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FOCUS: DEBITI & RECUPERI
Contro le eguaglianze diseguali
di Raffaele Ciuffreda*
Il dibattito sulla questione dei debiti da recuperare è stato ampio e
vivace sin dall'inizio, appena è stata pubblicata l'OM 92/2007
applicativa del DM 80/2007, e non sono mancate aspre critiche ed
opposizioni fino alla richiesta del ritiro dei provvedimenti.
Anche se gran parte dell'opinione pubblica e degli addetti ai lavori ha
condiviso l'idea che il problema dei debiti a lungo protratti andasse
risolto, non tutti hanno condiviso modalità e strumenti ed analisi.
L'iniziativa del ministro Fioroni ha comunque avuto il merito di aver
richiamato l'attenzione delle scuole sul fenomeno del mancato
assolvimento dei debiti e di stimolare un'analisi un po' più
approfondita sulle cause del fenomeno e sui rimedi possibili. Ma il
dubbio, che molti di noi avevano a novembre, che il messaggio fosse
letto come messaggio di "restaurazione" di una scuola orientata al
tradizionale disciplinarismo, con i suoi contenuti ed i suoi metodi, si
è dimostrato oggi una realtà forse anche a causa dei continui richiami
degli "opinion makers" al recupero del merito della severità.
In realtà i debiti non sono una "causa" ma un "effetto".
Sottolineava Marco Lodoli, insegnante e scrittore, riflettendo sui dati
del Primo quadrimestre, "solo pochi a tutt'oggi sarebbero direttamente
promossi, e c'è da domandarsi come mai. Non sono troppo stupito: il
processo di apprendimento prevede almeno due tappe, la lezione in classe
da seguire con attenzione e la fatica da fare a casa, nella propria
cameretta, per metabolizzare quanto si è ascoltato. Ebbene, questo
secondo momento oggi viene considerato pressoché inutile. L'antico rito
del libro aperto sul tavolo, della matita in mano per sottolineare,
della camminata avanti e indietro per ripetere ai muri ciò che si è
appreso, s'è dissolto nell'aria spensierata e irresponsabile dei nostri
tempi.".
Lo stesso ministro Fioroni ha sottolineato qualche giorno fa che: «è
meglio che i giovani, prima di imparare a navigare in internet, a
parlare inglese e ad apprendere le tecniche imprenditoriali, imparino
l'italiano, la matematica, la storia, la geografia, le scienze. È stato
giusto cambiare la normativa sui debiti formativi. Non è più consentito
a nessuno fare lo struzzo, far finta che tutto vada bene e mandare
avanti i nostri ragazzi asini».
Queste opinioni al momento sono molto popolari e rassicuranti, ma non
risolvono il problema.
I dati dei debiti e delle insufficienze
È noto che il 40-50 % degli alunni promossi negli
a.s. precedenti aveva almeno 1 debito da recuperare e se a ciò si
aggiunge, soprattutto negli istituti tecnici e professionali, il dato
delle ripetenze e degli abbandoni, è evidente come solo una piccolissima
minoranza di alunni risulta promossa senza debiti. Dall'analisi fatta
dal Ministero sul 40% delle scuole superiori che hanno risposto alla
rilevazione risulta che:
-
il 70,3% dei ragazzi che frequentano le scuole
superiori, cioè circa due milioni di studenti, ha riportato una o
più insufficienze al termine del primo quadrimestre di scuola, e in
media ogni ragazzo ha riportato insufficienze in quattro materie;
-
il 57,6% il degli studenti ha insufficienze al
liceo classico;
-
61,9% allo scientifico;
-
57,6% nei licei socio-psico-pedagogici;
-
67,4% al linguistico;
-
76,4% negli istituti tecnici;
-
80% nei professionali;
-
73,8% negli artistici.
È un quadro sconfortante: si è trattato di circa 8 milioni di
insufficienze, il che dimostra l'enorme lavoro che le scuole hanno
dovuto e devono mettere in atto.
Il lavoro delle scuole
L'oggettiva difficoltà a organizzare i corsi di recupero non è stato un
alibi alla rassegnazione impotente, come temevano le associazioni dei
genitori.
Va detto innanzitutto che nella gran parte delle scuole, nonostante
posizioni differenziate all'interno del Collegio, il POF è stato
aggiornato e l'aggiornamento comunicato alle famiglie.
Sono stati individuati ed indicati nel POF:
-
le azioni di sostegno e recupero commisurate ai
bisogni degli studenti;
-
i criteri di scelta delle discipline oggetto del
recupero;
-
i criteri di individuazione dei docenti impegnati
nelle azioni di recupero;
-
i criteri di composizione dei gruppi di studenti;
-
i criteri comuni per la predisposizione delle
prove di verifica, oggettive e documentabili, del superamento del
debito;
-
i criteri di valutazione, omogenei e condivisi,
per i consigli di classe.
Le azioni e gli interventi previsti si possono riassumere nei seguenti:
-
sospensione delle lezioni ad orario invariato,
all'interno della medesima classe, con recupero curricolare, gruppi
di lavoro, approfondimenti, studio assistito, attività "peer to peer";
-
sospensione delle lezioni e recupero curricolare
con modifica del monte ore per recupero di abilità chiave;
-
stop didattico con attivazione corsi di recupero
disciplinari organizzati per alunni provenienti da classi parallele;
-
corsi di recupero pomeridiani, sia per fasce di
livello che in base a classi parallele;
-
percorsi di studio individuale ed autonomo
monitorato;
-
sportello di aiuto metodologico e motivazionale;
-
modalità didattiche laboratoriali.
La maggior parte delle scuole ha adottato vari
interventi in un mix, collegati anche alla storia della scuola, alla
tipologia di istituto, al monte ore curricolare ed al numero di
insufficienze da recuperare.
La comunicazione alle famiglie ed agli alunni, la responsabilizzazione
degli studenti nell'impegno, nella frequenza costante, nell'attenzione
nel lavoro in classe ed a casa sono divenute procedure e modalità di
lavoro acquisite da tutti.
Meno frequenti sono però state le occasioni di discussione in classe
sulle motivazioni delle insufficienze e di condivisione di strategie da
adottare. Per questo sarebbe interessante la pubblicazione dei dati
relativi ai risultati ottenuti dopo gli interventi e le prove di
verifica relativi al primo quadrimestre.
La previsione delle attività per lo scrutinio
finale
Un problema importante è poi quello relativo
all'organizzazione degli interventi per gli alunni così detti "sospesi"
nel corso del giudizio di fine anno.
La maggior parte degli istituti ha optato per il criterio di un massimo
di 3 insufficienze non gravi, per le quali attivare non più di due corsi
di recupero per alunno (gruppi di livello e/o classi parallele) oltre
alla previsione di attivazione di sportelli metodologici per percorsi di
studio individuale ed autonomo monitorato.
Qui i nodi da sciogliere riguardano la scelta del periodo in cui
collocare tali attività e quella dei docenti che tale attività devono
svolgere.
Riguardo al periodo - vista la chiusura dell'anno scolastico, i tempi
per l'effettuazione degli scrutini, la pubblicazione dei risultati e la
comunicazione alle famiglie - è evidente che non è possibile, se non in
casi eccezionali, iniziare i corsi prima dell'ultima settimana di
giugno. Inoltre, dovendo assicurare ai docenti un periodo congruo per
fruire delle ferie, la scelta potrebbe cadere sulla terza settimana di
luglio, spostando nei limiti previsti dalle norme, le prove di verifica
alla prima settimana di settembre, a condizione di rinviare l'inizio
dell'a.s. successivo.
Ciò consentirebbe agli alunni, una volta seguiti i corsi, di disporre di
circa un mese per consolidare l'apprendimento e prepararsi alle prove.
Riguardo al secondo nodo, cioè la scelta dei docenti da utilizzare nei
corsi, va tenuto conto dei seguenti elementi critici:
-
non obbligatorietà per i docenti titolari;
-
difficoltà di utilizzo di docenti impiegati in
esami di stato (circa il 35%) sia come commissari interni sia come
commissari esterni (particolarmente preoccupante la situazione per
le discipline Italiano e Matematica, che sono materie d'esame in
ogni tipologia di istituto);
-
mancata previsione normativa di proroga di
contratto per i docenti supplenti nominati fino al 30 giugno (in
molti istituti, soprattutto tecnici e professionali si tratta di
circa il 25% del personale docente); non è poi detto che i 50 euro
di compenso siano motivo sufficiente per restare;
-
pur con molte perplessità sul ricorso a docenti
esterni, in caso di necessità permangono comunque difficoltà di
reperimento.
Da tutto quanto sopra esposto emerge chiaramente che
in alcuni istituti sarà molto difficile far fronte all'impegno.
La specificità degli istituti professionali
Come sappiamo gli istituti professionali erano e
sono, in questa particolare classifica, fanalino di coda con un 80-90 %
di alunni insufficienti. Inoltre, e si è parlato troppo poco di questo
ulteriore dato sconfortante, più del 50% degli alunni insufficienti ha
un numero di insufficienze in almeno 4 discipline, e molti di loro hanno
poi più debiti relativi all'anno precedente.
In questi istituti, con estrema umiltà ma con fermezza, mediando spesso
tra pur lodevole delirio di onnipotenza e altrettanto comprensibile
sindrome di incapacità, i docenti lavorano da anni mettendo in campo
energie insperate, con ritrovato entusiasmo, facendo leva sulla
passione, sulle competenze e sulla professionalità, ma non ottenendo
sempre successo.
Viene da domandarsi: "Come mai, nonostante i notevoli sforzi,
difficilmente si riesce ad eliminare o quanto meno ridurre il fenomeno
degli abbandoni, almeno come primo passo per ridurre dispersione e
ripetenze che raggiungono anche livelli del 40 % nelle prime classi ed
il 32% in media nelle altre? C'è forse una speciale selezione di docenti
e dirigenti scolastici particolarmente incompetenti?"
Ci sono poi dati che conosciamo da tempo e che tutti gli anni vengono
confermati durante le giornate di accoglienza, attraverso l'analisi
delle schede di raccordo della scuola di provenienza e dai test
d'ingresso: il 90% degli alunni in ingresso negli istituti professionali
ha gravi lacune nella gran parte delle discipline.
Il sistema di orientamento è tale che la distribuzione degli studenti
nelle varie tipologie di istituto avviene quasi esclusivamente sulla
base del profitto conseguito al primo ciclo e quindi gli insufficienti
vengono convogliati nei professionali. Ad essi si aggiunge poi un
considerevole numero di alunni stranieri e di diversamente abili, che
richiedono attività didattiche mirate e non sempre facili da
programmare.
Di più: i dati del rapporto Pisa ribadiscono che il successo scolastico,
anche in termini di apprendimenti e competenze, è strettamente connesso
alle condizioni socio-economiche della famiglia, e questo elemento non
sempre è favorevole agli studenti che si iscrivono ai professionali.
Così come il carico orario settimanale, che è già molto pesante ed è
spesso ulteriormente arricchito dalle attività di stage nel mondo del
lavoro.
È chiaro quindi che gli stessi strumenti, interventi ed azioni messi in
campo in altri istituti non possono dare i medesimi risultati di fronte
a livelli di partenza decisamente differenti.
Un conto è organizzare e proporre interventi per il 50% di alunni con 1
o 2 materie insufficienti ed altro è farlo con l'80% di alunni che hanno
una molteplicità di insufficienze. Inoltre, anche la quota di risorse di
finanziamento di € 857,00 (al lordo degli oneri a carico
dell'Amministrazione) moltiplicato il numero docenti in organico di
diritto nell'a.s. di riferimento, se divisa per il numero dei debiti
dell'istituto determina una condizione in cui si fanno parti eguali tra
diseguali.
Occorrono invece una ripresa della spinta innovativa, una seria politica
dell'orientamento, un sostegno all'innovazione metodologico - didattica,
fortemente incentrata sul ruolo attivo degli studenti, sulla capacità di
lavorare in gruppo sia degli alunni che dei docenti, per mettere in
campo una metodologia di apprendimento motivante ed esperienziale,
capace di rimotivare all'apprendimento, attenta alla pratica del fare e
ai processi di crescita personale.
Questa può essere l'ennesima occasione per mettere mano ad annosi
problemi della scuola italiana, ma il "focus" non può essere più sulle
discipline bensì sulle competenze che dovranno caratterizzare tutti i
percorsi di apprendimento.
* dirigente all'Istituto professionale "D. Marignoni" - "M. Polo" di
Milano
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