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FOCUS: VALUTAZIONE E DINTORNI
Valutare per valorizzare: quale collaborazione tra
genitori e docenti?
di Vittoria Bellini
Ci vuole un villaggio per crescere un bambino Formare la persona che
cresce è un obiettivo da raggiungere. È lo scopo prioritario che viene
perseguito, a casa dai genitori che educano i figli, a scuola dai
docenti che costruiscono un percorso didattico e cognitivo per gli
allievi. Tra i docenti e gli studenti si creano relazioni che
sostanziano il rapporto di insegnamento/ apprendimento: il percorso, gli
step, le azioni che portano agli esiti, ai risultati finali sono il
frutto di un continuo processo di controllo, di verifica, di valutazione
formativa i cui punti di riferimento sono determinati dai contesti,
dalle relazioni, dai rapporti interpersonali, scolastici, territoriali
degli allievi.
Un proverbio africano dice che “Ci
vuole un villaggio per crescere un bambino” e nei programmi dei più
avanzati paesi del mondo gli effetti dell’educazione sono posti tra le
priorità di cui prendersi cura. In particolare le tematiche di indagine
ricorrenti riguardano alcune riflessioni approfondite su cosa è bene per
l’educazione e a che cosa essa serva. Le risposte che
sono state date consistono in più investimenti, standard più elevati,
controllo e responsabilità degli esiti; tutto ciò va finalizzato a
promuovere la competitività, il progresso tecnologico e la crescita
economica. Si aggiungono a queste considerazioni alcune riflessioni per
porre le basi e discutere di contesto sociale e di effetti
dell’educazione.
Sono questi gli elementi che caratterizzano la società del 2000 e ne
determinano la complessità, i cui nodi fondamentali sono la giustizia
sociale, la tolleranza, le pari opportunità, l’inclusione e
l’integrazione sociale. Il concetto di “capitale
sociale” A questo punto si può affermare che il
concetto di contesto sociale sviluppato è strettamente connesso alla
presenza di capitale fisico, capitale umano e capitale sociale. Per
capitale fisico si intende l’insieme di strumenti materiali che
aumentano la produttività, il capitale umano è dato dalle abilità che
sono il prodotto dell’istruzione e che, secondo un approccio economico,
possono incrementare la produttività di un paese; infine una fitta rete
sociale rinforzata da regole di reciprocità e fiducia dà vita al
capitale sociale che ha forti effetti sulla produttività. Sicuramente le
reti sociali hanno un valore soprattutto per le persone che ne fanno
parte: la presenza di reti sociali nelle città, nei quartieri possono
dar vita a importanti risultati sul piano sociale quali più bassi tassi
di criminalità, maggior benessere infantile, migliore salute pubblica,
amministrazione più efficiente, riduzione della corruzione politica e
dell’evasione fiscale, migliori prestazioni dell’economia.
Si può parlare di capitale sociale “dentro le pareti scolastiche”, e
cioè le reti sociali presenti all’interno della scuola, e di capitale
sociale “fuori dalle pareti scolastiche”, cioè le reti sociali che
legano la scuola alla più ampia comunità. All’interno della scuola
vi sono diversi tipi di reti: quelle fra gli studenti, che hanno una
forte influenza sia sulle aspirazioni che sul processo educativo; reti
intrascolastiche che nascono dai rapporti positivi tra lo staff di
direzione e i docenti. che danno vita ad un clima di cooperazione.
Fuori dalla scuola, molto importanti sono i contatti che si hanno con i
genitori che diventano così risorsa; alcuni studiosi sostengono, secondo
esiti di una loro ricerca, che “quando i genitori sono coinvolti a
scuola, i loro figli vanno più avanti negli studi e le scuole che essi
frequentano sono migliori. Alcuni dati statistici indicano che gli
atteggiamenti e il comportamento che i genitori hanno verso il processo
educativo sono influenzati più profondamente dalla forza dei legami
familiari e comunitari che dal
livello socio-economico; i tassi di abbandono o il successo in prove e
test sono predetti meglio, da misure del capitale sociale della comunità
piuttosto che da misure della qualità degli insegnanti, o della classe o
della spesa per alunno. Nel Regno Unito il capitale
sociale della comunità è un predittore dei risultati scolastici degli
studenti. Gli studenti che vengono da comunità “deprivate” sono
svantaggiati dal punto di vista scolastico perché non hanno la
possibilità di accedere ad un produttivo capitale sociale. I momenti e
le modalità specifiche in cui il capitale sociale influenza i risultati
educativi variano da un paese all’altro ma i decisori politici
interessati ad elevare gli standard educativi devono preoccuparsi anche
del contesto sociale dell’educazione, dentro e fuori la scuola.
Per una politica sociale attiva Nella maggioranza dei
nostri paesi crea sempre più crescente preoccupazione la coesione
sociale, in quanto la diversità etnica e le disuguaglianze economico
sociali stanno crescendo in tutti i paesi dell’OCSE.
In questo contesto è importante che ci sia un capitale sociale che
“getti ponti” cioè che crei legami tra gruppi sociali, così si creano
reti e condizioni di reciproca fiducia per un superamento delle
divisioni.
Tra gli obiettivi posti a Lisbona si propone una maggiore coesione
sociale attraverso una politica sociale attiva che mira a modernizzare
il modello sociale europeo, investendo nelle persone e favorendo
l’inclusione sociale. L’economia della conoscenza dipende anche dal
capitale sociale, infatti i giovani studenti devono sviluppare non solo
capacità e conoscenze intellettuali ma anche capacità di lavorare in
gruppo e di tessere reti e gettare ponti, cioè di saper essere capitale
sociale. Scuole come luoghi per la costruzione di
capitale sociale
Le scuole possono essere luoghi per la costruzione di
capitale sociale attraverso una pedagogia adeguata e curricoli adatti a
stimolare l’impegno degli studenti nella società e nella comunità.
I fattori ed i processi che accompagnano il percorso scolastico e di
crescita degli studenti si riferiscono all’ambiente familiare e alle
risorse culturali (struttura della famiglia, professioni dei genitori,
professione sperata dallo studente, livello di formazione dei genitori,
contesto di immigrazione, lingua parlata in casa, risorse educative in
casa, patrimonio culturale in famiglia).
Sono fattori di contesto determinanti:
-
le caratteristiche della scuola (dimensioni,
sesso alunni, tipo di scuola) e le sue risorse (qualità delle
infrastrutture materiali, qualità del materiale pedagogico, numero
docenti, penuria di insegnanti);
-
il clima di scuola (attitudini per la scuola,
relazioni tra studenti e docenti, sentimento di appartenenza alla
scuola, il morale e l’impegno dei docenti e degli studenti, i
fattori che turbano il clima imputabili ai docenti, i fattori che
turbano il clima imputabili agli studenti).
Un’azione fondamentale di indirizzo e di orientamento
viene svolta dai fattori di contesto legati alla classe in senso stretto
come:
-
la dinamica di insegnamento-apprendimento (anni
di studio, livello di formazione previsto, tempi di insegnamento,
strategie e forme di apprendimento privilegiate dallo studente,
competitivo, apprendimento in collaborazione);
-
il clima e le relazioni (sostegno da parte del
docente, clima durante le attività disciplinari);
-
la percezione di sé (interesse e piacere per la
disciplina, motivazione strumentale, percezione delle capacità
personali, ansia).
Valutare l’apprendimento
Dopo aver definito in modo circostanziato quali sono
gli elementi di contesto, è indispensabile analizzare l’oggetto della
valutazione cioè “l’apprendimento”che è il focus di sviluppo dell’azione
valutativa. È opportuno chiarire che cosa si intende e a che cosa si fa
riferimento quando i docenti parlano di “apprendimento”.
Esso è il processo mediante il quale lo studente impara (a studiare, a
parlare, a ricordare, a collegare, a valutare, ecc.),modifica
(attraverso esperienze formative) il suo comportamento fino a
raggiungere un’autonomia (di pensiero, di azione, progettuale, etc.)
rispetto a se stesso e alla società in cui vive.
L’apprendimento è l’humus, il tessuto connettivo da alimentare
attraverso la relazione educativa: e anche in questo caso è opportuno
esplicitare alcune interpretazioni che la letteratura di settore dà al
termine “relazione educativa”. La prima appartiene a Emile Durkheim, il
padre della sociologia. Lo studioso ritiene che la scuola in quanto
istituzione sociale abbia il ruolo di trasmettere i modelli di
comportamento (idee, valori, atteggiamenti) alle nuove generazioni e
garantire, in questo modo, la conservazione della società. Nel suo
modello teorico la relazione educativa è unidirezionale: dalla società
all’individuo.
Per il pedagogista americano John Dewey questo aspetto si coniuga con
l’attività critica e creativa dell’individuo per cui la relazione
diventa interattiva.
L’interattività funge da moltiplicatore che volge la relazione al
plurale come insieme di relazioni, tra le personalità dei docenti e i
comportamenti degli alunni, tra individuo e ambiente, tra processo
educativo e processo didattico.
La relazione educativa crea e sviluppa rapporti precisi tra docente e
allievo,ma a quali rapporti si fa riferimento? Allo sfondo culturale,
alla qualità dell’insegnamento come elemento integratore, contributo
alla coesione sociale, all’inclusione sociale, ad una cittadinanza
attiva, sociale ed europea. E alla fine del percorso tutto ciò aiuta a
capire quali sono gli esiti, i risultati dell’apprendimento attraverso
la valutazione degli apprendimenti. Come valuta il docente, come sono
valutati gli studenti? La mission è: la centralità dello studente, il
successo scolastico e formativo.
Diversi tipi di valutazione Nella valutazione degli apprendimenti, oltre
alla valutazione diagnostica e alla valutazione sommativa, assumono
particolare rilievo la valutazione formativa e la valutazione autentica.
La valutazione formativa ha la proprietà di rendere espliciti agli
alunni gli elementi che concorrono alla valutazione, consentire al
docente di verificare la validità delle procedure adottate, favorire la
frequenza delle verifiche e la tempestività della loro correzione.
Essa si pone l’obiettivo di: a) promuovere
nell’alunno la capacità di autovalutazione, sia come adeguatezza ed
efficacia dell’impegno, sia come consapevolezza delle proprie capacità e
attitudini in vista delle scelte future; b) verificare le ipotesi di
lavoro degli insegnanti, per governare il processo di
insegnamento/apprendimento.
La valutazione autentica ha le proprietà dell’ancoraggio a compiti
autentici e di “feed back” immediati per insegnanti e studenti. Vuole
accertare cosa uno studente sa fare con ciò che sa, considerando non
solo le conoscenze dichiarative (know what) e procedurali (know how) ma
anche quelle strategiche (know when) e cioè l’integrazione dei processi
cognitivi, metacognitivi e motivazionali nella prospettiva di un
apprendimento per competenze.
La valutazione autentica non incoraggia l'apprendimento in vista del
compito in classe e dei voti, ma spinge a mettersi alla prova; è una
sfida con se stessi che annulla il senso e la spinta verso qualsiasi
azione di superficialità, di bullismo o di prevaricazione singola e
collettiva. La valutazione degli studenti è il tratto conclusivo di una
didattica: la coerenza tra le scelte metodologiche di fondo e le
modalità d'interazione didattica messe in campo.
Ha il compito di coinvolgere, sensibilizzare e informare i genitori e
gli studenti sulla valutazione come cultura e momento di cittadinanza
attiva nella quotidianità della vita della scuola. Ha il fine di
valorizzare i momenti di verifica degli apprendimenti come attività di
miglioramento e di crescita necessari nel rapporto di
insegnamento/apprendimento, di costruire un itinerario che conduca i
giovani a processi stabili e continui di autovalutazione e di metacognizione. Valutare la persona che cresce, dunque, per costruire
così il senso di cogliere il movimento ed il verso del percorso
educativo. Cercare senso significa fornire direzione all'apprendimento,
anche in tempi diversi ma sempre con la fiducia che sia possibile
migliorare insieme.
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