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FOCUS: VALUTAZIONE E DINTORNI
Giovani e mondo del lavoro: la valutazione delle competenze
di
Tommaso
Prestipino*
Cambiamenti nel mondo del lavoro
Negli ultimi anni il mondo del lavoro è
mutato in maniera rapida e persistente: l'introduzione di nuove
tecnologie dell'informazione e comunicazione sul posto di lavoro, la
globalizzazione dei mercati ecc. hanno avuto notevoli riflessi su
contenuti, forme di lavoro e professionalità.
Le strutture diventano sempre più corte, più snelle, con ruoli
maggiormente fluidi e responsabilizzati e con la riduzione delle figure
di capi strettamente dedicati alla supervisione e al controllo.
L'organizzazione del lavoro richiede una maggiore realizzazione di
lavori a progetto e di gruppo e una accresciuta cooperazione virtuale,
basate sulle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
Il passaggio, inoltre, dalla società industriale alla società
conoscitiva basata soprattutto sul terziario, sta determinando il fatto
che le persone debbano lavorare sempre più con le informazioni, e la
distinzione tra compiti manuali e compiti intellettuali va diminuendo
mano a mano che evolvono le tecnologie.
Le persone sono chiamate a mutare con maggiore frequenza luoghi, tempi e
modalità di lavoro e pertanto sono costrette continuamente ad adattarsi
e ad affrontare nuovi problemi: la professionalità non è più solamente
costituita da "routine" ma richiede competenze che vanno oltre le
conoscenze prettamente specialistiche.
Il sistema di valutazione in azienda
In una simile cornice saper conoscere, gestire e sviluppare il
patrimonio di competenze delle persone diviene il fattore essenziale per
la sopravvivenza ed il successo aziendale. Il capitale umano in azienda
rappresenta, infatti, un "patrimonio che va prima scoperto con opportuni
mezzi diagnostici, poi quotato con adeguati mezzi incentivanti e di
sviluppo e comunque orientato in funzione delle strategie che si
perseguono con dei coerenti interventi finalizzati alla sua crescita"
(Del Pianto, 2002). Risulta necessaria, pertanto, l'impostazione di un
sistema di valutazione efficace.
La valutazione del personale in azienda può riguardare tre diversi
aspetti:
l le prestazioni, cioè il contributo fornito nel ruolo ricoperto;
possono essere valutate secondo due diversi punti di vista: i risultati
ottenuti dal lavoratore in relazione agli obiettivi assegnati (il cosa è
stato fatto), i comportamenti organizzativi tenuti (o, come si suol
dire, agiti) dal lavoratore (il come è stato fatto); per valutare la
prestazione è necessario definire la prestazione attesa, ossia quello
che ci si attende, in termini di risultati e comportamenti
organizzativi, dalla persona che ricopre una determinata posizione, e
metterla a confronto con la prestazione resa, ossia i risultati
effettivamente raggiunti e i comportamenti organizzativi effettivamente
tenuti dalla medesima persona; la valutazione delle prestazioni avviene
con cadenza periodica, tipicamente annuale;
l le posizioni, ossia le competenze consistenti nel bagaglio di
conoscenze professionali e specialistiche, di capacità generali o
applicative possedute dalla persona e la distanza-vicinanza di tale
bagaglio (o profilo) rispetto a quello ritenuto necessario per ricoprire
la specifica posizione, in modo adeguato o eccellente (profilo ideale);
tale valutazione viene normalmente fatta al momento dell'assegnazione al
lavoratore della posizione a seguito di reclutamento dall'esterno o
mobilità interna;
l il potenziale, cioè le competenze inespresse che il lavoratore
possiede ma non utilizza nella posizione da lui attualmente ricoperta;
oggetto della valutazione sono anche in questo caso le competenze del
lavoratore, ma la valutazione del potenziale è rivolta al futuro, mentre
quella del profilo relativo alla posizione da ricoprire è rivolta al
presente; se la valutazione delle prestazioni è rivolta al passato,
perché‚ si basa sul contributo già fornito dal lavoratore, la
valutazione del potenziale cerca di prevedere il contributo che lo
stesso potrebbe fornire in futuro, la sua finalità è quella di far
emergere le possibilità di impiegare con successo il lavoratore in altre
posizioni, anche di maggiore responsabilità, attraverso la mobilità
interna e percorsi di carriera.
L'emergere del tema della valutazione del potenziale è stato
particolarmente evidente per le professionalità intermedie (quadri) e
per quelle dirigenziali, figure professionali che si trovano in prima
persona a dover interpretare e gestire i cambiamenti in atto nelle
organizzazioni e nelle istituzioni. Ma, sempre più, la popolazione
privilegiata è quella dei giovani laureati o anche diplomati inseriti in
azienda da 2-4 anni. Questo intervallo di tempo è il momento opportuno
per valutare la bontà dell'inserimento iniziale e la congruenza tra le
attitudini e la motivazione da un lato e il lavoro svolto o altri
possibili ruoli dall'altro. Inoltre, se si rilevano debolezze rispetto
alle attese, è maggiore la possibilità che gli interventi correttivi
siano efficaci, data la maggior plasticità del carattere e quindi la
possibilità di cambiare.
E' da sottolineare, comunque, in coerenza e in continuità con le
riflessioni sopra presentate, la tendenza attuale da parte delle aziende
a spostare in fase di reclutamento e selezione l'analisi del potenziale:
si cerca cioè di valutare non solo le competenze richieste per ricoprire
una determinata posizione, ma anche di cogliere sin dall'inizio le
competenze inespresse.
In quest'ottica, diventa fondamentale utilizzare strumenti di
misurazione validi e attendibili, oltre che approfondire l'oggetto della
valutazione: le competenze.
La metodologia di rilevazione delle competenze nelle fasi di selezione e
sviluppo
L'evoluzione nella considerazione delle risorse umane, da forza
produttiva a valore strategico per la vita dell'azienda, per il suo
sviluppo, per la sua capacità di competere, ha portato al riconoscimento
dell'importanza del momento di ricerca e selezione di personale ed allo
studio ed applicazione di strumenti sempre più in grado di cogliere a
fondo le competenze richieste.
Generalmente, il processo di selezione è caratterizzato da tre momenti
principali: il reclutamento, la valutazione e l'inserimento, ed è
preceduto da una fase di "job analysis", in cui vengono definiti
precisamente i contenuti e i requisiti della mansione. Senza entrare nel
dettaglio dei tre momenti, vediamo schematicamente gli strumenti
utilizzati nella fase di valutazione, che è quella che ci interessa da
vicino.
I test psicometrici sono variamente orientati: fornire un quadro
complessivo della personalità, sulla base della misurazione di alcuni
elementi dei tratti fondamentali della personalità; misurare la scala
dei valori professionali, intesi come linee guida che orientano il
comportamento in ambito lavorativo; misurare il potenziale e la
propensione rispetto a particolari attività professionali. La loro
somministrazione può precedere o seguire l'intervista.
L'intervista individuale si prefigge di stabilire se il candidato
possiede i requisiti di abilità, personalità, conoscenze ed interessi
necessari per svolgere la mansione prevista. Rappresenta il principale
metodo di selezione del personale, soprattutto nelle aziende private.
Le prove pratiche ("work samples") sono prove lavorative che consentono
di valutare praticamente la capacità del candidato a svolgere alcuni
compiti ritenuti critici per la mansione. Seguono generalmente
l'intervista e fanno a volte parte degli esercizi dell'"Assessment
Center".
L'"Assessment Center" (A.C.) è un metodo di valutazione di tipo
multiplo, che include in genere strumenti sia di tipo individuale ("come
in-basket", "role-playing", questionari di personalità, test
attitudinali e situazionali) sia di gruppo (come "business game",
discussioni di gruppo) costruiti di volta in volta sulla base delle
esigenze e del contesto aziendale. Al termine delle attività, il team di
valutatori si occupa della stesura dei profili di potenzialità per ogni
partecipante, a cui viene fornito in seguito un feedback attraverso un
colloquio per informare circa l'andamento delle prove sostenute e sul
profilo emerso.
In questi ultimi anni si è affermata la tipologia del "Development
Center" (D.C.), che adotta una metodologia simile ma con scopo diverso:
identificare forze e debolezze, come punto di partenza di un processo di
auto-sviluppo.
Cos'è la competenza
Le competenze stanno rappresentando una nuova unità di analisi con molti
significati per veicolare i cambiamenti perché‚, da un lato, sono
collegate all'esperienza di ogni singolo, il quale imprime nell'azione
professionale una spinta autonoma e, dall'altro, favoriscono lo sviluppo
di nuove rappresentazioni e visioni dei contesti organizzativi. Il problema del concetto di competenza è alquanto complesso, così come
la possibilità di pervenire ad una definizione per lo più comprensiva e
conclusiva. Ne risultano diverse accezioni di significato come di
seguito indicato:
-
caratteristica intrinseca individuale che è casualmente collegata ad
una performance efficace e/o superiore in una mansione o in una
situazione, quali ad esempio "motivazioni, tratti, abilità, aspetti
della propria immagine di s‚, conoscenze", misurabile sulla base di un
criterio prestabilito (Spencer e Spencer, 1995); questo approccio è di
derivazione americana;
-
ogni caratteristica personale genericamente utilizzabile sul lavoro,
indipendentemente dal contesto di lavoro e dal livello di prestazione
ottenibile col suo utilizzo (accezione diffusa negli ambiti
dell'orientamento);
-
un determinato compito lavorativo che la persona è in grado di
svolgere secondo un livello predefinito (approccio inglese).
In un simile contesto permeato da una pluralità di approcci, una
definizione ben funzionante ed applicabile a diversi contesti è quella
di Quaglino (2004): "la qualità professionale di un individuo in termini
di conoscenze, capacità e abilità, doti personali e professionali".
Le competenze richieste ai giovani
In una rappresentazione descrittiva si è soliti suddividere le
competenze in tre macro categorie. Competenze di base: sono competenze di tipo generale, trasferibili a
differenti compiti, rilevanti per la formazione e la preparazione
professionale generale della persona (ad esempio informatica di base,
lingua straniera, economia, organizzazione, diritto e legislazione del
lavoro). Queste competenze fanno riferimento alla dimensione culturale
generale di un individuo; rappresentano un sapere minimo, un
prerequisito sostanzialmente indipendente dai processi operativi
concreti nei quali il soggetto è impegnato nell'esercizio del suo
lavoro. Sono fondamentali per l'occupabilità. Competenze tecnico professionali: sono l'insieme di conoscenze e
capacità altamente specifiche acquisite in ambiti specialistici; sono
connesse ad un contenuto lavorativo e si identificano in mestieri e
ambiti professionali. Tali competenze fanno riferimento a determinate
aree disciplinari. Competenze trasversali: sono competenze che consentono la traduzione di
saperi e capacità in comportamenti efficaci; consistono nell'abilità di
mettere in atto strategie efficienti per collegare le proprie capacità
alle richieste dell'ambiente, integrando le diverse risorse possedute.
Hanno la caratteristica di non essere connesse ad un'attività specifica
ma sono modalità di funzionamento cognitivo-affettivo-motorio che
entrano in gioco in tutte le situazioni. Queste competenze sono cruciali
per la trasferibilità in attività diverse. Dai dati derivanti da ricerche e studi sulle problematiche del lavoro
(Osservatorio sul lavoro giovanile) emerge che le aziende oggi ricercano
nei giovani soprattutto competenze di tipo trasversale. Non è sufficiente avere una preparazione di base, saper utilizzare le
strumentazioni informatiche, la comunicazione elementare in una lingua
straniera (preferibilmente l'inglese). Ma è necessario, sul piano
individuale, essere flessibili e disponibili all'apprendimento, sapersi
impegnare, possedere capacità di iniziativa e autonomia, sul piano
interpersonale saper lavorare in team, comunicare e relazionarsi con
successo. Se si vuole passare al confronto tra laureati e diplomati, risulta
interessante tracciare gli elementi comuni e alcuni tratti distintivi
per tipologia (Serio e Quaratino, 2004). L'impegno e la serietà sono i due elementi fondamentali che le aziende
dichiarano di ricercare per l'assunzione di un qualsiasi lavoratore. Per
i neo laureati si dà grandissima importanza a competenze quali
l'autonomia e l'iniziativa, la capacità di lavorare in team e le
capacità relazionali/comunicative della persona; queste stesse
caratteristiche, pur restando molto importanti nella selezione del
neodiplomato, vengono ricercate con minor enfasi. Soprattutto iniziativa
e autonomia sono viste come caratteristiche che il neo diplomato
acquisirà con il tempo e con la maturità.
Conclusioni
Le problematiche e le prospettive sopra delineate consentono di fare
alcune riflessioni di sintesi. Il mondo del lavoro si caratterizza sempre più per le richieste di
crescente qualificazione verso qualsiasi categoria professionale a
livello di competenze sia di tipo professionale, sia di tipo più
strettamente tecnico, sia di natura trasversale. Sono evidenti,
all'interno di questo contesto, i rischi di esclusione di coloro che non
sono sufficientemente competenti e rispondenti alle richieste del
contesto. E' in questo senso che si deve entrare nella prospettiva della
formazione continua e della continuità dell'apprendimento e
dell'orientamento lungo l'intero arco della vita. Orientamento inteso
non tanto come attività volta a sostenere l'azione di scelta, bensì
finalizzata al sostegno motivazionale della persona, cioè a favorire
l'attribuzione di corretti significati alle esperienze di crescita e di
adattamento dei singoli individui. Questo significa, inoltre, che la formazione alle competenze e
l'orientamento devono accompagnare ogni fase della vita scolastica e
lavorativa degli individui e rientrare in progetti organici di
integrazione e dialogo tra istruzione, formazione professionale e
impresa. L'impresa, oltre a porre particolare attenzione al processo di
inserimento del personale, utilizza la valutazione, in particolare la
valutazione del potenziale, quale strumento di valorizzazione,
motivazione e orientamento che proietta la persona nel futuro in
relazione alle sue capacità, rappresentando spesso il punto di partenza
dei piani di formazione e sviluppo. Per la scuola e per l'università è molto importante conoscere ciò che il
mercato del lavoro richiede e il modo in cui le aziende reclutano,
selezionano e inseriscono diplomati e laureati al primo impiego e
provvedono a pianificare azioni di sviluppo e/o percorsi di carriera. Certamente le iniziative quali stages, tirocini formativi, alternanza
scuola-lavoro, offrendo la possibilità di conoscere dall'interno la
realtà aziendale nella sua complessità e nello stesso tempo di
intraprendere un'esperienza soprattutto pratica e quindi caratterizzata
da significativi momenti di apprendimento, vanno nella giusta direzione. E' importante sostenere e sviluppare queste iniziative sia da un punto
di vista professionale curando efficacemente la fase organizzativa e
metodologica, sia a livello istituzionale (così come è stato fatto, ad
esempio, per il riconoscimento in termini di crediti formativi alle
esperienze di stage. Infine, resta aperta, sia per la scuola sia per l'università, la
questione relativa alla capacità di sviluppare negli studenti quelle
competenze generali, suscettibili di essere utilizzate in situazioni
professionali variabili e imprevedibili, che il mondo delle imprese
ricerca con sempre maggiore insistenza nei giovani da assumere. Certamente questa appare una tra le sfide decisive del sistema educativo
e formativo nei prossimi anni.
* psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni, docente di
Psicologia della Leadership presso l'Università Cattolica di
Piacenza e direttore scientifico di Eu-tròpia s.r.l.
Per Approfondire
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Borgogni L. (a cura di) Valutazione e motivazione delle risorse umane
nelle organizzazioni, Angeli, Milano 2002.
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Del Pianto E. Assessment center. Tecniche e strumenti per il valutatore,
Angeli, Milano 2002.
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Levati W., Saraò M.V. Il modello delle competenze. Un contributo
originale per la definizione di un nuovo approccio all'individuo e
all'organizzazione nella gestione e nello sviluppo delle risorse umane,
Angeli, Milano 2003.
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Piccardo C. e Colombo L. Governare il cambiamento, Cortina, Milano 2007.
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Quaglino G.P. (a cura di) Autoformazione, Cortina, Milano 2004.
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Sarchielli G. Psicologia del lavoro, il Mulino, Bologna 2003.
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Serio L. e Quaratino L. Imprese e fabbisogni di professionalità, in
"Impresa & Stato", marzo 2004
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Spencer L.M. e Spencer S.M. Competenza nel lavoro, Angeli, Milano 1995.
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