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NOVITA' NELLA SCUOLA
Così è se (ci) pare
di Giuliana Cavallo Guzzo
Orfani delle ideologie, immersi in una realtà sempre
più liquida e complessa, pensavamo che anche il mondo della scuola fosse
approdato ormai, più o meno infelicemente, ad una fase di sano (magari
un po’ grigio) pragmatismo: da parte dei politici pochi soldi e pochi
slanci, da parte di molti docenti fatica e impegno per fornire un
servizio adeguato e opportunità formative accettabili.
Non è stato così e la scuola nei mesi scorsi si è trovata in mezzo ad un
ciclone nel quale è difficile orientarsi: tralasciando le dichiarazioni
alla stampa di tutte le parti in causa, spesso smentite o “fraintese”,
può essere utile limitarsi ai testi legislativi già emanati o in
discussione, ben consapevoli della parziale provvisorietà della nostra
puntualizzazione, visto che quando la rivista uscirà probabilmente si
saranno aggiunte altre disposizioni. Anche circoscrivendo in tal modo la
dismina, tuttavia, ci si trova in un complesso intreccio tra testi ormai
approvati in via definitiva ma in attesa dei decreti attuativi e schemi
di regolamenti e piani attuativi non ancora approvati ma di cui si sente
parlare come se fossero ormai in vigore...
Il primo testo è il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, poi
convertito nella legge n. 133 del 6 agosto 20081, che contiene
“disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la
competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la
perequazione tributaria”. Si tratta di una legge che si occupa di
tantissimi argomenti, tra cui per esempio i sostegni alle imprese,
l’istituzione della Banca per il Mezzogiorno con una dotazione di
5milioni di euro, le nuove disposizioni sulle assenze per malattia dei
dipendenti pubblici e sul loro orario di lavoro. L’articolo 64, il primo
del Capo II sul Contenimento della spesa per il pubblico impiego, si
intitola Disposizioni in materia di organizzazione scolastica: il comma
1 stabilisce che entro i prossimi tre anni scolastici il rapporto
alunni/docente deve salire di un punto (in sede di conversione è stata
aggiunta la frase “tenendo anche conto delle necessità relative agli
alunni diversamente abili” che nel decreto non compariva). Nel comma 2
viene fissato l’ulteriore obiettivo di ridurre il personale
amministrativo, tecnico e ausiliario del 17% in tre anni. Il comma 3
impegna il Ministro dell’Istruzione insieme al Ministero dell’Economia,
dopo aver sentito il parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e
le Commissioni parlamentari competenti, a “predisporre un piano
programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione
dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che
conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema
scolastico”, cui dovranno far seguito uno o più regolamenti attuativi.
Gli altri sei commi danno indicazioni sui criteri a
cui improntare le scelte: accorpamento delle classi di concorso,
razionalizzazione dei quadri orari, soprattutto negli Istituti tecnici e
professionali, revisione degli organici del personale docente e ATA,
revisione dei criteri per la formazione delle classi, ridimensionamento
della rete scolastica con previsione delle misure per ridurre i disagi
dell’utenza se si chiudono scuole di piccoli comuni. Inoltre non sono
aperte le iscrizioni alle Scuole di specializzazione per l’anno
2008/2009 in attesa della revisione delle classi di concorso e viene
istituito un Comitato di verifica tecnico-finanziaria per vigilare
sull’attuazione delle disposizioni dell’articolo, responsabilità di cui
sono investiti i dirigenti del Ministero e i dirigenti scolastici.
Sono indicate anche le economie di spesa lorde
previste, 3188 milioni di euro in quattro anni; il 30% delle economie
realizzate dovrebbe costituire un fondo destinato allo sviluppo
professionale della carriera del personale, sempre che i risparmi ci
siano stati in modo integrale. Il secondo testo da prendere in
considerazione è lo Schema di piano programmatico, che è stato
presentato dal Ministro ai primi di ottobre. In tutto sono sedici
pagine: le prime tre contengono una premessa di ordine generale in cui,
citando i dati OCSE sull’istruzione italiana, si parla di “bilancio
deludente”, di “disinteresse degli alunni verso la scuola, demotivazione
e stanchezza del personale anche in assenza di incentivi e
riconoscimenti del merito”. Una delle cause di questa situazione è
ravvisata nella mancanza di “un intervento riformatore unitario e
condiviso”, mentre le “riforme e le innovazioni introdotte negli ultimi
decenni hanno conosciuto vicende alterne e spesso tormentate, ritorni al
passato e rifacimenti che ne hanno impedito la completa attuazione”. Per
questo motivo il Ministero ritiene “necessario un profondo e sereno
ripensamento dell’impianto complessivo del nostro sistema scolastico, e
l’avvio e la gestione di una fase di revisione, riordino ed
‘essenzializzazione’ dell’intero quadro normativo, ordinamentale,
organizzativo ed operativo”.
Fin qui, il discorso parrebbe nel complesso
condivisibile, forse proprio per la sua genericità, ma nell’ultima parte
della premessa, con una repentina virata, si sostiene che è “necessario
ed urgente procedere alla revisione degli ordinamenti scolastici, dei
piani di studio e dei quadri orari” e viene definita “non più rinviabile
una complessiva e incisiva revisione della rete scolastica e
dell’offerta formativa sul territorio”. Di qui in poi, il Piano ricalca
con le sue precisazioni il citato articolo 64 e ne rispecchia anche il
linguaggio, scarno e burocratico, con cui vengono enunciati gli
interventi previsti, divisi in tre ambiti: “revisione degli ordinamenti
scolastici, riorganizzazione della rete scolastica, razionale ed
efficiente utilizzo delle risorse umane della scuola”. La revisione gli
ordinamenti scolastici avrebbe dovuto partire per tutti gli ordini di
scuole già dal prossimo anno scolastico 2009/2010,ma per le scuole
secondarie di secondo grado è slitttata al 2010/2011. Razionalizzazione,
essenzializzazione, semplificazione sono i termini più ricorrenti in
questa parte del documento, in cui si annuncia anche che i licei non
dovranno avere un orario superiore alle 30 ore settimanali e gli
Istituti tecnici e professionali non superiore a 32 (con quali tagli non
si sa); inoltre è annunciata una drastica ‘cura dimagrante’ per
l’Istruzione professionale: “si opererà nel senso che gli indirizzi
aventi una sostanziale corrispondenza con quelli dell’istruzione
tecnica, confluiscano in quest’ultima, evitando duplicazioni di percorsi
e di carichi orari e conseguente disorientamento dell’utenza”.
Qui non è facile capire quali siano le intenzioni del
Ministero: si può forse concordare sull’opportunità di evitare una
duplicazione di percorsi (e già ci sarebbe molto da discutere
confrontando i profili in uscita degli Istituti tecnici e professionali,
che spesso non sono affatto identici!) ma non si comprende cosa si
intenda per duplicazione dei carichi orari. Inoltre, se si faranno
confluire alcuni indirizzi dei professionali nei tecnici, si rischia di
irrigidire e standardizzare i percorsi scolastici accentuando il rischio
di dispersione scolastica (la selezione nei professionali è già alta
adesso, figuriamoci con questi cambiamenti!) Viene annunciata inoltre
anche una riduzione del 30% per le compresenze dei docenti
tecnico-pratici e una revisione delle loro “funzioni e di quelle
dell’assistente tecnico, con l’obiettivo primario di assicurare [sic!]
la massima efficienza ed efficacia dell’attività didattica e in
laboratorio.”Nello Schema sono indicate infine le modalità di
riorganizzazione della rete scolastica e nuovi criteri e parametri per
la determinazione degli organici del personale: ciò dovrebbe portare nel
giro di tre anni ad una riduzione di 87400 docenti e 44500 non docenti.
Queste tabelle,molto più eloquenti di tanti discorsi e dichiarazioni,
mostrano chiaramente che gli organici della scuola primaria e della
secondaria di I grado saranno calcolati sul solo orario obbligatorio,
con buona pace della possibilità delle famiglie di scegliere l’orario a
loro più congeniale! Se lo Schema di piano programmatico, per ora, non
ha ancora valore normativo, sono invece diventati legge i famosi
“decretiGelmini” su scuola e università (il primo il 30 ottobre e il
secondo l’8 gennaio) contro cui si sono mobilitati studenti e insegnanti
in tutta Italia. Il decreto sulla scuola, convertito nella legge
169/20082, è forse il più conosciuto: maestro unico, voti in decimi per
la scuola primaria e secondaria di primo grado, valutazione del
comportamento degli studenti anche nella scuola primaria e secondaria di
I grado, non promozione con voto di condotta inferiore a 5/10. Anche
questa legge prevede dei decreti attuativi, che sono molto urgenti in
quanto le norme sul comportamento dovrebbero valere già per il corrente
anno scolastico. Tuttavia, alla vigilia degli scrutini del primo
quadrimestre è uscito solo uno Schema di regolamento che peraltro
promette già un ulteriore decreto del Ministro dell’istruzione che dovrà
illustrare “i criteri per correlare la particolare e oggettiva gravità
del comportamento al voto inferiore a sei decimi”. Il 18 dicembre è
stato diffuso anche uno Schema di regolamento per l’attuazione delle
norme contenute nel sopraccitato articolo 64 della legge 133 “per la
riorganizzazione delle rete scolastica e il razionale ed efficace
utilizzo delle risorse umane della scuola”, il cui contenuto ricalca in
parte lo Schema di piano programmatico,ma ha un taglio più tecnico ed
operativo. Anche in questo caso le novità sono parecchie e non tutte
chiarissime: si parla infatti, ad esempio, di un numero minimo di 27
alunni per le classi prime della scuola secondaria, ma nello stesso
tempo si dà la possibilità di scendere a 20 in presenza di alunni
disabili. Tutte le cattedre devono essere ricondotte a 18 ore, scompare
l’approfondimento anche nelle classi terze dei professionali, che
dovranno essere costituite senza tenere conto delle scelte di indirizzo,
aumentando così il numero delle classi articolate. Il problema ora è
capire se questo regolamento verrà approvato in tempo utile per essere
applicato quest’anno: è vero che il termine delle iscrizioni è stato
posticipato a fine febbraio, ma la proroga sarà sufficiente? La stesura
dell’organico di diritto è un’operazione delicata che, senza regole
precise e ben definite, rischia di avere ripercussioni negative
sull’avvio del nuovo anno scolastico. Ma un antidoto a tanti dubbi e
preoccupazioni c’è: andare sul sito del Ministero, dove non c’è traccia
dei documenti fin qui illustrati, ma in compenso è possibile consultare
due pagine di testo e tredici slides, materiali che non appaiono “del
tutto congrui”con il titolo assai impegnativo del link presente sulla
home page: “La scuola cambia – Per la prima volta in Italia dopo la
Riforma Gentile si mette mano alla scuola con una riforma organica di
tutti i cicli”! ■
1 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008,
Suppl.Ordinario n. 196
2 Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 256 del 31 ottobre 2008.
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