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La centralità dello studente

di Lucia Frigerio

PRAGMA ha sempre sostenuto la centralità dello studente quale pietra angolare di qualsiasi architettura dell’educazione ed è su un tema così importante che intendiamo soffermarci in questo numero, anche in prospettiva delle novità che potranno venire in questi anni.  

A tutt’oggi la riforma scolastica non coinvolge la scuola secondaria ma, da quanto ci è dato capire del dibattito in corso fra gli addetti ai lavori del ciclo dell’infanzia e di quello primario, non sono poche le perplessità che l’azione riformatrice avviata suscita già, proprio dal punto di vista dell’attenzione ai diversi bisogni dei soggetti in crescita nella nostra società complessa. 

Quando lo studente è posto davvero, e non solo a parole ed enunciazioni, al centro dell’attività scolastica? Quali condizioni di progettualità, intesa nella sua accezione completa di attività volta al conseguimento di finalità ed obiettivi dichiarati, con risorse e modalità previste e reperibili, garantiscono la crescita personale delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi?

Quando si pensa allo studente della secondaria, si presenta subito alla mente l’immagine di un adolescente ancora un po’ goffo, che deve lasciar fuori dalla scuola, al suono della campanella, una bella fetta di sé. Deve mettere in stand by un sacco di interessi, pulsioni e problemi che invece lo assillano e premono per avere un posto più contenuto e definito nella “confraternita delle sue anime”, sosterrebbe Pereira. Deve mettere a tacere pensieri e rivendicazioni che si spintonano aggressivamente per emergere alla sua coscienza di adulto in divenire. Deve adeguarsi ad un modello e ad un cliché di cultura di cui non sempre capisce bene il senso e l’utilità, immediata, nonché futura.

Ha bisogno anche a scuola di adulti che non abbiano paura del guazzabuglio che è in lui, che sappiano prima accettare e poi indirizzare i suoi rifiuti e ragionamenti contorti, di adulti che abbiano già attraversato e superato i mulinelli e le insidie di un’età tanto importante quanto poco capita o veramente conosciuta. Questi adulti hanno il compito di favorire l’emergere della sua personalità, di valorizzarne le peculiarità e i talenti, di saper dire al momento giusto i sì e i no.

Sotto questo profilo potremmo allora dire che la centralità dello studente è rispettata innanzi tutto nella misura in cui si intenda seriamente costruire una professionalità docente in grado di reggere – non certo di risolvere – le problematiche sopra accennate: interessante, ma non rassicurante, l’indagine specifica condotta da TreeLLLe, associazione di ricerca no profit per una società dell’apprendimento continuo, che in questo numero di PRAGMA viene segnalata.

L’insegnante preparato è quello che non solo conosce nei contenuti la sua disciplina ma, ovviamente, anche l’intellettuale che studia e riflette sulla funzione che essa ha nella società del suo tempo e che si costruisce, nel corso della sua esperienza sul campo, un repertorio di strumenti e di strategie atti a far crescere e far apprendere i suoi studenti. Ecco allora, anche in questo numero della rivista, la testimonianza di alcune “buone pratiche” e la presentazione di possibili sussidi: è, come fin dai primi numeri di PRAGMA, la voce degli insegnanti per gli insegnanti.

Ma PRAGMA, che oggi rilancia il suo invito al confronto su tutta la scuola secondaria, si apre anche al contributo di interlocutori che, a diverso titolo e con diverse modalità di relazione,  si occupano di educazione. In questo numero proponiamo il contributo di un docente universitario, esperto in scienze della formazione, che illustra uno strumento interessante e funzionale all’ottica della personalizzazione del percorso scolastico, e l’argomento viene riecheggiato in una esemplare testimonianza di applicazione didattica. Lo psicologo poi riporta dei vissuti  adolescenziali che possono aiutare ad attualizzare il ruolo della scuola, e alcuni educatori ripropongono le questioni legate alle situazioni più difficili ed estreme, oggi tutt’altro che in regressione.

C’è poi l’aspetto, ancora tutto da organizzare, della valutazione e certificazione degli apprendimenti, così come il contesto europeo richiede e sollecita ad elaborare: anche per questo si è cercato il contributo di un esperto che prefigura lo scenario possibile del famoso (o famigerato?) portfolio, nel passaggio dalla scuola primaria alla secondaria.

PRAGMA cerca quindi di proporre contributi validi in quanto frutto di studi approfonditi e di esperienze sensatamente rielaborate. L’intento continua ad essere quello di mantenere aperto il canale di comunicazione e di scambio tra coloro che sostengono il ruolo fondamentale della scuola nella costruzione della nostra società, e che accettano di confrontarsi a vari livelli.

Il tutto è reso possibile da una casa editrice ancora disponibile ad un’operazione non scontata in tempi di generalizzato ridimensionamento in ogni campo, da un gruppo di redazione affiatato, attivo, in una logica non di schieramento pregiudiziale, ma di attenta critica dei problemi, nel tentativo di fornire uno spazio di discussione e aperta e costruttiva fra professionisti dell’apprendimento.

 

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