|
 |
 |
|
|
Articolo precedente
|
Articolo seguente
|
|
|
Dal cacciavite al progetto
di Maurizio Tiriticco
Gli amici della
redazione di PRAGMA mi chiedono di pubblicare alcuni stralci della mia
ultima lettera aperta sulla scuola, datata al 12 dicembre 2007. Essi
ritengono che in questi tempi non facili e piuttosto disorientanti per gli
insegnanti sia utile diffondere riflessioni critiche ma anche propositive.
Accondiscendo ben volentieri alla richiesta, prima di tutto perché non è la
prima volta che do un mio contributo ad una pubblicazione fatta dagli
insegnanti per gli insegnanti e fortemente connotata nel segno della ricerca
e dell’innovazione, e poi perché è bene che chi ha in mano “le magnifiche
sorti e progressive” del nostro paese venga costantemente stimolato da chi
non mai risparmiato critiche a nessun ministro.
Occorre un colpo d’ala
È un colpo
d’ala quello che ci vuole per il nostro Sistema educativo nazionale di
istruzione e formazione, una vision lungimirante e una mission a medio
termine: in altre parole, occorre essere pienamente consapevoli che
l’istruzione è per la società della conoscenza quello che era la fabbrica
per la società dell’industria e che occorrono scelte di ampio respiro anche
e soprattutto in termini di risorse.
L’educazione non è e non deve essere un’emergenza. Se lo è, la colpa non è
della “scuola”, che soffre ma continua nel suo lavoro pur tra mille
difficoltà.
Ci sono due
responsabilità a monte: un contesto sociale in sofferenza ed una classe
dirigente assolutamente miope nei confronti di un settore che negli ultimi
decenni in quasi tutte le società ad alto sviluppo è divenuto trainante.
La Pubblica
Istruzione va avanti da sé… per forza di inerzia… è sempre stato così…
qualsiasi ministro è buono… prego si accomodi… vuole diventare un ministro
che conta? e allora cominci dall’Istruzione… poi si vedrà!
Così ci
destreggiamo tra ministri non-competenti (quando, invece, le competenze le
pretendiamo dai nostri giovani) o avventuristi… e dai rischi ai danni il
passo è breve!
Il ministro
Fioroni – bisogna dargli atto – non ha avanzato pretese, ha sposato quella
politica del cacciavite che il capo del governo Prodi aveva suggerito per
alcuni dicasteri a rischio. Ma il cacciavite non può non avere che tempi
brevi, altrimenti diventa emergenza,… perché le filettature delle
tante viti
girate alla lunga si spanano.
Il fatto è
che le riforme vere, quelle di Sistema con la S maiuscola, in una visione
complessiva del valore e della funzione dell’istruzione in una società in
veloce cambiamento, non hanno mai visto la luce! È vero, invece, che si è
operato a vista, ora per dare risposte a emergenze… particulari, ora
per dar
vita ad un marchingegno che risolvesse
ab imis
tutti i
problemi. Se un’emergenza viene da lontano non è più tale. È l’indice di un
fenomeno profondo, è strutturale, non accidentale.
Occorrono segnali forti
Lungi da me
l’idea di un’ulteriore riforma, quella che nasce da progetti o disegni di
legge e che va in porto dopo anni di infiniti passaggi parla-mentari!
Legiferare è necessario,
certamente, anche perché spetta allo Stato dettare le norme generali
sull’istruzione, i livelli essenziali delle prestazioni che devono essere
garantite a tutti i cittadini, indicare quei principi fondamentali a cui la
legislazione concorrente delle Regioni deve ispirarsi. Ma a monte di questo
insieme di azioni deve esserci un’idea forte di ciò che un Sistema di
istruzione deve fare oggi per promuovere conoscenze, competenze, sviluppo
culturale e socioeconomico.
Sono anni che scriviamo che questa è la società della conoscenza, che
informazioni e competenze sono la nuova e immateriale… materia prima
condizione dello sviluppo! Che il tempo corto della scuola di una volta non
ha più senso in una società in cui l’apprendimento riguarda tutti, nessuno
escluso, e per tutta la vita!
Ma poi?
Occorre un’idea forte che si deve incarnare nelle risorse e nei pur
necessari provvedimenti legislativi.
Ma un’idea forte per l’istruzione deve discendere da un’idea forte della
società. E se i nostri politici continuano a giocare a rimpiattino a fondare
e affondare partiti giorno dopo giorno, cercando visibilità nelle immagini
di “Porta a porta” e “Ballarò” più che nelle azioni di governo, a farne le
spese non è soltanto l’istruzione. L’orchestra suona… e il Titanic affonda!
L’istruzione
come struttura portante
L’idea forte si può e si deve anche innestare sulle iniziative che tra un
giro di vite e l’altro si sono avviate.
Il fatto è che si tratta di iniziative che ancora non sono entrate nel corpo
della scuola operante, iniziative
che, una volta adottate, e con tanta fatica, ancora non suscitano
particolari entusiasmi. Anche perché
un disegno chiaro e mirato è difficile leggerlo nelle recenti proposte
normative.
Il discorso si fa più complesso se pensiamo anche al disagio che i giovani
portano nella aule scolastiche, un disagio che ha origini profonde e che
vanno ricercate nei malanni che affliggono da anni il nostro tessuto
sociale, e non solo nel nostro Paese. È certo che i disvalori prodotti da
un’economia neocapitalistica che fa del consumismo e della progressiva
distruzione delle risorse naturali il fine e il mezzo della sua affermazione
del “mordi e fuggi”, finiscono con il disgregare i beni fondanti dello stare
insieme: il lavoro, la salute, la solidarietà, la sicurezza, la pace. La
scuola non è immune da questi fenomeni, a volte ne è il catalizzatore, ed è
proprio per questo che il Sistema di istruzione deve assumere responsabilità
che vadano ben oltre le finalità che, bene o male, ha assolto fino a qualche
decennio fa.
Va anche considerato che la sfida è quanto mai impegnativa perché il motore
dello sviluppo è pur sempre nella struttura economica, la quale ben
difficilmente può essere messa in discussione dalla sovrastruttura della
cultura e dell’educazione. Ma qui sorge una domanda: è proprio vero che oggi
un Sistema di istruzione possa e debba essere considerato ancora
sovrastrutturale? Se è vero che questa di oggi è la società dei saperi e
delle competenze e che la conoscenza è il motore dello sviluppo, più delle
materie prime e delle stesse tecnologie che sarebbero cieche senza operatori
competenti, forse è anche vero che questo Sistema può essere in grado di
assumere un ruolo trainante, anche perché
interessa ed investe tutti dalla nascita e per tutta la vita.
Dovremmo allora assumere il Sistema di istruzione come una possibile barra
del timone in una società
che è profondamente cambiata.
La miopia della politica è penalizzante a questo riguardo. Occorre un colpo
d’ala, un cambiamento
di rotta, che non è una fuga dal reale, ma una messa a punto di tanti
piccoli passi, uno dopo l’altro, su una strada di cui sono certi direzione e
traguardi. E di questi passi occorre rendere conto e fare tesoro.
Dal cacciavite al progetto
Vediamo nel dettaglio i passi compiuti e i passi da compiere.
1.
Occorrerà estendere nella scuola primaria l’esperienza delle sezioni
“Primavera”, previo monitoraggio e sostegno alla didattica emergente, in
considerazione dell’assoluta novità dell’esperienza e della ricerca della
continuità con la scuola dell’infanzia.
2.
Occorrerà procedere più speditamente alla generalizzazione della scuola
dell’infanzia. Sarà anche
opportuno riprendere seriamente gli Orientamenti del ’91, uno dei documenti
più avanzati che siano stati prodotti dalla nostra cultura pedagogica. Va
considerato che sia con l’amministrazione precedente che con quella attuale
si è tentato di riscriverli, ma ne sono sortiti solo dei suntini goffi e
malfatti. Ciò significa che si dovrebbe pensare a degli Orientamenti che
siano una originale edizione per il nuovo millennio… ma… chi pon mano ad
essi?
3.
Le “Indicazioni per il curricolo” costituiscono un documento interessante,
fissano orientamenti precisi soprattutto per quanto riguarda la continuità
tra primaria e secondaria di primo grado. L’estensione
anche alla scuola media delle tre aree pluridisciplinari in cui chi
cresce-apprende costruisce il Sé, il Sé con gli altri, il Sé con le cose, ha
un valore dirompente. Nei due anni di sperimentazione che ci siamo dati
occorrerà vagliare la correttezza di certe scelte: ad esempio, come
innestare sulla concettualizzazione dello spazio/tempo da parte dell’alunno
la sistematicità degli insegnamenti di storia e geografia; quale spazio dare
alla musica e alla psicomotricità, evitando specialisti a cui una istruzione
obbligatoria non è tenuta. Occorrerà anche rivedere l’attuale regime
dell’esame di Stato, il quale, con l’innalzamento dell’obbligo di due anni,
costituisce più uno sbarramento che uno svincolo aperto alla continuità.
4.
Una questione di non poco conto è poi quella di una effettiva realizzazione
dell’obbligo di istruzione che sia finalizzata a quella certificazione delle
competenze, sia culturali che di cittadinanza, che garantiscano a tutti i
nostri giovani una scelta meditata per il loro futuro. Qui le questioni
aperte sono almeno tre: a) come coniugare gli insegnamenti degli attuali
programmi con le indicazioni di cui ai quattro assi culturali; b) come
curvare gli insegnamenti attuali in modo che gli obbligati acquisiscano
effettivamente le competenze necessarie all’esercizio della cittadinanza
attiva; c) quali indicazioni dare e quale modellistica formulare perché si
proceda alla certificazione finale delle competenze.
5.
Un elemento di preoccupazione è il riordino dell’intero secondo ciclo a cui
si deve procedere anche con una certa sollecitudine se vogliamo centrare
l’obiettivo che ci siamo proposti, che cioè possa avere inizio con l’anno
scolastico 2009-10. A mio vedere, occorrerà lavorare secondo questi criteri:
-
darci la prospettiva, anche lunga, di far terminare gli studi secondari a
18 anni, largamente generalizzata nei Paesi europei;
-
riordinare il
biennio in modo che, cancellate le attuali ed anacronistiche separazioni che
vanno dal ginnasio all’istruzione professionale, si considerino come
centrali i quattro assi culturali pluridisciplinari e le competenze di
cittadinanza e, come accessorie, una serie di opzioni che formino ed
orientino per un successivo triennio;
-
riordinare il triennio per percorsi
mirati in ciascuno dei quali siano presenti certe discipline caratterizzanti
e non altre. Veniamo da una tradizione in cui fino a 19 anni il nostro
studente deve studiare di tutto ma nulla in particolare in uno spezzatino di
materie e di ore di lezione. In considerazione del fatto che il tutto
indispensabile (per grosse linee, la literacy, la numeracy e il problem
solving, che costituiscono un avanzamento rispetto al leggere, scrivere e
far di conto di ottocentesca memoria) sia stato acquisito alla conclusione
dell’obbligo, successivamente occorrerà studiare poco ma bene, con una
organizzazione per moduli mirati in situazioni fortemente laboratoriali
nelle quali possa essere anche superata la pratica della classe d’età in
funzione di una pratica di gruppi elettivi.
Occorrerà evitare quella
obsoleta canalizzazione tra studi umanistici, tecnici e professionali, in
forza almeno di queste tre considerazioni:
-
la dimensione “cultura”
investe qualsiasi attività di studio e di lavoro;
-
altrettanto vale per la
dimensione tecnico/operativa;
-
la parte relativa al nuovo umanesimo, di
cui alle Indicazioni per il curricolo sancisce la fine delle canalizzazioni
a cui siamo stati abituati e costretti da un certo modo di concepire il
lavoro come divisione sociale.
6.
Fattori assolutamente nuovi per il nostro Sistema di istruzione sono
costituiti da due recenti ed importanti scelte: quella di dar vita ad un
Alta istruzione tecnica e ad una Educazione degli adulti all’interno del
suddetto sistema.
7.
Infine c’è tutto il discorso dell’ordinamento istituzionale dell’intero
Sistema di istruzione e di formazione con tutto ciò che concerne la
spartizione dei pani tra Stato e Regione, con il rischio che alle Autonomie
scolastiche finiscano solo le briciole o che le Regioni facciano l’asso
pigliatutto.
Non si può volare da soli
Mi sono limitato ad accennare agli impegni più importanti dinanzi ai quali
l’intero Paese si trova di fronte. Sono nodi su cui le elaborazioni
all’interno dei ristretti gruppi ministeriali non sono assolutamente
sufficienti ad indicarne la soluzione. Sono temi su cui non solo deve essere
coinvolta la scuola militante – da sempre inascoltato destinatario di
decisioni assunte altrove – ma anche e soprattutto i cittadini tutti.
Il colpo d’ala oggi non sta tanto nell’affrontare e risolvere brillantemente
un problema,ma nel trovare la giusta misura per un’azione che
responsabilizzi tutti i soggetti che ne sono direttamente coinvolti. Le
operazioni di piccolo cabotaggio affidate ad esperti più o meno illuminati
non sono vincenti se non viene informata e sollecitata la partecipazione dei
soggetti che poi le cose le debbono fare in prima persona.
Gli storni che disegnano in questi giorni il mio cielo romano volano sempre
tutti insieme, spinti forse da un’intelligenza collettiva. Se uno storno
volasse da solo – cosa che non accade mai – il falco lo ghermirebbe in un
attimo!
* ispettore tecnico
|
 |
 |
Articolo precedente
|
Articolo seguente
|
|