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FOCUS: VALUTAZIONE E DINTORNI
Scrutini alle porte: che fare?
di Susanna Bigari *
Anche questo anno scolastico, tra mille fatiche e
molte incertezze, sta volgendo al termine e si avvicinano a passo
spedito gli scrutini, momento "clou" di valutazione del processo di
insegnamento-apprendimento.
Lo scrutinio dovrebbe rappresentare la fase istituzionale in cui, con
atti formali (ma in questo caso assolutamente sostanziali), i livelli di
apprendimento relativi a ciascuno studente si traducono in dati numerici
e in giudizi di ammissione e non ammissione.
La responsabilità di docenti e dirigenti scolastici è sicuramente
notevole, perché‚ il giudizio espresso in scrutinio ha ripercussioni non
solo sulla carriera scolastica dell'alunno, ma, in alcuni casi, sullo
stesso progetto di vita dello studente e della sua famiglia. Da qui è
comprensibile l'ansia che spesso accompagna le sedute dello scrutinio
finale, anche a causa dello spettro che aleggia con sempre maggiore
frequenza sopra le teste di insegnanti e presidi: si tratta del ricorso,
che può creare problemi anche complessi a una scuola.
Il timore di possibili ricorsi non può però in alcun modo avere il
sopravvento sulle decisioni del Consiglio di Classe, tenuto a porre
sempre e comunque la massima attenzione sugli aspetti formali del
processo valutativo per il pieno esercizio delle proprie funzioni.
Ovviamente, per giungere a una valutazione serena, è necessario che
siano stati condivisi dall'intero consiglio di classe, fin dall'inizio
dell'anno scolastico, obiettivi e strategie didattiche, con la
consapevolezza che gli studenti captano facilmente l'armonia tra i
docenti, ma con altrettanta tempestività avvertono le "stonature"
all'interno del processo formativo.
E' proprio durante le sedute degli scrutini finali che spesso emergono
posizioni e giudizi talmente contrastanti, da far sospettare il mancato
o scarso coordinamento tra i docenti, la ridotta condivisione di
esperienze e di modalità di valutazione. Lo stesso studente viene
presentato dai diversi docenti in modo diametralmente opposto e sorge
spontaneo chiedersi se nelle aule scolastiche non siano approdati
novelli Dr. Jekill e Mr Hyde. In questi casi è comunque auspicabile la
presenza in sede di scrutinio del dirigente scolastico, non di certo per
"influenzare" la valutazione, ma per richiamare sempre l'attenzione dei
docenti all'attenta valutazione di tutti gli elementi utili a esprimere
un giudizio sereno e senza ripensamenti. La partecipazione del dirigente
può inoltre assicurare omogeneità di conduzione, rispetto delle
procedure e degli adempimenti formali, a garanzia sia degli studenti sia
degli stessi docenti.
Non bisogna sottovalutare che gli scrutini finali arrivano nel momento
in cui la stanchezza e lo stress di un anno di lavoro si fa più sentire,
si aggiunga a ciò il caldo soffocante che rende ancor più insopportabili
le già torride aule scolastiche e si capisce chiaramente come le sedute
di scrutinio siano spesso difficoltose da condurre e da gestire per
docenti e dirigenti scolastici. Risulta, inoltre, estremamente esiguo il
periodo di tempo utile per lo svolgimento degli scrutini prima
dell'inizio degli Esami di Stato, costringendo spesso a un vero e
proprio tour de force presidi, insegnanti e segreterie didattiche. Meno
concitazione e tempi più distesi potrebbero sicuramente giovare a tutti
i diretti interessati.
L' O.M. n. 90 del 2001 riporta che il raggiungimento degli obiettivi
propri di ciascuna disciplina dovrebbe essere accertato "da un congruo
numero di interrogazioni o di esercitazioni scritte, grafiche o
pratiche, svolte a casa o a scuola, corrette e classificate nel corso
dell'intero anno scolastico". Da ciò si deduce che, al momento dello
scrutinio, i dati in possesso di ciascun docente del consiglio di classe
e riportati sul registro personale dovrebbero di per s‚ rappresentare il
fondamento su cui poggiare ogni argomentazione di ordine valutativo. Ma
accade sempre così? Il numero delle valutazioni è, talvolta, davvero
"congruo"? Le valutazioni sono state effettuate a intervalli regolari?
C'è chiara evidenza dei progressi o degli insuccessi concreti registrati
nel corso dell'anno?
E' un dato di fatto che, soprattutto negli ultimi anni, è andato
aumentando in modo preoccupante l'assenteismo degli studenti e si sta
rafforzando l'infausta abitudine a eludere le verifiche scritte e le
interrogazioni, costringendo il docente a rincorrere gli alunni per
poter avere un misero voto orale e a concordare prove scritte nelle ore
"buche" per poter arrivare allo scrutinio con elementi di giudizio
diversi dal "non classificato".
Il problema potrebbe forse essere in parte risolto adottando strategie
didattiche che richiedano allo studente, in classe e durante le normali
ore di lezioni, la continua messa in campo delle conoscenze, delle
capacità e delle competenze individuali. Lo stesso lavoro in classe, se
attivo e partecipato, può offrire già molti elementi degni di
valutazione e che possono tradursi in voti. La tradizionale lezione
frontale non può, infatti rappresentare l'unica metodologia didattica,
soprattutto nelle classi del biennio dove le capacità di ascolto e di
rielaborazione personale dei contenuti sono limitate. A ciò si deve
aggiungere la valutazione di tutto quanto svolto a casa dall'alunno:
esercizi, ricerche, testi, raccolta di documentazione, ecc.
La valutazione finale, però, chiama in causa anche tanti altri elementi
di cui il Consiglio di Classe non può fare a meno di tener conto e che è
rappresentata dallo studente in quanto persona in divenire, diversa da
ogni altra. Si tiene sempre conto di tutto ciò? E' possibile tenerne
conto senza cadere nella tentazione del "buonismo", da una parte o del "giustizialismo"
dall'altra? Ma soprattutto, in caso di bocciatura, si è riusciti a dare
una solida motivazione alla decisione presa?
Se la motivazione è convincente non c'è nulla da temere: il ragazzo e la
famiglia, anche se a malincuore, accetteranno, ma soprattutto capiranno.
*preside all'Istituto professionale "A. Olivetti" di Rho (MI)
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