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DISCIPLINE  &  DIDATTICA

Imparando a “FARE” matematica

di Antonella Montrezza*

“Il vero artista è capace, davanti ad un deserto vuoto, di riempire la sua tela con scene straordinarie”.1

Alla proposta del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano di uno stage dal titolo “Progettiamo con la Matematica”, rivolto agli studenti degli ultimi due anni di scuola superiore, mi è riaffiorata alla mente la citazione riportata nell’acquarello di Salvador Dalì che qualche anno fa aveva così profondamente colpito la mia immaginazione perchè l’avevo percepita vicina al mio sentire rispetto alla disciplina che maggiormente amo e che ho la fortuna di insegnare: la Matematica.

Insegnare Matematica oggi può diventare un’esperienza difficile e frustrante. Eppure tutto ciò che ci circonda, dalla tecnologia, alla natura, alla musica e più in generale all’arte, esprime il meraviglioso equilibrio tra rigore e creatività che caratterizza questa disciplina. Il problema che si pone quotidianamente a un insegnante di matematica è quello di fare arrivare gli studenti a questa scoperta rimanendo all’interno dei vincoli ministeriali. Come fare capire loro che la Matematica non è
un insieme di formule e di regole procedurali, ma elabora preziosi e insostituibili strumenti per progettare e costruire modelli ed è manifestazione della potenza creativa della mente umana.

“...l’utilità non ha niente a che fare con la creatività scientifica ed artistica: ricordiamo ‘le cose belle e sottili’  di Archimede. Insomma il bello in natura non necessariamente deve servire a qualcosa, ma questo non significa che non debba esserci”’ 2
Qui potrebbe aprirsi un’ampia discussione e certamente l’obiettivo diventa troppo alto per essere atteso anche in un liceo scientifico con sperimentazione PNI, ma sono convinta che non si debba mai rinunciare ai propri sogni.
Così ho deciso di sottoporre la proposta agli studenti di quarta e quinta. Alcuni di loro hanno partecipato all’incontro esplicativo organizzato presso il Dipartimento di Matematica durante il quale è stato presentato il progetto e vari docenti universitari hanno avanzato proposte di lavoro manifestando anche la disponibilità ad accettare nuovi suggerimenti ed idee da parte degli studenti. Una studentessa di quinta e uno studente di quarta hanno aderito alla proposta.

Obiettivi

Gli obiettivi che mi sono posta affrontando il progetto erano di consentire agli studenti di:

  • conoscere una realtà diversa da quella scolastica;

  • fare esperienza di “alta” Matematica nella progettazione nell’ambito di un percorso di ricerca;

  • imparare a collaborare in un gruppo di progetto dove interagiscono competenze e sensibilità diverse;

  • consolidare la capacità di autovalutazione delle proprie caratteristiche, in particolare di natura matematica, scoprendo fragilità e potenzialità;

  • imparare a stendere una relazione sul proprio percorso di ricerca;

  • sperimentare l’emozione, la fatica, i vicoli ciechi, i necessari cambi di strategia e l’entusiasmo delle piccole grandi conquiste di un percorso di ricerca matematica;

  • organizzare e realizzare una breve comunicazione sul lavoro svolto che avesse come destinatari altri studenti, docenti di scuola secondaria superiore e docenti universitari.

Fasi del progetto

Il lavoro si è articolato in varie fasi:

  • definizione puntuale dell’argomento di ricerca che nel caso specifico era relativo all’elaborazione di immagini. Il titolo individuato dagli studenti è stato “Giocando con il testo” e il problema che hanno affrontato era relativo alla riorientazione di un testo acquisito con strumenti automatici;

  • corso di formazione presso il Dipartimento di Elettronica e di Informazione del Politecnico di Milano.

Argomenti del corso sono stati:

  • tecniche di acquisizione ed elaborazione di immagini;

  • stima di funzioni da misure rumorose con il metodo dei minimi quadrati e sua interpretazione geometrica in uno spazio 3D;

  • spazi di parametri e loro analisi in diversi sistemi di coordinate;

  • trasformazioni di Hough e di Radon e individuazione di curve;

  • problematiche relative all’operazione di “edge detection”;

  • convoluzioni e filtri;

  • spazi proiettivi e implementazione di trasformazioni proiettive;

  • utilizzo dei software matematici Scilab eMatlab;

  • formulazione di una ipotesi risolutiva, stesura del piano di fattibilità e successiva definizione di un piano di lavoro dettagliato;

  • progettazione e implementazione del prototipo dell’algoritmo e relativa fase di test;

  • raccolta, organizzazione e analisi dei dati;

  • implementazione della procedura risolutiva definitiva;

  • stesura della relazione finale;

  • preparazione e realizzazione della comunicazione relativa al progetto di ricerca presso il Dipartimento di Matematica del Politecnico di Milano.

Durante il percorso di ricerca i due studenti direttamente interessati al progetto hanno coinvolto alcuni compagni delle rispettive classi raccontando loro i risultati progressivamente raggiunti, condividendo i dubbi e gli ostacoli incontrati così come comunicando l’entusiasmo delle piccole conquiste e ciò che di nuovo avevano imparato e ricevendo consigli, suggerimenti ed aperture verso nuovi punti di vista.

Si è venuto a creare un inatteso fermento, un clima di discussione costruttiva, competente e seria dove l’oggetto era la Matematica: non si discuteva per risolvere un problema da manuale, ma per risolvere un problema vero, seppur piccolo, nato dalla curiosità e dalla voglia di mettersi in gioco dei due protagonisti.

Si stava facendo Matematica.

Valutazione dell’esperienza

A conclusione dell’esperienza, analizzando gli obiettivi che mi ero posta, credo di potere affermare di averli pienamente raggiunti. Sulla base dell’osservato emergono come irrinunciabili alcuni prerequisiti: il gruppo di lavoro deve essere numericamente contenuto, 2/3 studenti al massimo; gli studenti che aderiscono devono essere disponibili ad avvicinarsi ai materiali e ai problemi incontrati con un atteggiamento attivo, cioè riflessivo e interrogativo; per problemi logistici, devono essere disposti a spostarsi, a incontrare e a dialogare con persone con stili cognitivi ai quali non sono abituati e che vengono da esperienze diverse; devono essere consapevoli del fatto che il progetto, svolgendosi  in orario extrascolastico, occuperà parte del loro tempo libero.

Di importanza trascurabile è invece, secondo la mia esperienza, l’essere “portati per la Matematica”,
classificazione della quale non ho mai compreso il significato profondo, poichè sono convinta che competenti e a volte addirittura brillanti in Matematica come in tutte le altre discipline si possa diventare.

Certamente alcune persone hanno una maggiore predisposizione naturale per la Matematica e forse sono coloro che alla fine del loro percorso scolastico la scelgono, ma tutti possono riuscire, anche se a livelli diversi, ad avvicinarsi con soddisfazione a questa disciplina: il cammino può essere impegnativo e lungo, ma non inaccessibile. È importante che gli studenti sentano la passione dei loro insegnanti, perchè così, incuriositi, incominceranno a cercare per capire.
Durante il lavoro si sono incontrate alcune difficoltà che elenco in modo sintetico:

  • i vincoli temporali molto ristretti imposti per la stesura della relazione relativa al progetto di ricerca con il quale i due studenti hanno deciso di partecipare al concorso FAST;

  • la necessità di conciliare il tempo extrascolastico utilizzato per la conduzione del progetto con quello necessario per il lavoro scolastico ordinario.

In una fase successiva alla conclusione del percorso, uno dei due studenti direttamente coinvolti ha affermato di avere acquisito consapevolezza, durante il lavoro, delle proprie  potenzialità creative.
La studentessa, alla conclusione del lavoro di approfondimento/ricerca matematica, che ha scelto come avvio della prima parte del proprio colloquio d’esame ha espresso la propria scoperta del piacere per la ricerca matematica citando Alexei Sossinsky: “...l’emozione che prova un matematico
quando incontra (o scopre) un risultato come quello appena descritto è simile a quella provata  da un appassionato di arte il cui sguardo si posi sulla Creazione di Michelangelo nella cappella Sistina; o ancora (nel caso di una scoperta) all’euforia che deve sentire il direttore d’orchestra nel momento in cui tutti i musicisti e i coristi, in uno stesso slancio da lui generato e dominato, riattaccano l’Inno alla Gioia alla fine del quarto movimento della Nona di Beethoven..”3.

Inoltre alcuni compagni che hanno partecipato all’incontro conclusivo, sono rimasti molto colpiti
dalla competenza, serietà e dall’alto livello delle comunicazioni dei vari progetti di ricerca e lo hanno condiviso con il gruppo classe. Ritengo questi tre risultati molto importanti e significativi e penso che attestino il buon esito del lavoro.

Conclusione

Credo nella opportunità di riproporre il progetto anche se ritengo  sia necessario pensare una modalità per rendere tale attività maggiormente fruibile e condivisibile dal gruppo classe. L’esperienza condotta, anche nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe portare a una modifica della didattica della Matematica; ma tale modifica richiede una riflessione e un rinnovato impegno dei dipartimenti coinvolti e il coinvolgimento attivo della struttura universitaria.


*docente di Matematica e Fisica presso il Liceo Scientifico “P. Bottoni” di Milano
 



1 The true artist is able, before an empty desert, to fill his canvas with extraordinary scenes. Testo incluso nell’acquarello dal titolo Empty Desert di SalvatorDalì, conservato nel museo di Cadaques (Spagna), dedicato all’artista.

2  Enrico Tiezzi, La Bellezza e la Scienza, Raffaello Cortina Editore, Milano 1998, p. 101.

3 Alexei Sossinsky, Nodi – Genesi di una teoria matematica, Bollati Boringhieri, Torino 2000, p. 91.