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DIDATTICA & DISCIPLINE

Cui prodest?

di Marinella Pozzi*
 

Viene messo in scena, al termine dell'anno scolastico 2006-07, lo spettacolo teatrale in lingua latina "Cui prodest?", nato dal desiderio di innovazione didattica con recupero delle competenze disciplinari e potenziamento della motivazione allo studio, da parte di un gruppo di docenti del Liceo scientifico "Tosi" di Busto Arsizio. L'esperienza non è nuova per il gruppo di lavoro che negli anni 2002-03 e 2004-05 ha realizzato con i propri studenti gli spettacoli "Convivium" e "Iter ad Forum".
I docenti iniziano a parlare di una terza esperienza all'inizio dell'anno 2005-06 in maniera informale, tra battute e citazioni, davanti ad una tazza di caffè, e l'idea prende corpo in successivi, casuali momenti d'incontro, fino alla decisione di progettare un monte ore specifico. Si programma così di utilizzare: per la messa a punto, 5 ore di progettazione nell'ambito delle riunioni di Dipartimento (spazio di sperimentazione didattica) di cui 2 ore dedicate alla discussione e alla definizione dell'argomento, 2 alla stesura individuale delle scene, 1 alla rilettura complessiva. Il confronto - con superamento di eventuali difficoltà - e l'accorpamento dei testi avviene per e-mail, naturalmente nel tempo libero e con disponibilità personale.
Al termine dell'anno il testo è completo, eccezion fatta per qualche necessaria rifinitura.
La base storica (fine della Repubblica) è fortemente contaminata da anacronismi, in un divertente accostamento di antico e moderno. <<Singularis editio!>> grida lo strillone agitando una copia di Papyrus vespertina; <<Dionysius potitus est eius labanti mente>> è il commento alle ispirate visioni della sacerdotessa... Lungo il filo conduttore - l'uccisione di un tribuno da parte di un nobile esautorato, individuato dagli inquirenti (RIS: Romana Investigatio Subtilis) al di là dei tentativi di depistaggio - si aprono scene "a sé", facilmente gestibili in uno spettacolo che vede coinvolte otto classi, tra prime e seconde.
Ricordiamo lo spazio dei Carmina burana, i crocchi delle popolane pettegole (si quis adest, iussae prosiliunt lacrimae), dei cavalieri e degli ottimati (qui sunt boni cives nisi qui patriae beneficia meminerunt?), le visioni della sacerdotessa (tu ne quaesieris, scire nefas quem ... finem di dederint, nec Babylonios temptaris numeros), la sposa fedifraga (vivamus atque amemus rumoresque senum severiorum omnes unius aestimemus assis), ...
Nell'anno 2006-07 "Cui prodest?" viene presentato al Collegio dei Docenti come progetto misurabile secondo i parametri della qualità, in considerazione di costi e benefici e viene approvato con il previsto finanziamento che include 10 ore per il personale ATA, la consulenza del maestro di musica, lo spazio rappresentativo, i materiali necessari, oltre a 30 ore individuali per i docenti, compresi i tempi della valutazione con rendicontazione del lavoro svolto. L'Associazione Genitori del Liceo si rende disponibile alla fornitura di colonne in polistirolo e pedane, di tuniche e altri arredi, di locandine e manifesti. E si entra nel vivo del lavoro, con l'assegnazione di una parte ad ogni classe.
Il lavoro è inserito nella programmazione iniziale, ma viene gestito dagli insegnanti in assoluta libertà: alcuni ne fanno oggetto di semplice lettura, altri si occupano delle sole scene assegnate, altri ancora realizzano l'intero spettacolo nella classe; in questo caso la partecipazione degli studenti risulta più viva ed attiva: si rileva con facilità uno strafalcione imparando a correggersi, si sostituisce con agio un assente conoscendone la parte, si coglie il senso di una battuta letta in altro testo (v. Censui et in eam ivi sententiam nei Promessi Sposi). Per tutti sussiste l'obbligo della riflessione sulla lingua (si familiarizza anche con costrutti e particolarità sintattiche più agevolmente assimilati a tempo debito) e sulla cultura latina, nonché della valutazione rapportata alle scelte effettuate; non si trascurano i questionari di soddisfazione dei ragazzi che entrano volentieri in gioco calandosi nei ruoli, arricchendo il loro vocabolario, segnalando citazioni dai loro testi, assimilando costrutti, personalizzando le scene. Ogni insegnante si prende cura del suo spazio rappresentativo, individuando gli studenti destinati alla rappresentazione finale.
Nell'ambito delle ore sopra indicate, si tengono periodiche riunioni che consentono di mantenere il polso della situazione, ma ormai si è coinvolti e sono utili al confronto anche i pochi momenti liberi dall'insegnamento. Nella settimana che precede lo spettacolo, due pomeriggi sono riservati alle prove comuni, con la partecipazione dei soli studenti-attori. È il 24 maggio 2007. Docenti e studenti si recano al vicino teatro S. Edoardo. La prova generale getta tutti nello sconforto. Si ripete e va un po' meglio, ma la tensione e il caldo lavorano contro di noi che decidiamo di staccare, con quattro passi e uno spuntino. Alle 19.30 siamo nei camerini, alle 21.00 eccoci sul palcoscenico, davanti ad una platea gremita di studenti, genitori e colleghi. Mentre osserviamo con una certa ansia le due "statue" che, ai margini della scena, sembrano collassare sotto i riflettori, lo spettacolo prende vita. Ed è un successo, del quale si parla a lungo anche nei giorni successivi.
"Mi prevengono persino nelle citazioni" ha detto alcuni giorni or sono l'attuale docente di latino di una classe terza "e riconoscono frasi di Cicerone, Catullo, Seneca...".
Di sicuro questa esperienza, se non ha prodotto dei latinisti, ha accorciato le distanze tra gli studenti e la lingua latina.



* docente di Lettere presso il Liceo scientifico "Arturo Tosi" di Busto Arsizio (VA)