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FOCUS: VALUTAZIONE E DINTORNI

Caro Ministro le scrivo, così mi distraggo un po’

di Silvana Rizzo

Caro Ministro,
questo anno scolastico si è aperto con alcune novità e tra queste mi sembra davvero importante ricordare il decreto dell’innalzamento dell’obbligo scolastico.
Sappiamo per certo che in molte scuole superiori si sta dibattendo - e in modo, a volte, polemico - sia sul senso del documento tecnico che sulla didattica volta al consolidamento delle competenze di base.
Come al solito noi docenti del Professionale anche questa volta siamo in prima linea e, forse, quando lei leggerà questa mia, avremo già avuto modo di discutere anche le linee guida promesse dal Ministero.
Oggi però ho deciso di scriverle per onorare un impegno che ho preso, nel giugno scorso, con alcuni alunni della quinta elettronico (insegno in un Istituto Professionale) che hanno sostenuto l’esame in quella calda estate; l’impegno era di scriverle una lettera per porle una domanda ed è quello che faccio ora, in questa grigia domenica di novembre.
Una doccia fredda, anzi no, gelata!
Era la mattina del 20 giugno scorso. Che fosse una giornata torrida lo si capiva fin dalle prime ore del giorno. Ma nessuno poteva prevedere, prima dell’apertura della fatidica busta con i testi delle prove di Italiano per l’esame di stato, che avremmo avuto tutti, studenti e insegnanti, una bella doccia… non fredda ma gelata!
Aperta la busta la situazione fu questa: come membro interno di Italiano dovevo comunicare ai candidati che, per l’analisi del testo, avrebbero dovuto cimentarsi con un passo del Paradiso di Dante

Parlare di delusione e sconforto da parte loro non è eccessivo. Io, invece, oltre alla delusione, provai un moto di stizza che facevo una gran fatica a reprimere:
era possibile,mi chiedevo, che gli esperti ministeriali non conoscessero i Programmi ministeriali della scuola italiana e che ancora un volta ci venisse proposta l’analisi del testo su un brano della Commedia?
Alla fine della prima prova alcuni studenti mi fermarono sulle scale della scuola per chiedermi: “Perché anche a noi, studenti del Professionale, hanno dato il tema su Dante”.  Io, a caldo, non seppi fornire una risposta convincente e così dissi loro che, a settembre, alla riapertura dell’anno scolastico, avrei scritto al Ministro e che avrei girato a lui la loro domanda.
È democratico considerarli tutti uguali?
E ora eccoci qui. Come tanti altri colleghi e studenti si sono chiesti nei giorni successivi all’esame, anche io mi chiedo e le chiedo (visto che, se non ricordo male, lei non ha partecipato alla scelta delle tracce perché anche suo figlio era impegnato negli esami di Stato): siamo proprio sicuri che le prove assegnate fossero correttamente proporzionate alla scuola di provenienza di tutti gli studenti?
Già nell’anno scolastico 2004-2005 i miei studenti avevano dovuto affrontare l’analisi del testo su un brano di Dante e già allora si era sollevato un coro di proteste. Furono in molti, allora, studenti e docenti che misero in evidenza il fatto che le cantiche della  Divina Commedia si studiano, anno per anno, solo nei licei. Negli Istituti Tecnici, negli Istituti d’Arte, negli Istituti Professionali, cioè nei tre quarti delle scuole italiane, infatti, Dante si studia solo al terzo anno con qualche lettura antologica del poema.
Quest’anno al coro di proteste si è aggiunto anche l’intervento polemico e riflessivo dell'ispettore Maurizio Tiriticco (comparso il 22 giugno scorso su molti siti Internet legati al mondo della scuola e che si può scaricare sul sito Educazione & Scuola all’indirizzo:
http://www.edscuola.com/archivio/ped/dante2.pdf).

In quel testo chiaro e argomentato, come è nello stile dell’autore, si legge tra l’altro: “[…] L’analisi del testo è una prova per certi versi completa, in quanto permette di accertare la padronanza linguistica – come vuole la legge – in molti dei suoi aspetti, la lettura, la decodifica, la comprensione, la ricerca del senso e del significato, la produzione di un testo di analisi e di sintesi, laddove sia consentito al candidato di esprimere un suo personale giudizio su ciò che ha letto. Non si tratta affatto di una prova semplice e richiede un insegnamento linguistico del tutto particolare.
Ed anche la scelta del testo da sottoporre ad analisi e la proposta delle istruzioni di lavoro non sono affatto operazioni facili. È per tutto questo insieme  di ragioni che trovo la proposta di analizzare un “frammento” di un canto di Dante assolutamente inopportuna sia per l’oggetto che per le istruzioni di lavoro. […] Che cosa è successo con la proposta del testo di Dante nella tornata d’esame dello scorso 20 giugno? Tentiamo – a nostra volta – un’analisi. 1) Si tratta di un testo estremamente specialistico proposto indifferentemente ad una platea di lettori assai diversificati: gli studenti degli istituti professionali non leggono Dante nell’ultima classe: quindi è stata preclusa ad una parte di questa platea la possibilità di affrontare la tipologia A della prima prova. Mi chiedo:
per quale ragione non è stata proposta all’intera platea dei candidati l’analisi di un testo di tecnica
delle costruzioni, o di meccanica applicata? Come avrebbero reagito gli studenti del liceo classico?
Insomma una certa idea di cultura “nobile” e di cultura di serie B non è mai stata sconfitta! […]”.

Prolungamento del’obbligo scolastico e Istruzione professionale

Anche prendendo spunto dalle indicazioni fornite nel documento sul prolungamento dell’obbligo mi piace ricordare che nel corso degli ultimi venti anni l’ordine degli Istituti professionali è quello che certamente di più si è speso nell’innovazione metodologica e didattica.
La mia carriera scolastica è iniziata nell’ottobre del 1985; da allora ho sempre insegnato nei Professionali e molta acqua è passata sotto i ponti. Quando sono entrata per la prima volta in un Istituto professionale il corso di studio che frequentavano i miei studenti del corso di Qualifica triennale prevedeva lo studio di una materia che allora si chiamava Cultura Generale e che si articolava in 7 ore nella classe prima, 5 ore nella classe seconda e 3 ore nella classe terza. Per me, che provenivo da un corso di studi tradizionale (Liceo Classico e laurea in Filosofia), fu subito chiaro che dovevo darmi da fare su due fronti: sul versante educativo l’urgenza era quella di trovare delle strategie per ‘tenere la classe’ (allora ero molto giovane e tra la mia età e quella dei miei studenti correvano pochi anni, sigh!) mentre sul versante didattico era indispensabile individuare i contenuti e le modalità che potevano permettere l’organizzazione di lezioni interessanti e utili dal punto di vista formativo (cercavo di declinare conoscenze e competenze alla luce di finalità formative ma allora, fresca di laurea, non avevo certamente… le parole per dirlo)
Come le dicevo, molta acqua è passata sotto i ponti e non so se e come sarei rimasta in trincea se, negli anni successivi al mio ingresso nella scuola, non fossero arrivate, in particolare per noi che insegnavamo Cultura Generale nei Professionali, delle novità davvero rivoluzionare. Mi riferisco innanzitutto alle proposte didattiche del Progetto ’92 e al DM  24 aprile 1992; con esso venne ridefinita la struttura complessiva del nuovo quadro formativo dell'Istruzione Professionale e vennero stabiliti i programmi e gli orari d'insegnamento dell'area comune a tutti i corsi di qualifica nonché le modalità di utilizzo dell'area di approfondimento, considerata allora il volano dell’innovazione.
Al Professionale, per l’aggiornamento e la formazione dei docenti di Italiano e Storia, arrivarono allora materiali veramente pregevoli; ricordo, a mo’ di esempio, i quaderni dalle copertine colorate elaborati dal Ministero in collaborazione con il Dipartimento di Linguistica della Terza Università di Roma (Progetto Saper scrivere curato dalla prof.ssa Maria Teresa Serafini), i materiali per il curricolo di Educazione linguistica curati dal prof. Adriano Colombo del GISCEL (Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell'Educazione Linguistica) e quelli relativi ai nuovi programmi di Storia, coordinati dal prof. Ivo Mattozzi dell’Università di Bologna e Bolzano.
Noi, docenti di Lettere degli I.P., abbiamo cominciato a integrare l’educazione linguistica con la vita quotidiana dei nostri allievi e, soprattutto, con le materie professionali. Anche la riforma dell’esame di maturità (Legge 10 dicembre 1997, n. 425 -Disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore) - che per la prima volta, accanto al classico tema, propose la prova di analisi del testo e quello della stesura di un saggio breve o di un articolo di giornale - ci sembrò andare nella direzione giusta.
Tralascio, come vede, tutte le altre svolte e innovazioni che hanno investito il sistema-scuola, per concentrarmi solo su quelle che mi hanno coinvolto di più perché riguardano il compito più importante (e senz’altro più difficile) connesso alla funzione docente: educare i giovani utilizzando le proprie discipline.
Mi soffermo, invece, sul lavoro che ci ha visto impegnati a riflettere sui nuclei fondanti e sulla valenza formativa delle singole discipline perché è proprio questo che ci permette, oggi, di leggere con attenzione e interesse le indicazioni in merito alle competenze chiave di cittadinanza e quelle relative ai quattro assi culturali.
Torno al cuore del problema e, con l’orgoglio di chi insegna da anni nell’Istruzione Professionale, mi chiedo e le chiedo: non pensa anche lei che ai nostri ragazzi venga negato un diritto quando si presenta a loro come agli studenti liceali un’analisi del testo su un passo della Commedia? E ancora: ritiene davvero democratico considerare, in sede di esame, gli studenti tutti uguali senza preoccuparsi dei loro percorsi di studio?
Mi fermo qui perché ho rubato fin troppo tempo alla sua attenzione. Mi piacerebbe davvero avere una sua risposta in merito e credo che sarebbe utile, poi, discuterla con i ragazzi a scuola.
Le auguro un buon anno scolastico e mi auguro davvero che sia un buon anno per tutti!

Cordialmente
Silvana Rizzo

 

Per riflettere in modo più completo sui motivi che hanno determinato le scelte dei
candidati dell’ultima sessione dell’Esame d Stato possono essere utili questi dati
pubblicati sul sito del Ministero della Pubblica Istruzione e sul sito dell’Invalsi.

Dati tratti dall’Osservatorio Nazionale sugli Esami di Stato dell’Invalsi e desunti dalle liste ufficiali delle commissioni degli esami di stato (al 10 giugno 2006)
http://archivio.invalsi.it/ones2000/conch2006/dati/dati2/candidati ufficiali2006.pdf

Dati tratti dal sito delMinistero della Pubblica istruzione la http://www.pubblica.istruzione.it/ all’indirizzo: http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2007/200607q.shtm