La riforma della scuola secondaria di secondo grado
Il progetto SIFI e il Sistema Integrato di Istruzione e Formazione
di Vittoria Bellini
L’acronimo SIFI (Sistema Integrato Formazione e
Istruzione consiste in un progetto di ricerca il cui obiettivo è quello
di proporre un modello lombardo di integrazione tra istruzione e
formazione professionale; è finanziato con un FSE n. 148965 – Obiettivo
3 Misura C1 Azioni di Sistema, di cui i soggetti promotori sono l’IRRE
Lombardia,il CIDI di Milano,l’ENAIP, la Fondazione Clerici, il CEREF e
DIESSE. Al Progetto partecipano 14 Istituti tecnici, 12 professionali, 8
licei / istituti superiori, 5 Centri di Formazione Professionale della
Lombardia, con il coinvolgimento complessivo di ben 150 docenti. Il
progetto si propone di ridurre gli alti tassi di dispersione scolastica
individuabili soprattutto nel passaggio dalla scuola media al biennio
della secondaria.
L’integrazione tra l’istruzione e la formazione
professionale ha assunto – in Europa come in Italia – progressiva
centralità negli orientamenti e nelle scelte di politica scolastica e
formativa.
La normativa dagli anni ‘90 ad oggi
Negli anni ‘90 il presupposto era individuato nella
distinzione di ruolo tra i due sistemi: alla scuola l’assegnazione di
una quota di sempre più ampia formazione generale, alla FP regionale il
compito di concorrere alla generazione di professionalità adeguatamente
mirata.
Su questa base, gli Istituti Professionali (vedi
Progetto ‘92 ) hanno visto lo sviluppo di attività integrate
“parallele” al percorso scolastico, mentre gli Istituti Tecnici si
sono orientati verso moduli di formazione successivi alla conclusione del
ciclo scolastico.
Si è creata una distinzione di ruolo tra i due
sistemi: la Scuola ha l’assegnazione di una quota di più ampia di
formazione generale; la Formazione Professionale regionale ha il compito
di concorrere alla generazione di professionalità secondo le diverse
esigenze territoriali.
La fase successiva segue alla riforma del sistema
scolastico - formativo di cui alla legge n. 9/99 - 30/2000 nonché
dall’avvio del Obbligo formativo di cui all’art. 68 delle legge 144/99
ed al DPR n. 257/2000.
A fronte di un sistema scolastico che assume l’onere
di garantire una percorrenza scolastica obbligatoria prolungata,
all’integrazione tra i percorsi scolastici secondari superiori ed il
segmento della formazione professionale regionale sono assegnate funzioni
diverse: l’orientamento, l’offerta di percorsi volti al conseguimento
sia di un diploma sia di una qualifica (Art. 7 lettera a) DPR 257/00),
oppure l’arricchimento del curriculum scolastico (Art. 7 lettera b)
idem).
Più recentemente il trasferimento di funzioni dallo
Stato alle Regioni e alle Province di cui al riformato Titolo V della
Costituzione, apre uno scenario nuovo i cui contenuti sono connessi con la
riforma del sistema scolastico in via di attuazione e varata con
l’approvazione della legge n. 53/03. Anche in questo contesto è mutato
il rapporto tra il sistema scolastico e quello della F.P. coordinato dalle
Province.
Nell’ambito dell’autonomia di cui gode ogni
Istituto secondario superiore, il Consiglio di Istituto ha facoltà di
implementare nel percorso scolastico ulteriori e diverse opportunità che
incidano fino ad un massimo del 15% del monte ore annuo. Fino allo scorso
anno i percorsi scolastici hanno costituito, di norma a partire dal
secondo anno, una delle scelte con cui è soddisfatto l’obbligo
formativo; il perseguimento di una qualifica “in parallelo” con la
frequenza di un corso di scuola secondaria superiore costituisce una delle
“varianti” dei percorsi dell’obbligo formativo (questa scelta,
compiuta nel passato dalle Province, sarà portata a conclusione per i
percorsi avviati negli anni 2001/02 e 2002/03).
La distinzione tra “sistema dei licei” ed il
“sistema di istruzione e formazione” costituisce, dal punto di vista
programmatorio, un elemento che contraddice l’ipotesi precedente ma che,
allo stato delle norme, non è né impedito né impraticabile. Sono
vigenti infatti sia l’obbligo formativo (ulteriormente sancito proprio
dalla legge n. 53/03) sia il regolamento di attuazione ad esso riferito.
Essi sono efficaci ed applicabili fino alla loro sostituzione attraverso
l’approvazione di nuove e diverse norme che regolino l’offerta
formativa.
Assunta la nuova configurazione legislativa determinata
dalla legge n. 53/03, può essere utile definire la prospettiva della
“integrazione” ai sensi del regolamento attuativo dell’obbligo
formativo nelle seguenti direzioni: la conclusione delle attività
ascritte ai progetti “Intesa” e il sostegno progettuale alle
iniziative con gli Istituti Tecnici, soprattutto con progetti annualmente
definiti.
La prima ipotesi si giustifica con la previsione di un
sistema di qualifiche triennali / quadriennali destinate comunque a
modificare sostanzialmente il percorso di qualifica, abbandonando (sembra
di capire) l’ipotesi del Progetto ‘92 da cui i corsi “Intesa”
derivano; la seconda si inserisce nel processo di collocazione degli
Istituti Tecnici e del mantenimento di un valenza professionale
territorialmente definita.
Garantita l’esigenza di portare a compimento i
percorsi avviati, si può ipotizzare che possano essere avviate
sperimentazioni di percorsi integrati legittimate dall’autonomia
scolastica.
La ricerca di percorsi integrati
Nell’ambito del quadro legislativo sopra delineato, i
percorsi integrati sono rivolti soprattutto a quei giovani che abbandonano
la scuola perché non trovano le risposte che cercano, in un’età nella
quale molte sono le incertezze per compiere scelte consapevoli e non
sempre il contesto familiare è preparato a dar loro un aiuto valido.
I percorsi integrati hanno lo scopo di potenziare le
capacità di scelta degli studenti in chiave orientativa nei primi anni
del ciclo secondario e di assecondare un processo di riorganizzazione
della scuola e della formazione professionale secondo un modello unitario
che pone al centro dell’impegno riformatore l’apprendimento, i bisogni
e le aspettative dei giovani. Per questo essi richiedono la definizione di
un piano formativo personalizzato, con il riconoscimento delle conoscenze
e delle competenze acquisite in relazione ai fabbisogni professionali
rilevati.
I percorsi integrati possono far acquisire ai giovani
buoni livelli di formazione generale, capacità di autorganizzazione,
predisposizione al cambiamento, responsabilizzazione rispetto ai risultati
per meglio inserirsi in un ambiente di lavoro.
Un’istruzione di base, la pratica di laboratorio e di
lavoro, la diversificazione dei luoghi dell’istruzione e della
formazione sono gli aspetti caratterizzanti l’offerta formativa
integrata, che va progettata tenendo conto delle esigenze di sviluppo del
territorio.
Livelli e oggetti della ricerca
Un’offerta di questo tipo coinvolge direttamente gli
Enti istituzionali, le Regioni, le Province, i Comuni, e
l’Amministrazione scolastica, in particolare i livelli della ricerca
sono provinciale, sub-provinciale/territoriale, di scuola; l’oggetto
della ricerca è l’integrazione nelle sue diverse fattispecie (tra
istruzione e formazione; tra istruzione, formazione, lavoro; tra
istruzione e lavoro; tra soggetti e versanti).
Le tipologie di intervento comprendono
l’orientamento; le azioni volte all’arricchimento, alla
specializzazione, alla diversificazione e alla personalizzazione dei piani
di studio; gli stage ed i tirocini; le forme di
collaborazione/sinergia/concertazione tra i diversi soggetti e versanti
(enti locali, parti sociali, versanti produttivi, agenzie formative ecc.).
Il tutto per contribuire alla costruzione a livello
regionale di un sistema integrato dell’Istruzione e della Formazione
professionale, inserito nel quadro delle finalità degli ordinamenti
delineati dalla Legge n. 53/2003 e dall’art. 117 della Costituzione che
valorizzi allo stesso tempo le specificità e identità di ciascun
soggetto e rafforzi le intese collaborative.
La formazione e la ricerca sono l’elemento
arricchente, il valore aggiunto di questo progetto che rimanda alla
rilevazione di percorsi integrati come
buone pratiche e l’individuazione di modelli significativi, visibili,
trasferibili. Le scuole che hanno aderito costituiscono un importante
gruppo di lavoro che insieme all’equipe di ricerca, può e deve
realizzare la formalizzazione dei modelli.
L’organizzazione territoriale e la ricerca-azione
Il Progetto coinvolge le 5 aree territoriali di Milano,
Brescia – Bergamo, Como – Varese – Lecco, Mantova - Cremona, Pavia,
– Lodi; prevede 5 sedi territoriali, 8 scuole per area territoriale, 4
docenti per scuola: si suddivide in 7 gruppi di ricerca che hanno come
obiettivo lo sviluppo di documenti sulle seguenti aree tematiche.
Gruppo 1 – Orientamento e riorientamento.
Si propone di analizzare e creare una mappatura dei
modelli d’integrazione riferiti al potenziamento della funzione
orientativa (orientamento e riorientamento).
Gruppo 2 – Modelli d’integrazione.
Si propone di realizzare una mappatura e un’analisi
dell’attività d’integrazione volta alla personalizzazione dei piani
di studio sperimentati durante il triennio della secondaria superiore.
Gruppo 3 - Stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro.
Si propone di sviluppare una ricerca sulle diverse
tipologie di stage sperimentate nei due sistemi al fine di progettare
percorsi formativi di reale integrazione.
Gruppo 4 - Forme di integrazione nel territorio.
Si propone di operare un’analisi dei soggetti
presenti sul territorio che possono collaborare per costruire e gestire
una cultura dell’integrazione e di definire eventuali modelli di
collaborazione tra soggetti interistituzionali,agenzie formative, terzo
settore.
Gruppo 5 - Risorse economiche, organizzative e
strumenti.
Si propone di operare una ricognizione e un’analisi
delle risorse organizzative e degli strumenti in relazione al rapporto di
integrazione sviluppato negli Istituti Tecnici, Istituti Tecnici e Licei.
Gruppo 6 - Piani di studio e curricula.
Si propone di operare una ricognizione e un’analisi
dei curricula delle scuole che hanno fatto esperienze di integrazione.
Gruppo 7 - Normativa e documenti europei.
Si propone di operare una ricognizione sulla
documentazione riguardante la problematica dell’integrazione e della
formazione professionale prodotta dall’U. E.
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