su basi più solide, a settembre.

Presupposti teorici 

Le basi “sociologiche” che hanno sostenuto il progetto si possono schematizzare in alcuni concetti chiave: la teoria del rischio e del potenziamento delle risorse,1 la risorsa gruppo formale/informale,2 il concetto di identità flessibile.3

La teoria del rischio è particolarmente interessante e adatta al settore dell’integrazione per tutti coloro che ci operano, facendoli avvicinare alle problematiche dell’handicap e della diversità in genere non con un’ottica assistenziale (proponendosi di aiutare, sostenere, guidare) o con l’obiettivo, più o meno conscio, di aderire all’esigenza sociale di un controllo della devianza dalla norma e di riduzione del rischio, quanto piuttosto permettere a frutto e potenziare, tutte le risorse disponibili, umane – contestuali (gli alunni portatori di handicap e non, le famiglie, i docenti, la dirigenza, gli applicati, i commessi, i medici, gli operatori sanitari e sociali…) e strutturali.

L’ipotesi è quindi quella che la diversità degli alunni, possa essere una risorsa da scoprire, esplorare e valorizzare, agendo: nel ruolo di educatori, affinché siano potenziate le competenze individuali, nel ruolo di operatori sociali, affinché diventi il più possibile concreta e reale l’integrazione.

La convinzione è stata che “fare” integrazione, rispondere alle sfide della società e dell’individuo, operando nel campo della prevenzione e soprattutto della promozione, non sia possibile se non tenendo presente il fatto che l’individuo è parte del gruppo. Questo è vero non solo per l’individuo che l’educatore si propone di promuovere, il bambino o l’adolescente in condizione di disagio o di svantaggio, ma anche per l’individuo adulto che opera in un contesto istituzionale o informale.

La risorsa gruppo, formale o informale, omogeneo o eterogeneo, e la risorsa rete (scuola – famiglia – territorio – istituzioni diverse – strada) permettono di ottenere sinergie non altrimenti realizzabili.

Noi insegnanti, che operiamo in un ambito istituzionale e quindi piuttosto rigido, abbiamo però la possibilità di sperimentare contesti e relazioni più liberi anche nell’ambito scolastico, come l’uscita didattica, la gita o il viaggio di istruzione. Queste occasioni ci offrono l’opportunità di dare un’immagine di noi diversa dal solito, di uscire dal contesto e dai panni istituzionali, per mostrare senza paura altri volti e altri aspetti della nostra personalità, e per rivestire altri ruoli, aiutando in tal modo anche i ragazzi a esprimersi più liberamente.

Partendo inoltre dall’assunto psicopedagogico, condiviso dal modello teorico psicoanalitico e da quello che si rifà a Piaget, che i processi cognitivi sono strettamente interdipendenti dagli stati emotivi, si è cercato di creare una situazione favorevole alle relazioni, all’espressione delle idee, dei bisogni e delle risorse individuali, uno spazio per entrare in rapporto con aspetti inconsueti ed anche per far venire i ragazzi a più stretto contatto con la realtà lavorativa, con i ruoli e le situazioni che si giocano al suo interno.

Considerazioni conclusive

Le attività si sono svolte all’interno di un ufficio simulato, un ambiente diverso e più libero, in cui muoversi, assumere ruoli differenti, collaborare, imparare facendo.

La portata innovativa del Progetto sta innanzitutto nell’impostazione metodologica: partendo dal compito pratico, si sono richiamate le conoscenze sottese, i ragazzi sono stati guidati a mettere in gioco le abilità necessarie, a integrare attivamente le competenze tecnico – pratiche e relazionali in un’ottica di interdisciplinarietà dei saperi, ma anche di attenzione alle “intelligenze multiple”.

Il contesto interattivo ha favorito l’emergere delle risorse di tutti, con evidenti ricadute positive sui ragazzi e sul “team” docente.

Tra i punti di debolezza emerge in modo particolare quello del contesto: lo svolgimento delle attività solo all’interno della scuola, per la mancata disponibilità di altre sedi, ha oggettivamente indebolito la portata dell’esperienza, anche se è stato un incentivo a trovare all’interno risorse che forse non sarebbero emerse altrimenti. Riguardo al gruppo degli alunni, composto solo da studenti in situazione di handicap con programmazione differenziata, all’inizio abbiamo temuto un effetto di “ghettizzazione”: in realtà, nella pratica del lavoro di ufficio, la collaborazione sul compito e la disponibilità alla relazione hanno prevalso sulla stigmatizzazione del gruppo.

 

*docente all’Ipsscts “B.Cavalieri” di Milano


  1. 1 M. Cavallo, Ragazzi senza, Bruno Mondadori, Milano 2002

  2. 2 R. Maurizio, a cura di, Adolescenti, educazione, aggregazione, Fondazione “Zancan”, Padova 1994

    3   A.     Melucci, Il gioco dell’io. Il cambiamento di sé in una società globale, Feltrinelli, Milano 1999