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MESSAGGI
IN BOTTIGLIA
Dal nostro Robinson un FW
decisamente inquietante
di Antonio Corò
Questa volta è decisamente
spazzatura. Forse l’ha scritta qualcuno che voleva scherzare, o forse
no? L’altro giorno la corrente mi ha fatto arrivare una lettera che
doveva essere indirizzata a qualcuno di importante, ma il brandello era
privo di destinatario, così mi mancano alcune coordinate fondamentali:
comunque di scuola si tratta, e quindi ve lo inoltro.
Mi permetto di scrivere a voi per
esplicitare una mia proposta tesa a risolvere i problemi di bilancio
scolastico nelle scuole di ogni ordine e grado, trovando parimenti delle
strade alternative ed efficaci per innalzare
la qualità dell’istruzione. Mi
rendo conto che ciò non piacerà a molti, confido comunque che,
attraverso di voi, questa mia giunga a chi di dovere, nella certezza che
sarà apprezzata ai più alti livelli della scala gerarchica scolastica.
Le mie idee sono le seguenti.
È noto a tutti che la scuola
pubblica ha numerose difficoltà economiche (insegnanti superpagati per
poche ore di lavoro) e che quella privata non rende a sufficienza ai
propri imprenditori. È noto anche che durante il cambio dell’ora gli
studenti stanno qualche minuto senza il docente. L’installazione di un
televisore a circuito chiuso in ogni aula risolverebbe entrambi i
problemi. Gli studenti, noti scavezzacollo, rimarrebbero affascinati
dalla serie di pubblicità loro propinate in questo momento, pubblicità
che permetterebbero notevoli entrate alle casse scolastiche. Il voto di
condotta potrebbe tener conto dell’attenzione con cui ciascuno di essi
(studenti) ha seguito questi formativi momenti. Anche i re-gistri
potrebbero avere un trenta per cento delle pagine destinate a spazi
pubblicitari di vari prodotti, dalle bibite preferite, alle scarpe di
marca, alle magliette griffate. Così per i libri di testo. In fondo
basterebbe qualche piccola revisione, ad esempio sui libri di storia, in
quelle ignobili pagine dedicate al poco dimostrato antifascismo, per
ottenere spazi a pagamento che sicuramente potrebbero essere ambiti per
alcune aziende che hanno a cuore i problemi dei giovani i quali, prima
di tutto, ricordiamolo, sono consumatori, e poi se mai diventeranno
uomini.
Ma tornando agli spazi televisivi,
sono sicuro che se le lezioni fossero intramezzate da pubblicità, ne
guadagnerebbe l’attenzione dell’intera classe. Basterebbe ad esempio
che il docente di matematica, giunto ad un passo della dimostrazione che
induce ad uno stato di torpore l’uditorio, accendesse l’apparecchio
televisivo con un sufficientemente elevato volume – così come s’usa
all’inizio degli spazi pubblicitari televisivi nei canali che giungono
a casa nostra - per risvegliare l’utenza. Del resto ne ho la prova
provata per l’esperienza diretta nella mia famiglia: il momento più
allegro della nostra vita, mia, di mia moglie e dei figli, è proprio
questo.
Un altro modo di incentivare le
entrate è quello sperimentato da una scuola americana. È sfuggito ai
più, ma è degno di nota. In California la Contea di Orange aveva in
bilancio un paio di anni orsono per le proprie scuole quaranta milioni
di dollari, pari a circa quaranta milioni di quella moneta che si usa in
Europa, che ha investito in Borsa. È andata male e oggi quelle scuole
non possono nemmeno acquistare i fazzoletti per piangere, altro che
migliorare la proposta didattica. Ma non è mica detto che vada male
anche a noi: sono convinto che siamo più furbi dell’investitore medio
americano e che quindi sceglieremmo le azioni con miglior criterio.
Nessun dubbio quindi sull’opportunità dell’operazione che, grazie
alle “new economy”, potrebbe renderci parecchio.
E ancora, potremmo chiedere ad
alcune aziende di installare direttamente le catene di montaggio nei
locali della scuole, raggiungendo quattro obiettivi: affittare i locali,
far lavorare i ragazzi a prezzi bassi e senza assunzione, in modo da
aumentare la loro paghetta settimanale, aumentare il bilancio degli
istituti e diminuire il costo delle merci.
Con i danari così risparmiati nel
finanziare le scuole pubbliche che si finanziano da sé, il ministero
potrebbe sovvenzionare maggiormente le scuole private, migliorando la
qualità della loro offerta didattica. Ma l’obiettivo ultimo di tutta
questa operazione è ancora più importante. Qualcuno ha detto che non
basta comprendere il mondo ma che si deve modificarlo. Io credo che dopo
averlo compreso, essendo il migliore dei mondi possibili, ad esso
bisogna adeguarsi.
Con osservanza.
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