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Tempo di esami
di Lucia Frigerio
La stagione sarebbe quella giusta: fine primavera - estate,
forse la più bella, "global worming" permettendo. Andare a studiare
all'aperto, sui prati del parco, al mare, ripetere con i compagni formule,
paradigmi e definizioni, esercitarsi a esporre, argomentare, convincere,
risolvere. E pensare che non ce la si farà, oppure invece sì, a seconda del
giorno, dell'umore e dell'amore, e intanto assaggiare, solo un pizzico, la
bellezza degli alberi e del cielo, il calore del sole, il piacere dell'aria
aperta... Atmosfera di fine anno scolastico, di avvistamento del traguardo,
di vacanze immaginate e forse già pronte: un giro in motorino e poi un po'
sui libri.
Anche se non era esattamente questo il vissuto che la
redazione di PRAGMA aveva in mente quando ha deciso di focalizzare il numero
30 intorno al tema della valutazione, in fondo c'era anche questo: il
ricordo di essere stati valutati, giudicati, ammessi, respinti; l'esperienza
di essersi sottoposti nel passato a giudizio e adesso, a propria volta, di
sottoporre a giudizio.
Il primo vero vissuto è stato certamente quello degli
adempimenti di fine anno: le aule in corrente per poter cogliere anche il
più piccolo refolo, le tende - ove esistenti - abbassate, la noia se non il
fastidio di adattarsi a prassi e burocrazie, la fatica di capire punti di
vista ed esigenze diverse, il disagio di trovarsi in una situazione satura
di pensieri, sentimenti e preoccupazioni. Che siano scrutini di passaggio o
di esame finale, il clima è sempre questo e di questa bella stagione si
percepisce solo il gran caldo.
Se poi fra gli adempimenti c'è anche l'esame di Stato,
più e più volte rimaneggiato e "aggiustato", spesso di fretta e in modo
approssimativo, l'ansia dei docenti e il loro comprensibile fastidio, per
toppe e rammendi rabberciati al meglio poche settimana prima della scadenza,
salgono alle stelle, la richiesta di lumi e sostegno si fa pressante, mentre
scetticismo e rassegnazione dilagano senza controllo.
Così PRAGMA ha pensato di avviare una riflessione sulla
valutazione, mettendo già in conto di dedicare a questo tema anche il numero
successivo: quando è tempo di esami, non si riesce a fermarsi e riflettere,
perché‚ si avverte l'urgenza di risolvere questioni e problemi immediati e
pressanti; quando invece la tempesta è passata si è più disponibili a
raccogliere le idee e magari anche a pensare a qualche sensata proposta.
Gli stimoli che il numero presenta sono, come sempre,
vari e differenziati; questa volta però abbiamo chiesto di dare il "là"
all'esperta in Scienze della formazione Anna Rezzara, perché‚ le sue
considerazioni e la sua proposta sono proprio nelle "nostre corde" (e i meno
giovani di noi vanno con il pensiero a quel grande psicopedagogista Riccardo
Massa, così sempre disponibile ad ascoltare e a riflettere insieme agli
insegnanti). Noi condividiamo il pensiero che la questione della valutazione
vada ricondotta all'interno del contesto pedagogico da cui scaturisce per
essere "pensata e ripensata" come funzione totalmente integrata nella
relazione educativa e nell'attività didattica della scuola. Così come è
giusto dire che la valutazione è ancora un tabù proprio perché‚ del tabù
presenta tutte le caratteristiche identificative: è qualcosa di ben
conosciuto e praticato, ma se ne discute e ci si confronta su di essa con
prudenza, rimanendo ciascuno al sicuro nei terreni che meglio conosce: chi è
più disposto a discutere di aspetti tecnici e di docimologia oggettiva, e
chi invece propende a focalizzare l'attenzione sulla persona e sugli
elementi caratterizzanti il suo percorso soggettivo.
Tutto ciò impedisce che la valutazione sia ricondotta,
come invece dovrebbe, a funzione intrinseca di ogni azione formativa ed
educativa, all'interno di quella caratteristica di percorso che la
formazione scolastica deve avere. E' vero che si tratta di un'attività
complessa, "molteplice, polimorfa, pluridimensionale", ma proprio per questo
deve tenere sempre ben presenti tutte le sue diverse facce: è voto ed esami
ma anche valutazione complessiva, è bilancio dell'attività didattica ma
anche presupposto di programmazione, è formulazione e correzione di test, ma
anche conoscenza e interpretazione di una situazione personale e soggettiva.
E' un po' come una diagnosi che non si ferma alla constatazione del dato, ma
studia un percorso di terapia, per così dire, interattivo, basato cioè anche
su quel che il soggetto in diagnosi percepisce, racconta e capisce di s‚, e
pensa di poter fare per s‚. La ricerca di formazione e autoformazione che
l'esperta suggerisce ha già un primo valore terapeutico per gli insegnanti:
darsi uno spazio e un tempo per riflettere con consapevolezza critica sul
proprio "agito", mettendo a nudo tutte le contraddizioni che il tabù
valutazione nasconde.
La prima contraddizione in cui ci si imbatte, proseguendo
nella lettura degli articoli, è di ordine sociale: dati inconfutabili
dimostrano che la scuola italiana ancora oggi non riesce ad incidere sulla
disuguaglianza sociale, non sembra proprio diventare quell'occasione di
"promozione" di tutti gli individui - non uno di meno - a cui aspiriamo.
Anche l'articolo che presenta il breve "excursus" storico sull'esame per
eccellenza, quello di Stato/Maturità, ci rimanda l'immagine di un paese in
cui non è poi così scontato e facile progredire grazie alle proprie capacità
e ai propri meriti. D'altro canto l'analisi sociologica e le esperienze del
mondo del lavoro, presentate nel contributo successivo, sottolineano
l'importanza di qualità e competenze che non sempre la scuola può o vuole
riconoscere come patrimonio da potenziare nei suoi studenti. Sarà meglio
all'estero? E' difficile dirlo, ma ce lo siamo domandati e ci siamo accorti
che guardare un po' al di fuori dal proprio orticello - e non per
"esterofilia" - può essere un altro "rimedio", almeno per conoscere ambiti
ed aspetti che, pur non venendo dalla nostra tradizione, possono suggerire
ulteriori spunti di riflessione. Così come leggere ancora una volta una
sceneggiatura dei famigerati scrutini - di memoria persino cinematografica -
potrebbe stimolare un briciolo di salutare autocritica in più. Per non dire
infine della salutare sferzata che viene da certi disperati e cinici
messaggi in bottiglia...
Rimangono sempre le nostre "belle" discipline: per
fortuna nel campo della didattica la ricerca non si ferma, anzi produce
lavori di grande e innegabile qualità. E allora ci auguriamo che le menti
preparate e brillanti, di cui indubbiamente è ricca la nostra scuola,
riescano a soffermarsi un po' di più e più insieme su di una questione tanto
importante qual è quella della valutazione: si potrebbe far sentire la
propria voce a chi di dovere, e sicuramente anche la didattica ne avrebbe
proficue ricadute.
E allora: a rileggerci in autunno, stagione da sempre
propizia alla tranquillità, al pensiero e... ai buoni propositi!
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