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FOCUS: VALUTAZIONE E DINTORNI

Scuola e disuguaglianza sociale

di Andrea Varani

In base ai dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 2005, negli ultimi cinque anni, il tasso di scolarità dei giovani di età compresa tra i 15 e i 18 anni è in forte aumento, e nel 2003/2004 si attesta al 82,5%. I dati disaggregati per età evidenziano che la scolarizzazione dei ragazzi di 15 anni è quasi totale (97,1%), mentre si riduce all'86,6% a 16 anni, fino ad arrivare al 69,5% per i 18.

Dal punto di vista del successo scolastico, la probabilità di diplomarsi per un iscritto al primo anno della scuola secondaria di II grado è di circa il 72%. Nel percorso quinquennale complessivo, però, la percentuale di respinti varia sensibilmente in relazione al tipo di scuola frequentato: gli istituti professionali risultano avere la più alta percentuale di non promossi (19,3%, quasi uno studente ogni cinque), seguiti dall'istruzione artistica (16,8%) e, da ultimo, dai licei (7,3%). Inoltre, va segnalata una maggiore selettività nelle scuole secondarie di II grado statali rispetto alle non statali: nel primo caso, la quota di non promossi è oltre il doppio (15,7%, contro 6,8%).

Sulla base di questi dati, il problema dell'accesso e della frequenza alle scuole superiori, pur con le evidenti contraddizioni ancora aperte, sembra essere in via di miglioramento rispetto al passato.

L'analisi deve allora entrare nel merito di una questione più profonda, che un recente testo di Ballarino e Checchi (2006) ha il merito di riproporre: se l'attuale sistema scolastico ha in qualche misura introdotto elementi di meritocrazia o di valorizzazione delle competenze tali da ridurre le differenze sociali di partenza. O se invece le reitera nelle forme e nelle modalità che l'attuale organizzazione socio-economica richiede. In altre parole, dato che il livello di istruzione è un buon predittore della posizione sociale che gli individui andranno a occupare, la scuola è un apparato che consente di ridurre quella che i sociologi chiamano "disuguaglianza delle opportunità educative?" Disuguaglianza dell'istruzione significa che gli individui non frequentano la scuola per lo stesso periodo di tempo, o che non frequentano scuole uguali o equivalenti dal punto di vista delle opportunità di apprendimento [...]" (Ballarino e Checchi 2006, p. 9). Il problema si pone in particolare quando questa disuguaglianza non è determinata da diversi livelli di abilità e impegno individuali, ma da altre variabili sociali.

Analisi e teorie di riferimento

Questo tema è stato particolarmente approfondito, ovviamente, nella seconda metà degli anni '60. In questo periodo, al di là delle suggestioni espresse dalla scuola di Barbiana, importanti in quel momento ma permeate da una visione pauperistica e idealistica inadeguata ad un sistema economico maturo come l'attuale, si possono trovare, pur nella forte connotazione politica interessanti spunti di riflessione in alcune analisi sociologiche e della scuola marxista.

Per Marx, nella formazione economico-sociale capitalistica la sovrastruttura è gigantesca. "Più si sviluppano le forze produttive della società capitalistica più si sviluppa la sovrastruttura. Ciò corrisponde ad un processo socialmente necessario a determinati rapporti di produzione poiché‚ scopo fondamentale della società divisa in classi è quello di perpetuare tutte le condizioni che ne permettono un funzionamento ininterrotto".

Si rende quindi necessario un controllo sul piano economico, politico e ideologico. All'interno di questo quadro, "l'organizzazione scolastica come ramo dell'apparato statale ha particolari caratteristiche derivanti dal suo rapporto con l'organizzazione della produzione capitalistica. La scuola è un'organizzazione duplice: è un'organizzazione di elaborazione e di diffusione della ideologia, ed ì una organizzazione di elaborazione e di diffusione dell'istruzione. [...] Nella scuola la classe dominante elabora la sua ideologia, la perfeziona, la collauda nel processo di diffusione nelle giovani generazioni, seleziona, riproduce, estende i suoi quadri e quelli degli strati parassitari, burocratici, piccolo-borghesi al suo servizio. Ma, soprattutto, ribadisce ed estende la sua influenza ideologica sulle nuove generazioni operaie, stabilisce il suo dominio sulla classe operaia. Dalla scuola le nuove generazioni escono adattate a subire tutta la pressione della organizzazione culturale-ideologica borghese (mezzi di comunicazione, organizzazioni politiche ecc). (Cervetto, 1968, pp. 44-46).

Così sintetizza Althusser (1978, p. 45): "la riproduzione della forza lavoro richiede non soltanto una riproduzione della sua qualificazione, ma allo stesso tempo una riproduzione della sua sottomissione alle regole dell'ordine costituito".

L'aumento della scolarizzazione viene invece analizzato da Raymond Boudon (1973) arrivando alla conclusione che, nonostante il forte incremento dei tassi di scolarità e la diminuzione delle disuguaglianze di fronte all'istruzione, non si ha un aumento di mobilità sociale. Ciò è determinato dal fatto che, "quando aumenta la domanda di istruzione di una categoria sociale, tende ad aumentare anche quella delle altre, che temono altrimenti di perdere terreno. [...] In altri termini, per ottenere lo stesso posto di lavoro occorre ora un titolo di studio più alto di prima e dunque il valore di quest'ultimo diminuisce" (Barbagli 1978, p. 25).

Questa tesi viene peraltro confermata nel 1992 da Shavit e Blossfeld che evidenziano come "nella maggior parte dei paesi l'espansione dell'istruzione non ha ridotto la disuguaglianza educativa tra strati" (Ballarino e Checchi 2006 p. 93).

Secondo Bowles e Gintis (1978) l'attuale organizzazione scolastica non serve tanto a trasmettere conoscenze, quanto piuttosto a fornire, con l'inconsapevole aiuto della famiglia, tutti quegli attributi non cognitivi (tratti caratteriali, identità personale ecc.) che permettono poi agli adulti di svolgere i ruoli e le mansioni loro assegnati perpetuando la divisione gerarchica del lavoro.

Nel caso italiano, le analisi di quel periodo, come il noto Le vestali della classe media (1968) o la successiva di de Lillo e Schizzerotto (1982), confermavano sostanzialmente il ruolo della scuola nella conservazione delle disuguaglianze sociali.

La situazione attuale in Italia

Può essere interessante allora vedere, anche se in modo molto sommario rispetto alla articolazione dei risultati forniti, quanto emerge dalla approfondita e rigorosa ricerca di Ballarino e Checchi che, sulla base dei dati PISA 2003, analizza i diversi fattori che influenzano oggi in Italia scelte e successi scolastici.

Background familiare e scelte scolastiche

Il dato fondamentale che emerge è che l'istruzione dei genitori è un elemento determinante nella scelta e nell'andamento dei percorsi formativi dei figli in misura molto maggiore rispetto all'occupazione e al reddito, fattore che comunque ha una sua significativa influenza.

"Due studenti identici in termini di competenze possedute, esperienza scolastica precedente, situazione familiare, numero di libri a casa, ma diversi in quanto solo uno dei due ha almeno un genitore laureato, fronteggeranno probabilità di iscrizione scolastica significativamente diverse.

Un figlio di laureato ha il 25% in più di probabilità di finire in un liceo di un figlio di diplomato" (p. 39). La decisione sembra essere solo parzialmente influenzata dalle reali capacità dello studente, infatti solo le competenze matematiche influenzano in modo significativo la probabilità della scelta di una scuola tecnica. Sembra quindi evidenziarsi che "la stratificazione della scuola italiana opera attraverso un doppio regime: da un lato gli studenti più capaci, e dall'altro gli studenti che provengono da famiglie di genitori laureati, vengono indirizzati alla filiera accademica." (p. 39). Non c'è quindi una totale immobilità intergenerazionale, ma nemmeno una significativa mobilità.

Un dato molto interessante è l'effetto generato dall'essersi iscritti ad un certo tipo di scuola superiore che, di fatto, influenza e modella fortemente le aspirazioni di chi la frequenta: l'80% degli studenti iscritti nei licei dichiara di volersi laureare, contro il 34,5% degli iscritti alle scuole tecniche e il 15,9% degli iscritti alle scuole professionali. Ne risulta che "una volta entrati in una filiera l'effetto dominante diventa quello della filiera stessa, eventualmente rinforzato dall'ambiente familiare. [...] In questa prospettiva la scelta della scuola secondaria, che viene compiuta a tredici anni, rivelerebbe tutta la sua drammaticità, in quanto contribuirebbe a determinare l'intera vita scolastica successiva, e di conseguenza anche i destini lavorativi futuri." (p. 43).

A questo va aggiunto che la scelta della scuola secondaria superiore è in gran parte indipendente dal giudizio riportato nell'esame finale del ciclo medio inferiore, in quanto sostanzialmente determinata dal livello di istruzione della famiglia di origine (p. 75).

Istruzione dei genitori ed esiti scolastici

L'istruzione dei genitori non solo determina le scelte scolastiche ma anche il livello di successo nel percorso scelto, sia in modo diretto, attraverso l'attribuzione di valore all'istruzione e l'energia che ad essa viene dedicata, sia in modo indiretto, mediante effetti ambientali e di imitazione Ad esempio, un figlio di laureati ha una probabilità vicina allo 0 di diplomarsi in un istituto professionale, mentre ne ha circa tre volte e mezzo in più della media di diplomarsi in un liceo.

Analogamente, la probabilità di voti elevati all'esame di Stato raddoppia, malgrado il peso del background familiare sia molto più forte nella scuola media inferiore e si riduca successivamente. Così, anche il tasso di abbandono "si dimezza rispetto alla media campionaria, fino a divenire trascurabile nel caso in cui entrambi i genitori siano laureati" (p. 70). Questo vale anche all'università, dove "il tasso di abbandono non risulta dipendere dal tipo di scuola frequentata mentre rimane forte l'influenza della famiglia di origine" (p. 89).

Si evidenzia quindi una elevata persistenza intergenerazionale nelle scelte e nei percorsi scolastici, che si riflette peraltro nella stratificazione del mercato del lavoro, e si può affermare con gli autori che "l'Italia è ancora molto lontana dall'offrire una uguaglianza nelle opportunità di accesso" (p. 51).

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Per Approfondire

  • Althusser L., Ideologia e apparati ideologici di Stato, in Barbagli, Il Mulino, Bologna 1978.

  • Ballarino G. e Checchi D., Sistema scolastico e disuguaglianza sociale, il Mulino, Bologna 2006.

  • Bowles e Gintis (1978), Q.I. e struttura di classe negli Stati Uniti, in Barbagli M., il Mulino, Bologna 1978.

  • Barbagli M., Istruzione, legittimazione e conflitto, il Mulino, Bologna 1978.

  • Barbagli M. e Dei M. (1969), Le vestali della classe media, il Mulino, Bologna 1969.

  • Boudon R., Istruzione e mobilità sociale, Zanichelli, Bologna 1973.

  • Cappello F.S., Dei M. e Rossi M., L'immobilità sociale, il Mulino, Bologna 1982.

  • Cervetto A. L'ineguale sviluppo politico,, ed. Lotta Comunista, Milano 1991, ed. or. 1968.

  • De Lillo A. e Schizzerotto A., Disuguaglianze educative e occupazionali, in Cappello, Dei e Rossi, op. cit.

  • M.P.I. Milano La scuola in cifre, www.pubblica.istruzione.it/mpi/pubblicazioni/2005/cifre_05.shtml

  • Shavit Y. e Blossfeld H.P. (1992), Ostacoli permanenti: le disuguaglianze di istruzione in tredici paesi, in "Polis" VI, 1, pp. 147-179, 1982.