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Didattica e discipline
Esami: consigli per gli "utenti"
di Antonio Corò Bisogna ricordarsi che gli studenti sono "figli e mammà" e che quindi è
necessario, nell'occasione, non stressarli troppo.
Tanto per cominciare evitate di chiedere loro, in una volta sola, nome e
cognome: per cercare di rendere organica la
risposta, l'obbligato malcapitato potrebbe confondersi e biascicare
confuse parole difficilmente intelligibili e
rintracciabili sui registri.
Evitate di chiedere anche "posso farti una domanda?" perché‚, alla sua
risposta affermativa, lo studente potrebbe credere di
aver risposto già bene proprio alla prima domanda, confidando quindi su
un superamento ormai certo dell'esame.
Da evitare anche qualunque accenno ai cellulari: ogni studente sa tutto
e potrebbe prenderci in giro magnificando le
caratteristiche avveniristiche del proprio telefonino, senza che
chiunque della commissioni capisca se si tratta di verità o
di presuntuose millanterie. A proposito di cellulare, non usate il
vostro per riprendere la scena, permettete allo
studente di fare altrettanto. Ogni vostra affermazione è bene che sia
sentita comunque il meno possibile da chiunque, mica
sapete tutto lo scibile della vostra materia a memoria. A proposito,
fate solo domande di cui sapete la risposta, specie se
intervenite nell'interrogazione effettuata dal collega di un'altra
disciplina.
Per gli eventuali privatisti, è opportuno valutare bene i programmi. Una
volta erano fotocopiati e si capiva che non si
trattava di farina del loro sacco. Ora, con taglia e incolla di Word si
fanno delle cose fantastiche e i programmi si possono
personalizzare, come se, in qualche modo, lo studente potesse e volesse
dimostrare il suo vissuto sui libri. Provate invece a
chiedere a voce il contenuto dei programmi. E, alla eventuale scena
muta, evitate di pensare che il programma è molto
ridotto, comunque poiché‚ anche la risposta lo è altrettanto, il voto
minimo lo dovete assegnare per forza.
Ricordate che, anche se gli esami non finiscono mai, le procedure per
effettuarli possono modificarsi da un giorno all'altro.
Ecco perché‚ è inutile prepararsi all'incombenza con troppi giorni, che
dico, con troppe ore, di anticipo. Raggiungerete in
questo modo un altro obiettivo. Il presidente, vedendovi un poco
spaesato con le carte, eviterà di assegnarvi compiti gravosi
come quello del vicepresidente (lui ha spesso altre cose da fare e si
allontana più che può) e del segretario. Quanti errori
di italiano avete avuto occasione di osservare nei verbali durante gli
esami precedenti? Evitate allora di mettere per
iscritto i vostri possibili strafalcioni, uniti magari a una prolissità
che vi contraddistingue. Potreste diventare lo
zimbello dei vostri colleghi.
All'inizio mostratevi incapace di gestire l'esame e assolutamente
all'oscuro delle procedure: gli altri lavoreranno per voi e
vi condurranno alla fine dell'impresa nei tempi stabiliti e con voti che
più che dall'interrogazione vera e propria
deriveranno dagli errori di valutazione espressi dai docenti dell'anno
scolastico e dalla capacità dello studente di
mostrarsi per quello che è. Per evitare questa situazione proponete per
quasi tutti un voto medio.
Astenetevi dal bocciare: la parola, desueta, potrebbe portare a pratiche
legali difficilmente gestibili da voi.
Fatevi invitare al bar o a pranzo dai colleghi e usate il loro vizio di
essere logorroici per ingraziarveli. Potrà essere
utile in fase di scrutinio: è quest'ultima fase dell'esame in effetti
quella che presenta difficoltà. E' noto che potreste
trovarvi con insegnanti sull'orlo di una crisi di nervi. Che fare in
questo caso? Prevenite portando qualche caramellina e
offrendola (avrete pur fatto qualche corso di comunicazione, no?).
Evitate di alzare la voce più di loro, altrimenti risulta
che chi è sull'orlo della crisi di nervi siete voi.
E lasciate fare, lasciate fare, lasciate fare. Gli esami non finiscono
mai, ma ogni sessione di esami finisce, e finisce
meglio e più presto se si lascia che la barca vada dove deve andare.
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