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FOCUS: DEBITI & RECUPERI
Il recupero in Lombardia: dalla valutazione degli studenti a quella
dei docenti
di Vittoria Bellini
I primi dati sul recupero in Lombardia 1
"... Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli
insegnanti. In fondo, chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o
quattro insegnanti?"
(Daniel Pennac, Diario di scuola, Feltrinelli, Milano 2008)
La scelta tra salvare gli studenti dalla scuola o salvare la scuola e
gli insegnanti è semplicemente una metafora attraverso cui si cerca di
oggettivare un problema; per tentare di affrontarlo sono necessari
piuttosto elementi di confronto verificabili, parametri concreti di
misurazione, forme di espressione chiara e codici di comunicazione
uniformi. In questo momento proviamo a dare voce alle tante azioni di
recupero che le scuole dell'autonomia, in Lombardia, hanno messo in atto
proprio per rendere possibile il recupero dei debiti scolastici.
Il monitoraggio, effettuato dall'Ufficio VIII/USRL- Formazione e
aggiornamento del personale della scuola, è stato proposto a 689
istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado (179 Licei, 282
Istituti Tecnici, 28 Magistrali, 8 Istituti d'Arte,192 Istituti
Professionali) ed anche a 304 istituzioni superiori paritarie (156
Llicei, 87 Istituti Tecnici, 22 Magistrali, 6 Istituti d'Arte, 30
Istituti Professionali, 7 Scuole Magistrali). L'universo statistico di
confronto è quindi pari a 993 scuole secondarie di secondo grado,
statali e paritarie.
Sono state compilate da parte delle scuole statali superiori 401 schede
di rilevazione, pari al 58% del totale e da parte delle scuole superiori
paritarie 74 schede di rilevazione, pari al 25% del totale. Le scuole
che hanno risposto sono in tutto 475, che costituiscono il 45%
dell'universo statistico. Per comodità di analisi e di esposizione si
indicherà il 45% delle scuole che hanno risposto con l'espressione " il
campione di scuole", che sarà quello a cui ci si riferisce nell'analisi
dei dati.
In riferimento ai dati generali del campione che ha risposto, emergono
alcuni dati tecnici, come per esempio la suddivisione del calendario
scolastico: infatti il quadrimestre è stato adottato da ben 348 scuole,
pari al 73,26% del campione, mentre il 22,95% ha scelto i trimestri/pentamestri,
e solo il 3,79% ha scelto i trimestri.
Il numero degli studenti, suddivisi per classi, che hanno riportato
debiti all'inizio dell'a.s. sono: per le classi seconde il 42,51% del
campione, per le classi terze il 43,49%, per le classi quarte il 36,11%,
per le classi quinte il 43,80%.
Gli interventi di revisione/aggiornamento del POF sono stati attuati
dall'89,89% del campione e la comunicazione alle famiglie è stata
effettuata dal 73,26%.
Le ore dedicate al sostegno si sono distribuite per il 71,16% del
campione intorno a 15 ore, mentre per il 21,89% tra 15 e 20 ore; le ore
dedicate al recupero sono invece state distribuite mediamente con una
percentuale del 20% per ogni fascia di 10, 15, 20 ore.
I criteri indicati e le azioni previste nel POF sono stati scelti in
modo omogeneo per tutti i consigli di classe dall'89,47% del campione di
scuole, mentre i criteri di scelta delle discipline oggetto di recupero,
i criteri di composizione dei gruppi di studenti, i criteri di
individuazione dei docenti interni impegnati nel recupero e le azioni di
sostegno commisurate ai bisogni degli studenti che non hanno necessità
di sostegno/recupero sono stati mediamente indicati dal 70% del campione
di scuole.
Gli interventi previsti dal collegio dei docenti si diversificano per
tipologia e la scelta operata le riguarda quasi tutte, in particolare si
ha la seguente distribuzione percentuale: corsi di sostegno (83,58%),
percorsi di studio individuale monitorato (74,53), sportello (80,42%),
recupero curricolare in orario normale (91,37%), recupero curricolare
con modifica del monte ore (22,53%), sospensione delle lezioni per il
recupero (26.95%), corso di recupero pomeridiano (92.21%), modalità
laboratoriali (34.53%).
Il 28,21% del campione di scuole ha previsto modalità diverse e
innovative per il recupero che trovano espressione in tutti gli ambiti
disciplinari e in tutte le discipline.
Le discipline (mediamente 80%) e gli ambiti disciplinari (mediamente
60%) hanno individuato gli strumenti da mettere a disposizione dei
consigli di classe al fine di stabilire gli obiettivi delle azioni di
recupero, le modalità con le quali si effettuano le verifiche e i
criteri per renderle oggettive e documentabili.
I gruppi di studenti sono stati organizzati in base alla provenienza
(per l'81,68% dalla stessa classe, per fasce di livello (per il 79,58%
provenienti da classi parallele); in alcune scuole (49,68%) sono state
previste prove comuni per la verifica del superamento del debito.
Per quanto riguarda i periodi previsti per l'organizzazione dei corsi di
recupero prima dell'integrazione dello scrutinio finale, 245 scuole non
sono state in grado di rispondere sulla previsione di corsi, mentre i
dati a disposizione sono numerici e riguardano il numero complessivo dei
corsi distribuiti nei seguenti periodi: giugno n. 3594, luglio n. 2453,
agosto n.552, altro n.549.
Per il recupero sono state inoltre previste modalità diversificate tra
biennio e triennio: per il recupero motivazionale, l'88.36 % per il
biennio e il 9,59% per il triennio; per il recupero delle discipline di
indirizzo il 49.32 % per il biennio e il 97,95% per il triennio.
Spunti di riflessione sulla valutazione dei docenti "
Bruto: No, Cassio, ché l'occhio non può vedere se stesso che per
riflesso, per mezzo di qualche altra cosa.
Cassio: È giusto: ed è molto deplorato, Bruto, che voi non abbiate un
simile specchio per riflettere dinanzi al vostro occhio il nascosto
valore che è in voi, così che possiate vedere la vostra immagine. Io ho
udito molte persone di massimo riguardo a Roma, si eccettui l'immortale
Cesare, che nel parlare di Bruto, e gemendo sotto il giogo di questi
tempi, hanno desiderato che il nobile Bruto avesse i suoi occhi.
Cassio: Quindi, buon Bruto siate pronto ad udire: e, siccome sapete che
non potete mai vedere voi stesso così bene come per riflesso, io, il
vostro specchio, modestamente svelerò a voi stesso ciò che di voi ancora
non conoscete..."
(William Shakespeare, Giulio Cesare, Atto I, scena seconda)
La mission della scuola è quella di promuovere il successo scolastico e
formativo dello studente ribadendone la sua centralità. I dati sopra
riportati, e più in generale il problema del diffuso insuccesso
scolastico che è alla base dei vari tentativi di recupero attivati,
aprono inevitabilmente al tema più complessivo della valutazione.
La diffusione della cultura della valutazione passa attraverso la
consapevolezza che la valutazione è necessaria e non può che essere di
sistema. Oggi, invece, gli unici valutati seriamente, nella scuola, sono
gli studenti.
Una possibile provocazione deriva dalla dibattuta questione di come
rapportare la valutazione del risultato raggiunto dallo studente alla
valutazione del lavoro docente. Il problema riformulato consiste nel
come considerare tutte le variabili in gioco e, nello specifico, nel
come misurare la competenza del docente (intesa come un agire
pertinente) in rapporto alla misura dell'incremento di competenze
("input e outcome") acquisite dallo studente. Molti docenti vogliono
essere valutati non perché sentano l'esigenza di primeggiare, ma perché
vogliono vedere riconosciuta la propria professionalità; ma secondo
quali standard e in quali condizioni vogliono essere valutati? Il
problema è quindi elaborare in modo condiviso un profilo atteso del
docente.
Infatti, se si chiede ad uno studente qual è un bravo docente, con due o
tre battute il profilo è delineato, riconoscibile, ma se si vuole
scrivere un documento difficilmente si riesce ad arrivare alla fine.
"La complessità di raccogliere le competenze informali - che sono quelle
acquisite senza esplicita intenzione, ma fortemente radicate nel
contesto di vita del soggetto che le detiene - costituiscono una sfida
per coloro che intendono renderle visibili (Bjornvold, 2000),
documentarle, per poi controllarne la reale acquisizione, verificandole
ed infine valutandole. La costituzione di un portfolio, ovviamente, non
risolve molti altri problemi connessi alle procedure di valutazione di
queste competenze, che hanno a che fare con la selezione e la
rappresentatività di ciascuna di loro, con l'intersoggettività condivisa
che è alla base dell'intero processo, con la responsabilità, anche
formale, di chi effettua tali operazioni. Bisogna chiarire un aspetto
che spesso scivola nei discorsi sulle competenze senza la necessaria
attenzione. Si tratta del problema della certificazione che va
riconosciuto, in primo luogo, per la sua istituzionalità: la
certificazione è in vero, una funzione istituzionale e non vi possono
essere soggetti che autonomamente, senza alcuna investitura, diventano
certificatori di competenze, siano esse formali, informali o non
formali". 2
Il Rapporto europeo sulla qualità dell'istruzione (Bucarest, 2000),
primo strumento comune per la valutazione dei sistemi educativi dei
paesi membri, e la Raccomandazione del Parlamento Europeo e del
Consiglio sulla collaborazione europea per la valutazione della qualità
dell'insegnamento scolastico (Bruxelles, 2001), hanno rappresentato i
riferimenti per la riflessione sui diversi sistemi di valutazione
europei, permettendo la definizione di nuovi indicatori per la
valutazione dell'istruzione e della formazione e di proposte per il
miglioramento della qualità e della comparabilità degli indicatori
esistenti.
È necessario pertanto definire innanzitutto le condizioni di contesto,
gli standard formativi che questo Paese richiede alla scuola per lo
studente cittadino, e parallelamente declinare il profilo del docente,
definendo insieme la sua formazione per l'accesso professionale: solo a
queste condizioni sarà possibile ragionare operativamente e con serenità
sul problema della valutazione.
Per avviare una riflessione sulla valutazione dei docenti è d'obbligo
fare riferimento ad uno sfondo culturale che assuma la qualità
dell'insegnamento come elemento integratore: l'istruzione dovrebbe non
solo creare arricchimento personale, ma anche dare un contributo alla
coesione sociale, all'inclusione sociale, ad una cittadinanza attiva,
sociale ed europea.
Per operare un'azione valutativa occorre riferirsi ad una specificità di
ruolo e di funzione del docente attraverso:
-
la definizione del contesto dell'azione del
docente che può essere interno ed esterno;
-
il riconoscimento di competenze acquisite sul
campo da definire in un percorso di sviluppo professionale;
-
le assunzioni di responsabilità diverse in
riferimento ad una definizione di carriera docente;
-
l'individuazione dei parametri di ancoraggio.
La valutazione degli insegnanti va letta in un
contesto che comprende la domanda sociale/istituzionale di istruzione e
formazione, i bisogni formativi degli studenti, gli aspetti del ruolo
del docente ivi compresa la libertà d'insegnamento, il diritto/dovere di
aggiornamento, l'autovalutazione del docente e la valutazione di sistema
che dà senso, l'avanzamento di carriera.
Si può dire che chi ama valutare, per effetto del proprio mestiere,
difficilmente ama essere valutato e quindi sembra più corretto spostare
il "focus" da "chi" valuta a "che cosa" è opportuno valutare. Poiché la
dimostrazione ultima di un buon insegnamento è l'apprendimento dello
studente, l'argomento va affrontato ponendo l'attenzione sulle pratiche
didattico-disciplinari poste in essere dal docente per costruire un
efficace processo di insegnamento - apprendimento.
Quindi, alla domanda: è possibile valutare l'insegnante? si può
rispondere, senza ombra di dubbio, di sì. Ovviamente, avere come dato di
confronto un codice deontologico della docenza nonché uno stato
giuridico a cui far riferimento rende più facile adire ad un processo
valutativo.
Quali le prestazioni da valutare? Quelle di cui ha bisogno la scuola
dell'autonomia e quindi:
-
la professionalità del quotidiano del docente:
lavoro scolastico, competenze didattico-pedagogiche e disciplinari,
impegno, collaborazione, attenzione per gli studenti;
-
le prestazioni organizzativo-funzionali da
affidare al docente con compiti di organizzazione, di gestione e
progettuali, di ricerca e di documentazione didattica;
-
le prestazioni del docente che si occupa di
coordinamenti disciplinari, coordinamenti dei lavori nelle classi,
che funge da interfaccia con il territorio e gli enti
interistituzionali.
Perché non creare, quindi, un sistema di
riconoscimento di crediti che possa permettere:
-
la costituzione di un portfolio di competenze per
raccogliere le esperienze professionali, i titoli culturali, i
percorsi formativi;
-
la formulazione di uno statuto del docente che
tenga conto delle modifiche in atto nella professione docente, delle
molte e diversificate competenze acquisite, dei risultati degli
apprendimenti, delle tecniche di miglioramento, delle strategie e
degli strumenti per percorsi di qualità dell'offerta formativa
professionale e di sistema.
1 Da un monitoraggio realizzato dall'Ufficio VIII, dati elaborati a cura
di Mauro Riboni.
2 Claudia di Marco, Università "La Sapienza" di Roma, recensione al
libro di Anna Maria Ajello e Cristina Belardi Valutare le competenze
informali. Il portfolio digitale, Carocci, Roma 2007, in:
http://www.solcando.com/Solcando/Libri/Valutare-le-competenze-informali.-Il-portfolio-digitale.html
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