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MESSAGGI IN BOTTIGLIA
Il futuro del passato
di Antonio Corò
In una capitale europea – i maligni non pensino che sia Roma - una
folata di vento ha fatto volteggiare un piccolo foglietto che, a poco a
poco, librando un poco a destra e un poco ancora più a destra, è caduto
nel fango. L’abbiamo recuperato prima che si ammalorasse e si rendesse
illeggibile. Si tratta di foglietto di appunti (apocrifo, naturalmente)
presi da qualcuno che ha in mente di modificare la struttura della
scuola.
Per fortuna non si riferisce a situazioni del nostro Paese; forse si
tratta di un inutile foglietto fuggito da una valigia di qualcuno che
proviene dal Terzo Mondo, anzi, è più probabile che sia stato scritto da
qualcuno che ha voluto fare dell’ironia sulla scuola.
Certamente non può essere stato scritto da persone che si occupino con
competenza e serietà della materia.
Ma cosa dice il foglietto?
Dice che il tempo pieno è abolito per volere del “capo”, per qualche
necessità economica e perché è necessario spingere l’utenza verso la
scuola privata che lo può offrire. Vediamone il contenuto, per fortuna
lontano anni luce dalla situazione italiana: Intendo abolire d’ufficio
il tempo pieno alle elementari a partire dall’anno prossimo. Per i pochi
che volessero sapere - peraltro indebitamente presuntuosi – il perché,
eccone le ragioni.
Tre maestri sono troppi: è meglio un unico maestro che faccia da
riferimento per la formazione del fanciullo, senza mettere in campo
competenze specifiche costruite in questi anni e che pongono – come
indebitamente sostiene qualcuno - la formazione elementare del nostro
Paese ai primi posti nel mondo. Stiamo peggiorando in tutti i campi ed è
necessario che anche la scuola segua la tendenza.
Non importa se le classi sono di trenta persone, di cui molte immigrate
e quindi bisognose di maggior attenzione: una classe da venti alunni non
consente scambi così intensi come una da trenta. In ogni caso basta che,
al termine degli studi, sappiano leggere e scrivere, non c’è mica
bisogno che sappiano ragionare; in fondo sono destinati, una volta
raggiunta la maggiore età, alla piccola manovalanza del lavoro nero,
ripetitivo e sottopagato, e non debbono imparare la complessità del
mondo. Se poi alcuni
hanno ambizioni maggiori, si rivolgano alle scuole “private” (ma questa
riforma non le “priva” di niente, anzi le avvantaggia, quindi perché
“private”?).
Basta poi con l’impegno scolastico su tutta la giornata, che obbliga
anche i genitori a riprendere i figli al termine del loro orario di
lavoro. In fondo, al termine di una giornata faticosa, chi ha voglia di
perdere tempo per recuperare i figli a scuola? Meglio andare a prenderli
durante l’intervallo del mezzogiorno emetterli davanti alla televisione
o alla play station. Come è noto, infatti, si è verificato solo un caso
di accoltellamento tra fratelli per il possesso di quest’ultimo
tecnologico oggetto, che di conseguenza può considerarsi sicuro.
Ridurrò le ore di insegnamento a 24 settimanali e credo che tale
“proposta” sarà apprezzata dagli studenti, che avranno più tempo libero
da dedicare ad attività formative, ad esempio il concorso per
partecipare al Grande Fratello; dai docenti, alcuni dei quali certamente
saranno inutili nella nuova organizzazione scolastica; dai genitori, che
meno si occupano della formazione, lasciandola a noi che ce ne
intendiamo,meglio è.
Tanto per cominciare è contento il ministro dell’economia:mi consigliava
di imporre le classi da 50 allievi, ma non ho voluto accondiscendere. In
compenso sto valutando la possibilità di un’ora di ripetizione in
televisione intervallata da tre spot pubblicitari.
Ho pensato anche ad altre due iniziative che dovrebbero essere
apprezzate: il grembiulino comune e il voto in condotta. Quest’ultimo
convincerà tutti i bulli – il cinque in condotta spaventa a morte i
teppisti - a non intraprendere in classe iniziative violente nei
confronti dei compagni, evitando quindi che il docente si occupi di
questo fenomeno con le tecniche che qualunque libro di didattica indica
e con la necessaria attenzione al processo formativo (ho imparato da
poco queste due parole e vorrei usarle nella delibera).
Infine il grembiulino,ma ogni scuola imponga pure il suo, al massimo
passerò qualche indirizzo di stilisti di fiducia.
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