Pratiche
di qualità
Alcune importanti innovazioni organizzative e
didattiche
di Silvia Mallio*
L’autonomia scolastica ha
consentito alle scuole di mettere in campo le loro capacità progettuali
al fine di realizzare un’offerta formativa sempre più ricca e
rispondente alle esigenze degli studenti, delle loro famiglie e della
società. Le esperienze di seguito sinteticamente descritte sono state
scelte tra le più significative e caratterizzanti dell’Istituto
tecnico commerciale e per geometri “Luca Pacioli” di Crema.
La cooperativa sociale
Il “Pacioli” ha sempre
collaborato con pubbliche amministrazioni, studi professionali, aziende
interessate alle tecnologie di cui l’Istituto è dotato ed alle
professionalità di cui è ricco. È così che si sono realizzati
progetti anche di notevole respiro, come quelli nati in collaborazione
con il Parco del fiume Serio, con l’Amministrazione provinciale, con
il Comune di Crema e con alcuni Comuni del circondario.
Gli studenti, insieme ai loro
insegnanti, hanno effettuato rilievi, prodotto progetti di massima o
anche esecutivi, elaborato idee e proposte per vari ordini di problemi,
arricchendo nel contempo la propria professionalità a contatto con il
mondo del lavoro.
Si è posto il problema di dare
sistematicità a questo tipo di interventi, costruendo uno strumento
agile ed operativo che consentisse alla scuola di ricevere commesse, di
eseguirle, di fatturare e di pagare le persone professionalmente
coinvolte, a partire dagli insegnanti e dagli studenti.
Questo strumento deve assumere le
sembianze e la struttura di una azienda, una sorta di palestra di
imprenditorialità e di professionalizzazione per gli studenti.
Il modello di riferimento è quello
delle “botteghe rinascimentali”, in cui il maestro trasmetteva la
propria arte ai suoi discepoli facendoli lavorare al proprio fianco
nella realizzazione di opere, di progetti, di capolavori. Sulla base di
questo modello si è pensato ai nostri studenti che affiancano i loro
insegnanti, professionalmente coinvolti, nella realizzazione di progetti
e nel dare attuazione a commesse che la scuola (in qualità di azienda)
acquisisce.
Le ragazze e i ragazzi imparano il
lavoro (l’arte), rispettano le consegne, si ingegnano a dare il meglio
per ricavare il massimo, diventano responsabili del loro lavoro e sono
remunerati di conseguenza; la nostra Bottega ha il compito di sostenere
anche l’ex studente che intende lanciarsi in attività professionali o
imprenditoriali in proprio: il sostegno può essere sotto forma di messa
a disposizione di attrezzature, strutture, reti, materiale,
professionalità ecc.
E ancora: l’azienda Pacioli
potrebbe decidere di fornire autonomamente servizi remunerati ai suoi
soci o ai suoi clienti, come anche alle amministrazioni pubbliche o a
studi privati, sotto forma di centri stampa, postazioni Internet,
produzione di cd rom e quant’altro. Per dare forma sociale ed
organizzativa a questa idea, abbiamo vagliato più soluzioni, ma poi
tutti i suggerimenti sono confluiti nella proposta di costituzione di
una Cooperativa Sociale che avesse nella sua ragione sociale la
formazione dei giovani studenti, la loro educazione alla professionalità
ed alla imprenditorialità.
Il 7 agosto 2000, davanti al
Notaio, si è così costituita la “Cooperativa Sociale Luca Pacioli”.
Fra i soci fondatori Reindustria, una società per azioni che ha come
soci tutte le associazioni imprenditoriali del territorio, nonché le
pubbliche amministrazioni.
Altro socio fondatore istituzionale
è la Banca di Credito Cooperativo di Crema, a significare l’interesse
anche del sistema creditizio a sostenere questo ambizioso progetto,
mentre l’Amministrazione Comunale di Crema è entrata come socio
sovventore per sottolineare la condivisione ed il sostegno della società
cremasca. Altri soci fondatori sono studenti, insegnanti, il presidente
del Consiglio di Istituto, a sottolineare il positivo coinvolgimento dei
genitori, il preside. Il primo presidente eletto è una professoressa,
il primo vice presidente è una studentessa.
Già nel suo primo anno di vita la
Cooperativa ha saputo condurre in porto e vedere remunerate interessanti
commesse, che hanno coinvolto molte decine di studenti e numerosi
docenti.
I dipartimenti disciplinari
Un fattore essenziale per
migliorare il livello qualitativo della didattica è la possibilità per
gli insegnanti di scambiare informazioni, idee e proposte con continuità
ed immediatezza. Purtroppo gli ambiti istituzionali in cui un tale
scambio è possibile sono pochi e costretti nello spazio e nel tempo
dalle mille incombenze collegate alla attività didattica. Le riunioni
per materia e i consigli di classe non sono sufficienti a garantire
continuità al confronto didattico.
Da qui l’idea, ricavata da una
serie di modelli in vigore in buona parte delle scuole europee, di
costruire spazi fisici attrezzati, destinati a facilitare l’incontro
tra docenti.
Questi spazi sono i dipartimenti,
uno per ogni materia o per materie affini.
Ciascun dipartimento è dotato di
un ufficio attrezzato, che è di fatto, la “sala insegnanti” dei
docenti del dipartimento stesso. È il luogo in cui si fermano i docenti
nelle loro “ore buche”, il luogo in cui viene raccolto tutto il
materiale didattico delle discipline interessate, lo spazio in cui si
tengono le riunioni per materia. Qui gli insegnanti si incontrano, si
parlano, mettono in comune le informazioni, trovano a disposizione le
attrezzature necessarie (computer, Internet ecc). Al dipartimento sono
direttamente collegati i laboratori specializzati.
Il dipartimento elabora un suo
piano didattico e di spesa che, una volta riconosciuto in fase di
approvazione del bilancio di Istituto, viene gestito direttamente dal
responsabile.
I curricoli contrattati: promosso con
debito, bocciato con credito
Alcuni studenti, ad un certo punto
dell’anno, pensano di avere la certezza, fondata o meno, di non
farcela a conquistare la promozione. E, perciò, tendono ad abbandonare.
Che farne? Come motivarli? Come far
sì che il lavoro dell’anno non venga buttato inutilmente? Come
attenuare il senso di frustrazione e di inutilità che, immancabilmente,
una bocciatura porta con sé? Come orientare verso soluzioni più
produttive quegli studenti che stanno penosamente ed inutilmente
arrancando, senza, con ciò, espellerli dalla vita della classe e della
scuola?
In aggiunta alla possibilità di
realizzare passerelle e allo scopo di affrontare il problema della
demotivazione e dell’insuccesso scolastico, sia nelle classi prime che
nelle successive, si è provato a sperimentare una diversa impostazione,
che trae origine da quella prevista dalla normativa, ma cerca di
allargarsi per soddisfare esigenze che non siano semplicemente quelle
del cambio del tipo di scuola.
Per prima cosa si è deciso che nel
caso di una non promozione, tutte le discipline per le quali lo studente
ha comunque conseguito un giudizio di sufficienza vengano registrate
come “credito formativo” nel curriculum dello studente stesso.
L’anno successivo, in caso di
ripetenza, il consiglio di classe prenderà atto, nella sua prima
seduta, degli eventuali risultati positivi raggiunti, nonostante
l’esito globale negativo, e li registrerà come punto di partenza
della costruzione del curriculum e degli impegni da proporre allo
studente.
Questa scelta apre nuove opportunità
a chi si sforza di tenere sempre e comunque aperto un dialogo con lo
studente e di prevenire, nel limite del possibile, inutili e frustranti
abbandoni. Il consiglio di classe, ad esempio, può consigliare lo
studente in difficoltà, già in corso d’anno, a selezionare alcune
discipline, tralasciandone altre, al fine di conquistare almeno alcuni
crediti, senza disperdersi nel tentativo di recuperare tutte le
discipline lacunose.
Nasce così un accordo tra lo
studente ed il consiglio di classe che diventa oggetto di appositi
“contratti” sottoscritti tra il Preside, lo studente ed il genitore.
L’anno successivo lo studente
parte con un credito che potrebbe anche dilapidare, ma che, se
responsabilmente gestito, può facilitare la frequenza della scuola e il
recupero delle eventuali lacune.
Dobbiamo abituarci all’idea che
ogni nostra valutazione costituisce, di fatto, una certificazione di
competenze acquisite (o no), che vale sempre e non si interrompe o si
azzera per un infortunio scolastico o per una bocciatura se si cambia
scuola, classe, o insegnante.
Le conseguenze positive di questa
impostazione sono evidenti:
V lo studente in difficoltà può
essere stimolato ad impegnarsi fino alla fine dell’anno, alla ricerca
di risultati positivi che, comunque, gli torneranno utili;
V si ha uno strumento in più per
combattere, anche così, il fenomeno dei ritiri in corso d’anno, quel
“getto della spugna” che, riconosciamolo, è pur sempre una
sconfitta per la scuola;
V il consiglio di classe può
svolgere una oculata azione di orientamento, eventualmente indirizzando
lo studente a selezionare le proprie scelte, concentrandosi su un numero
inferiore di discipline, e rinviando all’anno successivo il
completamento del lavoro;
V in questa direzione vengono
particolarmente utili i corsi compattati che, introducendo una certa
forma di elasticità, consentono anche una migliore programmazione dello
studio, facilitandone la distribuzione su tempi più consoni ai ritmi di
apprendimento del singolo studente.
L’esperimento ha già dato
risultati positivi, nel momento in cui, all’interno dei colloqui con
gli studenti ed i genitori, si è riusciti a trovare forme di
rimotivazione ed a prevenire precoci abbandoni.
Il corso di formazione per i
rappresentanti degli studenti
Nel 1990 è stato avviato un
progetto, tuttora in corso, che ha per destinatari gli studenti e che si
pone come obiettivo la promozione del benessere, del senso di
appartenenza alla scuola, del protagonismo e della partecipazione
attraverso la formazione dei rappresentanti di classe.
La scuola è una comunità
complessa ed ha bisogno, per funzionare, che il flusso della
comunicazione al suo interno si sviluppi nel migliore dei modi, con il
minimo di intoppi.
La partecipazione degli studenti
ruota intorno alla figura dei loro delegati, cioè dei due alunni che,
ogni anno e per ciascuna classe, vengono eletti rappresentanti; ecco
quindi che i “quadri intermedi” dell’azienda-scuola, con
riferimento alla componente studentesca, possono essere individuati nei
delegati di classe.
Ai quadri intermedi le aziende
rivolgono una cura ed una attenzione speciale, investendo nella loro
formazione. Altrettanto viene fatto al “Pacioli”, dove si investe
nella formazione dei rappresentanti degli studenti con un corso
specifico. Il senso del corso è di articolare un intervento che
accompagni i rappresentanti durante l’anno scolastico, attraverso
momenti formativi che permettano l’acquisizione di conoscenze e
strumenti per rendere la loro rappresentatività realmente significativa
e visibile e non un compito solo formale: insegnare ai rappresentanti a
divenire vero riferimento della classe, a saperla organizzare, a saperne
capire le esigenze. Il corso, gestito inizialmente da un gruppo di
operatori esterni, è attualmente organizzato da un gruppo di docenti
disponibili, con l’aiuto di uno psicologo e la supervisione del
Preside. Questi docenti sono affiancati da un gruppo di studenti delle
classi quarte e quinte che mettono a disposizione la loro esperienza,
collaborando nello svolgimento delle attività proposte. L’intervento
viene attuato attraverso l’utilizzo del lavoro di gruppo ed altre
strategie di coinvolgimento (simulazioni, esercitazioni, role-plays,
ecc.) e si articola in una serie di incontri a scuola ed in uno stage
residenziale di due giorni.
Lo stage ha nel progetto un ruolo
centrale poiché offre la possibilità di lavorare con gli studenti in
modo intensivo e continuativo in un luogo separato dalla scuola.
Aumentando il coinvolgimento si crea una condizione ambientale e sociale
che rende ideale e ottimale l’apprendimento.
Nella seconda fase dell’anno, i
rappresentanti si incontrano, ogni mese, riuniti in piccoli gruppi e
assistiti dal tutor, uno dei docenti formatori che ha il compito di
seguire i rappresentanti nelle loro attività.
La finalità globale del progetto
è, in sintesi, quella di dare agli studenti una struttura
rappresentativa davvero funzionante, cioè dar loro forza, voce, capacità
organizzativa, libertà di espressione per promuovere il benessere e la
prevenzione delle situazioni di disagio.
*docente all’Itcg “L. Pacioli”
di Crema
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