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Tra corsi e ricorsi…

 

di  Giuliana Cavallo Guzzo

Non è stato facile realizzare il focus per il numero 32 di PRAGMA, e non avrebbe potuto essere altrimenti: non volevamo sottrarci al dovere di riflettere sul tema “caldo” dei recuperi sollevato dall’ordinanza ministeriale 92 del ministro Fioroni e d’altra parte eravamo consapevoli che il clima di incertezza (cui ha contribuito anche il “cambio della guardia” al vertice del Ministero) avrebbe comportato il rischio di uscire con un numero già superato o incompleto. Per questo abbiamo atteso fino all’ultimo, scegliendo la soluzione di uscire prima on line e poi su carta. Ora che il Consiglio di Stato si è pronunciato negativamente sul ricorso dei COBAS contro l’ordinanza Fioroni e che la circolare del neoministro Gelmini è uscita la situazione risulta più chiara, anche se per un bilancio definitivo sarà necessario attendere la chiusura dell’anno scolastico 2007/2008, che in alcuni Istituti avverrà prima delle ferie e in coda agli esami di Stato, in altri a settembre. Quanto influirà questa situazione sull’avvio del prossimo anno scolastico non è dato saperlo; per ora nelle scuole si procede – come da tempo - con una navigazione a vista molto faticosa e allo stesso tempo di scarsissima soddisfazione per chi non rinuncia a dare un senso al proprio lavoro e considera gli adempimenti burocratici un mezzo e non un fine.

Le disfunzioni del sistema precedente, che prevedeva il recupero dei debiti nell’anno scolastico successivo, sono più che evidenti: pochi studenti recuperavano realmente il debito, molti venivano “graziati” senza aver davvero colmato le lacune pregresse e in alcuni casi si arrivava a situazioni davvero paradossali, soprattutto quando il debito da recuperare riguardava discipline che non rientravano più nel curriculum dell’anno in corso. Per altri alunni, però, il debito formativo ha rappresentato in questi anni una soluzione intermedia ragionevole tra la promozione e la ripetenza, uno stimolo ad attivarsi nello svolgimento del lavoro estivo assegnato e un’opportunità per colmare le proprie lacune, specie in quei casi in cui i docenti riuscivano a stabilire una relazione educativa efficace: i compiti estivi personalizzati in base alle effettive lacune dell’alunno, ritirati e corretti a settembre, hanno permesso ad allievi con una preparazione un po’ incerta di affrontare il nuovo anno scolastico più allenati e con maggiore sicurezza.

Le voci che da tante parti si sono levate sullo “scadimento” del livello di preparazione degli studenti italiani hanno sicuramente confermato nel ministro Fioroni la convinzione che si dovessero prendere decisioni inequivocabilmente mirate a ridare serietà alla scuola; ma  forse l’esigenza di dare risposte in tempi rapidi ha portato ad una liquidazione un po’ frettolosa di un meccanismo ormai collaudato (almeno nelle sue procedure) costringendo le scuole a dei cambiamenti in corso d’opera molto onerosi sotto tutti i punti di vista. Inoltre l’applicazione dell’ ordinanza 92 pare scarsamente conciliabile con il provvedimento di innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni emanato anch’esso dal ministro Fioroni nell’agosto 2007: forse sarebbe stato opportuno prevedere delle modalità specifiche per il biennio, tenendo maggiormente conto delle indicazioni del Documento Tecnico sui saperi e le competenze da raggiungere al termine dei primi due anni di scuola superiore obbligatoria.

Da più parti viene invocato in questi giorni il ritorno agli esami di riparazione: lo stesso ministro Gelmini ha dichiarato di non essere contraria al loro ripristino, ma si è presa del tempo prima di decidere in merito; i tanti laudatores temporis acti (la categoria di chi rimpiange il passato, sempre molto rappresentata nei momenti di difficoltà e incertezza come quello attuale) sostengono che in questo modo migliorerebbe la preparazione degli studenti e aumenterebbe il loro senso di responsabilità. Evidentemente in questo Paese distratto e “smemorato” ci siamo dimenticati un po’troppo in fretta dei tanti alunni rimandati in una o due materie che si presentavano a settembre impreparati come a giugno e venivano promossi con voto di consiglio! L’abolizione degli esami di riparazione nacque anche dalla consapevolezza che quel metodo di recupero delle insufficienze aveva perso efficacia e significato. E il provvedimento un po’ spettacolare preso nell’agosto 1994 dall’allora ministro D’Onofrio mise in moto un meccanismo che produsse nella scuola cambiamenti significativi e di certo non solo negativi: affidare alla scuola il compito di colmare le lacune degli studenti significava focalizzare l’attenzione sul successo formativo ed anche stabilire un principio di uguaglianza sostanziale, dando a tutti gli studenti le stesse opportunità indipendentemente dalla disponibilità delle famiglie a pagare le lezioni private.

Da allora le riflessioni sugli IDEI e sulla loro organizzazione stimolarono la ricerca di soluzioni didattiche nuove (alcune scarsamente applicate) tuttora valide e percorribili. Ma forse i corsi e ricorsi storici di vichiana  e crociana memoria permeano la scuola e la società ben più di quanto siamo disposti ad ammettere, a causa di una perniciosa carenza di memoria che affligge non solo l’opinione pubblica ma anche la scuola e soprattutto chi ne parla, talvolta con notevole approssimazione, magari basandosi sulle proprie esperienze di più o meno lontana gioventù anziché su dati reali.

Il mondo della scuola ha bisogno di attenzione e considerazione, non di cure drastiche che finirebbero per uccidere il malato invece di guarirlo. È indispensabile colmare il distacco tra chi decide e chi deve applicare le decisioni: l’autonomia non può essere a senso unico, diventando una formula per  scaricare sulle scuole responsabilità che l’amministrazione centrale non può o non vuole assumersi. È vero che l’arte di arrangiarsi fa parte del bagaglio minimo essenziale degli insegnanti, ma garantisce solo la sopravvivenza, non certo lo sviluppo e l’innovazione che le trasformazioni sociali e culturali richiedono. Se molte, troppe energie devono essere profuse per “pararsi le spalle” e mettersi al riparo dai guai, i tanto temuti ricorsi, minaccia vera o presunta che negli ultimi anni aleggia e incombe come una spada di Damocle su docenti e dirigenti, la disponibilità a sperimentare formule nuove finisce per ridursi al minimo, e si cerca di resistere, come cantava Renato Rascel, “aspettando che spiova”….

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