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FOCUS: ADOLESCENTI, EMOZIONI E SCUOLA
Adolescenti a Milano: una ricerca autogestita
di Andrea Varani
Il report qui presentato è il risultato di una
ricerca sviluppata dalla classe 5 F del Liceo delle Scienze
sociali Carlo Tenca. Il tentativo è stato duplice: da un lato far
sperimentare agli studenti l’uso di uno strumento di indagine, il
questionario, verificando concretamente la difficoltà di strutturare
domande e item di risposta coerenti, di costruire un campione
significativo e di interpretare i dati ottenuti; dall’altro tentare di
mettere a fuoco comportamenti, atteggiamenti, valori, interessi e
bisogni dei giovani studenti milanesi, cercando, quando possibile, di
operare una analisi comparativa fra le principali tipologie scolastiche.
Si è cercato quindi, non senza fatica, di somministrare il questionario
ad un campione sufficientemente rappresentativo dell’universo scolastico
milanese e nello specifico delle classi IV. Grazie alla disponibilità
dimostrata da diversi istituti milanesi, siamo riusciti ad avere le
risposte da 289 studenti (116 maschi e 173 femmine).
Tutte le fasi del lavoro (la definizione dei temi di indagine, la
formulazione delle domande e dei relativi item di risposta, la
somministrazione del questionario, la rielaborazione statistica, la
codifica delle domande aperte, l’interpretazione dei dati) sono state
svolte, pur sotto il tutoraggio degli insegnanti, con la massima
autonomia da parte degli studenti organizzati in piccoli gruppi e
responsabili delle specifiche parti del lavoro complessivo (Dipendenza
da sostanze, Tempo libero, Scuola, Politica, Trasgressione, Sessualità).
Il risultato può essere quindi letto a due livelli: un primo livello
fornito dalla rielaborazione statistica dalle risposte degli
intervistati; un secondo livello offerto dalla stessa formulazione delle
domande e dall’interpretazione delle risposte che esprimono esse stesse,
attraverso il linguaggio e l’approccio scelti, un punto di vista
spontaneo da parte di coetanei sui temi affrontati.
In entrambi i casi emerge uno spaccato a volte ingenuo, di non assoluta
scientificità, ma sicuramente “verace” e sincero di questa fascia di
adolescenti milanesi, da interpretarsi forse in una logica più
qualitativa che quantitativa, comunque interessante. L’impegno profuso
dagli studenti, sia in termini di tempo che di serietà nel lavoro, è
anche espressione, da un lato, dell’interesse e della volontà di
comprendere la complessità della realtà attuale; dall’altro, della
consapevolezza che per non cadere in facili quanto pericolosi
pregiudizi, stereotipi e luoghi comuni occorrono rigore, metodo, studio
e fatica, unici antidoti alla superficialità e alla soggettività dei
giudizi, ma soprattutto alla possibilità di manipolazione ideologica e
strumentale da parte di altri.
I risultati della ricerca
Il rapporto con la scuola
Criteri di scelta
Alla richiesta di esprimere un giudizio sul criterio di scelta del
proprio corso di studi il 70,3% degli studenti dichiara di aver preso
una decisione del tutto autonoma, attribuendo un’influenza praticamente
nulla (2,4%) ai compagni delle medie.
Influenti al fine della decisione risultano essere inoltre il consiglio
dei genitori (10,8%) e degli insegnanti (6%). Dal confronto tra le
tipologie di scuole e nella differenza femmine-maschi non ci sono dati
rilevanti.
Questa percezione di autonomia si scontra con i risultati di numerose
altre indagini dalle quali emerge invece una forte influenza delle
condizioni socio-economiche e in particolare del livello culturale delle
famiglie di appartenenza; corrisponde invece la scarsa influenza del
consiglio orientativo degli insegnanti delle medie.
Aspettative
Le aspettative generali degli studenti nei confronti del proprio corso
di studi rilevano una netta differenza tra istituti professionali,
ITC\ITIS e licei. I primi due desiderano una preparazione al lavoro
(75,7% e 52,4%), mentre gli studenti dei licei prediligono una
preparazione verso gli studi superiori (45%).
Grado di soddisfazione
Quando si chiede il grado di soddisfazione per la scuola scelta, più
della metà (52,6%) degli intervistati dichiara di essere ABBASTANZA
soddisfatto. Questo dato è confermato dalla bassa percentuale (7,3%)
osservata nell’item relativo al minor grado di soddisfazione che aumenta
leggermente negli istituti professionali, grazie ad una maggior adesione
da parte dei maschi (9,7%).
Alla richiesta di dichiarare il grado di soddisfazione dei vari aspetti
della vita scolastica, abbiamo preso in esame solo i dati relativi ai
valori massimi di gradimento (buono, ottimo): in generale non si
presentono differenze significative tra i licei, gli ITC\ITIS e gli
istituti professionali.
La maggior parte degli studenti considera molto positivo il rapporto con
i compagni di classe (65,6%) ; il dato è significativamente superiore al
51, 8% registrato in una precedente indagine (Crescere a scuola. Il
profilo degli studenti italiani, Istituto IARD Franco Brambilla, 2005)
che già evidenziava che “una forte carica di affettività e di complicità
caratterizza i rapporti di contiguità quotidiana nelle classi”.
Segue, con percentuale minore, il gradimento sulle conoscenze apprese,
con una forbice significativa che vede una maggior soddisfazione da
parte dei licei contro una minore di ITC\ITIS. Decisamente basso il
gradimento relativamente a edifici ed attrezzature scolastiche; i
professionali
(11,5%) e ITC\ITIS (13,6%) risultano gli istituti più soddisfatti, ma
con percentuali molto basse.
Per quanto riguarda la qualità del rapporto studente-insegnante, quasi
il 60% degli intervistati dichiara di avere con loro un buon rapporto,
solo il 2,3% dichiara di non trovarsi per niente bene; nella precedente
indagine il dato delle relazioni problematiche era invece molto più alto
(20,1%). È interessante osservare una minor soddisfazione nei licei
(54%) rispetto agli istituti professionali (62%); dato confermato anche
da una successiva e più esplicita domanda dalla quale emerge un
difficile rapporto con gli insegnanti nei licei classici (8%) e delle
scienze umane (6%); il dato, di per sé basso, assume rilevanza in quanto
negli altri ordini di scuola non compare per niente. Una parziale
motivazione di questo dato si può forse trovare nella domanda
successiva, da cui si evidenzia che la qualità più apprezzata in un
insegnante sono la capacità di stabilire un buon rapporto con gli alunni
(18,6%) e la sua più generale disponibilità (18,4). Emerge quindi
nettamente l’interesse da parte degli studenti di sviluppare, oltre che
un rapporto professionale, anche un rapporto di dialogo interpersonale.
Sono inoltre apprezzate allo stesso livello: competenza nella materia
insegnata, capacità di mantenere la disciplina in classe, capacità di
coinvolgere, apertura verso argomenti di attualità e capacità di farsi
capire quando spiega.
Motivi di insoddisfazione
Gli studenti individuano come causa di insoddisfazione verso la scuola
le problematiche connesse alla sua cattiva organizzazione e alle sue
strutture (48,2%); dato che conferma il 50% dell’indagine IARD presa a
confronto.
Vengono ritenute colpevoli del degrado scolastico altre possibili cause:
professori poco competenti (18,5%),ma anche, quasi allo stesso livello,
responsabilità personale (16,3%) e infine poca considerazione della
scuola da parte della società (12,3%).
Nell’indagine già citata la percezione da parte degli studenti
dell’incompetenza e dell’impreparazione dei propri insegnanti
raggiungeva addirittura il 40%; in questo caso il dato è molto più basso
(circa 1 su 5), ma rimane comunque un elemento preoccupante su cu
riflettere.
Il senso della scuola
Il senso della frequentazione scolastica è, per un terzo degli studenti,
“unmodo per ottenere un titolo di studio e arricchimento personale”
(29%). Importante è il dato riguardante la visione della scuola come
dovere (18,9%); nei licei il senso del dovere è più sentito, e la
percentuale maggiore è nel liceo classico con il 47,8%. Rispetto
all’item riguardante “un modo per ottenere un titolo di studi”, le due
percentuali opposte si ritrovano nella totale astensione del liceo
classico in contrapposizione al 42% e al 34% rispettivamente di ITC\ITIS
e di istituti professionali.
La trasgressione
Ci siamo occupati della trasgressione ponendo sei quesiti dai quali
poter ricavare informazioni su cosa viene ritenuto trasgressivo e a che
livello. Abbiamo inoltre cercato di interpretare i dati più rilevanti
per poter costruire un quadro generale che comprendesse nel modo più
esauriente, i vari aspetti psicologici e i vari comportamenti in ambito
privato e sociale inerenti alla tematica “trasgressione”.
Il rapporto con la trasgressione
In base ai dati ricavati, aggregando le risposte simili, è emerso che il
nostro campione tende in buona misura (20%) ad associare al termine
trasgressione la sfera della sessualità (maschi 13%, femmine 24%). In
particolare gli ITIS con il 50% (equivalenti maschi e femmine); gli
Istituti professionali rispondono con il 20% (maschi 9.5%, femmine 24%);
I licei con il 15.5% (maschi 7%, femmine 19.5%). Cercando di analizzare
il dato nello specifico, possiamo constatare come questo venga associato
ad accezioni solamente negative come: pornografia, prostituzione,
feticismo,
pedofilia, piuttosto che essere inquadrato in un ambito affettivo e
privato.
Altre categorie di risposte vedono come trasgressiva la violenza nelle
sue diverse dimensioni (17%), la ribellione (12,7%) e l’evasione dal
conformismo e dalle regole (10%); il dato sembra
essere speculare al 14,7%che indica la libertà come trasgressione,
probabilmente intesa nello stesso senso di rifiuto delle regole. Non è
chiaro se questo viene visto come aspetto positivo o negativo.
Possiamo aggiungere che i ragazzi da noi presi come campione, presentano
due aspetti contrapposti: da una parte per esempio approvano la
legalizzazione delle droghe leggere e la moda viene inoltre vista come
espressione della propria personalità, quindi hanno una mentalità
abbastanza “aperta” improntata su atteggiamenti più liberi rispetto al
passato; questo desiderio
di libertà si scontra però con la forte consapevolezza che estremizzare
tali comportamenti può condurli a “scardinare” i loro valori e a
fuoriuscire dai modelli e dai comportamenti socialmente approvati.
Sembra emergere un quadro di adolescenti preoccupati di un futuro
incerto e denso di pericoli, poco
fiduciosi delle istituzioni,ma nemmeno propensi a lottare per cambiarlo,
più portati invece a vivere
il presente cogliendone tutti gli elementi di piacere e di svago, senza
grandi progetti per il futuro.
Per motivi di spazio vengono qui pubblicati solo alcuni stralci della
ricerca.
I risultati completi e il questionario utilizzato si possono
trovare nella versione completa dell'articolo scaricabile qui (
file pdf 100Kb )
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