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Ormai ci conosciamo da due anni, nove ore la settimana per imparare, capire, provare... eppure eccoli lì , i miei ragazzi, seduti nei loro banchi-trincea, zitti, con i loro piccoli-enormi problemi ben nascosti dentro, gli sguardi sfuggenti dietro occhiali e frange di capelli: spesso temono più il giudizio e i commenti dei compagni (perché cordialmente spietati) che i miei. Sono 25 studenti, alcuni reduci da altre sconfitte, che, come direbbe Pennac, si sono arenati qui: dalle schede personali e dagli spiragli delle loro vite, che ogni tanto si aprono, rivelano incertezze e solitudine. Bene, possiamo tentare: gli occhi ancora sfuggono nell'attesa della solita verifica più o meno formale. L'U.D. cui stiamo lavorando è il teatro; abbiamo già svolto alcune fasi di lavoro e oggi ho delle fotocopie che distribuisco appena entro. Si tranquillizzano, pensano di essere, ancora una volta, il pubblico.
Perché a loro piace sentir leggere, lasciarsi andare all'ascolto, senza pensare alla spiegazione del testo (in questo modo anche i vocaboli di cui non conoscono propriamente il significato brillano di un po' di luce), alla parafrasi, al commento. In più per loro è divertente sentire le diverse intonazioni, le voci dei personaggi che non vedono.
Ma se il teatro corrisponde al vecchio gioco del "facciamo finta che", è giunto il momento che qualcuno faccia finta di essere al posto mio e venga qua, in centro, a leggere, a far sentire la sua voce.
Il testo che ho portato oggi è curioso e breve: La richiesta di matrimonio di Cechov. C'è una scena di panico tra i banchi, un po' vera, un po' dovuta. Alla fine Annalisa, una ragazza bionda e spettinata, timida e pasticciona, intelligente e assolutamente insoddisfatta di sé, comincia a leggere; non ha provato prima, non conosce il testo, ma man mano lei è Natalia Stepanovna, la matura zitella isterica e puntigliosa. Insieme a lei, Marco, elemento di spicco della classe, risulta credibile come ipocondriaco e impacciato pretendente. Altri due si contendono il ruolo del padre di lei. Tutti, anche quelli che per questa volta non si sono esposti direttamente, partecipano e guardano i compagni con occhi diversi: Annalisa, la ragazza che in una scuola di grafica non è in grado di usare le tempere in modo decente, che si ingoffa in enormi maglioni, è raggiante. Ha scoperto la sua voce, ha un talento. Altre, apparentemente sicure di sé, si sono schermite, hanno avuto paura. Tutti dicono che il tempo è volato e chiedono se porterò altri testi. In classe si sono creati nuovi equilibri e qualcuno, con la lettura a voce alta, lì , in piedi con gli occhi di tutti (e le orecchie di tutti) addosso, ha saputo entrare nel gioco, "ha fatto finta che" e ha vinto. La prossima volta porterò qualcosa dei Sei personaggi di Pirandello. Stefano si prenota per la parte del Padre.
Questa è la cronaca di un episodio che registra un successo, ma non è sempre così. La realtà è più complessa e meno facile. Ma proviamo a cambiare, creiamo situazioni di feeling nuovo, di empatia. Proviamo a cambiare.
Ora Annalisa è in quarta, è una ragazza bionda, vivace, ha ancora dei problemi, ma sta lottando, non si nasconde più tra capelli e maglioni. Ama ancora il teatro.
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