HOME.GIF (399 byte)
 

La didattica delle lingue “morte”

Il “metodo diretto” in Latino

di Annamaria Braga*

 

A partire da un convegno

In un articolo precedente1 si era espresso un giudizio piuttosto critico nei confronti dell’approccio “attualistico” nella didattica delle lingue morte e, in particolare, del Greco. Questa volta si intende invece dare conto dei punti principali del dibattito su una metodologia innovativa riguardo all’insegnamento del Latino, quella appunto del “metodo diretto”.

Il 5 marzo scorso presso l’Irre Lombardia si è tenuto il convegno “La cultura classica nella scuola della riforma”. Scopo del convegno l’individuazione di nuovi percorsi didattici capaci di rendere possibile l’approccio al mondo classico; fra i relatori i professori Nicola Flocchini e Luigi Miraglia. La discussione più appassionante e coinvolgente della giornata è sorta tra il primo, sostenitore di un metodo didattico più tradizionale, ampiamente consolidato e diffuso nella pratica scolastica italiana, e il secondo, fautore del “metodo natura (o diretto)”, ispirato alle didattiche straniere.

Il prof. Flocchini nel suo intervento ha posto l’accento sull’importanza dello studio del Latino per un’efficace educazione linguistica sia sul piano teorico (cogliere la lingua come sistema formalizzato e come sistema storico), sia su quello concreto dell’uso della lingua materna. Senza dubbio il Latino costituisce la “madrelingua” di un parlante italiano e pertanto è indiscutibile lo stretto ancoraggio dell’Italiano al Latino; di un tale contesto culturale e linguistico la didattica in Italia deve tenere conto e di conseguenza non può prevedere le stesse modalità di insegnamento in uso nei paesi di area non neolatina, che si rivolgono a studenti parlanti inglese, tedesco, svedese, ecc., per i quali la lingua antica si presenta come del tutto “straniera”. L’insegnamento del Latino pertanto deve essere collegato a quello dell’Italiano, facendo leva sulla prospettiva contrastiva fondata su un modello grammaticale comune alle due lingue.

L’approccio alla lingua latina, sostiene Flocchini, non deve essere finalizzato alla comunicazione e quindi non richiede un uso attivo, ma deve avvenire attraverso la formalizzazione delle strutture che permettono di cogliere la lingua come sistema, di evidenziarne le caratteristiche, di seguirne le trasformazioni e di stabilire un confronto fra Latino e Italiano. Anche il prof. Miraglia condivide l’opinione che non si possa rinunciare allo studio della lingua latina, perché significherebbe rinunciare alla comprensione del mondo classico e di tutta la cultura europea che ne è figlia, ma sostiene che ciò debba avvenire unicamente attraverso la lettura e la comprensione dei testi originali, non mediati né da un traduttore né dalla pratica della “versione” attuata dagli studenti.

La didattica oggi in uso nella scuola italiana fa sì che dopo cinque anni di liceo lo studente non riesca a intendere correttamente e senza vocabolario neanche un testo semplice. Obiettivo della didattica deve essere quello di portare il ragazzo alla lettura corrente dei testi, conseguibile solo attraverso l’uso attivo della lingua.

 

Le caratteristiche del metodo diretto

Il prof. Miraglia ha avuto modo di meglio chiarire la metodologia didattica da lui sostenuta nel corso di un seminario che si è tenuto successivamente presso il liceo Berchet di Milano, durante il quale ha avuto la possibilità di esemplificare delle lezioni tipo, fondate sul metodo diretto. Esso si basa sul principio dell’induzione e prende avvio dall’utilizzo di un testo semplice, elementare (in Italia il più diffuso è quello di Ørberg) che gli studenti sono in grado di leggere e comprendere immediatamente, senza ricorrere alla traduzione o alla spiegazione dello stesso in italiano. Tutto ciò è possibile perché ogni frase è di per sé comprensibile, dato che le strutture grammaticali e il loro funzionamento si evincono dal contesto senza offrire dubbi al lettore, così come il significato di tutti i termini. Esso infatti nasce dall’intuizione degli studenti, basata sull’analogia con l’italiano, oppure emerge attraverso piccole vignette illustrative e semplici note a margine che, utilizzando particolari segni diacritici, spiegano il vocabolo attraverso il sistema dei sinonimi e contrari o di semplici parafrasi, senza alcun ricorso alla traduzione.

Perché tutto ciò funzioni il testo utilizzato non può essere uno qualsiasi, ma deve essere costruito ad hoc e deve procedere in modo graduale; allo stesso tempo deve anche incuriosire e attrarre lo studente, proprio come nella didattica di avvio allo studio delle lingue moderne straniere. Gli studenti, mentre leggono la Storia, che presenta nel contenuto aspetti di vita e civiltà romane, acquisiscono familiarità con il lessico e con la grammatica latina, che si fanno sempre più complessi lezione dopo lezione, fino a porre gli alunni in grado di leggere e comprendere direttamente i testi originali classici. L’utilizzo di spiegazioni in Italiano è riservato solo al chiarimento delle regole morfosintattiche, mentre la guida alla comprensione del testo e la verifica delle conoscenze acquisite avviene attraverso un colloquio fra docente e studente in lingua latina.

Questo procedimento comporta fin dall’inizio un compiacimento da parte dei ragazzi che, già a partire dalle prime lezioni, sono in grado di formulare semplici frasi in latino, venendo obbligati a pensare direttamente in latino stesso. La comprensione diretta dei testi e l’uso attivo della lingua stimolano inotre la concentrazione degli studenti e la loro facoltà di osservazione e di ragionamento.

Gli aspetti problematici

Sorgono però a questo punto alcuni problemi di ordine sia pratico sia didattico:

  1. Che ne sarà dei nostri studenti nel momento in cui dovranno affrontare il triennio, se il nuovo docente non condividerà il metodo, preferendo rifarsi alla tradizionale pratica traduttiva, tenuto conto che il metodo diretto non prevede mai l’utilizzo né di un dizionario né della traduzione di un brano isolato? Se il problema è di più facile superamento nei licei scientifici e in quelli sociopedagogici, non lo è nei licei classici, ad esclusione delle sezioni in cui è attivata la sperimentazione “Brocca”.
    Secondo Miraglia il problema è risolvibile introducendo nella seconda metà della quinta ginnasio il graduale uso di vocabolario e traduzione, ma allora che fine fa il metodo diretto?

  2. È vero che il metodo diretto sfocia naturalmente nella meta finale dell’insegnamento del Latino, che è la lettura diretta della letteratura nella lingua d’origine, ma che ne è di tutte quelle abilità che la traduzione permette agli studenti di acquisire, quali la capacità di cogliere attraverso l’uso attento e corretto del vocabolario le diverse valenze di un termine, l’arricchimento del lessico italiano, la costruzione ipotattica di un periodo complesso nella nostra madrelingua - cui la traduzione di alcuni brani costringe - insomma la capacità di esposizione scritta e orale corretta, articolata e fluida in italiano?

  3. Non da ultimo emerge il problema della formazione e dell’aggiornamento dei docenti: la generazione attuale di insegnanti di latino è cresciuta a “pane e Tantucci”, di conseguenza è sempre stata abituata alla traduzione, non all’uso attivo della lingua latina e non è certamente facile improvvisarsi pensatori in latino! Nessuno può permettersi di insegnare ciò che non ha ben chiaro e ben acquisito o di cui non è del tutto convinto.

Quale dunque la didattica migliore? Probabilmente ognuno ha una personale ricetta, efficace quanto le altre.

Importante è mettere a punto un sistema che favorisca un approccio al Latino capace di fugare ogni naturale diffidenza e pregiudizio degli studenti nei confronti delle “note” difficoltà e oscurità della lingua classica, magari servendosi di una sorta di attività ludica che non renda né traumatico né pesante l’incontro con l’antico. Diceva già Pascoli: “Si legge poco, e poco genialmente, soffocando la sentenza dello scrittore sotto la grammatica, la metrica, la linguistica. I più volenterosi, si svogliano, si annoiano, si intorpidiscono...; e i grandi scrittori non hanno ancora mostrato al giovane stanco pur un lampo del loro divino sorriso.

Anche nei licei la grammatica si stende come un’ombra sui fiori immortali del pensiero antico e li aduggia. Il giovane esce, come può, dal liceo, e getta i libri: Virgilio, Orazio, Livio, Tacito! dei quali ogni linea, si può dire, nascondeva un laccio grammaticale e costò uno sforzo e provocò uno sbadiglio”.

Essenziale è quindi evitare di fare dell’ora di latino un’occasione di sfoggio di personale erudizione dell’insegnante, dimenticando che figura centrale nella scuola è quella del discente, non quella del docente.     


Bibliografia

O. Tappi, L’insegnamento del latino, Paravia, Torino 2000

N. Flocchini, Insegnare latino, La Nuova Italia, Firenze 1999

L. Miraglia, Prefazione a Lingua Latina per se illustrata - latine doceo, Accademia Vivarium Novum, Montella (AV) 1997

H.Ørberg, Lingua Latina per se illustrata, Accademia Vivarium Novum, Montella (AV) 1997

I. Lana (a cura di), Il latino nella scuola secondaria, La scuola, Brescia 1990

E. Mandruzzato, Il piacere del latino, A.Mondadori, Milano 1989

 

Si può consultare anche il sito: www.vivariumnovum.i