FOCUS: VALUTAZIONE E DINTORNI
Esame di Stato più serio?
di Gianni Pagan *
L’Esame di Stato 2007 è stato preceduto da una campagna di stampa
condotta in prima persona dal Ministro della Pubblica Istruzione in nome
di una maggiore “serietà” degli studi e, di conseguenza, dell’atto
finale degli stessi. Nei mesi successivi alla promulgazione della Legge
n° 1 dell’11 gennaio 2007 si sono succedute numerose circolari e
comunicazioni, non sempre congrue tra loro, allo scopo dichiarato di
ridare all’Esame di Stato la dignità perduta.
A parte il ripristino dell’ammissione degli studenti,
che in quasi tutte le scuole si è, giustamente, risolto con l’ammissione
di tutti in quanto è stata valutata discriminatoria la differenziazione
tra candidati interni ed esterni quale veniva indicata nella norma, la
novità è stata rappresentata dal ritorno alla Commissione mista.
Chi scrive ha sempre concluso, la propria relazione
finale, stilata quale Presidente di Commissione, stigmatizzando la
composizione totalmente interna della stessa. Il solo esterno, il
Presidente, si arrabattava nel rincorrere il rispetto delle norme e
delle conseguenti procedure assumendo un ruolo meramente notarile, a
volte confinante con il risibile quando il numero delle classi era tale
da rendere umanamente impossibile seguirle tutte.
In quell’anno fui assegnato ad un Istituto con
diciassette classi terminali e ricordo con un certo fastidio
l’esperienza derivatane. La Legge Moratti del 2001 aveva aperto una
stagione nella quale l’Esame si trascinava in una rituale formalità
accentuando uno dei vizi capitali della Scuola italiana: la
autoreferenzialità.
Negli anni successivi tale formalità assumeva in
qualche caso le sembianze della farsa; lo scopo non era valutare
conoscenze, competenze, abilità del maturando, ma promuovere a
prescindere, spesso anche dal buon senso. Logica conseguenza
l’introduzione da parte di molte Università dei test di ingresso e la
non considerazione del voto finale d’esame che aveva subito una
inarrestabile corsa al rialzo.
Stante le esperienze maturate, ho accolto con favore la Legge del
gennaio 2007 laddove nella composizione delle Commissioni riproponeva la
Legge Berlinguer del 1997: 50% di membri interni, 50% di membri esterni,
Presidente esterno operante su non più di due Commissioni.
Sarei potuto tornare a seguire attivamente le diverse
fasi dell’esame confrontandomi con aspetti formali meno gravosi, entrare
nel merito delle valutazioni dei singoli studenti con cognizione di
causa, interagire positivamente con una commissione che non aveva già
valutato gli stessi studenti dieci giorni prima negli scrutini di fine
anno, ma parzialmente composta di docenti provenienti da altre realtà e
perciò portatori di esperienze diverse, con una maggiore opportunità di
confronto e di dialogo.
E ciò è stato. Devo ammettere che mi sono ritrovato a
lavorare per tre settimane in una realtà privilegiata: due classi di
terza Liceo Classico poco numerose, nessun errore della macchina
burocratica nella nomina dei membri esterni. Fin dalla riunione
preliminare ho avuto la certezza di un clima diverso rispetto agli anni
precedenti; non una noiosa formalità vissuta da tutti come tale, al
limite della perdita di tempo, ma uno spazio deputato sì a ricordare
alcune norme di conduzione degli esami, ma soprattutto
all’approfondimento delle problematiche della scolaresca e degli
studenti evidenziate dal documento del 15 maggio e alla reciproca
conoscenza.
Sintomatico l’atteggiamento dei membri interni nel rapportarsi con i
colleghi: inizialmente un po’ timorosi di questo ritorno al passato,
comunque attenti al confronto, senza la convinzione di dover dare, come
negli anni precedenti, tutto per acquisito perché tra colleghi che già
avevano deciso.
Lo stesso atteggiamento ho ritrovato negli studenti
durante le prove scritte e quelle orali; il rapportarsi con esaminatori
non conosciuti ha indotto ad un maggior rispetto autonomo delle regole,
ad una maggiore attenzione nei comportamenti e ad una maggiore
consapevolezza nelle diverse prove.
Gli esiti finali non sono stati complessivamente
molto diversi da quelli degli anni precedenti sia nella percentuale dei
diplomati che nella attribuzione dei punteggi finali e ciò mi è sembrato
gratificante per i commissari interni che hanno visto apprezzato dai
colleghi il proprio lavoro, ma il percorso per arrivare a quegli esiti
nella conduzione delle prove, nel rapporto con gli studenti, nelle
relazioni all’interno della Commissione è stato tracciato con una
maggiore attenzione, senza spazio per banalità o sotterfugi.
La novità introdotta ha sicuramente portato benefici,
ma come sempre al termine della sessione d’Esame mi rimane il dubbio
sulla effettiva validità dello stesso in rapporto anche al valore legale
del titolo di studio, su cosa andiamo a valutare e con quali strumenti;
questo però è un problema che riguarda tutto il percorso scolastico e
che non si risolve con la composizione delle Commissioni; è proprio
tutto un altro discorso.
* preside Liceo scientifico “A. Tosi” di Busto
Arsizio (VA)
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