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SAPERI E
DISCIPLINE
Pubblichiamo
un documento inedito
Un modulo di storia locale, ma non solo, per
classi terze di un liceo scientifico
di Luciano Marzorati *
Questo lavoro, realizzato nelle classi III A e III F del
Liceo Scientifico Statale “A. Tosi” di Busto Arsizio, nasce da un
progetto didattico interdisciplinare e interclasse finalizzato
all’obiettivo di stimolare negli studenti l’interesse per un
approccio attivo alle problematiche della storiografia letteraria e
della storia locale.
La pratica scolastica propone ai discenti, nella maggior
parte dei casi, un sapere già scritto, che richiede lo sforzo di essere
appreso, rielaborato, organizzato in una visione sempre più completa e
consapevole della realtà del passato e del presente. Si tratta di un
lavoro fondamentale, prezioso, che, al di là di fuorvianti pretese
mnemonico - enciclopediche, costruisce il bagaglio culturale di una
persona, gli fornisce i fondamentali riferimenti per l’acquisizione di
nuove conoscenze e per l’applicazione delle sue capacità.
Ma lo studente non può limitarsi ad essere il fruitore di un
sapere già costruito, deve anche imparare come si costruiscono le
conoscenze e acquisire, nei limiti compatibili con il suo livello di
istruzione e formazione, le competenze e le capacità necessarie per
costruire lui stesso il suo sapere.
Gli obiettivi del percorso didattico
Su tali premesse si basa questo percorso didattico che ha
mirato ai seguenti obiettivi :
CONOSCENZE
-
consolidare ed ampliare le conoscenze storiche con elementi
di storia locale nel contesto della “grande storia” del ducato
di Milano tra Quattrocento e Cinquecento;
-
fornire conoscenze essenziali sulle problematiche della
conservazione e dell’edizione dei testi del passato;
COMPETENZE
-
saper reperire informazioni attraverso la consultazione di
documenti d’archivio e di materiale bibliografico;
-
saper elaborare schede storiche attraverso un corretto
utilizzo dei documenti;
-
saper trascrivere, con la guida del docente e di personale
esperto, documenti manoscritti;
-
saper valutare le scelte di interpretazione e traduzione di
testi inediti;
-
saper utilizzare le potenzialità del linguaggio informatico
per una più efficace presentazione del lavoro svolto
CAPACITA’
-
capacità di analisi
-
capacità di sintesi
-
capacità espressive
Ricerca e scelta del documento
Il progetto è nato da una idea dello scrivente e di un altro
collega chenella fase di programmazione dell’anno scolastico 2001 –
2002, hanno concordato sulla opportunità didattica di impegnare le loro
classi nello studio di un documento inedito. Subito si è passati alla
fase operativa per verificare la realizzabilità del progetto e ci si è
rivolti alla Biblioteca Capitolare di S. Giovanni presso la quale si è
preso visione di alcuni documenti inediti.
La nostra attenzione si è
soffermata sul codice autografo dei carmi latini di Gian Alberto Bossi,
un latinista bustocco del 1500, i cui scritti sono per la maggior parte
inediti e abbiamo così verificato fino a che punto i carmi, a livello
di grafia, interpretazione e contenuto fossero proponibili a degli
studenti di terza liceo scientifico. La scelta è caduta sul seguente
carme:
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De coena furtiva Io. Alberti Bossii Clerici
Mediolanensis epygrammatatio
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Ad propriam rebar coenam me, Crispe, vocasses
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Sed futiva mihi coena comesta fuit.
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Rebar item
tecum, sed cum Vasconibus edi,
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Harpiis et malis.
Haec duo damna queror.
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Nam mihi
Vascones, quos non Vasconia misit,
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Et sociis aliis
subripuere cibos.
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Cum manibus
rapuit Vasco, raptabat et ore.
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Ut quoque Vasco
forem taliter, hora dedit.
-
Vasco fui. Fac
sim latius. Ius
exigit, aequum est.
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Si non multa
potes, te pauca dare decet.
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Te Crispum scis
esse, comes. Sum Bossius ipse.
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Fac Crispos caules bos edat : istud habes.
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“Piccolo epigramma di Gian Alberto Bossi, chierico
milanese, su una cena
rubata”
Pensavo, Crespi , che tu mi avessi invitato ad una cena
riservata a me
Ma la cena me l’hanno rubata, anzi divorata.
Pensavo anche di mangiare con te, invece ho mangiato con i Vasconi
anzi con delle Arpie, con delle malvagie Arpie.
Ho subito due danni e me ne lamento.
Infatti i Vasconi , di quelli che non ci ha mandato la Vasconia,
hanno rubato il cibo a me e agli altri compagni.
Il Vascone ha arraffato con le mani, arraffava anche con la bocca
E così anch’io mi sentivo costretto a comportarmi come un
Vascone;
la situazione me lo ha imposto.
Sono diventato un Vascone. Fa in modo che lo sia con più
soddisfazione.
Ne ho il diritto. È giusto che sia così.
Se non puoi dare molto, abbi almeno la decenza di dare poco.
Tu, amico, sai di essere il Crespi. Io, da parte mia, sono il
Bossi.
Fa in modo che il bue mangi l’insalata crespa. Questo lo puoi
fare. |
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Siamo a Busto Arsizio, in una sera imprecisata dei primi anni
del Cinquecento. Un gruppo di amici si raduna per una cena in casa di
Gerolamo Crespi. Tra di loro c’è Gian Alberto Bossi, chierico,
letterato, latinista, poeta, maestro di scuola a Busto e Legnano. Nato a
Busto tra il 1450 e il 1460, Bossi è stato a Milano, alla corte del
duca Gian Galeazzo Sforza e ha sperato di diventare famoso, ricco,
riverito grazie alla sua poesia e alla protezione del signore milanese,
ma la prepotenza di Ludovico il Moro ha presto travolto la fortuna di
Gian Galeazzo e le speranze del giovane cortigiano bustocco.
Bossi è così ritornato nella sua città e ha aperto una
scuola dove insegna il latino ai giovani di buona famiglia. Lui ha più
di altri il diritto di farlo: ha scritto una grammatica latina che
conosce ampia diffusione al suo tempo e sarà ancora ristampata in una
edizione veneziana del 1606.
A Busto, del resto, il cortigiano mancato conta tra gli amici
praticamente tutta l’élite intellettuale locale del tempo; con loro
forma un sodalizio che ha tutti i titoli per essere considerato un
“cenacolo umanistico” tra i più interessanti della terra lombarda
dell’epoca.
Gli amici di Bossi sono uomini di Chiesa, letterati,
filosofi, musici, medici, pittori, ma sono anche uomini spiritosi,
allegri, che amano ritrovarsi per ameni conviti. Nelle pagine successive
del codice abbiamo trovato i carmi dedicati a loro.
I loro nomi sono Gerolamo Crespi, Pietro Vermezio, Francesco
Crespi, Donato Rainoldi, Bernardino Crespi, Gaspare Reguzzoni, Battista
Pozzi, Ventura Pozzi.
Tra i motivi degli scherzi ritorna con frequenza, secondo i
modelli classici di Catullo, Orazio, Marziale, il tema del cibo, più
spesso ancora, con una variante tutta vasconesca, quello del furto di
cibi di ogni genere.
I colti burloni si prendono anche in giro per i loro nomi :
Bossius è il bos, il bue; Crispus è il ceppo di insalata crespa,
Donato Rainoldi deve ricordarsi che il suo nome deriva dal latino
“donor”, Pozzi è il pozzo.
Per il loro gruppo hanno scelto un nome “Vascones”. Il
termine deriva da “Vasconia”, il nome latino dell’attuale
Guascogna ed equivale quindi a “Guasconi”.
Siamo negli anni in cui la Lombardia è piena di soldati
francesi, tra questi i Guasconi si distinguono per la loro impudenza,
l’ingordigia, lo spirito ribelle ad ogni regola. Assumere il loro nome
per i giovani intellettuali bustocchi rappresenta una scelta goliardica,
iperbolica, come iperbolici sono spesso gli epigrammi che a loro dedica
Gian Alberto Bossi.
Ma qual è l’ambiente di Busto all’epoca dei nostri
Vascones? Chi sono i Vascones? Con quali accenti Bossi si rivolge loro
nei suoi scherzosi epigrammi? Qual è il senso di riferimenti a usi e
costumi ormai lontani nel tempo?
Questi ultimi, che non sono mai stati pubblicati (ad
eccezione di alcuni brani), ci sono subito apparsi come il filo
conduttore più opportuno di una ricerca che a questo punto ha trovato
il suo “oggetto” (una quindicina di carmi) e il suo titolo “ Gian
Alberto Bossi e i Vascones di Busto Arsizio: figure e testimonianze di
un cenacolo umanistico - gaudente locale tra la fine del Quattrocento e
i primi anni del Cinquecento”.
Una ricerca impegnata sul piano filologico della
pubblicazione del documento inedito e sul piano storico-culturale della
riscoperta di un’epoca ormai lontana, ma non del tutto cancellata
nella memoria e nelle testimonianze.
Abbiamo filmato le pagine del codice con una telecamera
digitale, le abbiamo computerizzate e abbiamo stampato i carmi, che
abbiamo poi proposto agli studenti. Questi ultimi, divisi in gruppi,
sono stati impegnati in esercitazioni di trascrizione e traduzione e
hanno così sperimentato la difficoltà del lavoro filologico. In questa
fase i docenti di lettere hanno lavorato insieme a loro, condividendone
le difficoltà, discutendo le scelte interpretative, arrivando a
conclusioni in alcuni casi ancora aperte. Gli studenti sono stati poi
accompagnati alla Biblioteca Capitolare, hanno visto il codice, hanno
iniziato a studiare i carmi dal punto di vista storico-culturale,
assumendosi il compito di corredarli con note dedicate alle biografie
dei Vascones, ad aspetti di carattere linguistico e stilistico, alla
storia e al costume della Busto del Cinquecento.
A fine lavoro, nelle classi riunite, sono state presentate ad
esperti le ricerche affettuate dagli alunni riuniti in gruppi di lavoro.
I risultati erano stati precedentemente elaborati a computer e ciò ha
favorito l’ampliamento e il rafforzamento delle competenze
informatiche degli studenti. Il lavoro è risultato interessante,
coinvolgente, prezioso sul piano didattico, senz’altro degno di essere
ripreso e continuato negli anni futuri.
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docente al
Liceo Scientifico “A. Tosi” di Busto Arsizio (VA)
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