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FOCUS: VALUTAZIONE E DINTORNI
Valutare il clima di classe: un’esperienza di ricerca
tra Professionale e Liceo
di Raffaele Tricarico*
Il lavoro scolastico, sempre più lontano dal
tradizionale modello centrato sulla sola e rigida trasmissione della
conoscenza, va oggi concepito come un processo integrato e unitario, in
cui i meccanismi centrali sono l’esplorazione, la scoperta, la
rielaborazione delle esperienze da parte di soggetti attivi che,
nell’ambito di una dimensione d’incontro, imparano grazie alla continua
interazione e cooperazione. Tutto questo non avviene
spontaneamente ma presuppone l’intervento di un mediatore o di un
“facilitatore” perché i soggetti possano esercitarsi in un clima di
fiducia e collaborazione. Molto spesso tale mediazione o facilitazione è
rintracciabile nella classe stessa o, meglio, nella percezione del clima
di classe che hanno gli studenti.
Quando si entra in classe, infatti, non ci sono soltanto pareti, banchi,
sedie, ragazzi; c’è anche una atmosfera, un clima vissuto o percepito,
che non si vede con gli occhi e che influisce notevolmente su quello che
avviene in aula. Ogni classe, quindi, ha un suo clima che viene
fortemente influenzato da quello più generale dell’istituto ma che si
differenzia da quello delle altre classi per i personali vissuti emotivi
e i particolari rapporti sociali che avvengono al suo interno.
Spesso i docenti sono tendenzialmente più propensi a diagnosticare e
classificare caratteristiche e comportamenti individuali degli studenti
invece di cercare di ottenere informazioni sul clima che essi vivono e
percepiscono in aula. Comportamenti problematici, particolari difficoltà
cognitive, rinunce o abbandoni possono essere meglio compresi valutando
il contesto entro cui avvengono. Tale valutazione consentirebbe di
definire e pianificare interventi orientati al cambiamento di quegli
aspetti dell’ambiente scolastico che risultano maggiormente critici.
Come per altri contesti organizzativi, anche per valutare la situazione
scolastica è possibile utilizzare procedure qualitative o quantitative e
ricorrere a fonti diverse.
Nella ricerca qui presentata abbiamo scelto di provare a utilizzare,
opportunamente adattato, il Questionario sulla situazione scolastica (QSS),
elaborato dai ricercatori del Link (Laboratorio per la prevenzione e
l’intervento sul territorio) del Dipartimento di psicologia dello
sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova. In tale
contesto scientifico si preferisce il termine “situazione scolastica” a
quelli di “clima” o “ambiente scolastico”. Il termine “clima” è
considerato riduttivo, in quanto sottolinea soprattutto gli aspetti
relazionali; il termine “ambiente scolastico” sembrerebbe troppo
orientato su caratteristiche fisiche o strutturali, facendo perdere di
vista il ruolo della componente individuale.
Analizzare la situazione scolastica significa raccogliere informazioni
sullo stato del soggetto, su alcune sue caratteristiche e su come
percepisce i vari aspetti del contesto scolastico.
L’uso di strumenti standardizzati, come il QSS, permette di giungere con
una certa facilità ed economia, a partire dalle risposte fornite, ad una
descrizione di come il clima scolastico viene percepito.
Con tale approccio è possibile realizzare confronti quantitativi tra
classi, istituti, o semplicemente tra il prima e il dopo di un
intervento. I risultati ottenuti da un’indagine con il QSS, infatti,
rappresentano un utile strumento per progettare e monitorare il lavoro
dell’insegnante. Egli, inoltre, ha un importante ruolo: quello di
integrare all’efficace, ma sempre parziale, profilo quantitativo un
approccio di tipo qualitativo, interpretando i dati sulla base di una
più approfondita conoscenza del gruppo-classe. La
descrizione dello strumento
Il Questionario sulla situazione scolastica (QSS) è
stato elaborato in tre differenti versioni: una destinata agli alunni,
una ai genitori, l’altra al personale docente. Tutti contribuiscono a
determinare il clima della scuola e, più o meno direttamente, quello
delle singole classi. La nostra ricerca ha utilizzato
la versione per studenti del Questionario sulla situazione scolastica (QSS-S).
Questa è costituita da due parti: la prima è composta da 49 item, di cui
45 valutano la situazione scolastica e i restanti quattro controllano la
tendenza a rispondere in modo socialmente desiderabile; la seconda è
costituita da una tabella che raccoglie informazioni socio-demografiche
(sesso, età, scuola frequentata, professione e titolo di studio dei
genitori, ecc.). Gli item sono riconducibili a dieci subscale relative
ai vari aspetti da rilevare. Gli item della subscala relativa al
“Rapporto con i compagni” rilevano la presenza di legami emotivi e
sociali tra studenti, la percezione che ognuno di loro ha del proprio
inserimento all’interno della classe e l’eventuale presenza di
comportamenti di solidarietà. Si ottengono informazioni sul sostegno
sociale ed emotivo che lo studente riceve dai propri compagni, sostegno
indicativo di un clima di classe positivo. Gli item della scala
“Rapporto con gli insegnanti” intendono indagare la percezione che lo
studente ha delle capacità didattiche e relazionali dei docenti. La
subscala “Aspettative dei genitori” rileva come lo studente percepisce
gli atteggiamenti dei propri genitori nei confronti del rendimento
scolastico valutando, quindi, quanto e come le aspettative genitoriali
influenzano il comportamento e l’impegno scolastico dei ragazzi. Gli
item della subscala “Futuro occupazionale” intendono indagare la
percezione che lo studente ha del proprio futuro lavorativo. Spesso per
gli studenti la preoccupazione che la scuola non fornisca elementi utili
per l’inserimento nel mondo del lavoro è uno dei motivi di disagio che
produce uno scarso investimento di energie nelle attività scolastiche.
La subscala “Interesse verso lo studio” valuta la motivazione scolastica
che influenza sia il rendimento sia la qualità dell’esperienza
scolastica nel suo insieme.
Percepire le attività scolastiche come troppo distanti o inutili per la
vita quotidiana influisce negativamente sulla motivazione dei ragazzi e
sulla positività della loro esperienza scolastica. Gli item che
compongono la scala “Aspetti fisici e strutturali” indagano
l’organizzazione didattica della scuola, la funzionalità dei suoi
ambienti, il clima sociale percepito dagli studenti. La subscala
“Autostima scolastica” valuta il grado di soddisfazione e il senso di
adeguatezza esperiti dagli studenti. L’autostima favorisce un buon
adattamento scolastico e permette di affrontare problemi e tensioni
relative alla vita scolastica.
Gli itemdella scala “Metodo di studio” rilevano la capacità degli
studenti di organizzare il proprio lavoro in modo efficace, scegliendo e
personalizzando una metodologia di studio emettendo in atto strategie
attive di risoluzione dei problemi. La subscala
relativa alle “Manifestazioni fisiche ed emotive” contiene domande
relative a disturbi somatici o psicologici che lo studente può avvertire
nella vita quotidiana a scuola. In questo modo si valuta il clima di
classe e l’eventuale percezione della situazione come
stressante. Lo studio sul campo
L’intento della ricerca è stato quello di valutare il clima di classe
all’interno di due differenti tipologie di scuola: professionale e
liceo. Dalla comparazione delle due differenti realtà scolastiche sono
emersi risultati molto sorprendenti. Il questionario è stato
somministrato in due scuole superiori di Milano: un Istituto
Professionale Statale per i Servizi Commerciali, Turistici e Sociali (IPSSCT)
e un Liceo della formazione, (sperimentazione avviata, nell’ambito
dell’autonomia scolastica, nei corsi quinquennali
ad indirizzo socio-pedagogico a loro volta introdotti, con circolare
27/91, a partire dal 1991, negli Istituti Magistrali).
Il campione è composto da 71 studenti di quattro
classi, due (terza e quinta) dell’Istituto professionale, due (terza e
quinta) del Liceo. Per garantire l’anonimato le scuole non sono state
citate e le sezioni sono state arbitrariamente denominate P
(Professionale) ed L (Liceo), quindi le classi: 3P e 5P, 3L e 5L
rispettivamente di 15 e 11, 22 e 23 alunni/e. L’età varia dai 16 ai 20
anni; il 93% del campione è composto da femmine (n.=66) e solo il 7% da
maschi (n.=5); quest’ultimo dato esclude la possibilità di fare
qualsiasi distinzione o comparazione dei risultati in base
all’appartenenza di genere.
Gli studenti hanno compilato il questionario durante l’orario
scolastico, impiegando dai 10 ai 20 minuti; la somministrazione è stata
effettuata in forma collettiva. Il tutto è stato preceduto da
un’adeguata fase preparatoria in cui oltre a predisporre il questionario
abbiamo dovuto contattare le scuole e ottenere il permesso dei
rispettivi dirigenti scolastici.
Nelle classi, prima della somministrazione, sono stati sempre impiegati
dieci minuti per la presentazione della ricerca a docenti e alunni,
introducendo brevemente il tema ed esplicitando le variabili indagate.
Sia la fase dei contatti che quella della presentazione in classe sono
divenute importanti occasioni per sensibilizzare verso una
dimensione della vita scolastica spesso ignorata o data per scontato.
Nell’attribuzione dei punteggi è stata calcolata la media dei valori
grezzi di ogni subscala sommando i punteggi segnati dai soggetti ad ogni
item. I punteggi grezzi sono stati poi convertiti in “centili”
attraverso apposite tabelle che gli ideatori del questionario hanno
predisposto nella fase di standardizzazione.
Il centile corrisponde alla percentuale di studenti del campione
normativo che ha ottenuto un punteggio inferiore a quel determinato
punteggio grezzo. Il cinquantesimo centile corrisponde alla mediana.
I centili non vanno confusi con le comuni percentuali ma sono punteggi
su cui è stata operata una conversione di tipo statistico; i valori
centili consentono di avere un’indicazione della posizione relativa di
ciascun punteggio in relazione al campione normativo.
I valori ottenuti dopo la conversione sono stati inseriti nelle tabelle
e visualizzati graficamente attraverso istogrammi che facilitassero la
comparazione tra classi o tra scuole (Grafici 1 e 2).

Dall’indagine emergono risultati singolari che contraddicono le opinioni
comuni: il clima percepito al liceo, solitamente, è almeno in apparenza
disteso e le dinamiche affettive e interpersonali sembrano nascoste
sotto i banchi o tra i diari senza inficiare le “normali” attività
didattiche,mentre al professionale, invece, si manifestano maggiormente
comportamenti provocatori e trasgressivi o atteggiamenti di manifesta
demotivazione, noia e apatia. Nel primo contesto l’insegnante deve
indagare per conoscere le vicissitudini personali dei suoi allievi ma
può anche fingere di non vedere né sentire, per pensare (o illudersi) di
fornire solo sapere e cultura; nel secondo contesto, invece, è
inevitabile trovarsi di fronte a scalpitanti adolescenti i quali,
impegnati più in compiti evolutivi che di apprendimento, spesso
infrangono le regole scolastiche permettere in scena i propri “drammi”
anche davanti alla cattedra.
In realtà dai valori emersi nell’indagine la situazione appare quasi
opposta (Grafico 2): la scala sintetizzata “manifestazioni malessere”
presenta valori più alti al Liceo dove sono più bassi anche i punteggi
relativi all’autostima scolastica e al rapporto con gli insegnanti. La
subscala in questione rileva anche la percezione di disturbi somatici ed
emotivi che spesso si presentano in relazione alle aspettative e
all’impegno con cui si affronta lo studio e che rendono le situazioni di
apprendimento sicuramente più stressanti. La presenza, nella stessa
subscala, di una domanda relativa alla percezione degli insegnanti come
potenziali fonti di stress spiega come il malessere vissuto in aula
dipenda anche da come viene percepita la loro presenza e il relativo
intervento.
 Il rapporto con gli insegnanti dovrebbe, invece,
essere correlato all’interesse verso lo studio: è ragionevole, infatti,
attendersi che chi dimostra un certo interesse per le attività
scolastiche abbia anche un buon rapporto con gli insegnanti e viceversa.
In realtà nelle classi del professionale emerge, a fronte di un
interesse per lo studio comunque inferiore rispetto al liceo, un
rapporto con gli insegnanti sorprendentemente elevato (Grafici 1 e 2).
Questo potrebbe dipendere dalla presenza in questa scuola di molti
giovani insegnanti di sostegno che spesso sono presenti in aula,
rapportandosi all’intero gruppo-classe; le relazioni con tali docenti
inoltre sono quasi sempre “affettivizzate” dagli studenti che spesso si
rivolgono a loro più come a figure di riferimento che come a fonti di
apprendimento.
Un rapporto apparentemente contraddittorio è quello tra metodo di studio
e autostima scolastica. La prima variabile è molto più alta al liceo
dove tuttavia l’autostima è abbastanza bassa (Grafico 2) forse a causa
della pressione esercitata da più alte aspettative o aspirazioni al
successo. Nel professionale, a fronte di un metodo di studio non
ottimale e quindi, probabilmente, con scarso rendimento, l’autostima si
conserva alta (Grafico 1), a conferma della minore rilevanza attribuita
allo studio da parte di adolescenti spesso distratti dalle vicissitudini
personali o dallo scambio affettivo. Il punteggio relativo al rapporto
con i compagni vissuto in una classe di questa scuola, infatti, è molto
alto (Grafico 2); esso può essere causa di un basso rendimento ma può
anche, a sua volta, derivare dalla necessità di compensare il basso
rendimento andando a ricercare, nel rapporto con i compagni, quelle
affermazioni che non derivano dalle prestazioni scolastiche.
Queste sono soltanto alcune delle possibili analisi dei risultati
ottenuti. Tali risultati potrebbero anche essere discussi con i ragazzi
che li hanno forniti, ottenendo così importanti feedback su quanto e
come il singolo insegnante contribuisca o meno alla costruzione di un
clima, disteso e cooperativo, che faciliti l’apprendimento.
La valutazione della situazione vissuta o percepita dalla classe
costituisce sicuramente un’interessante opportunità per pianificare al
meglio la proposta didattica e monitorare i possibili cambiamenti
avvenuti in seguito ad un intervento.
Il profilo della classe, inoltre, potrebbe essere confrontato con quello
dell’intero istituto, dando avvio, all’interno di una più attenta e
collegiale progettazione educativa, ad un più ampio progetto di
rinnovamento le cui modalità possono essere più o meno condivise e
concordate tra i diversi soggetti che popolano l’ambiente scolastico.
* docente all’Istituto di istruzione superiore “F.
Besta”
di Milano
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