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La sfida del web

di  Lucia Frigerio

Questo numero di PRAGMA ha un significato particolare perché segna un punto di svolta nella storia della rivista. È l’ultimo numero a stampa e passerà in uno slancio il testimone alla novità del 2009: una versione più dinamica e interamente on line. Sarà sempre la nostra e la vostra PRAGMA: non cambierà la filosofia, non cambierà la redazione – che anzi potrà ampliarsi - non cambierà la possibilità di collaborare, ma raggiungerà tutti attraverso il canale comunicativo oggi più immediato ed efficace, il web.

Abbiamo pensato a quest’ultimo numero in carta come ad un sentito e forte riconoscimento della lunga e ricca storia condivisa per quindici anni con lettori e collaboratori,ma vogliamo che costituisca anche una sorta di pegno per una continuità e un futuro che desideriamo percorrere ancora insieme.

All’origine di questo definitivo passaggio dalla stampa all’on line sta un processo fatto di considerazioni di varia e diversa natura, che hanno visto unitamente coinvolte la redazione e la casa editrice. Come redattori avvertiamo l’esigenza di raggiungere un numero maggiore di lettori (gli adempimenti e i costi per la stampa e la spedizione oggi non consentono l’ampia diffusione che sarebbe auspicabile), ma desideriamo anche poter interagire più attivamente con chi ci segue e vogliamo accettare la sfida di un mezzo comunicativo nuovo. Da parte dell’editore vi è invece il desiderio di approfondire un contatto più diretto con gli insegnanti e di aprire a nuovi ambiti del settore, cercando anche di razionalizzare risorse e spese.
Questa la dichiarazione di intenti che ci sembra onesto e necessario mettere sul tavolo del dialogo e del confronto con tutti.

I nostri primi quindici anni

Quindici anni sono davvero tanti per una rivista che si è sempre retta solo sull’impegno disinteressato e rigoroso degli insegnanti in servizio, veri e propri professionisti che hanno saputo conciliare i tempi del loro lavoro a scuola con quelli necessari alla rielaborazione delle idee, alla ricerca dei contatti, alla redazione della pubblicazione. E quindici anni sarebbero forse anche troppi se nel corso del tempo PRAGMA fosse rimasta sempre la stessa e non si fosse evoluta, recependo i segnali di cambiamento che il mondo della scuola e la società di volta in volta inviavano.
Vale la pena allora ricordare alcuni passaggi salienti di questa singolare e fortunata storia.
La rivista nacque nel 1994 ad opera di un gruppo di insegnanti degli Istituti professionali, uniti dalla comune e particolare esperienza di rinnovamento didattico e formativo lanciata dal Progetto ’92.

Si pensava allora ad una pubblicazione che desse voce al confronto su ciò che si stava sperimentando e realizzando, e si ebbe la fortuna di trovare nella Principato una casa editrice che diede fiducia all’idea, accollandosi gli oneri della stampa e garantendo alla redazione la massima libertà ed indipendenza.
Una voce dell’Istruzione professionale Per tutti gli anni Novanta PRAGMA si è così caratterizzata come voce dell’Istruzione professionale, e ha sostenuto anche con iniziative di carattere nazionale - come il grande convegno del maggio 1997 - la dignità e l’importanza strategica di questo settore formativo. La distribuzione ha seguito questa impronta fortemente caratterizzata, grazie ai molti insegnanti che hanno portato la rivista nelle scuole, l’hanno distribuita nei convegni, l’hanno fatta conoscere nelle varie e allora frequenti occasioni di incontro. Se la caratterizzazione “professionale” è stata l’impronta identificativa di settore, la dimensione geografica ha travalicato i confini regionali della redazione, sollecitando e recependo contributi relativi a realtà ed esperienze di livello nazionale.
Già in questi primi anni si studiava il progetto di un sito che, oltre a rendere leggibile in rete i numeri pubblicati, potesse anche offrire opportunità di confronto e di documentazione: l’attenzione alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione era presente e dichiarata fin dal primo
numero, in cui si prospettava la creazione di un centro di documentazione telematico da cui poter prelevare e in cui poter depositare documenti e materiali.

Il problema della distribuzione

Il problema della distribuzione si rivelava nel tempo il vero ostacolo ad una diffusione ampia e significativa, che compensasse adeguatamente la fatica e i costi sostenuti.
Si pensò così di affiancare la consegna spontaneistica nelle scuole con il recapito postale di alcune copie nei vari istituti, raggiungendo anche Istituti tecnici e tecnologici, che manifestavano crescente interesse nei confronti delle tematiche trattate.
La soluzione soddisfece solo parzialmente le esigenze di contatto e di scambio per cui la rivista era nata: arrivata negli istituti, PRAGMA spesso “si imboscava” sotto le pile di carta della sala professori o sul tavolo straripante di documenti di qualche dirigente scolastico. Gli apprezzamenti arrivavano, e anche abbastanza copiosi, soprattutto all’interno del sito che nel frattempo
era stato creato, ma il dialogo si fermava lì, a questa prima anche se gratificante battuta.

Dai professionali a tutti gli istituti superiori

Nel frattempo PRAGMA si apriva a tutta la scuola superiore italiana: è del 2001 il cambiamento nel sottotitolo della testata da “rivista degli Istituti professionali” a “rivista dell’Istruzione superiore”. Questa evoluzione, come in generale tutti i cambiamenti di una certa portata, non fu indolore: alcuni vi videro una specie di tradimento della vocazione iniziale, quasi che si fosse rinunciato a sostenere quel settore di scuola superiore italiana a cui è da sempre così difficile riconoscere il ruolo strategico e su cui è così problematico investire. Per la redazione si trattava di un’operazione di verità: rendere manifesto che i problemi venuti alle luce con prepotente evidenza innanzitutto nell’Istruzione professionale erano in realtà comuni a tutta la scuola superiore, e che quindi era opportuno discuterne e rifletterci in una dimensione allargata.
Sono questi gli anni in cui le problematiche adolescenziali balzano ogni giorno alla cronaca e si impongono per la loro acuta emergenza e per una diffusione che travalica l’appartenenza sociale e il tipo di scuola. Sono questi gli anni in cui difficoltà di vario ordine spingono tutti gli insegnanti a ricercare metodologie didattiche più efficaci e strategie educative più incisive, che aiutino a riparare quello scollamento tra realtà adolescenziale e mondo della scuola di cui l’intera società soffre. Sono sempre questi gli anni in cui alla scuola viene ipocritamente e sbrigativamente attribuita la responsabilità di un disagio educativo che certamente viene da molto più lontano.

Questo numero

Non è un caso che questo numero di PRAGMA sia stato impostato proprio su questa problematica, quella del non facile incontro fra l’adolescenza, con tutto il suo portato di emozioni e conflitti, e la scuola, spesso così irrigidita nelle sue burocrazie e nei suoi condizionamenti. E tutto ciò con buona pace di quanti, nuovi profeti della miope efficienza di facciata, inneggiano alla morte della pedagogia e al rinverdirsi del vecchio sistema del bastone e della carota.
Il nostro focus di questo numero si intitola “Adolescenza, emozioni e scuola” ed è pressocché interamente condotto da giovani insegnanti in formazione, alcuni tra quelle migliaia di neolaureati che hanno frequentando le scuole di specializzazione all’insegnamento.

La decisione di dare voce a questi giovani non è casuale: pensiamo, e non siamo fortunatamente gli unici, che il lavoro dell’insegnante non possa essere intrapreso senza una preparazione adeguata e approfondita, e che quindi su questi giovani si debba investire in termini di risorse e di opportunità. Si tratta anche in questo caso di un nodo importante del sistema scolastico italiano che va seriamente affrontato e sciolto, tenendo conto delle esperienze fatte e valorizzando quelle che si sono sviluppate insieme alla costruzione delle relative professionalità, sapendo distinguere le situazioni di eccellenza dai tentativi non ovunque brillanti. La affrettata chiusura delle SSIS non vede al momento una proposta governativa alternativa; in questa fase di latenza, che auspichiamo veda una veloce soluzione, vogliamo sottolineare un elemento che emerge come centrale dall’analisi delle esperienze di questi ultimi dieci anni di formazione iniziale dei nuovi insegnanti: il tirocinio nelle scuole, fatto di osservazione e di attività di insegnamento con l’accompagnamento dell’insegnante accogliente e il relativo Laboratorio di tirocinio,momento di riflessione fondamentale per trasformare l’esperienza in professionalità consapevole, attraverso la guida di un supervisore.
Abbiamo quindi deciso di avviare una prima riflessione sui provvedimenti di riforma fin qui assunti dal nuovo governo: non si tratta di un’analisi sistematica perché essa è impossibile, data la scarsa chiarezza delle misure e contromisure prese, nonché la mancanza, a tutt’oggi, di alcune disposizioni operative. Ci sarà sicuramente modo in futuro di affrontare punto per punto tutte le questioni emerse sviscerandone luci ed ombre, senza atteggiamenti pregiudiziali e alla luce delle acquisizioni che si sono fatte strada negli ultimi anni, e non solo in Italia. È nostra convinzione di sempre che un sistema di istruzione e formazione di qualità debba essere seriamente agganciato ad una politica sociale di promozione di tutti i giovani e di integrazione dei vari soggetti all’interno della collettività, contribuendo così in modo decisivo alla felicità dell’individuo e alla crescita del paese.
Nel segno della vitalità Il nuovo corso di PRAGMA rilancia nel futuro la stessa tensione ideale che ne ha caratterizzato gli inizi e che ha reso così apprezzata e significativa questa piccola rivista, fatta “dagli insegnanti per gli insegnanti”, i quali hanno saputo e sapranno apprezzarla e “cocostruirla”
insieme alla redazione. Abbiamo una vitalità poliforme, più forte e più determinata dei costi di produzione, perché nasciamo e cresciamo su un impegno generoso e disinteressato, quello che da sempre anima l’amore per la cultura. Non sono pochi tra noi, infatti, quelli che seguono PRAGMA fin dall’inizio, a riprova del fatto che non si trattava della passione di un giorno,ma di un ideale che anima la nostra attività professionale e la nostra partecipazione alla società civile.

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