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DIDATTICA E DISCIPLINE

Storia di una scuola a "scuola"

di Pietro Pittini*

Nell'anno scolastico 1997/98 alcuni insegnanti dell'Istituto tecnico "Moreschi" di Milano parteciparono a un corso d'aggiornamento su "Fascismo e scuola" svoltosi presso il Liceo "Carducci". In quella occasione furono sollecitati da alcuni ricercatori dell'Istituto per la storia della Resistenza a cercare documenti e materiali presenti negli archivi delle scuole  che potessero avere un interesse storico. Questo articolo cercherà di rendere conto dell'esperienza fatta sottolineando l'importanza di una disponibilità e di una preparazione adeguate da parte degli insegnanti, al fine di poter successivamente coinvolgere gli studenti in un'attività di ricerca motivante.
All'inizio l'esito fu deludente: non erano stati infatti reperiti verbali dei Collegi docenti relativi agli anni Trenta o Quaranta, documenti simili anche se erano già disponibili le fotocopie della comunicazione di sospensione dal servizio e della "dispensa" definitiva (un modo più raffinato per designare il licenziamento in tronco) di due docenti ebrei e dello stesso preside dell'Istituto a seguito delle Leggi razziali antisemite del 1938, mentre le comunicazioni originali del Provveditorato erano conservate nei fascicoli dell'Archivio del personale.
Nella primavera 2003 un nuovo stimolo alle ricerche venne da uno studente dello IULM, Enrico Palumbo, che stava lavorando alla sua tesi di laurea; l'argomento della tesi era l'espulsione degli ebrei dalle scuole milanesi nel 1938, già affrontata in ricerche relative ad altre scuole ma non ancora studiata per quel che riguardava il "Moreschi". Accompagnai il laureando  nell'Archivio e cominciammo a frugare nei vecchi Registri generali dei voti; la difficoltà consisteva nel fatto che non c'era esplicita menzione dell'espulsione degli allievi ebrei, o meglio del rifiuto di iscriverli anche per l'anno scolastico 1938/39. Inoltre i criteri con cui si veniva classificati come "ebrei" erano alquanto arbitrari e prevedevano delle eccezioni (accadde perciò ad es. che due sorelle fossero classificate come appartenenti a "razze" diverse!). Il laureando risolse la cosa con un paziente incrocio di dati (studenti esonerati dalla lezione di religione cattolica, elenchi di famiglie della comunità ebraica, studenti spariti pur essendo stati promossi all'anno successivo ecc.), individuando con certezza dieci tra studenti e studentesse discriminati e poi espulsi.
La ricerca mi aveva interessato: tutto sommato, esistevano dei materiali su cui lavorare, e mi sembrava una cosa ben triste che di questa ed altre vicende del passato si fossero perse le tracce e la memoria. Avevo spesso constatato il disinteresse degli studenti per il passato, protesi come sono verso il futuro ("quel vago avvenir / che in mente avevi") e totalmente immersi nel loro presente "strapieno" di relazioni, mode e consumi, col timore costante di essere lasciati indietro dai coetanei. Forse rendersi conto dello spessore storico che si addensa nell'edificio in cui vengono tutti i giorni può contribuire a suscitare un atteggiamento un po' diverso, un minimo di curiosità sul passato, "prossimo" nello spazio se non nel tempo. Proposi perciò alla preside, Carola Feltrinelli, di svolgere una ricerca su alcuni momenti salienti della storia dell'Istituto; accettò con entusiasmo. Dal settembre 2005, ormai in pensione, potei dedicare quanto tempo volevo a frugare negli archivi e a cercare notizie. Frutto di questo lavoro è un libretto di 106 pagine, consegnato alla scuola a fine gennaio 2007.
Mi sembrava necessario (proprio pensando agli studenti come principali destinatari) inquadrare la vicenda della scuola nel suo contesto, quindi dare un quadro dello sviluppo economico, demografico, urbanistico di Milano negli ultimi decenni dell'Ottocento. Nella ricerca è poi ricostruita la nascita del primo embrione dell'Istituto nel 1898, quando Nicola Moreschi introdusse nella Regia Scuola tecnica "G.B.Piatti", che allora dirigeva, una sezione economica; con successive trasformazioni, si arrivò alla creazione di un Regio Istituto di Studi Commerciali, quadriennale, preceduto da un Corso  Inferiore propedeutico, anch'esso quadriennale.
Un aspetto significativo da sottolineare è che a lungo l'Istituto ha mantenuto un forte legame con il territorio: la sua nascita avvenne non per decisione del Ministero, con cui vi furono spesso delle divergenze, ma per l'iniziativa (coordinata da Moreschi) di aziende e istituti di credito, allo scopo di disporre di personale specializzato per il ruolo commerciale o amministrativo. Anche in seguito, Cassa di Risparmio, Camera di Commercio e importanti aziende milanesi versarono regolari e
cospicui contributi finanziari o furono presenti nel Consiglio d'Amministrazione del "Moreschi" con personalità di spicco.
L'Istituto fu poi in vario modo coinvolto nella prima Guerra Mondiale, con trentun caduti tra ex allievi ed allievi. Nel 1927, dopo un lungo braccio di ferro di cui ho trovato traccia nell'Archivio storico comunale di via Mambretti, l'Istituto si trasferì nella sede attuale di Viale S. Michele del Carso, utilizzato dal 1924 al 1926 dalla Regia Università. La vicenda della sede mi ha indotto a ripercorrere l'evoluzione urbanistica della zona: gli spazi limitrofi all'Istituto furono sede in passato di un lazzaretto, poi di un cimitero, infine di un quartiere di edilizia abitativa; nella seconda metà dell'Ottocento sorsero il Macello Comunale e il Carcere di S. Vittore (oggi di fronte alla scuola), tratti dei Bastioni spagnoli e le Porte corrispondenti (con la definitiva approvazione nel 1889 del Piano Regolatore di Cesare Beruto) furono spianati.
Nel testo sono poi presentati gli anni della direzione dell'Istituto (intitolato a Nicola Moreschi dal 1930) da parte di Arturo Loria, dal 1923 al 1938; il particolare rapporto tra scuola e regime trova riscontro in documenti dell'epoca, ad es. alcune pagelle elementari conservate a scuola, che recavano simboli ed altri segni connotativi tipici. Vengono poi trattate la triste vicenda dell'applicazione nell'Istituto delle Leggi razziali, in pratica l'inizio delle persecuzioni antisemite, e  le conseguenze della guerra.
Penso sia interessante per gli studenti scoprire quanto la vita civile quotidiana venisse influenza dalla condizione bellica, anche per aspetti e con modalità che difficilmente avrebbero immaginato. Dai documenti contabili infatti emergono i costi sostenuti per le riparazioni necessarie dopo i bombardamenti (ancora oggi sono visibili le tracce del rifugio antiaereo allestito nel sotterraneo), il fenomeno dello sfollamento e la forte diminuzione di allievi, la necessità di intervenire a favore degli studenti profughi, figli di invalidi o di prigionieri di guerra. L'Istituto dovette trasferire l'Archivio a Stradella per evitare possibili distruzioni e dopo l'8 settembre fu costretto a cedere ampi spazi al Ministero delle Finanze repubblichino...
Un capitolo è dedicato ad uno studente ebreo, Giorgio Latis; non era esattamente uno studente modello (si metteva a studiare solo nell'ultimo trimestre e aveva sempre brutti voti in condotta), ma era assai capace e ricco d'interessi culturali.
Cacciato dalle scuole statali dalle Leggi razziali, finì gli studi privatamente e abbinò al lavoro attività teatrali. Dopo l'8 settembre, portati i genitori e la sorella in Svizzera, tornò a Milano credendoli al sicuro; i gendarmi svizzeri invece li espulsero, di fatto consegnandoli alle S.S.
Il 30 gennaio 1944 furono mandati ad Auschwitz con un treno della morte e non tornarono. Latis entrò nella Resistenza, prima con i garibaldini e poi con le formazioni di Giustizia e Libertà; arrestato e rinchiuso a S. Vittore, riuscì ad evadere.
Trasferitosi in Piemonte, svolse un ruolo di spicco collaborando con personaggi di rilievo; la sua audacia e la sua inventiva lo resero protagonista di imprese fuori del comune. Nel tempo libero, scriveva testi letterari e coltivava la sua passione per la musica e la pittura.
Il 26 aprile 1945, ultimo giorno dei combattimenti a Torino, fu scoperto a un posto di blocco durante una missione rischiosa e fucilato all'istante.
Le ultime pagine sono dedicate alle difficoltà in cui l'Istituto si dibatteva nel dopoguerra e agli sforzi con cui nel 1948 si riuscì a farlo tornare alla normalità (una normalità ancora a rischio in un paese in cui potevano ancora verificarsi episodi come la rivolta di S.Vittore della Pasqua 1946, proprio davanti al "Moreschi": tre giorni di battaglia, morti e feriti, intervento massiccio dell'esercito con autoblindo e artiglieria). In conclusione, è stato inserito qualche sintetico cenno al cammino percorso in seguito ed ai numerosi cambiamenti avvenuti.
Ripercorrere la storia della scuola mi ha fatto scoprire aspetti inattesi, episodi drammatici e persone interessanti, sensazione condivisa da chi per ora ha letto il libro. Dopo la presentazione del volumetto, avvenuta la mattina di sabato 19 maggio scorso alla presenza di studenti e insegnanti, si è parlato anche di possibili ulteriori iniziative ed attività per coinvolgere più direttamente gli studenti, come la creazione di uno spazio museale nei sotterranei della scuola e la ricostituzione di una associazione studentesca a cui partecipino anche ex allievi che possono contribuire ad ampliare la documentazione.

*docente all'Istituto tecnico "N. Moreschi" di Milano